Effetto Werther (copycat suicide): quando il suicidio è contagioso

MEDICINA ONLINE TRISTE AMORE SOLO FIDANZATO ROTTURA GELOSIA MALE DEPRESSIONE TRISTEZZA FINESTRA VISTA BUIO MENTE ANIMA PSICHIATRIA PSICOLOGIA PSICHE UMANA RAPPORTI SOLITUDINECon “effetto Werther” in psicologia si intende il fenomeno per cui la notizia di un suicidio pubblicata sui mezzi di comunicazione di massa (giornali, televisioni, web, social) provoca nella società una catena di altri suicidi. Il fenomeno in lingua inglese viene chiamato “Werther effect” o “copycat suicide“, che significa “suicidio imitatore”. L’effetto Werther interessa soprattutto – ma non esclusivamente – persone a rischio, che avevano mostrato idee suicidarie già precedentemente, ad esempio soggetti con depressione grave e non trattata. L’effetto Werther è ancora più “potente” se la persona che si è suicidata era molto famosa ed aveva molti fan (ad esempio cantanti o sportivi) e se i media hanno parlato a lungo del fatto, magari enfatizzando grandemente la persona che si è suicidata. La “moda” del suicidio indotta dall’effetto Werther è denominata “wertherismo“. I suicidi “wertheriani” tendono a porre fine alla propria vita soprattutto con la stessa modalità con cui si è tolta la vita la persona di cui si è parlato sui media. L’effetto Werther è il contrario dell’effetto Papageno, in cui i media svolgono un ruolo di prevenzione al suicidio.

Per approfondire: Effetto Papageno: quando i media ti salvano dal suicidio

Denominazione

Il fenomeno è stato così denominato dal sociologo David Phillips, che parla di effetto Werther con riferimento al romanzo I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe (1774), in cui il protagonista si suicida perché innamorato di una ragazza che poi si sposerà con un altro. Negli anni seguenti alla pubblicazione del romanzo si susseguirono molti suicidi in giovani che avevano letto il romanzo. L’effetto si ripropose anche nelle diverse nazioni nelle quali vennero pubblicate traduzioni del libro. Phillips condusse uno studio tra il 1947 e il 1968 da cui ricavò un fatto: il mese successivo a quello in cui il celebre giornale New York Times pubblicava una notizia connessa al suicidio di un personaggio famoso, il tasso dei suicidi negli Stati Uniti aumentava di circa il 12%. In Italia si verificano circa 3.800 suicidi all’anno, quindi circa 10 suicidi al giorno: in caso di suicidi di persone famose si è osservato più volte un incremento dei suicidi che arrivava a 40 casi al giorno nel mese successivo.

Casi famosi

Si assistette a un fenomeno analogo a quello che seguì la pubblicazione del romanzo di Goethe, dopo la pubblicazione nel 1802 del romanzo di Ugo Foscolo “Ultime lettere di Jacopo Ortis” in Italia, dove aumentarono fortemente i suicidi. Fu registrato inoltre un incremento del 40% dei suicidi a Los Angeles nel mese successivo al suicidio dell’attrice Marilyn Monroe. Nei mesi successivi alla morte del cantante, chitarrista e leader dei Nirvana Kurt Cobain (che avvenne il 5 aprile 1994) si verificò un’altra ondata di suicidi. Lo stesso avvenne dopo la morte del leader dei Linkin Park Chester Bennington che si suicidò il 20 luglio 2017. L’effetto Werther non è provocato solamente dal suicidio di gente famosa: il 2 settembre 1990 a Prato allo Stelvio, Bolzano, tre ragazzi si sono uccisi insieme convogliando i gas di scarico nell’abitacolo dell’auto e nel mese successivo i suicidi non sono solo aumentati, ma molte persone si sono suicidate con le stesse modalità, ciò col gas di scappamento dell’auto.

È pericoloso parlare di suicidio nei mezzi di comunicazione di massa?

Non esiste una risposta univoca, ma certamente esiste un modo di fare comunicazione che può in effetti risvegliare un desiderio di emulazione da parte della massa, quando un personaggio famoso si suicida e nei giorni successivi i suoi fan iniziano tipicamente una forma di sua “venerazione”. Persone con problemi psichiatrici, ad esempio depressione, e pensieri suicidari già in atto PRIMA della morte del personaggio famoso, potrebbero essere invogliate a compiere il malsano gesto soprattutto se erano fan di quel personaggio. Potrebbero desiderare di ottenere una forma di “venerazione post-suicidio” come quella del proprio idolo o arrivare a pensare “se l’ha fatto lui che era una persona che stimavo, per risolvere i suoi problemi, forse potrebbe essere una buona idea anche per risolvere i miei”.

Come evitare l’effetto Werther?

Uno dei consigli da tenere in considerazione, per chi fa informazione, è cercare di non scendere eccessivamente nei dettagli o di esaltare eccessivamente la figura di chi si è suicidato, spogliando l’argomento da qualsivoglia sfumatura di sensazionalismo e “limando” una eccessiva ed inconscia romanticizzazione del suicidio. È necessario certamente trattare notizie di questo tipo con una sensibilità speciale, che non tutti i giornalisti possiedono. Possibilmente non devono essere mostrate foto soprattutto in caso di bambini e adolescenti. È importante che il suicidio non venga esaltato né idealizzato e “promosso” come via di fuga dai problemi della vita.

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