Il sonno come mezzo diagnostico: introduzione

MEDICINA ONLINE DIAGNOSI DIFFERENZIALE ESEMPIO DISPNEA MEDICO PAZIENTE ANAMNESI VISITA ESAME OBIETTIVO IDIOPATICO SINTOMI DOLORE STUDIO OSPEDALE AMBULATORIO CONSIGLIO AIUTO DOTTORE INFERMIERE PRESCRIZIONE FARMACOQuando il quadro clinico è dominato da un disturbo del sonno, come gli attacchi di sonno nella narcolessia, o da una disfunzione sonno-correlata, come le apnee morfeiche nella sindrome omonima, è evidente che lo studio del sonno nel laboratorio ad esso dedicato è un momento diagnostico e prognostico estremamente importante e senza alternative. Esistono però molte malattie abitualmente indagate solo durante la veglia, in cui, nell’ambito di un vasto complesso sintomatologico, possono essere  presenti anche disturbi del sonno o disfunzioni sonno-correlate, che contribuiscono a determinarne la gravità e l’evoluzione. In questi casi lo studio del sonno può contribuire a una migliore conoscenza sia delle malattie che della fisiopatologia del sonno quindi le indagini relative alla medicina del sonno possono fornire un enorme aiuto diagnostico e prognostico a molti specialisti, tra cui pneumologi, internisti, cardiologi, neurologi, psichiatri, psicoterapeuti, sessuologi e andrologi.

Un esempio di accresciuta conoscenza delle malattie è rappresentato dall’identificazione dei disturbi respiratori e cardiaci che possono insorgere anche solamente durante il sonno in alcune malattie neuromuscolari, quali la sclerosi laterale amiotrofica, la miastenia e la distrofia muscolare di Duchenne.

Un esempio di accresciuta conoscenza nell’ambito della fisiopatologia del sonno è rappresentato dall’evoluzione del pensiero in merito alla riduzione della latenza REM nella depressione endogena. Negli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 si riteneva che una latenza REM ridotta fosse un marker biologico del disturbo affettivo primario, come si chiamava la depressione endogena negli anni ’70, o della depressione maggiore, come è stata chiamata in seguito. Successivamente si è visto che questo fenomeno non era specifico della depressione endogena, ma tutt’al più della gravità della depressione, in quanto era osservabile anche in casi di depressione nevrotica o distimia e poteva esse-  re riscontrato anche in altre malattie mentali, come, ad esempio, la  schizofrenia.

Come è ormai da anni noto, molte attività biologiche durante lo stato fisiologico del sonno, cambiano le loro modalità di funzionamento non solo in termini quantitativi, ma talora anche qualitativi. In presenza di determinate patologie può essere così facilitata la comparsa di alterazioni funzionali a loro carico.

In conclusione: la medicina del sonno – con tutti i suoi strumenti – può aiutare molti specialisti, apparentemente distanti da questa disciplina, a raggiungere una diagnosi in modo più agevole o una prognosi in modo più preciso. Negli articoli che verranno pubblicati nei prossimi giorni, vedremo come la medicina del sonno può raggiungere questi obiettivi in vari campi della medicina.

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