La mia testimonianza sulla pericolosità dei laghi

Il recente triste episodio che ha interessato Luigi Cavallari, il marito della ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, disperso dal pomeriggio di sabato 27 giugno nelle acque del lago di Vico, nel Viterbese, dove si trovava in barca con la moglie, mi ha fatto ripensare ad un fatto privato accadutomi l’estate scorsa presso il lago di Albano, vicino Roma.

Tenevo in braccio mio figlio di 4 anni e ho deciso di fare due passi sulla riva per farlo divertire. Sono alto 183 cm, in forma e ottimo nuotatore ma a pochi metri dal bagnasciuga, da che un attimo prima si vedeva il fondo e l’acqua mi arrivava all’ombelico, letteralmente un passo dopo non toccavo più.

In mezzo secondo avevo l’acqua a livello della bocca. Stavamo andando entrambi giù, velocemente, grazie a quell’acqua leggera che non ti tiene a galla come avviene al mare.
Ancora ricordo l’improvvisa sensazione di gelo alle caviglie e ai polpacci (una differenza di temperatura esagerata con la superficie) che mi ha istantaneamente quasi paralizzato le gambe. Avevo anche un braccio impegnato nel sorreggere mio figlio, che pesava quasi 20 kg, quindi i miei movimenti erano fortemente limitati. Ricordo la sensazione di panico. Era proprio come se ci fosse una forza a spingere verso il basso, e non sto esagerando.

Con una spinta della disperazione delle gambe, resa difficile dal gelo, e del braccio, mi sono rispinto quei pochi cm in avanti che mi separavano da un vero baratro. È successo tutto in 10 secondi, forse anche meno.

Da quell’episodio ho preferito evitare di entrare in acqua quando vado in un lago. Vi racconto questo fatto privato, a costo di apparire irresponsabile, per lanciare un monito: state attenti, soprattutto i giovani, a non sottovalutare i laghi come ho fatto io quel giorno, soprattutto se avete la responsabilità di bimbi piccoli. Un attimo e vi perdete nell’oscurità.

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