Ecco perché amo la medicina e la scienza

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ECCO PERCHE AMO MEDICINA SCIENZA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg18 novembre 2016: i gemelli Anias and Jadon McDonald (di 13 mesi) vengono separati al Montefiore Medical Center nel Bronx. L’operazione è iniziata nella mattina di giovedì 17 novembre ed è terminata il giorno dopo nel pomeriggio. La separazione ha richiesto circa 16 ore, a cui si sono sommate altre ore per ricostruire le parti mancanti della testa perse nella separazione. A distanza di quattro mesi i bimbi stanno bene e godono di perfetta salute.

Ecco perché amo la medicina e la scienza: sono in grado di ridare una vita normale a due sfortunati piccoli bimbi.

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Sindrome post-colecistectomia: conseguenze dell’asportazione della cistifellea

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Cavitazione Dietologo Roma Sessuologia Psicologia Eiaculazione precoce Erezione Smettere difumare Studio Polispecialistico Endocrinologia DiarreaPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento trattato, ti consiglio di leggere: Cistifellea: cos’è, a cosa serve e dove si trova

La Sindrome post colecistectomia si verifica circa nel 14% dei pazienti operati per asportazione della colecisti, per cui è buona norma che il chirurgo ottenga il consenso informato del paziente prima di procedere alla colecistectomia, spiegando quali siano le indicazioni all’intervento e quali le conseguenze che derivano dallo stesso.
Prima iniziare a parlare di tale sindrome, dobbiamo ricordare che la colecisti:

a) Raccoglie la bile durante i periodi tra i pasti
b) Dismette la bile al termine del pasto, consentendo un’ottimale digestione dei grassi.

Pertanto, la sua rimozione, non è certo scevra da complicanze, tanto più se non si è prima proceduto in alla bonifica della via biliare principale previa sfinterotomia endoscopica del caso. Infatti in questo caso potrebbe contemplarsi l’ipotesi che residui una calcolosi della via biliare principale con conseguente dolore epigastrico, nonostante sia stata operata la colecisti che rappresenta il serbatoio principali di fanghiglia biliare e di calcoli. Ancora si segnala nel paziente colecistectomizzato una sindrome caratterizzata da sensazione di pancia gonfia, digestione lenta e laboriosa, eruttazione acida e nausea, specie se il pasto è stato grasso. Classico esempio ne sia se il paziente ha consumato dei dolci con la panna o le uova: in questo caso un senso di nausea lo pervaderà intensamente.
Il termine “sindrome post-colecistectomia” (SPC) descrive la presenza di sintomi dispeptici dopo la colecistectomia. Questi sintomi possono rappresentare sia la continuazione dei sintomi che si pensava fossero causati dalla colecisti, per esempio dei calcoli o fanghiglia biliare che transita nelle vie biliari, nei soggetti predisposti alla calcolosi (cfr bilirubina) sia lo sviluppo di nuovi sintomi, alcuni dei quali causati proprio dalla rimozione della colecisti. SPC è causata da alterazioni nel flusso biliare dovuto alla perdita della funzione di “serbatoio” della colecisti.

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Conseguenze della Sindrome post-colecistectomia
Il primo problema che può insorgere è il continuo flusso di bile dalle vie biliari del fegato nel tratto digerente alto, che può contribuire alla esofagite alcalina da reflusso o alla gastrite cronica alcalina, per azione irritante dei Sali biliari. Il paziente ha un discomfort gastrointestinale e si sveglia con la classica “bocca amara.
La seconda conseguenza è legata al tratto basso dell intestino, dove la presenza di un flusso continuo di sali biliari, ha una funzione catartica, causando una sindrome diarroica specie nel paziente affetto da sindrome del colon irritabile

Cura della Sindrome post-colecistectomia
La cura di succitata sindrome deve essere affidata a mani di specialisti esperti; sono indicati dei farmaci per la motilità gastrointestinale, quali il domperidone e la metoclopramide (il vecchio plasil ed il peridon o il motilex), oppure degli antispastici per controllare la diarrea e/o il questran bustine per chelare i sali biliari.

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Si può vivere senza cistifellea?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ROTTURA MILZA TERAPIA CHIRURGICA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneE’ possibile vivere senza la colecisti? La risposta è SI. Negli esseri umani la colecistectomia (cioè l’asportazione chirurgica della colecisti) è in genere ben tollerata: anche quando la cistifellea viene eliminata, un “nuovo” percorso consentirebbe comunque alla bile di raggiungere l’intestino compiendo il suo dovere, sebbene ciò possa portare alla sindrome post-colecistectomia. A tale proposito leggi anche: Sindrome post-colecistectomia: conseguenze dell’asportazione della cistifellea

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Com’è fatta e come funziona una protesi peniena idraulica

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME FATTA PROTESI PENIENA IDRAULICA TRI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg

Quella che una volta veniva chiamata impotenza – cioè la disfunzione erettile presente in varie forme (organica, psicogena, mista) e con diversi livelli di gravità – viene oggi curata con farmaci (tra cui il Sildenafil, il famoso Viagra) ma anche con impianti protesici qualora il trattamento farmacologico non sortisca gli effetti desiderati. Esistono due tipi di protesi peniene che permettono l’erezione: protesi malleabili e protesi idrauliche.

  • Le protesi malleabili (anche denominate “semirigide” o “non idrauliche”) sono costituite da due cilindri che si impiantano nei corpi cavernosi e conferiscono al pene uno stato di rigidità parziale e permanente appena sufficiente per avere un rapporto sessuale soddisfacente.
  • Le protesi idrauliche sono dei dispositivi più complessi. Sono costituite da varie componenti che permettono il controllo diretto dell’erezione da parte dal paziente, il quale potrà, ogni volta che lo desidera, far passare il proprio pene da uno stato di flaccidità ad uno stato di erezione completa e viceversa.

Il dispositivo in figura è una protesi peniena idraulica tricomponente.

Com’è fatta una protesi peniena idraulica?
Le protesi idrauliche tricomponenti constano di:

  • un serbatoio pre-riempito con soluzione fisiologica, posizionato nei pressi della vescica;
  • due cilindri gonfiabili da inserire nei corpi cavernosi (le strutture erettili del pene);
  • un meccanismo di attivazione/disattivazione rappresentati da una micropompa e un pulsante collocati nel tessuto sottocutaneo scrotale.

Questo dispositivo consente di mimare un’erezione con meccanismo simile a quello fisiologico, con solo un 2-5% di incidenza di guasti meccanici della protesi stessa a 10 anni dall’impianto.

Come funziona una protesi peniena idraulica?
Premendo un tasto a livello della pompa posizionata all’interno del proprio scroto, il paziente farà passare il liquido dal serbatoio collocato dietro l’osso pubico dentro i cilindri all’interno del pene. Riempiendosi di liquido, i cilindri si gonfiano determinando una erezione totale del pene che potrà essere mantenuta per tutto il tempo desiderato. Premendo un altro apposito tasto a livello della pompa, il paziente potrà far passare nuovamente il liquido dai cilindri al serbatoio, facendo ritornare così il pene allo stato di flaccidità.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Creatinina alta o bassa: cure e terapie per correggere i valori

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma DIECI ABITUDINI TI DANNEGGIANO RENI Radiofrequenza Rughe Cavitazione Peeling Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Pancia Sessuologia Filler BotulinoPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento trattato, ti consiglio di leggere: Creatinina alta o bassa: cos’è, cosa indica e come si corregge

Come abbiamo potuto vedere nell’articolo appena linkato, l’alterazione del valore della creatinina può dipendere da una gran quantità di cause. In base all’eziologia potrebbe essere estremamente facile correggere un valore alterato di creatinina, ad esempio:

  • con una adeguata alimentazione (limitando carne);
  • diminuendo l’attività fisica giornaliera;
  • assumendo integratori alimentari in modo corretto.

Farmaci
Se la causa dell’alterazione della creatinina è legata all’assunzione di un farmaco, si cercherà di cambiare terapia, se possibile. Farmaci che alterano la creatinina sono, ad esempio:

  • farmaci chemioterapici;
  • alcuni antibiotici (Amfotericina B, Gentamicina, ecc.);
  • farmaci inibitori dell’Enzima di conversione dell’Angiotensina (ACE);
  • alcuni diuretici (come il Lasix);
  • alcuni analgesici (come l’Ibuprofene, l’Aspirina).

Patologie
Alcune patologie possono determinare alterati livelli di creatina: in questo caso curare la malattia a monte può determinare una normalizzazione dei livelli di creatinina.
Tra le patologie legate ad alterazione della creatinina, ricordo:

  • insufficienza renale,
  • ipertensione arteriosa
  • diabete,
  • artrite reumatoide,
  • disidratazione,
  • endocardite,
  • glomerulonefrite,
  • gotta,
  • insufficienza cardiaca congestizia,
  • ipertiroidismo,
  • lupus eritematoso sistemico,
  • mieloma multiplo,
  • nefriti,
  • ostruzione delle vie urinarie,
  • pielonefrite,
  • shock,
  • uremia.

Il mio consiglio è comunque sempre quello di non tentare la pericolosa via del “fai da te” e contattare il vostro medico che valuterà il risultato delle analisi in maniera completa, non limitandosi al solo valore della creatinina. Il medico saprà valutare la causa di tale valore alterato ed, eventualmente, intraprenderà la giusta azione curativa.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Si muore di AIDS? Qual è l’aspettativa di vita?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare virus dell'AIDS guarisce una bambina dalla leucemiaL’AIDS, cioè Acquired Immune Deficiency Syndrome la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, è una malattia del sistema immunitario umano causata dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV). L’HIV danneggia il sistema immunitario delle persone che lo hanno contratto, rendendole vulnerabili a degli agenti patogeni normalmente innocui, che si trovano nell’ambiente o che, addirittura, sono ospiti abituali dell’organismo umano, agenti patogeni che diventano pericolosi a causa del sistema immunitario inefficiente.

Le persone che hanno contratto l’HIV possono rimanere senza sintomi per lungo tempo, anche per diversi anni, e accorgersi dell’avvenuta trasmissione solamente quando i danni al sistema immunitario sono di tale entità da far comparire le infezioni opportunistiche, quando cioè si ha già l’AIDS.

Anche se né il virus HIV, né l’AIDS, sono direttamente cause di morte, l’AIDS determina – come prima accennato – un grave danno al sistema immunitario del soggetto, rendendolo vulnerabile a degli agenti patogeni normalmente innocui che portano a varie patologie che possono condurre a morte.

L’elenco di tutte le malattie che possono sopraggiungere a causa dell’AIDS è molto lungo, alcuni esempi delle più diffuse sono: patologie polmonari (polmonite, tubercolosi), patologie del tratto gastro-intestinale e patologie neurologiche.

Ci sono poi una serie di malattie neoplastiche come il sarcoma di Kaposi, i linfomi e il carcinoma invasivo della cervice uterina, che sono più ricorrenti nelle perone sieropositive perché l’HIV ne costituisce l’elemento patogenetico iniziale.

In assenza di trattamento, la sopravvivenza media dopo l’infezione da HIV è stimata da 9 a 11 anni, a seconda del sottotipo HIV. Dopo la diagnosi di AIDS, se il trattamento non è disponibile, la sopravvivenza varia tra i 6 e 19 mesi. La disponibilità di farmaci antiretrovirali e l’adeguata prevenzione dalle infezioni opportunistiche riduce il tasso di mortalità dell’80% e aumenta la speranza di vita a 20-50 anni. Questo valore è di circa i due terzi della popolazione generale.Se il trattamento viene iniziato in ritardo, la prognosi può non essere così buona, per esempio, se il trattamento inizia in seguito alla diagnosi di AIDS l’aspettativa di vita sarà tra i 10 e i 40 anni. La metà dei bambini nati con l’HIV muore prima dei due anni di età, se non riceve un trattamento.

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Si muore di Alzheimer? Qual è l’aspettativa di vita?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MORBO ALZHEIMER PSICOSOCIALE COGNITIVO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneNel paziente con Alzheimer può cronicamente verificarsi una perdita di peso, nonostante la normale assunzione di cibo; questo si verifica anche perché il malato si dimentica di masticare o non sa più come deglutire, specialmente negli ultimi stadi della malattia. Un’altra conseguenza del malattia di Alzheimer è il deperimento muscolare, e una volta costretto a letto il malato può sviluppare piaghe da decubito. Più l’età avanza, più queste persone diventano vulnerabili alle infezioni. In conseguenza di tale accresciuta vulnerabilità, molti malati di Alzheimer muoiono di polmonite. Altre cause di morte sono le complicanze delle cadute e dell’allettamento, quali le fratture di femore e le infezioni da piaga da decubito.

Dalla diagnosi della malattia, in media i soggetti hanno un’aspettativa di vita di 6-8 anni, anche se molti possono sopravvivere anche fino a 20 anni. Nella maggior parte dei casi, la morte avviene per altre cause, come la polmonite che interviene come conseguenza dell’indebolimento del sistema immunitario che aumenta il rischio di infezioni ai polmoni.

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