Pelle gialla: differenza tra ittero e carotenodermia

MEDICINA ONLINE ITTERO BILIRUBINA EMOLITICO COLESTATICO OSTRUTTIVO NEONATALE SIGNIFICATO CISTIFELLEA SCLERA COLECISTI BILE GRASSI DIGESTIONE DOTTO CISTICO COLEDOCO COMUNE FEGATO PANCREAUna colorazione gialla della cute può essere determinata generalmente dalla presenza di ittero o di carotenodermia.

Ittero

L’ittero è un segno medico caratterizzato da colorazione giallastra della pelle, delle sclere e delle mucose causata dall’eccessivo innalzamento dei livelli di bilirubina nel sangue. Tale colorazione diventa ben visibile quando la bilirubinemia supera i 2,5 mg/dL. La causa dell’ittero è da ricercarsi nella sua aumentata produzione e/o ad un’impossibilità da parte del fegato di effettuare il processo di coniugazione con acido glucuronico (ittero emolitico). Altra causa tipica di ittero è la colestasi (ittero colestatico o ostruttivo) condizione in cui la bilirubina viene normalmente prodotta, va a costituire la bile, ma questa incontra un ostacolo e non può percorrere il normale tragitto che la porterebbe nell’intestino e quindi a essere eliminata con le feci.

Leggi anche:

Carotenodermia

La cute diventa giallastra anche nella carotenosi (anche chiamata carotenemia o xanthaemia o ipercarotenosi o carotenodermia) ma in questo caso la colorazione non ha nulla a che vedere con la bilirubina, come avviene nell’ittero: la cute diventa gialla per la presenza di un pigmento arancione noto come carotene nel sangue, che deriva da un eccessivo suo apporto con la dieta, condizione che può derivare da un consumo eccessivo di carote o altri vegetali contenenti il sopra citato pigmento, come le patate dolci. Inoltre mentre la colorazione giallastra nell’ittero colpisce anche le sclere (il “bianco” dell’occhio, vedi foto in alto), ciò non avviene nella carotenodermia in cui il giallo tende ad essere presente nei palmi delle mani e nelle piante dei piedi ma le sclere sono normali. La carotenodermia può essere secondaria (cioè causata, direttamente o indirettamente) anche da: ipotiroidismo, diabete mellito, anoressia nervosa, sindrome nefrosica e malattie epatiche.

Ricordiamo che un’altra causa di colorazione giallastra della cute può essere un’eccessiva esposizione ai fenoli.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Annunci
Pubblicato in Dietologia, nutrizione e apparato digerente, La medicina per tutti | Contrassegnato , , , , , ,

Manovra e segno di Murphy positivo o negativo: cos’è e cosa indica

Anatomy Of The Bile Duct System Saint Francis / Mount Sinai RegiLa manovra di Murphy è una manovra utilizzata dal medico in semeiotica per indagare la presenza di un dolore che ha origine nella colecisti (anche chiamata cistifellea). Il suo nome trae origine dal celebre chirurgo statunitense John Benjamin Murphy.

Come si esegue la manovra di Murphy?

  1. Il paziente giace steso in posizione supina (con la pancia verso l’alto);
  2. il medico si dispone in piedi sul lato destro del paziente;
  3. il medico poggia la mano destra a piatto sul quadrante superiore destro dell’addome;
  4. il medico preme le punte dell’indice e del medio sul punto colecistico (situato sotto la decima costa di destra, a livello della sua estremità anteriore);
  5. si fa inspirare profondamente il paziente, sempre comprimendo il punto cistico: in questo modo la colecisti viene spinta in basso e in avanti dal diaframma fino a toccare la parete anteriore dell’addome.
  6. se il tocco dell’organo da parte delle due dita esacerberà il dolore, per cui il paziente smetterà bruscamente di inspirare, il segno di Murphy è positivo, indice della probabile presenza di una colecistite o di una calcolosi, in caso contrario il segno di Murphy è negativo.

Leggi anche:

Cosa indica il segno di Murphy positivo?

Come appena accennato, il segno di Murphy positivo è indice della probabile presenza di una colecistite o di una calcolosi. La patologia per cui più frequentemente si osserva la positività della manovra di Murphy è la colecistite acuta, cioè l’infiammazione acuta della cistifellea; se invece sono presenti una colecistite cronica o una calcolosi, il segno sarà più sfumato o si dovrà esercitare una pressione maggiore per ottenere una franca positività.

Il segno di Murphy è sufficiente per fare diagnosi?

No. Come sovente accade in semeiotica, il segno di Murphy positivo rappresenta una indicazione di diagnosi e NON è sufficiente da solo per fare alcuna diagnosi precisa: quest’ultima va infatti indagata proseguendo con esami diagnostici di laboratorio (esami ematochimici) e di diagnostica per immagini (ecografia, RX…) che possono evitare falsi positivi e negativi.

Relativamente alla semeiotica, potrebbe interessarti anche:

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Pubblicato in Anatomia, fisiologia e fisiopatologia, Dietologia, nutrizione e apparato digerente | Contrassegnato , , , , , , , ,

La zona del dolore addominale indica la patologia corrispondente

MEDICINA ONLINE DOLORE 4 QUADRANTI SETTORI 9 REGIONI ADDOMINALI SEMEIOTICA ANATOMIA TOPOGRAFICA ORGANI CONTENUTI IPOCONTRIO FIANCO DESTRO SINISTRO IMMAGINI FOSSA ILIACA LINEA SOTTOCOSTALE BISILIACA.jpgIn semeiotica ed anatomia topografica, l’addome può essere suddiviso in nove regioni che, dall’alto verso il basso, sono le seguenti:

  • ipocondrio destro e ipocondrio sinistro, fra i quali è compreso l’epigastrio;
  • fianco destro e fianco sinistro, fra i quali è compreso il mesogastrio;
  • fossa iliaca destra e sinistra, fra le quali è compreso l’ipogastrio.

MEDICINA ONLINE 4 QUADRANTI SETTORI 9 REGIONI ADDOMINALI SEMEIOTICA ANATOMIA TOPOGRAFICA ORGANI CONTENUTI IPOCONTRIO FIANCO DESTRO SINISTRO IMMAGINI FOSSA ILIACA LINEA SOTTOCOSTALE BISILIACA

La regione in cui compare il dolore, può dare indicazioni generali su quale potrebbe essere la patologia che lo determina, a tal proposito osservate le due immagini in alto, che indicano organi e probabili patologie delle varie regioni addominali.

Ovviamente ciò NON costituisce da solo la possibilità di fare diagnosi, sia perché al dolore in una data zona corrispondono più patologie, sia perché spesso un dolore riferito in una data zona può indicare una patologia anche distante dal luogo di riferimento. La diagnosi dovrà quindi essere raggiunta solo in base al completamente dell’esame obiettivo, dell’anamnesi e degli eventuali esami di laboratorio o di diagnostica per immagini.

Relativamente alla semeiotica, potrebbe interessarti anche:

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Pubblicato in Anatomia, fisiologia e fisiopatologia, Dietologia, nutrizione e apparato digerente | Contrassegnato , , , , , ,

Fascia iliaca: anatomia e funzioni in sintesi

MEDICINA ONLINE SISTEMA APPARATO MUSCOLARE MUSCOLI OSTEOSCHELETRICO PETTORALE DELTOIDE DORSALI TORACE ADDOME RETTO FEMORALE BICIPITE TRICIPITE ADDOMINALE TRAPEZIO GEMELLO.jpgLa fascia iliaca è una lamina connettivale che avvolge i muscoli psoas e iliaco formando una guaina sottile in alto e via via più spessa, discendendo verso la fossa ilia­ca.

La fascia iliaca particolarmente spessa nella regione inguinale, dove è fortemente aderente alla parte interna del legamento inguinale e alla fascia trasversale lateralmente ai vasi femorali, e dove forma l’arcata ileopettinea. In alcuni testi, le porzioni iliache dello psoas sono descritte separatamente come fascia iliaca e fascia dello psoas.

La fascia iliaco prende attacco:

  • in alto e medialmente, sulle vertebre lombari, in corrispondenza delle quali forma una serie di arcate destinate al passaggio delle arterie, delle vene e dei nervi lombari;
  • più in basso, si fissa alla base del sacro e allo stretto superiore della pelvi;
  • lateralmente, continua nella fascia del muscolo quadrato dei lombi e si fissa lungo il margine laterale del muscolo psoas, sul legamento ileolombare e sul labbro interno della cresta iliaca.

In alto termina in corrispondenza dell’arco dia­frammatico mediale. In basso e lateralmente, la fascia iliaca si fonde con il legamento inguinale; medialmente, invece, diverge da esso e va a terminare, sotto il nome di legamento ileopettineo (o benderella ileopettinea) sulla omonima eminenza dell’osso dell’anca. La benderella ileopettinea suddivide lo spazio esistente tra legamento inguinale e osso dell’anca in due lacune: quella laterale è la lacuna dei muscoli e dà passaggio al muscolo ileo­psoas e al nervo femorale; quella mediale è la lacuna dei vasi,dove passano l’arteria e la vena femorali e vasi lin­fatici. Al di sotto del legamento inguinale, la fascia iliaca prosegue intorno al muscolo ileopsoas fi­no all’inserzione trocanterica di quest’ultimo.

Nella porzione che riveste la fossa iliaca, la fascia sepimenta lo spazio esistente tra peritoneo parietale e mu­scolo iliaco in due logge riempite da tessuto adiposo. La più superficiale è la loggia soprafasciale (o sottoperito­neale) che si arresta al legamento inguinale; più profon­damente si trova la loggia sottofasciale che continua al di sotto dell’arcata inguinale fino al piccolo trocantere. Si comprende così la possibilità di un tragitto fra l’am­biente retroperitoneale della fossa iliaca e la coscia.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Pubblicato in Anatomia, fisiologia e fisiopatologia, Ortopedia, reumatologia e medicina riabilitativa | Contrassegnato , , , ,

Muscoli intrinseci ed estrinseci del torace: anatomia e funzioni

MEDICINA ONLINE MUSCOLI DEL TORACE ANATOMIA FUNZIONI INTRINSECI ESTRINSECI DIFFERENZE COSTE COSTOLE PETTORALI TRASVERSO DIAFRAMMA SUCCLAVIO DENTATO TRAPEZIO SCAPOLA ROMBOIDE DORSALE.jpgmuscoli del torace hanno le principali funzioni di:

Tali muscoli si dividono in intrinseci ed estrinseci: i primi originano e si inseriscono sempre sul torace, mentre gli estrinseci interessano anche altri distretti corporei.

Leggi anche:

Tra i muscoli intrinseci individuiamo:

  1. muscoli elevatori delle coste, che si relazionano strettamente con le vertebre della colonna vertebrale, sollevano la gabbia toracica e le ossa del torace e fanno quindi parte dei muscoli inspiratori;
  2. muscoli sottocostali che abbassano la gabbia toracica, riducendone il volume e permettendo quindi l’espirazione;
  3. muscoli intercostali che, tesi tra le varie coste, formano tre strati. Le fasce esterne, intermedie ed interne. Alcuni gruppi di intercostali abbassano la gabbia toracica altri la alzano, quindi hanno funzione sia espiratoria sia inspiratoria.
  4. Il muscolo trasverso del torace che permette la contrazione del torace e quindi il movimento espiratorio.

muscoli toracici estrinseci possono essere divisi in classi: muscoli toraco-appendicolari, muscoli spino-appendicolari, muscoli spino-costali e il diaframma. Per quanto riguarda i muscoli toraco-appendicolari troviamo:

  1. Il muscolo grande pettorale, costituito da un vasto ventre che con la sua azione adduce e ruota medialmente l’omero;
  2. Il muscolo piccolo pettorale, che ha una azione inspiratoria e serve anche ad abbassare la spalla;
  3. Il muscolo succlavio, un muscolo piccolissimo che ha stretti rapporti con la vena succlavia. Ha forma cilindrica ed è situato tra la clavicola e la prima costa, da questa e dalla sua cartilagine costale origina e si inserisce nel solco della faccia inferiore della clavicola. Prende rapporto con l’arteria e la vena succlavia e con il plesso brachiale. Serve a portare in avanti il cingolo scapolare, agisce abbassando la clavicola.
  4. Il muscolo dentato anteriore, che ha funzione di inspirazione e di spostamento in avanti della scapola. È situato nella parete laterale del torace, origina per mezzo di digitazioni dalla faccia esterna delle prime dieci coste e si inserisce sul margine anteriore della scapola. Si considerano una parte superiore, una parte inferiore ed una media. La parte superiore origina dalle prime due coste, la media dalla seconda, terza e quarta e, quella inferiore, dalle sottostanti sino alla decima. E in rapporto con le coste sulla sua faccia profonda e, su quella superficiale, con grande e piccolo pettorale, sottoscapolare e dorsale.
  5. Muscolo dentato posteriore superiore: origina dall’apice dei processi spinosi della 7° vertebra cervicale. Il ventre muscolare si divide in quattro digitazioni che si fissano al margine superiore delle coste che vanno dalla 2° alla 5°. Agisce elevando le coste.
  6. Muscolo dentato posteriore inferiore: ha origine a livello dei processi spinosi delle ultime due vertebre toraciche e delle prime tre lombari, è posto sotto al muscolo grande dorsale e, contraendosi, abbassa le coste.

muscoli spino-appendicolari invece sono:

  1. Il muscolo trapezio, che è molto vasto e con la sua azione eleva e adduce la spalla, oltre a estendere la colonna e ruotare la testa dal proprio lato. Si trova nella regione nucale e nella parte dorsale del torace, i sui fasci convergono verso la spalla e, la faccia superficiale del muscolo entra in rapporto con i tegumenti. La faccia profonda si rapporta con i muscoli sovraspinato, elevatore scapola, splenio della testa e del collo. La sua contrazione eleva ed adduce la spalla, estende la testa ruotandola verso il lato opposto;
  2. Il muscolo grande dorsale, che è formato da un grande ventre, ha il compito di addurre e ruotare internamente l’omero, oltre a contribuire all’espirazione. Ricopre la parte inferiore e laterale del dorso, e la parte laterale del torace. Origina dai processi spinosi delle ultime sei vertebre toraciche e dalle vertebre lombari. I suoi fasci muscolari circondano il grande rotondo, inserendosi poi sul solco bicipitale dell’omero. Il gran dorsale entra in contatto, con la sua parte superficiale, con il trapezio e con i tegumenti. Con la sua contrazione adduce e ruota all’interno l’omero, se prende punto fisso sull’omero eleva il tronco e le coste;
  3. Il muscolo romboide superiore e inferiore, che sostiene la scapola medialmente. Si trova nella parte inferiore della regione nucale e in quella superiore del dorso. Origina dai legamenti interspinosi dell’ultima vertebra cervicale e va ad inserirsi sul margine vertebrale della scapola. Il romboide è ricoperto dal trapezio e, contraendosi, porta la scapola medialmente;
  4. L’elevatore della scapola, che serve, oltre che per l’elevazione della scapola, per spostarla medialmente e per estendere e inclinare il collo dal proprio lato. Occupa la regione laterale e posteriore del collo, origina dai processi trasversi delle prime quattro vertebre cervicali e si porta all’angolo mediale della scapola. È ricoperto dal trapezio e dallo sternocleidomastoideo. La sua azione consiste nel sollevare e spostare medialmente la scapola.

muscoli spino-costali sono rappresentati invece solo dai muscoli dentati posteriore superiore ed inferiore, ed hanno rispettivamente azione inspiratoria (il superiore) ed azione espiratoria (l’inferiore). Sono muscoli larghi, sottili e quadrilateri. Si trovano nello strato medio dei muscoli del dorso. Importante da notare come i muscoli espiratori siano molti meno degli inspiratori in quanto l’espirazione è un processo passivo e quindi solo saltuariamente è richiesto un supporto muscolare, mentre l’inspirazione è un’azione attiva.

Leggi anche:

MEDICINA ONLINE MUSCOLI DEL TORACE ANATOMIA FUNZIONI INTRINSECI ESTRINSECI DIFFERENZE COSTE COSTOLE PETTORALI TRASVERSO DIAFRAMMA SUCCLAVIO DENTATO TRAPEZIO SCAPOLA ROMBOIDE DORSALE INTERCOSTALI.jpg

Diaframma

Per quanto riguarda il diaframma, questo è un muscolo molto particolare, impari e mediano, che divide la cavità toracica da quella addominale, rappresentando il principale muscolo inspiratorio. È attraversato tramite vari orifizi dalle strutture che scendono nell’addome, ovvero principalmente l’arteria aorta, la vena cava (che risale verso il cuore) e l’esofago. La parte centrale è formata da un plateu aponevrotico che prede il nome di centro frenico. Presenta tre diverse sedi di inserzione:

  • Inserzione costale: aderisce alla faccia interna delle ultime 5 coste.
  • Inserzione sternale: piccole fibre si legano al processo xifoideo.
  • Inserzione lombare: attuata tramite i pilastri mediale (le fibre si legano al corpo di L2-L4 a destra, L2-L3 a sinistra), intermedio (fibre che raggiungono il corpo di L3 ed il sovrastante disco intervertebrale) e laterale (2 arcate fibrose che si inseriscono sul processo costiforme di L2 e alla 12a costa).

E’ innervato dal nervo frenico, ramo terminale del plesso cervicale.
Il suo ruolo è quello di elevare le ultime coste, diminuendo così la pressione intratoracica (facendo affluire l’aria ai polmoni) ed aumentando quella addominale. Per approfondire, leggi: Diaframma: dove si trova, anatomia e funzioni

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Pubblicato in Anatomia, fisiologia e fisiopatologia, Ortopedia, reumatologia e medicina riabilitativa, Polmoni ed apparato respiratorio | Contrassegnato , , , , , , , ,

Manovra e segno di Rovsing positivo o negativo: cos’è e cosa indica

MEDICINA ONLINE MANOVRA SEGNO ROVSING SIGN BILIRUBINA EMOLITICO COLESTATICO OSTRUTTIVO NEONATALE SIGNIFICATO CISTIFELLEA SCLERA COLECISTI BILE CISTICO COLEDOCO COMUNE FEGATO PANCREAS DULa manovra di Rovsing è una manovra utilizzata in semeiotica medica per indagare la presenza di un dolore addominale. La sua positività indica appendicite acuta. Il dolore trafittivo si manifesta in seguito a pressione nella fossa iliaca destra (quadrante inferiore destro); in caso di presenza di rene a ferro di cavallo si ha la comparsa di dolore paraombelicale con la distensione del rachide.

Come si esegue la manovra di Rovsing

  1. il paziente è steso e supino (con la pancia in alto);
  2. il medico, con le dita e il palmo della mano, esercita una pressione sull’addome a livello della fossa iliaca sinistra;
  3. la mano viene spostata progressivamente verso l’alto (in direzione del quadrante inferiore destro) a comprimere il colon discendente;
  4. se la manovra evoca dolore nella fossa iliaca destra, il segno di Rovsing si dice positivo ed è un probabile segno di appendicite acuta.

Cosa indica il segno di Rovsing positivo?

Come appena ricordato, il segno di Rovsing positivo è indice della probabile presenza di appendicite acuta, a tal proposito leggi anche: Appendicite acuta e cronica: cause, sintomi e terapie

Il segno di Rovsing è sufficiente per fare diagnosi?

No. Come sovente accade in semeiotica, il segno di Rovsing positivo rappresenta una indicazione di diagnosi e NON è sufficiente da solo per fare alcuna diagnosi precisa: quest’ultima va infatti indagata proseguendo con esami diagnostici di laboratorio (esami ematochimici) e di diagnostica per immagini (ecografia, RX…) che possono evitare falsi positivi e negativi.

Relativamente alla semeiotica, potrebbe interessarti anche:

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Pubblicato in Anatomia, fisiologia e fisiopatologia, Dietologia, nutrizione e apparato digerente, La medicina per tutti | Contrassegnato , , , , , , ,

Colecistite acuta e cronica litiasica e alitiasica: cause, terapia, dieta e rimedi naturali

MEDICINA ONLINE ANATOMIA CISTIFELLEA COLECISTI COSE A COSA SERVE BILE GRASSI DIGESTIONE FISIOLOGIA ANATOMY OF THE BILE DUCT SYSTEM GALLBLADDER DOTTO CISTICO COLEDOCO COMUNE FEGATO PANCREAS DUODENO DIGESTIONE DIGERENTE APPARLa colecistite è una patologia caratterizzata da infiammazione della colecisti (chiamata anche cistifellea, in inglese “gallbladder“) causata frequentemente dalla presenza di un calcolo incuneato nell’infundibolo della colecisti: il calcolo ostruendo il deflusso della bile oltre a dare colica biliare, infiamma la colecisti colecistite litiasica. La colecistite può anche essere alitiasica, cioè non provocata da calcoli della colecisti. La colecistite può essere distinta anche in acuta o cronica.

Cause

La causa più frequente che blocca lo scorrimento della bile è la calcolosi biliare, ma anche la discinesia biliare può causare la colecistite. I calcoli della colecisti (o litiasi della colecisti) rappresentano una situazione caratterizzata dalla presenza di formazioni dure simili a sassi, di dimensioni variabili da pochi millimetri a qualche centimetro, all’interno della colecisti (o cistifellea). È una malattia assai frequente, presente nel 10-15% della popolazione adulta con maggiore diffusione nel sesso femminile. Il sovrappeso, il diabete di tipo 2, la stipsi, ma anche il rapido calo ponderale dovuto a diete fortemente ipocaloriche, possono predisporre alla formazione di calcoli.
Molti dei pazienti con litiasi biliare rimangono senza sintomi per molti anni (circa il 50-70%) e possono anche non svilupparne mai alcuno. In altri casi, con una frequenza difficilmente stimabile, i calcoli possono causare sintomi o complicanze anche severe, come la colecistite acuta, l’empiema della colecisti, le angiocoliti o la pancreatite acuta. Esistono diversi tipi di calcoli della cistifellea (colecisti); quelli più frequenti in occidente sono costituiti da colesterolo. Una corretta alimentazione può prevenire la formazione di calcoli o, se già presenti e sintomatici, ridurre gli episodi di coliche biliari e, se indicata, migliorare l’efficacia della terapia medica con acidi biliari.

Leggi anche:

Segni e sintomi

Una colecistite sia di origine litiasica che alitiasica, determina dolore addominale generalizzato, vomito, indigestione, ittero e febbre. Il sintomo più comune riferibile con certezza ai calcoli della colecisti è la colica biliare postprandiale, un dolore acuto ed intermittente che interviene dopo mangiato, che corrisponde al tentativo di spostamento dei calcoli nel condotto biliare ostruito.

Diagnosi

Alla diagnosi si arriva con l’ecografia dell’addome ed esami del sangue. Gli esami ematochimici possono essere alterati con i globuli bianchi e il fibrinogeno che si alzano e può comparire febbre. All’ecografia addominale la colecisti appare ispessita rispetto al normale e all’esame obiettivo appare spesso il segno di Murphy (brusca interruzione di una inspirazione profonda a seguito di pressione bidigitale sul punto colecistico). Può comparire il Segno di Blumberg in caso di irritazione peritoneale.

Complicanze

La colecistite è una complicanza frequente della colelitiasi e se non trattata può portare a perforazione della colecisti stessa e peritonite. La colecisti è seguita da neoplasie del pancreas, colangiocarcinoma e pancreatiti.

Trattamento

Per calcoli di dimensione minore di 10 mm ci si avvale della somministrazione di acidi biliari 10-15 mg/kg/die. La metodica di elezione consiste nella colangiopancreatografia retrograda endoscopica (ERCP). L’uso della litotrissia extracorporea ad onde d’urto è indicato in combinazione con il trattamento endoscopico o nei casi in cui quest’ultimo non abbia avuto successo. In caso di litiasi biliare sintomatica si procede alla colecistectomia laparoscopica o laparotomica.

Consigli dietologici e comportamentali in caso di colecistite

  • bere molta acqua;
  • preferire pasti piccoli e frazionati nel corso della giornata per migliorare la motilità della colecisti e ridurre il rischio di sovrasaturazione in colesterolo della bile;
  • prediligere preparazioni semplici come la cottura al vapore, ai ferri, alla griglia, alla piastra, al forno, al cartoccio;
  • evitare un’alimentazione sbilanciata, troppo ricca di grassi;
  • consumare cibi che aiutano a normalizzare il transito gastrico e intestinale;
  • seguire le raccomandazioni per una corretta alimentazione nella popolazione generale in merito alla riduzione di grassi soprattutto di origine animale, di bevande ed alimenti ricchi di zuccheri e all’assunzione di adeguate porzioni di frutta e verdura;
  • In caso di sovrappeso o obesità si raccomanda la riduzione del peso e del “giro vita” ossia la circonferenza addominale, indicatore della quantità di grasso depositata a livello viscerale. Valori di circonferenza vita superiori a 94 cm nell’uomo e ad 80 cm nella donna si associano ad un rischio cardiovascolare “moderato”, valori superiori a 102 cm nell’uomo e ad 88 cm nella donna sono associati ad un “rischio elevato”. Tornare ad un peso normale permette di ridurre il rischio di calcolosi della colecisti, ma anche di ridurre gli altri fattori di rischio cardiovascolare (come ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, insulino-resistenza);
  • evitare le diete fai da te! Un calo di peso troppo veloce può determinare la comparsa di calcoli biliari e inoltre un regime dietetico troppo ristretto impedisce una buona compliance ed aumenta il rischio di recuperare il peso perso con gli interessi;
  • rendere lo stile di vita più attivo (abbandona la sedentarietà! Vai al lavoro a piedi, in bicicletta o parcheggia lontano, se puoi evita l’uso dell’ascensore e fai le scale a piedi);
  • praticare attività fisica almeno tre volte alla settimana. La scelta va sempre effettuata nell’ambito degli sport con caratteristiche aerobiche, moderata intensità e lunga durata, come, ciclismo, ginnastica aerobica, cammino a 4 km ora, nuoto, più efficaci per eliminare il grasso in eccesso e prevenire la colelitiasi;
  • non fumare.

Leggi anche:

Alimenti sconsigliati

  • Alcolici e superalcolici.
  • Grassi animali: burro, lardo, strutto, panna.
  • Salse con panna, sughi cotti con abbondanti quantità di olio, margarina.
  • Maionese e altre salse elaborate.
  • Brodo di carne, estratti per brodo, estratti di carne, minestre già pronte con tali ingredienti.
  • Insaccati: mortadella, salame, salsiccia, pancetta, coppa, ciccioli, cotechino, zampone, ecc.
  • Pesci grassi e frutti di mare.
  • Carni grasse, affumicate, marinate e salate. Selvaggina e frattaglie.
  • Formaggi piccanti e fermentati.
  • Latte intero.
  • Grasso visibile di carni e affettati.
  • Cibi da fast-food ricchi di grassi idrogenati (trans), presenti anche in molti prodotti preparati industrialmente, e piatti già pronti.
  • Dolci quali torte, pasticcini, gelati, budini. In particolar modo quelli farciti con creme.
  • Bevande zuccherate.

Alimenti consentiti ma con moderazione

  • Sale. È buona regola ridurre quello aggiunto alle pietanze durante e dopo la cottura e limitare il consumo di alimenti che naturalmente ne contengono elevate quantità (alimenti in scatola o salamoia, dadi ed estratti di carne, salse tipo soia).
  • Olii vegetali polinsaturi o monoinsaturi come l’olio extravergine d’oliva, l’olio di riso o gli oli monoseme: soia, girasole, mais, arachidi (per il loro potere calorico controllare il consumo dosandoli con il cucchiaio).
  • Uova.
  • Frutta secca.

Alimenti consigliati

  • Pane, fette biscottate, cereali per la prima colazione, biscotti secchi, pasta, riso, polenta, orzo, farro possibilmente integrali.
  • Frutta matura e verdura di stagione (variando i colori per favorire un idoneo introito di vitamine e sali minerali).
  • Carni sia rosse che bianche, magre e private dal grasso visibile.
  • Affettati, prosciutto crudo, cotto, speck, bresaola, affettato di tacchino/pollo, privati del grasso visibile (1-2 volta a settimana).
  • Pesce, fresco e surgelato.
  • Latte e yogurt parzialmente scremati.
  • Formaggi freschi e stagionati un paio di volte a settimana in sostituzione di un secondo piatto di carne o uova, come 50 grammi di Grana Padano, consigliabile anche come sostituto del sale per insaporire i primi (un cucchiaio 10 grammi). Grana Padano è un concentrato di latte, ma meno grasso del latte intero perché parzialmente decremato durante la lavorazione, il suo consumo incrementa l’apporto proteico ai pasti e favorisce il raggiungimento del fabbisogno giornaliero di calcio e vitamine come la B12 e la A.
  • Acqua, almeno 1,5 litri al giorno da distribuire durante l’arco della giornata.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Pubblicato in Dietologia, nutrizione e apparato digerente | Contrassegnato , , , , ,