Insulina alta: cause, diabete, prediabete, valori normali e cure

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma INSULINA ALTA CAUSE DIABETE PREDIABETE RESISTENZA VALORI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie.pngL’insulina è un ormone prodotto dal pancreas, il quale contiene gruppi di cellule beta – detti isole – che la producono e la rilasciano nel sangue. L’insulina svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo, controllando il modo in cui l’organismo usa il cibo digerito per produrre energia. Il tratto digerente scompone i carboidrati, ossia gli zuccheri e gli amidi presenti in molti alimenti, in glucosio. Il glucosio è un tipo di zucchero che entra nel circolo sanguigno. Con l’aiuto dell’insulina, le cellule dell’organismo assorbono il glucosio e lo usano come fonte energetica.

Valori normali di insulina

I valori normali di insulina a digiuno sono pari a un range che va da 5 a 25 micrU/ml, pertanto valori più alti indicano che il pancreas produce più insulina del dovuto. Tuttavia, è opportuno ricordare che l’intervallo di riferimento può variare da laboratorio a laboratorio.

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Ruolo dell’insulina nel controllo della glicemia

Il pancreas rilascia insulina in circolo dopo un pasto, quando i livelli di glucosio salgono. L’insulina e il glucosio vengono quindi trasportati dal sangue alle cellule di tutto il corpo. A questo punto…

  • l’insulina aiuta i muscoli, il grasso e le cellule del fegato ad assorbire il glucosio dal circolo sanguigno, abbassando i livelli glicemici;
  • stimola il fegato e il tessuto muscolare ad immagazzinare il glucosio in eccesso e quest’ultimo viene conservato sotto forma di glicogeno;
  • abbassa i livelli di glicemia anche riducendo la produzione di glucosio del fegato.

Nei soggetti sani, queste funzioni fanno sì che glicemia e livelli di insulina rimangano a valori normali.

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Insulino-resistenza
L’insulino-resistenza è una condizione in cui il corpo produce insulina ma non la usa in modo efficace. Nei soggetti con insulino-resistenza, il glucosio si accumula nel sangue invece di venire assorbito dalle cellule, determinando il diabete tipo 2 o prediabete (più correttamente dovrebbe essere chiamato alterata glicemia a digiuno e/o ridotta tolleranza glicidica). La maggior parte dei soggetti con resistenza all’insulina non sanno di averla per vari anni, finché non sviluppano il diabete tipo 2, una condizione patologica grave e cronica. Il lato positivo è che quando un soggetto scopre di essere insulino-resistente presto, spesso può prevenire o ritardare il diabete cambiando il proprio stile di vita. L’insulino-resistenza può determinare vari disturbi importanti.

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Cause di insulino-resistenza

Benché le cause esatte dell’insulino-resistenza non siano completamente chiare, la comunità scientifica ritiene che i motivi principali siano il sovrappeso e l’inattività fisica.

  • Sovrappeso. Il sovrappeso e l’obesità, specialmente l’accumulo di grasso intorno alla vita, sono tra le cause principali di resistenza all’insulina. Anni fa si pensava che il tessuto adiposo fungesse solo da magazzino energetico, in realtà studi scientifici hanno mostrato che il grasso della pancia produce ormoni e altre sostanze che possono causare gravi problemi di salute come l’insulino-resistenza, l’ipertensione arteriosa, alterazioni del colesterolo e malattie cardiovascolari (MCV). Il tessuto adiposo addominale in particolare svolge un ruolo nello sviluppo di stati infiammatori cronici o di lunga durata. Nel tempo, gli stati infiammatori cronici possono danneggiare l’organismo senza alcun segno o sintomo. I ricercatori hanno scoperto che interazioni complesse nel tessuto adiposo attirano cellule immunitarie nell’area e scatenano bassi livelli di infiammazione cronica. Questa infiammazione può contribuire allo sviluppo di insulino-resistenza, diabete tipo 2 e MCV. Studi scientifici mostrano che perdere peso può ridurre l’insulino-resistenza e prevenire o ritardare il diabete tipo 2.
  • Inattività fisica. Molti studi hanno mostrato che l’inattività fisica è associata all’insulino-resistenza, portando spesso al diabete tipo 2. I muscoli usano più glucosio di qualunque altro tessuto. Di solito, i muscoli attivi bruciano i propri depositi di glucosio e ripristinano le loro riserve con quello del circolo sanguigno, mantenendo bilanciata la glicemia.

Studi scientifici mostrano che dopo l’esercizio i muscoli diventano più sensibili all’insulina, superando un’insulino-resistenza e abbassando i livelli glicemici. L’attività fisica aiuta i muscoli ad assorbire più glucosio senza bisogno di insulina. Più un corpo è muscoloso, più glucosio può bruciare per controllare i livelli glicemici.

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Altre cause di insulino-resistenza possono essere:

  • patologie endocrinologiche,
  • impiego di steroidi,
  • alcuni farmaci,
  • età avanzata,
  • problemi del sonno (specialmente l’apnea notturna),
  • fumo di sigarette,
    disturbi del sonno.

Studi scientifici mostrano che disturbi del sonno non trattati, specialmente l’apnea, possono aumentare il rischio di obesità, l’insulino-resistenza e il diabete tipo 2. Lavori con turni notturni possono aumentare il rischio di questi problemi. L’apnea notturna è un disturbo comune in cui il respiro si interrompe durante il sonno. Un soggetto spesso passa dal sonno profondo a un sonno leggero quando il respiro si interrompe o diventa superficiale. Ne consegue una cattiva qualità del riposo che causa disturbi del sonno o stanchezza eccessiva durante il giorno.

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Complicazioni

In caso di insulino-resistenza, muscoli, grasso e cellule epatiche non rispondono in modo adeguato all’insulina e quindi non possono assorbire facilmente il glucosio dal circolo sanguigno. Di conseguenza, l’organismo necessita di livelli insulinici più alti per aiutare le cellule ad assorbire il glucosio. Le cellule beta del pancreas cercano di ottemperare al maggior fabbisogno di insulina aumentandone la produzione. Finché le cellule beta sono in grado di produrre abbastanza insulina da compensare la resistenza, i livelli glicemici si mantengono su valori normali. Nel tempo, l’insulino-resistenza può portare a diabete tipo 2 e prediabete perché le cellule beta non riescono a soddisfare il maggior fabbisogno di ormone. Quantità insufficienti di insulina determinano un accumulo di glucosio nel sangue, portando a diabete, prediabete e altri disturbi gravi.

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Prediabete (alterata glicemia a digiuno o ridotta tolleranza glicidica)

Il prediabete è una condizione in cui la glicemia o i livelli di A1c (emoglobina glicata), che riflettono i livelli medi di glicemia, sono maggiori del normale, ma non sufficientemente elevati da permettere una diagnosi di diabete.

  • glicemia a digiuno 100-125 mg/dl (alterata glicemia a digiuno o impaired fasting glucose, IFG);
  • glicemia 2 ore dopo carico orale di glucosio 140-199 mg/dl (ridotta tolleranza al glucosio o impaired glucose tolerance, IGT);
  • HbA1c 42-48 mmol/mol (6,00-6,49%) (solo con dosaggio allineato IFCC).
  • È da notare che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità; WHO, World Health Organization) indica per la diagnosi di IFG valori di glicemia 110-125 mg/dl e non ha ratificato l’uso dell’emoglobina glicata per la definizione degli stati di disglicemia non diagnostici per diabete.

Negli Stati Uniti, l’incidenza del prediabete è in aumento. Il dipartimento statunitense dei servizi sanitari stima che nel 2012 almeno 86 milioni di americani adulti (20 anni o più) si trovavano in questa condizione. Soggetti prediabetici hanno un maggior rischio di sviluppare il diabete tipo 2 e malattie cardiovascolari, che possono indurre un attacco cardiaco o un ictus.

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Relazione tra insulino-resistenza, diabete tipo 2 e prediabete

L’insulino-resistenza aumenta il rischio di sviluppare il diabete tipo 2 e il prediabete. In genere, il prediabete insorge nei soggetti già affetti da insulino-resistenza. Benché di per sé quest’ultima non causi il diabete tipo 2, spesso predispone alla malattia richiedendo una maggior produzione di insulina alle cellule beta del pancreas. Nel prediabete, le cellule beta non possono produrre una quantità di insulina sufficiente a bilanciare la resistenza, causando incrementi anomali dei livelli glicemici. Una volta che un soggetto è prediabetico, la perdita di funzionalità progressiva delle cellule beta di solito porta al diabete tipo 2. Individui con diabete tipo 2 hanno livelli glicemici elevati. Nel tempo, l’iperglicemia danneggia nervi e vasi sanguigni, determinando complicanze come cardiopatie, ictus, cecità, insufficienza renale e amputazioni degli arti inferiori. Studi scientifici hanno dimostrato che la maggioranza degli individui con prediabete sviluppa il diabete tipo 2 entro 10 anni, a meno di cambiare il proprio stile di vita. Le modifiche dello stile di vita implicano tra l’altro la riduzione del peso corporeo di almeno 5 – 7% (4,5 – 6,0 kg in soggetti di 90 kg) tramite dieta e cambiamenti nel livello di attività fisica.

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Sintomi

In genere, insulino-resistenza e prediabete sono asintomatici. Un soggetto può avere una o ambedue le condizioni per diversi anni senza esserne consapevole. Anche in assenza di sintomi, un medico può identificare individui ad alto rischio tramite le caratteristiche fisiche, ossia tramite i cosiddetti fattori di rischio. I soggetti con gravi forme di insulino-resistenza possono avere macchie scure sulla pelle, in genere sul retro del collo. Talvolta, questi individui hanno un anello scuro intorno al collo. Macchie scure possono comparire anche su gomiti, ginocchia, nocche e ascelle. Questa condizione è nota come acantosi nigricans.

Screening

La società americana di diabetologia raccomanda di sottoporre a screening per il prediabete gli adulti sovrappeso od obesi con uno o più fattori di rischio aggiuntivi per il diabete, ma non tutti gli individui sovrappeso svilupperanno il diabete tipo 2. Soggetti senza fattori di rischio dovrebbero iniziare lo screening a 45 anni. Se i risultati sono normali, l’esame andrà ripetuto almeno ogni 3 anni. Lo screening è importante per una diagnosi precoce, che permette di cambiare stile di vita e prevenire il diabete tipo 2 e MCV. Il medico potrebbe raccomandare esami più frequenti in base ai risultati iniziali e al livello di rischio. In aggiunta al peso, la sede corporea del grasso in eccesso può essere importante. Un giro vita di almeno 100 cm negli uomini e 89 cm nelle donne è un importante fattore di rischio per l’insulino-resistenza e aumenta il rischio di diabete tipo 2. Questo è vero anche se l’IMC è nei limiti della norma.

Fattori di rischio

  • Sovrappeso,
  • obesità,
  • età sopra i 45 anni,
  • inattività fisica
  • genitore o fratello con diabete
  • famiglia di origine afro-americana, nativa dell’Alaska, indiana-americana, ispanica/latina o di un’isola americana del Pacifico,
  • partorire un neonato di peso superiore a 4,8 kg,
  • storia di diabete gestazionale (diabete che si sviluppa solo durante la gravidanza),
  • ipertensione arteriosa (almeno 140/90 mmHg) o essere in trattamento per ipertensione arteriosa,
  • livelli di colesterolo HDL inferiori a 35 mg/dl o livelli di trigliceridi superiori a 250 mg/dl,
  • ovaio policistico (PCOS, dall’inglese Polycystic Ovary Syndrome),
  • prediabete, glicemia a digiuno o tolleranza al glucosio alterate in esami pregressi,
  • altre condizioni associate con l’insulino-resistenza, come l’obesità o l’acantosi nigricans,
  • malattie cardiovascolari.

Prevenzione

La perdita di peso e la maggior attività fisica possono opporsi a insulino-resistenza e prediabete, prevenendo o ritardando il diabete tipo 2. Un soggetto può ridurre il proprio rischio

  • seguendo una dieta sana e mantenendo un peso corporeo corretto,
  • aumentando l’attività fisica,
  • non fumando,
  • assumendo farmaci.

Assunzione di cibo, dieta e nutrizione

Abitudini alimentari sane possono aiutare a perdere modiche quantità di peso e opporsi all’insulino-resistenza. Gli esperti incoraggiano l’adozione graduale di abitudini alimentari cui riuscire ad adeguarsi, invece di tentare diete drastiche per perdere peso. Può essere necessario l’aiuto di un dietista o la partecipazione a un programma di supporto della perdita di peso. In generale, il soggetto dovrebbe dimagrire scegliendo cibi sani, controllando le porzioni, mangiando meno grassi e aumentando l’attività fisica. Un individuo riuscirà a perdere stabilmente peso più facilmente quando impara a integrare i propri cibi preferiti in un piano alimentare sano. Il piano alimentare DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension, ossia diete per arrestare l’ipertensione), sviluppato dal NIH, si è dimostrato efficace nel ridurre l’insulino-resistenza se associato alla perdita di peso e all’attività fisica.

Supplementi nutrizionali

Studi sulla vitamina D mostrano un legame tra la capacità di mantenere livelli glicemici sani e quantità adeguate di vitamina D nel sangue. Sono tuttora in corso studi per stabilire i livelli di vitamina D corretti per prevenire il diabete.

Attività fisica

L’attività fisica regolare contrasta da sola diversi fattori di rischio. L’attività fisica regolare aiuta l’organismo ad adoperare l’insulina correttamente. L’attività fisica regolare aiuta anche un soggetto a:

  • perdere peso,
  • tenere sotto controllo i livelli glicemici,
  • tenere sotto controllo la pressione arteriosa,
  • tenere sotto controllo i livelli di colesterolo.

Nel DPP, i soggetti che svolgevano giornalmente per 5 giorni alla settimana attività fisica per 30 minuti riducevano il rischio di diabete tipo 2. Molte persone avevano scelto la marcia veloce come attività fisica. La maggior parte degli individui dovrebbe tendere a svolgere almeno 30 minuti di esercizio quasi tutti i giorni. I risultati ottimali si ottengono svolgendo sia attività aerobiche, che fanno lavorare grossi gruppi muscolari e aumentano la frequenza cardiaca, sia attività che rafforzano i muscoli.

Le attività aerobiche comprendono:

  • camminare velocemente,
  • salire le scale,
  • nuotare,
  • ballare e altre attività che aumentano la frequenza cardiaca.

Le attività che rafforzano i muscoli includono il sollevamento pesi ed esercizi come le flessioni. Chi non ha svolto di recente attività fisica dovrebbe consultarsi con il proprio medico per identificare gli esercizi più consoni e fare un controllo del proprio stato di salute prima di avviare un programma di attività fisica.

Smettere di fumare

Chi fuma dovrebbe smettere. Il medico può aiutare un soggetto a identificare le migliori strategie per smettere. Studi scientifici mostrano che chi si fa aiutare ha più probabilità di riuscire a smettere.

Farmaci

La metformina è raccomandata per il trattamento di alcuni individui ad altissimo rischio di diabete tipo 2. Nel DPP, la metformina ha dimostrato di essere il sistema più efficace nel prevenire o ritardare lo sviluppo di diabete tipo 2 nei soggetti più giovani sovrappeso con prediabete. In generale, la metformina viene consigliata in soggetti con meno di 60 anni e uno o più dei seguenti fattori di rischio, a giudizio del medico:

  • glicemia a riposo e tolleranza al glucosio alterate,
  • A1c superiore al 6%,
  • basso colesterolo HDL,
  • trigliceridi alti,
  • genitore o fratello con diabete,
  • IMC di almeno 35.

La metformina abbassa il rischio di diabete anche in donne con diabete gestazionale. Soggetti ad alto rischio dovrebbero chiedere al proprio medico se assumere metformina per prevenire il diabete tipo 2. Vari farmaci hanno mostrato di ridurre in misura variabile il rischio di diabete tipo 2, ma il solo medicinale raccomandato dalla società americana di diabetologia per la prevenzione del diabete tipo 2 è la metformina. Altri farmaci capaci di ritardare il diabete hanno effetti collaterali o non hanno efficacia sufficientemente durevole.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Bruciore agli occhi: cause, rimedi naturali e farmaci

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Cheratocongiuntivite

Con “bruciore agli occhi” si intende una condizione fastidiosa relativa alle zone interne e intorno agli occhi, caratterizzata appunto da senso di bruciore più o meno intenso, per un periodo limitato o prolungato, occasionale o in episodi ripetuti. La maggior parte delle volte, oltre al bruciore, il paziente avverte altri sintomi come prurito della zona oculare e perioculare, arrossamento, visione annebbiata, eccessiva lacrimazione, maggiore sensibilità alla luce, secrezioni oculari, sensazione di corpo estraneo.

Quali sono le più comuni cause di bruciore agli occhi?
Il bruciore agli occhi è un sintomo comune a diverse patologie che colpiscono l’occhio e gli annessi oculari; tra le malattie potenzialmente responsabili, ricordiamo la cheratocongiuntivite secca (sindrome dell’occhio secco), la congiuntivite, la blefarite e la cheratite da herpes simplex. Spesso, questa fastidiosa manifestazione può insorgere insieme a prurito, arrossamento e irritazione oculare. Alcune persone, quando sperimentano il bruciore agli occhi, riportano una visione offuscata e un’aumentata sensibilità alla luce.
Le allergie stagionali o perenni possono causare un’infiammazione (congiuntivite allergica) che si manifesta tipicamente con questo sintomo. In particolare, il bruciore agli occhi si può sviluppare come reazione ad allergeni presenti nell’aria (pollini, acari della polvere, muffe o peli di animali) o che entrano in contatto con la mucosa congiuntivale (ipersensibilità da contatto locale). Anche le infezioni delle alte vie respiratorie, come l’influenza o il raffreddore, possono essere accompagnate da bruciore agli occhi.

Altre cause di bruciore agli occhi
Una delle principali cause di bruciore agli occhi occasionale consiste nell’esposizione accidentale a irritanti ambientali (come il fumo di sigaretta, lo smog, la sabbia o la polvere) e a sostanze chimiche presenti nei detergenti per la casa, come la candeggina o l’ammoniaca. Una sensazione di bruciore transitoria si può sperimentare anche quando accidentalmente lo shampoo, il sapone o i cosmetici per la cura della pelle entrano a contatto con gli occhi. Altre possibili cause includono l’alterazione del film lacrimale legato all’invecchiamento, l’effetto collaterale di alcuni farmaci, l’impiego non corretto delle lenti a contatto (indossate per troppo tempo e non cambiate regolarmente), l’eccessivo uso di monitor di computer o televisori e l’irritazione provocata da un corpo estraneo.

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Possibili cause di bruciore agli occhi

  • Miopia
  • Pediculosi
  • Pinguecola
  • Presbiopia
  • Raffreddore
  • Rinite allergica
  • Allergia da contatto
  • Allergie respiratorie
  • Astigmatismo
  • Blefarite
  • Rosacea
  • Sindrome dell’occhio secco
  • Sindrome di Sjögren
  • Ulcera corneale
  • Cheratite da Herpes simplex
  • Cheratocono
  • Congiuntivite
  • Episclerite
  • Febbre emorragica Crimea-Congo
  • Herpes simplex
  • Herpes zoster oftalmico
  • Influenza
  • Ipermetropia

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Quali sono i rimedi contro il bruciore agli occhi?
Per porre rimedio al bruciore degli occhi è necessario:

  • eliminare i fattori accidentali che possono essere alla base del disturbo (polvere, fumo di sigaretta) arieggiando i locali in cui si soggiorna (o lavora);
  • limitare l’uso di schermi di pc, smartphone e tablet;
  • evitare l’uso di sostanze (come detersivi e make up) che risultano irritanti;
  • cambiare le lenti a contatto spesso per prevenire il bruciore e comunque toglierle del tutto in caso di bruciore;
  • curare la patologia a monte che causa il bruciore agli occhi.

Gli interventi da mettere in atto in caso di bruciore agli occhi dipendono ovviamente dalla causa scatenante; quando il problema non è legato a una patologia, ma a una momentanea irritazione può essere sufficiente aspettare la risoluzione spontanea del problema; possono aiutare i colliri decongestionanti, le lacrime artificiali, i risciacqui con soluzioni saline e dagli impacchi freddi sugli occhi.

Bruciore agli occhi: farmaci
Il trattamento farmacologico dipende ovviamente dalla tipo di patologia che sta alla base. La terapia farmacologica può prevedere o gocce o pomate antibiotiche, farmaci antistaminici e risciacqui con acqua salina.

Bruciore agli occhi: quando rivolgersi al proprio medico?
È bene chiedere un consulto al proprio medico se il bruciore agli occhi non accenna a migliorare nel giro di qualche giorno o se assieme al bruciore si presenta all’improvviso un forte dolore ad uno o entrambi gli occhi. Devono destare particolare attenzione l’associazione del bruciore agli occhi anche con sintomi o segni come:

  • fotopsie (lampi di luce),
  • miodesopsie,
  • sanguinamento oculare,
  • alterazione della funzione visiva,
  • vista offuscata,
  • diplopia,
  • secrezione di materiale purulento o comunque denso di colore giallo/verdastro.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Sangue dal naso (epistassi) in bambini e adulti: cause, rimedi naturali, cosa fare e cosa NON fare

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SANGUE DAL NASO EPISTASSI BAMBINI ADULTI RIMEDI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari.jpgE’ capitato a tutti noi almeno una volta nella vita, specie da bambini: sto parlando dell’epistassi nasale o rinorragia o – più semplicemente – della fuoriuscita di una quantità più o meno grande di sangue dal naso. La prima domanda che ci facciamo è… Perché esce sangue dal naso? Tecnicamente si tratta di un problema di fragilità della mucosa nasale, in particolare della membrana superficiale che le riveste: sotto questo strato sottile ci sono numerosi piccoli capillari e la loro rottura comporta il sanguinamento. L’epistassi può verificarsi senza causa apparente (epistassi essenziale) o come sintomo di una patologia locale o sistemica (epistassi secondaria).
Allergie e raffreddori da fieno favoriscono l’epistassi anche nell’adulto e per le persone allergiche è fondamentale condizionare il livello di umidità degli ambienti in cui vivono: riscaldamento eccessivo e scarsa umidità sono i primi aggravanti. Per prevenire l’epistassi è anche importante evitare gli sbalzi pressori (tipici quelli da rapida risalita in superficie nell’immersione subacquea) e tenere sotto controllo eventuali malattie che causano il sanguinamento dal naso. Qualora questo si verifichi è bene mantenere la calma poiché l’ansia determina un aumento di frequenza cardiaca e pressione arteriosa che possono peggiorare ulteriormente l’epistassi.

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Cause di sanguinamento dal naso in giovani ed adulti

  • Molto spesso, specie in bambini ed in pazienti giovani, l’emorragia è dovuta a rottura spontanea dei piccoli vasi della muscosa nasale, in seguito a irritazione o a piccoli traumi (raffreddore, manovre maldestre con le dita, riniti, secchezza della mucosa, modificazioni ormonali tipiche della pubertà ecc.). In questi casi si ha epistassi anteriore, la più comune e facile da trattare: si risolve quasi sempre da se.
  • Più raramente, e soprattutto negli adulti e negli anziani, il sanguinamento dal naso – specie se gli episodi si verificano frequentemente – può essere sintomo di un malessere severo. In questo caso è possibile una epistassi posteriore, più difficile da trattare e più pericolosa.

Patologie e condizioni de determinano sanguinamento dal naso
Sono innumerevoli le situazioni patologiche che possono determinare epistassi:

  • fragilità dei vasi sanguigni fisiologica in pazienti anziani,
  • fragilità dei vasi sanguigni dipendente da una patologia che interessa le pareti dei vasi,
  • cardiopatie,
  • allergie,
  • raffreddore,
  • ipertensione,
  • malattie infettive (come scarlattina, febbre tifoide, morbillo),
  • avvelenamento,
  • alterazioni o patologie della coagulazione,
  • arteriosclerosi,
  • deficienze nutrizionali, specie vitaminiche,
  • colpi di calore;
  • patologie renali,
  • patologie epatobiliari,
  • varici del setto,
  • polipi nasali,
  • deviazioni del setto,
  • neoplasie,
  • ulcera perforante del setto,
  • morbo di Rendu-Osler,
  • fibroma rinofaringeo,
  • irritazione chimica da sostanze inalate come la cocaina.

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Epistassi: cosa fare
Se l’emorragia dei vasi sanguigni presenti nelle cavità nasali non è correlata ad un trauma cranico, occorre mettere il soggetto in posizione seduta, con il capo leggermente chinato in avanti; questa operazione, unitamente all’invito di sputare il sangue eventualmente presente nel cavo orale, ha lo scopo di evitare l’insorgenza di nausea o vomito con la sua ingestione o di soffocamenti. Slacciare gli abiti intorno al collo e comprimere la narice sanguinante con un dito per qualche minuto; utile (se il soggetto NON è un bimbo piccolo) il raffreddamento con ghiaccio o acqua fredda alla radice del naso: la soluzione migliore è la classica pezza con acqua fredda premuta forte sul naso. E’ inoltre importante, ad emorragia cessata, evitare di soffiare o strofinare il naso; nei giorni successivi vanno evitati sforzi fisici importanti.

Epistassi: cosa NON fare
In caso di epistassi bisogna ricordare le regole fondamentali:

  • Evitare di piegare la testa all’indietro: questo rimedio della nonna evita di sporcarsi i vestiti ma crea un reflusso che spinge il sangue indietro, verso la bocca e le orecchie.
  • Evitare il cotone emostatico: la rimozione toglie e strappa eventuali crosticine ed il sanguinamento può ricominciare.
  • Attenzione all’uso del ghiaccio ghiaccio che potrebbe evocare mal di testa nei bimbi già sensibili alla cefalea.

Quando chiamare il medico?
E’ opportuno rivolgersi al medico se:

  • l’emorragia è copiosa;
  • l’emorragia non si arresta da sola o con i metodi visti nel paragrafo precedente;
  • epistassi ricorrente.

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Se il sanguinamento dal naso non si arresta, il medico provvederà al tamponamento (introduzione nella fossa nasale di un cilindro di cotone imbevuto di acqua ossigenata o di una garza iodoformica) o, nelle emorragie più severe e recidivanti, alla galvanocausticazione.
Se l’epistassi è ricorrente, è importante recarsi dal medico in modo da eseguire tutti gli accertamenti necessari per scoprirne le cause e curare l’epistassi a monte.

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Quando chiamare il medico con urgenza?
Allertare tempestivamente il 118 quando l’epistassi è molto abbondante o è associata ad un trauma cranio-facciale: in questo caso potrebbe essersi verificata una frattura delle ossa nasali, da sospettarsi specie se il naso si presenta tumefatto e dolente. In questo caso è bene evitare qualsiasi manovra, poiché interventi impropri o maldestri potrebbero causare danni funzionali, anatomici ed estetici permanenti. Se il paziente perde conoscenza in seguito al trauma va messo in posizione laterale di sicurezza sul lato dell’emorragia (onde evitare che il sangue si raccolga nel retrobocca e vada ad ostruire le vie respiratorie); tale operazione andrebbe eseguita con l’ausilio di un compagno per evitare inopportuni movimenti del collo.

L’arnica montana
Un buon rimedio naturale contro l’epistassi è l’arnica montana, che favorisce la coagulazione. I suoi granuli vanno sciolti sotto la lingua mattina e sera prima dei pasti principali, cinque per gli adulti e tre per i bambini. L’arnica è disponibile anche in gel che può essere distribuito in strato sottile con un semplice cotton fioc sulla mucosa interna del setto nasale. Le virtù di questa pianta antisanguinamento rafforzeranno la membrana capillare proteggendo dalla rottura i piccoli vasi ed è utile anche quando il sanguinamento riguarda le gengive (anche se in quel caso è meglio cambiare le setole dello spazzolino e sceglierle morbide).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Oftalmodinia solare: il dolore agli occhi che dipende dalla luce

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma OFTALMODINIA SOLARE DOLORE OCCHI LUCE SOLRiabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgSe avete un dolore agli occhi che peggiora con l’esposizione alla luce solare e all’illuminazione artificiale intensa, allora soffrite di oftalmodinia solare. Questa sensazione fastidiosa si può riscontrare soprattutto in caso di alcune patologie che riguardano l’occhio, come uveite, abrasioni della cornea, congiuntiviti, cheratiti e glaucoma acuto.

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L’oftalmodinia solare, inoltre, può dipendere da meningite, cefalea e vari stati febbrili. In altri casi, è conseguenza di irritazioni secondarie all’uso errato delle lenti a contatto.

Per prevenire l’oftalmodinia solare e favorire il benessere oculare, è possibile utilizzare lenti schermanti, a norma di legge, che filtrino la maggior parte dei raggi ultravioletti.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Qual è la differenza tra lentiggini ed efelidi?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZE LENTIGGINI EFELIDI VISO FACCIARiabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgAll’apparenza sono molto simili, tuttavia hanno caratteristiche diverse: sto parlando di lentiggini ed efelidi. Vediamo oggi quali sono queste differenze.

Cosa sono le efelidi?

Le efelidi sono piccoli puntini brunastri, più o meno rotondeggianti, piatte (non rilevate e non infiltrate) rispetto la superficie cutanea. La loro formazione è associata ad un aumento della concentrazione di melanina in alcuni punti dell’epidermide, a causa di una produzione irregolare di pigmento sotto l’azione dei raggi ultravioletti presenti nelle radiazioni solari. La tendenza alle efelidi si eredita dai genitori. Queste chiazzette pigmentate fanno solitamente la loro comparsa fin dalla giovane età e sono comuni nei soggetti con pelle chiara e capelli biondi o rossi (fototipo 1 e 2). Le efelidi compaiono soprattutto nelle zone esposte alla luce (volto, parti alte del torace e degli arti superiori e décolleté). Rispetto alle lentiggini, le efelidi presentano un colorito più chiaro e una variazione stagionale, cioè si accentuano tipicamente in estate, con l’esposizione al sole, e tendono ad attenuarsi durante la stagione invernale (non sono, quindi, permanenti). L’aspetto delle efelidi può migliorare con l’applicazione di creme schiarenti e peelings leggeri.

Cosa sono le lentiggini?

Le lentiggini sono discromie cutanee di tipo ipercromico, dovute ad un aumento del numero di melanociti negli strati basali dell’epidermide; la melanina prodotta in quantità superiore, quindi, si concentra in alcune cellule. Le lentiggini si presentano come macchiette piane o leggermente rilevate, di un colore che varia dal marrone chiaro a quello scuro e forma irregolare. Le lentiggini possono manifestarsi in diverse parti del corpo, indipendentemente dall’esposizione della pelle alla luce del sole: in genere, sono evidenti a livello di viso, spalle, arti superiori e dorso delle mani, ma possono comparire anche in zone nascoste alla luce ed a livello delle mucose. Essendo delle iperpigmentazioni dovute ad un accumulo di melanina, le esposizioni intense e prolungate al sole possono accentuare e rendere più numerose queste macchiette. A differenza delle efelidi, non scompaiono nel periodo invernale (sono permanenti); nel caso delle lentiggini, poi, il cambiamento di colore dall’estate all’inverno avviene, ma in maniera meno intensa. Le lentiggini possono essere asportate dal medico con il laser o la diatermocoagulazione.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Lacrime: di che sono fatte, a che servono e cosa le produce?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCHE SI PIANGE LACRIME Riabilitazione Nutrizionista Dieta Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Pulsata  Macchie Capillari Pressoterapia Linfodrenaggio 1.jpgDa cosa sono prodotte le lacrime?
La lacrima (o pellicola lacrimale) è una struttura liquida che ricopre fisiologicamente la congiuntiva palpebrale bulbare e la cornea e viene prodotta dall’apparato lacrimale. Tale apparato, come si può intuire dalla foto, è formato da due parti:
1) porzione secretoria (ghiandola lacrimale e dotti secretori) che secerne la lacrima,
2) porzione escretoria che ha il compito di drenare la lacrima verso il naso (sacco lacrimale, canalini e dotti).

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A che servono le lacrime?
Le funzioni principali della pellicola lacrimale sono cinque:
1) Pulizia: attraverso la pellicola lacrimale defluiscono verso la componente escretoria delle ghiandole lacrimali, le impurità provenienti dall’ambiente esterno.
2) Lubrificazione: la componente mucotica della pellicola lacrimale svolge funzione lubrificante, nei confronti dell’epitelio corneale.
3) Nutrizione: la componente acquosa della pellicola lacrimale funge da veicolo per numerose sostanze disciolte nella lacrima; ossigeno, ioni, anidride carbonica, mucine, lipidi; sostanze indispensabili all’eutrofismo della superficie oculare e alla sua nutrizione.
4) Trasparenza ottica: lo strato mucoso della pellicola lacrimale migliora la trasparenza ottica della superficie corneale. I microvilli dell’epitelio corneale fungono da base alla mucina, che viene assorbita dalle villosità corneali, consentendo una migliore uniformità superficiale.
5) Difesa: la pellicola lacrimale rappresenta la principale difesa alle infezioni batteriche corneali e congiuntivali, assieme alla palpebra. Diffondendosi uniformemente sull’epitelio corneale, funge da barriera protettiva agli agenti batterici esterni ed ha un potente potere disinfettante.

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Di cosa sono fatte le lacrime?
Le lacrime sono formate al 98% di acqua, il restante 2% è composto principalmente da elettroliti, numerose proteine (albumina, lattoferrina, immunoglobuline…) e glucosio. Il potere disinfettante prima citato è dovuto a varie componenti lacrimali: cloruro di sodio, urea e un enzima battericida, il lisozima. Non tutte le lacrime sono uguali: quelle prodotte durante pianti emozionali (da gioia o tristezza) presentano una composizione chimica diversa dagli altri tipi di lacrime: contengono infatti un quantitativo significativamente più alto di ormoni prolattina, ormoni adrenocorticotropo, leu-encefalina (un oppioide endogeno e potente anestetico), potassio e manganese.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Cosa succede al tuo corpo quando smetti di mangiare pasta e pane?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COSA SUCCEDE AL CORPO SMETTI MANGIARE PASTA E PANE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie.jpgQualche tempo fa il sito “Eat this, not that!” ha stilato una interessante lista di cambiamenti che subisce il nostro corpo quando si decide di limitare l’assunzione di carboidrati. Pur essendo necessari per la nostra dieta, il loro consumo smodato non è certamente salutare. Riso bianco, pasta bianca, pane bianco, dessert e dolci, zucchero, sciroppi artificiali, bibite gassate e caramelle: ecco sei cose che accadono quando decidiamo di metterli da parte.

1. Inizierai a bruciare grassi

Riducendo (non eliminando completamente!) il consumo di carboidrati, si ridurranno anche le calorie assunte giornalmente e la massa grassa tenderà a diminuire, specie se il metabolismo basale è elevato. Infatti, quando il corpo è costretto a non attingere dai carboidrati, per ottenere energia utilizza le riserve di grasso immagazzinate nel nostro corpo. Il consiglio del sito – che io condivido – è quello di fare un po’ di esercizio fisico al mattino, prima della colazione. In questo modo il corpo brucerà i grassi depositati invece di quelli contenuti nel cibo.

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2. Ti sentirai meno affamato

Non sono le calorie che saziano la tua fame, ma sono le sostanze nutrienti, come le proteine, le fibre o i grassi sani. Queste componenti sono assenti nei carboidrati raffinati, che finiscono, dunque, per riempire il nostro corpo solo di calorie “inutili”. Per questo, dopo averne fatto una scorpacciata possiamo sentirci ancora affamati: il corpo, assumendo carboidrati, sarà sempre in cerca di altro cibo. Diminuendo il consumo, invece, diminuirà anche il senso di fame. Il consiglio di “Eat this, not that!” è quello di iniziare la giornata mangiando qualcosa di molto proteico e salutare come le uova o lo yogurt greco.

3. Avrai la pancia più piatta

È uno dei cambiamenti più lampanti: quando i carboidrati vengono rimpiazzati da cibi ricchi di fibre, il ventre può sembrare più piatto. Questo perché le fibre, di cui ogni dieta dovrebbe essere ricca, aiutano a sgonfiare la pancia. Molti zuccheri invece fermentano nell’intestino facendoci sentire più gonfi e facendo apparire la pancia più grande di quello che in realtà è. Il consiglio di “Eat this, not that!” è quello di iniziare a sostituire alcuni alimenti con altri più salutari. E di mangiare noci, fonti di fibre e alleate nella digestione.

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4. Diminuirà il rischio di soffrire di diabete

Gli zuccheri semplici possono essere dannosi, alla lunga, per la salute. Più ne digeriamo, più insulina produce il pancreas: questo può portare ad aumentare il rischio di sviluppare diabete di tipo 2. Il consiglio del sito è quello di preferire carboidrati complessi, ricchi di fibre, più difficili da digerire per il corpo: in questo modo si impedirà il rilascio facile di insulina.

5. I tuoi muscoli saranno più forti

Secondo i redattori di “Eat this, not that!”, assumere solo carboidrati semplici non farebbe bene alla crescita dei muscoli: “È preferibile mangiare qualsiasi altro tipo di alimento, dalla carne allo yogurt al gelato – scrivono -. In parte, questo si deve al fatto che ai carboidrati mancano le proteine, che sono veri e propri mattoncini nella costruzione dei muscoli e contribuiscono alla salute della pelle, dei capelli e delle unghie”. Aumentare il consumo di proteine e di altre sostanze nutritive, può apportare benefici al nostro corpo, senza il bisogno di assumere ulteriori calorie. Il consiglio del sito è quello di preferire snack proteici rispetto a quelli delle macchinette automatiche.

6. Ti sentirai più energico

È bene ricordare che all’interno di una dieta equilibrata non devono mancare i carboidrati: il corpo ne ha bisogno per funzionare correttamente, sono indispensabili per la salute del cervello e per il funzionamento degli organi. Alcuni, però, hanno un effetto “carburante” molto più di altri: frutta, verdura, pane, quinoa e riso sono solo alcuni di questi. Assicurano a chi ne mangia energia per lungo tempo ed evitano i tipici “sbalzi” causati da altri carboidrati semplici.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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