Ho 30 anni e ho amato due donne. Le ho consumate e perse entrambe

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma 30 ANNI AMATO DUE DONNE PERSE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Glutei.jpgHo l’anima in fiamme e il cuore sempre in gola. Sono circondato da migliaia di persone diverse, quelle di tutta una vita, ma non piaccio nemmeno a me stesso. Un eterno insoddisfatto, non posso fare a meno di un’altalena di emozioni che troppo spesso mi portano da un eccesso all’altro.
Sono alto magro ed anonimo. Il mio viso viene perlopiù dimenticato presto e perciò sembra essere in eterno cambiamento, un divenire forse specchio dell’io interno. Non c’è molto da dire, cambio tutti i giorni. A 30 anni, divido il tempo tra il carcere angusto della mia stanza, il bar e la ricerca della vita, con la V maiuscola, qualcosa che aumenti il battito di un cuore già stanco.
Non avevo mai tradito la mia ragazza, anzi non avevo mai tradito nessuna ragazza; pare che ci sia davvero una prima volta per tutto, l’amore è molto cambiato dall’epoca dei miei nonni. Siamo passati dall’ascolto, dal rapporto umano, al distacco e al consumismo affettivo. Io mi sento un po’ al limite dello spartiacque. Ho amato due donne. Le ho consumate e perse entrambe.

«Dobbiamo parlare»
Una l’avevo conosciuta nel sud Italia, si era innamorata e mi teneva per mano. In tasca avevo pochi soldi, nessuna certezza e la speranza di un lavoro. Avevo i nervi a pezzi, le spalle stanche e la solitudine. Dopo nove mesi abitava già da me. La amai di quell’amore che si dice forte e invincibile. Tornammo insieme al Nord, ci sentivamo sradicati, ci allontanammo. Poi arrivò il momento di affrontare il discorso. Il discorso. Entrai in casa, la trovai sul divano che dormiva, di fianco a lei un libro aperto. Nel lavandino si erano accumulati i piatti, troppi piatti. La tapparella era abbassata e si sentiva un vago odore di cibo andato a male. Sul ripiano della cucina tre bottiglie di vino vuote giacevano stancamente in precario equilibrio. La svegliai, mi abbracciò e stropicciò gli occhi. Disse che dovevamo parlare, aveva il tono grave e quel sentore di strage che ha l’alba di un paese in guerra. La ascoltai in silenzio mentre preparavo il caffè e mentre lo stavamo bevendo era già finita. Mi confessò di vivere con un altro, le dissi che non avevo alcun dubbio.
Preparai una borsa con un po’ di roba presa dal mio armadio, le dissi che sarei venuto a prendere il resto. Sulla soglia mi abbracciò di nuovo e mi offrì un passaggio per la stazione. Rifiutai, di lì a poco sarebbe passato il bus. Ci lasciammo così, senza spiegazioni, senza pianti, senza isterismi e con una stanchezza ancestrale. Il mio cuore moriva quel giorno insieme al sole, l’angoscia non era mai stata così reale e quando me ne andai una metà di me rimase in quella casa.
Il bus arrivò puntuale puntando dritto verso il tramonto, i campi erano indifferenti, l’autista grugnì e ripartì portandomi faccia a faccia con il mondo, di nuovo. Mi sentivo come le bottiglie sul ripiano della cucina. Iniziai a passare molto tempo al bar; delle volte mangiavo col barista. Ancora oggi siamo molto amici.

L’amore assoluto non torna mai
Una sera uscii e andai al parco dopo cena. Sedevo al buio su di una panchina, tra gli alberi si intravedeva un po’ di cielo e la luna in fase calante. Le zanzare mi mangiavano le gambe, il collo e le braccia. Mi accesi una sigaretta. Era tutto calmo e tranquillo, niente vento e pochissime persone a spasso. Perlopiù coppie che si tenevano per mano ridendo. Di colpo mi venne in mente che il mio cuore era straziato, l’amore non sarebbe più tornato ed ero solo. Ero andato nel mondo da sprovveduto, questo mi aveva divorato, poi fatto a pezzi e infine risputato senza concedermi il lusso di finire i miei giorni. A me andava benissimo così, si invecchia e l’amore assoluto non torna mai.
Desideravo con tutta la mia speranza di passare ancora del tempo con lei, la mia ormai ex, che si facesse viva o mi raggiungesse; sulla strada del ritorno vidi un’auto del suo stesso modello, mi illusi. Non ci sarebbe stato un domani.

Come le polpette quando ti viene fame
Poi una mattina mi sono svegliato a casa di una amica, un cerchio alla testa e il solito dolore allo stomaco. Ho assaporato il gusto di alcool e sigarette, una mattina come molte altre. Mi sono girato, ho iniziato a baciarla e ci siamo spogliati molto in fretta. Dopo aver preso il caffè le ho chiesto se avesse già perso la voglia, non l’aveva persa. Una mattina ben spesa. Il tradimento di un giuda ferito e spezzettato.
Non l’ho sentita mai più, ma le donne sono così: prima è amore assoluto, poi diventi passato perché vedono fino in fondo, vedono anche le tue ferite, le tue cicatrici e quella parte schifosa che creano. Dal canto mio, l’ho amata con tutto me stesso, le ho dato pezzi della mia anima. Lei si è mangiata il mio cuore e dopo non mi ha più amato. Ecco come si sente una zebra divorata dal leone.
Ma non fatevi ingannare, il tempo mi ha spiegato che sono stato troppo duro con lei. Quando la conobbi, non ancora ventenni, passammo una notte insieme che fu un disastro da ogni punto di vista. Ci ritrovammo dieci anni più tardi, io ero invecchiato e lei era splendida, disillusa e disponibile, non avevo scampo. Nessuna fuga era possibile. Magnifica carne umana pronta per l’esistenza, vera magia.
Prima di quella mattina ci vedemmo solo due volte a parlare per ore, bere, piangere e andare ad un concerto; l’unica regola era la verità a qualunque costo. Non poteva durare. Penso ai suoi atteggiamenti, alle sue parole, al suo sguardo e al contatto speciale della sua pelle. Il calore che emanava era quasi insopportabile, il suo lato vulnerabile ben protetto, ma visibile. Quando la baciavo i suoi occhiali entravano nel mio cervello passando dagli occhi e dal naso. Penso a quella mattina che non tornerà più, al modo in cui mi cambiò, al fatto che ancora il sole mi brucia la faccia. Come ho già detto non avevo scampo. Lei aveva occhi come diamanti impazziti e la sua anima trasudava con l’odore della sua pelle, impazzivo e mi odiavo, ma come mi piaceva. Quella famosa mattinata finì così: sulla porta di casa mi abbracciò, mi baciò e disse «Sei come il pane con le polpette di mia nonna, quando ti viene fame».

fonte

Informazioni su Dott. Emilio Alessio Loiacono

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