Prevenire le ragadi al capezzolo: cosa fare prima del parto, cosa fare quando si sta allattando

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Senologia Mammografia Tumore Cancro Seno Mammella Diagnosi Mastectomia Medicina Chirurgia Estetica Dietologo Roma Cellulite Sessuologia Ecografie Ragadi Seno CapezzoloCosa sono le ragadi al capezzolo?

Le ragadi al capezzolo (a volte chiamate “ragadi al seno”) sono piccoli taglietti a bordo netto, più o meno profondi, che interessano il capezzolo e l’areola che lo circonda, causate comunemente da inadeguata igiene del seno e/o sbagliato attaccamento del bambino durante l’allattamento.

Come sono fatte e perché sono un problema?

Assai comuni durante le prime settimane di allattamento, specie nelle primipare, le ragadi al seno si presentano come screpolature piuttosto dolorose, soprattutto durante la suzione. Questi piccoli taglietti diventano un problema importante quando provocano un dolore di intensità tale da scoraggiare l’attaccamento del bimbo al seno, privandolo così dell’alimento più raccomandabile per la sua crescita. Inoltre, le ragadi del capezzolo possono rappresentare una via di ingresso per i batteri, con possibile infezione delle ghiandole mammarie (mastite), specie in caso di mancato allattamento o ingorghi.

Prevenire le ragadi al seno: cosa fare prima del parto

Giocare d’anticipo negli ultimi mesi di gravidanza può rappresentare un valido aiuto nella prevenzione delle ragadi al seno. A tale scopo possono essere eseguiti alcuni esercizi di rotazione e stiramento del capezzolo:

1) Rotazione del capezzolo: per favorirne l’estroflessione, afferrarlo tra indice e pollice facendogli compiere dei movimenti rotatori in senso orario ed antiorario.
2) Stiramento del capezzolo: posizionare i pollici alle estremità contrapposte dell’areola (sia verticali che orizzontali) ed eseguire delicati movimenti di stiramento.

Ragadi al capezzolo: come evitarle con un corretto posizionamento del bimbo durante la poppata

Nella maggior parte dei casi le ragadi al capezzolo riconoscono come causa d’origine l’errato posizionamento del neonato, che, succhiando avidamente dal solo capezzolo, ne produce un eccessivo traumatismo. L’intervento in assoluto più efficace, sia a fini preventivi che terapeutici, riguarda quindi il corretto attaccamento del bambino, utile tra l’altro anche per stimolare la secrezione lattea.
Per attaccarsi bene, il bambino deve spalancare la bocca ed introdurre il seno fino in fondo, afferrando così gran parte dell’areola e non il solo capezzolo.
Il bambino dovrebbe trovarsi sdraiato su un fianco, con la pancia contro il corpo della madre e la testa avvolta dall’abbraccio materno; il capezzolo deve trovarsi all’altezza del naso del bambino, in modo che quando spalancherà la bocca lo prenderà dal basso verso l’alto.
Nella posizione corretta, durante la poppata una parte dell’areola sarà visibile al di sopra del labbro superiore del bambino, mentre non lo sarà sotto il labbro inferiore, che apparirà rovesciato all’esterno; la guancia del bambino apparirà gonfia e tonda, priva delle tipiche fossette da suzione di biberon, mentre il mento e il naso rimarranno a contatto con il seno.
Adottare ad ogni poppata una posizione diversa (seduta, laterale, sdraiata) per non irritare il capezzolo e per consentire al bambino di fare pressione in aree diverse del capezzolo e dell’areola; questa accortezza consente di prevenire sia la comparsa di irritazioni e ragadi al seno, che di ingorghi mammari.
Prima di attaccare il bimbo al seno verificate che il suo nasino sia ben libero, in modo che possa respirare durante la suzione.
Al termine della poppata, il piccolo si staccherà spontaneamente dal seno; se è necessario allontanarlo anzitempo, l’operazione andrà eseguita ponendo un dito all’angolo della bocca, stimolandola e spingendo poi il seno verso il basso; tutto ciò per risparmiare al capezzolo inutili “strappi” e tensioni derivanti da un distaccamento troppo brusco.
Quando il bambino è attaccato in modo corretto, diminuire la durata della poppata non protegge il capezzolo dalle ragadi al seno; durante la poppata la madre potrà avvertire il corretto rumore generato dalla deglutizione (glu-glu), senza alcun schiocco che rappresenterebbe la spia di una suzione a vuoto. Ad ogni modo, se ci si accorge che il bambino rimane attaccato troppo a lungo, è bene staccarlo secondo quanto elencato nel punto precedente. La poppata non dovrebbe durare più di 25-30 minuti, per evitare che il capezzolo si irriti o che il bimbo succhi a vuoto.
La comparsa delle ragadi al seno non deve far sospendere l’allattamento, dato che tendono alla guarigione spontanea una volta rimosse le cause d’origine. Solo in caso di ragadi sanguinanti è opportuno sospendere l’allattamento e ricorrere all’uso di medicinali cicatrizzanti ed antibatterici sotto controllo medico.

Prevenzione e cura delle ragadi al seno: esiste un trattamento utile?

Per prevenire le ragadi al seno è molto importante un’accurata igiene dello stesso.
Prima della poppata le mani andranno adeguatamente deterse con acqua tiepida. Per pulire i capezzoli, evitare il sapone o altri detergenti aggressivi, ricorrendo eventualmente ai comodi fazzolettini specifici per la sua detersione (accertarsi che i componenti siano naturali e che non necessitino di risciacquo, verificare inoltre l’assenza di tensioattivi che seccano la pelle o di profumi che potrebbero modificare l’odore naturale del seno e disturbare il bambino). L’ideale è utilizzare acqua bollita ed una garza sterile per detergere delicatamente l’area di poppata, con movimenti che vanno dal capezzolo verso l’areola.
Al termine della poppata asciugare i capezzoli all’aria oppure tamponarli senza sfregare. Questa operazione è importante per evitare la macerazione della pelle causata dall’indossamento del reggiseno a capezzolo ancora umido; eventualmente, dopo la poppata, i seni possono essere coperti con delle coppette assorbenti e traspiranti, da cambiare appena inumidiscono.
Non serve lavare il seno più di una volta al giorno, né usare saponi o strofinarlo fortemente con un asciugamano. L’acqua ed i detergenti, infatti, rimuovono i grassi naturali protettivi della pelle e possono seccarla e renderla più soggetta ad irritazioni e screpolature.
Far uscire dolcemente qualche goccia di latte dal seno, e spargerla intorno al capezzolo, può essere d’aiuto sia prima della poppata, per ammorbidire l’areola, che al termine della stessa, per favorire la cicatrizzazione di eventuali fessurazioni.
Per la cura ed il trattamento di irritazioni che possono trasformarsi in ragadi dolorose, molti esperti sconsigliano il ricorso a pomate o a lozioni medicinali specifiche, che potrebbero irritare la pelle senza portare reali vantaggi, ma anche conferire al latte un sapore sgradevole. Generalmente, per prevenire la formazione delle ragadi al seno, si utilizzano oli vegetali, come quello di mandorle dolci o di iperico.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

 

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