Con un semplice gesto questa ragazza ha cambiato la mentalità di molti americani

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma GESTO CAMBIATO MENTALITA Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Ano Glute.jpg“L’ho fatto perché sono nera. E’ stato il mio modo di difendere me stessa, mio figlio, la mia famiglia, la mia comunità e tutti quanti dalla violenza razziale”. Così Ieshia Evans, la ragazza dello scatto simbolo delle proteste esplose negli Stati Uniti dopo l’ondata di violenze che ha coinvolto polizia e afroamericani, spiega il momento in cui sola e disarmata ha fronteggiato gli agenti in tenuta antisommossa a Baton Rouge, in Louisiana. “The Queen in the Sundress”, la ragazza in prendisole, come l’hanno ribattezzata i social, lo racconta in una breve intervista video girata all’aeroporto prima di tornare a casa a New York.

“Vedere la mia foto pubblicata ovunque, rilanciata da tutti i social e dai siti e dai blog è stata una bella sensazione. Ma non sono cambiata, sono sempre io”, dice. Capelli raccolti, jeans e canottiera fantasia, Ieshia sembra in imbarazzo di tanta attenzione, allarga le braccia, continua a girare sul posto, ride. L’immobilità iconica della donna sola di fronte ai poliziotti armati, pronta a farsi arrestare, sembra lontana. Ma poi man mano che parla diventa seria, ritrova compostezza. “Cosa possiamo fare per reagire, per difenderci da qualcuno che viene e ti punta la pistola in faccia o ti colpisce solo perché sei nero? L’ho fatto per te, per tutti. Noi afroamericani dobbiamo restare uniti”.

Ventotto anni, a casa un bambino di cinque, di professione infermiera, Ieshia era andata a Baton Rouge da New York apposta per protestare contro le violenze. Appena uscita dal carcere in cui ha trascorso la notte, dopo l’arresto, ha pubblicato sul profilo Twitter la foto simbolo e scritto “E’ stata un’opera di Dio. Io sono solo un suo strumento. Sono viva e salva e non ho visto nessun ferito”.

Poi, a proposito dell’esperienza dietro le sbarre: “E’ stato disgustoso. Non c’è rispetto, non c’è comprensione. Non tutti gli agenti sono stati così, una è stata molto umana, cortese, un angelo. Ma sono stata felice di uscire, di farmi una doccia, mangiare”. E sul futuro, sul suo impegno nelle battaglie a difesa degli afroamericani: “Se lo rifarei? Sì, ma più vicino a casa. Ora torno a New York, ci penserò là”.

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