Test di Meares e Stamey (test dei 4 bicchieri): a che serve e come si svolge?

Il test di Meares-Stamey, noto anche come “test dei quattro bicchieri“, rappresenta un test urologico concepito per la diagnosi differenziale della prostatite cronica, in particolare nelle sue forme batteriche. Introdotto per la prima volta nel 1968 da Meares e Stamey, si è progressivamente affermato come standard diagnostico di riferimento per la valutazione dei processi infiammatori e delle infezioni batteriche a carico del tratto urinario inferiore maschile.

Indicazioni cliniche e diffusione

Attualmente riconosciuto come il “gold standard” per la diagnosi della prostatite cronica batterica, il test consente di distinguere in modo preciso l’origine anatomica dell’infezione attraverso l’analisi sequenziale di campioni urinari e di secreto prostatico espresso (EPS). Tuttavia, la sua applicazione clinica quotidiana è limitata: la complessità procedurale e il tempo necessario per l’esecuzione costituiscono ostacoli significativi, motivo per cui molti urologi preferiscono metodiche semplificate proposte in letteratura.

Come si svolge il test?

Il test prevede la raccolta sequenziale di quattro distinti campioni biologici, finalizzati all’identificazione topografica dell’eventuale processo infettivo:

  • VB1 (Voided Bladder 1): i primi 10 ml di urina del mattino, rappresentativi dell’uretra anteriore. La presenza di microrganismi in questo campione suggerisce un’infezione a livello uretrale.
  • VB2: campione raccolto subito dopo VB1, costituisce il mitto intermedio e fornisce informazioni sull’eventuale colonizzazione batterica della vescica.
  • EPS (Expressed Prostatic Secretion): ottenuto mediante massaggio prostatico transrettale, che stimola il rilascio di secrezioni dalla ghiandola prostatica. Questo materiale viene analizzato per la conta leucocitaria e sottoposto a coltura microbiologica.
  • VB3: campione urinario prelevato immediatamente dopo il massaggio prostatico; può contenere residui di secrezione prostatica espulsi nell’uretra e fornisce ulteriori dati indiretti sullo stato infiammatorio/produttivo della prostata.

Interpretazione dei risultati

Il test è considerato positivo per prostatite cronica batterica quando si osserva un incremento significativo di leucociti (≥10 per campo ad alto ingrandimento, 40X) nel campione EPS o in VB3, in associazione alla presenza di microrganismi patogeni. Il confronto quantitativo delle cariche batteriche nei vari campioni consente di determinare la sede primaria dell’infezione:

Se i patogeni sono rilevabili esclusivamente in EPS o VB3, oppure se la carica batterica di questi campioni risulta ≥10 volte superiore rispetto a quella di VB1 e VB2, si pone diagnosi di prostatite cronica batterica.

La presenza di batteri in VB3, ma non nei primi due campioni, suggerisce un’infezione localizzata alle vie seminali.

Considerazioni finali

Nonostante l’elevata specificità diagnostica, la prova di Meares-Stamey trova oggi applicazione limitata nella pratica clinica di routine a causa della sua laboriosità. Tuttavia, il suo valore rimane indiscusso in contesti in cui è richiesta una caratterizzazione precisa della eziopatogenesi prostatica, specialmente nei pazienti con sindrome da prostatite cronica non responsiva ai trattamenti empirici.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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