Dire all’oculista “vedo male” è un punto di partenza, ma raramente è sufficiente per descrivere un disturbo visivo. Una visione sfocata comparsa progressivamente negli ultimi mesi, un annebbiamento improvviso di un solo occhio, la difficoltà a mettere a fuoco da vicino o la comparsa di lampi luminosi sono problemi molto diversi, anche se il paziente potrebbe riassumerli tutti con la stessa frase. Per questo motivo, durante una visita, il modo in cui vengono descritti i sintomi può fornire informazioni utili allo specialista. Non è necessario conoscere termini medici o arrivare con una propria diagnosi: è molto più importante ricostruire con precisione quando è iniziato il problema, come si manifesta e se esistono altre condizioni che potrebbero avere una relazione con la salute degli occhi.
Preparare queste informazioni prima dell’appuntamento aiuta anche il paziente. Quando si è davanti al medico è facile dimenticare un particolare, soprattutto se il disturbo dura da tempo o si presenta soltanto in determinate circostanze.
Non basta dire che si vede sfocato: descrivere esattamente il disturbo
La vista può cambiare in molti modi. La prima informazione utile riguarda quindi che cosa è effettivamente cambiato rispetto al normale. Una persona può avere difficoltà a vedere nitidamente gli oggetti lontani, mentre continua a leggere senza problemi. Un’altra può accorgersi che deve allontanare il telefono o il libro per mettere a fuoco. In altri casi le immagini possono apparire deformate, sdoppiate oppure parzialmente coperte da un’area scura.
Distinguere questi fenomeni aiuta a orientare la valutazione. Una difficoltà progressiva nella visione da lontano può essere collegata, per esempio, a un difetto refrattivo come la miopia. La difficoltà nella messa a fuoco da vicino che compare con l’età può invece essere compatibile con la presbiopia. Astigmatismo e ipermetropia presentano caratteristiche ancora differenti.
Non tutti i disturbi visivi, però, derivano dalla necessità di modificare la gradazione degli occhiali.
- Durante la visita è utile riferire se vengono percepiti aloni intorno alle luci, se i colori sembrano meno brillanti, se è diventato più difficile vedere al buio oppure se compaiono aree del campo visivo nelle quali l’immagine risulta meno nitida o assente.
- Anche la visione doppia merita una descrizione accurata. Una delle informazioni più utili consiste nel verificare, quando possibile e senza ritardare una valutazione medica, se lo sdoppiamento persista guardando con un solo occhio oppure se compaia soltanto tenendo aperti entrambi.
- Altri pazienti riferiscono piccole forme mobili, puntini o filamenti che sembrano spostarsi insieme allo sguardo. Sono le cosiddette miodesopsie, spesso descritte come “mosche volanti”. Possono essere un fenomeno frequente e benigno, ma una comparsa improvvisa e numerosa, soprattutto se accompagnata da lampi luminosi o da una zona scura nel campo visivo, richiede una valutazione tempestiva.
Il medico deve quindi sapere non soltanto che esiste un disturbo, ma quale tipo di alterazione visiva viene percepita.
Quando è iniziato il problema e come è cambiato nel tempo
Una seconda informazione determinante riguarda la cronologia. Dire “vedo peggio da un po’” lascia aperte molte possibilità. È molto più utile specificare se il disturbo è comparso quella mattina, una settimana prima oppure lentamente nell’arco di diversi mesi. La velocità con cui cambia la vista può modificare significativamente l’interpretazione del sintomo. Una riduzione progressiva della nitidezza visiva nel corso degli anni può avere cause differenti rispetto a un calo improvviso comparso nell’arco di minuti o ore.
Vale la pena cercare di ricostruire anche l’eventuale evento associato all’inizio dei sintomi.
- Il problema è comparso dopo un trauma?
- Dopo un intervento?
- In seguito all’introduzione di una nuova terapia farmacologica?
- Durante un periodo nel quale si è utilizzato intensamente il computer?
Queste informazioni non stabiliscono automaticamente una relazione di causa ed effetto, ma possono aiutare lo specialista a completare l’anamnesi.
È utile descrivere anche come si comporta il disturbo durante la giornata.
- La vista è peggiore al mattino oppure alla sera?
- Diventa sfocata dopo diverse ore davanti allo schermo?
- Migliora dopo aver ammiccato più volte?
- Il problema compare soltanto durante la lettura oppure anche guardando lontano?
Un annebbiamento intermittente accompagnato da bruciore e sensazione di corpo estraneo, per esempio, pone questioni diverse rispetto a una perdita visiva costante.
Bisogna poi indicare se il fenomeno interessa un solo occhio o entrambi. Per verificarlo, quando il sintomo lo consente, può essere sufficiente coprire alternativamente un occhio e poi l’altro e osservare se la differenza rimane evidente. Molte persone non si accorgono facilmente che un occhio vede meno dell’altro perché, nella vita quotidiana, il sistema visivo utilizza contemporaneamente le informazioni provenienti da entrambi.
Un altro dettaglio utile riguarda l’andamento. Il disturbo è stabile, migliora, peggiora progressivamente oppure compare a episodi?
Anche la durata degli episodi dovrebbe essere riferita con la maggiore precisione possibile. Una perdita o alterazione della vista che dura pochi secondi non viene descritta allo stesso modo di un fenomeno che persiste per ore.
Sintomi oculari e sintomi generali da riferire durante la visita
L’occhio non deve essere considerato isolatamente dal resto dell’organismo. Accanto al disturbo visivo possono esserci dolore, arrossamento, fotofobia, prurito, secrezioni, lacrimazione, gonfiore delle palpebre o mal di testa. Segnalare se questi sintomi sono presenti o assenti contribuisce a definire meglio il quadro.
- Il dolore, in particolare, dovrebbe essere descritto cercando di specificarne sede e caratteristiche. Si tratta di bruciore superficiale? Di una sensazione di corpo estraneo? Di un dolore profondo intorno o dietro l’occhio? Compare muovendo lo sguardo?
- Anche la sensibilità alla luce può essere rilevante, soprattutto quando si associa a dolore o arrossamento.
- Non vanno trascurati altri sintomi che apparentemente sembrano estranei all’occhio. Mal di testa nuovo o particolarmente intenso, nausea, debolezza, alterazioni della sensibilità, difficoltà nel parlare o perdita di equilibrio possono assumere significati differenti a seconda del contesto clinico. In presenza di improvvisa perdita della vista associata a sintomi neurologici, la situazione non dovrebbe essere gestita aspettando semplicemente una normale visita programmata.
- Altrettanto importante è riferire eventuali episodi precedenti. Se lo stesso problema si era già verificato mesi o anni prima, lo specialista dovrebbe saperlo, così come dovrebbe essere informato di precedenti diagnosi oculari. Glaucoma, cataratta, patologie retiniche, cheratocono, uveiti, traumi e interventi chirurgici fanno parte della storia clinica dell’occhio e possono modificare l’interpretazione dei sintomi attuali. Quando sono disponibili, portare con sé vecchi referti, esami strumentali e prescrizioni degli occhiali può essere molto utile per confrontare la situazione attuale con quella precedente.
Farmaci, malattie e familiarità: informazioni che riguardano anche gli occhi
Durante una visita oculistica viene spesso chiesto quali farmaci si assumano e quali patologie siano presenti. Non è una formalità. Diverse condizioni generali possono avere conseguenze oculari oppure aumentare il rischio di specifiche alterazioni.
- Il diabete, per esempio, può interessare la microcircolazione retinica. L’ipertensione arteriosa può essere associata ad alterazioni vascolari osservabili anche a livello oculare. Malattie autoimmuni, neurologiche e infiammatorie possono, in determinate circostanze, avere manifestazioni che coinvolgono l’occhio. È quindi utile arrivare alla visita conoscendo almeno le principali diagnosi ricevute e le terapie che si stanno seguendo.
- L’elenco dei farmaci dovrebbe comprendere non soltanto colliri o prodotti specificamente destinati agli occhi, ma anche terapie sistemiche assunte regolarmente.
- Bisogna segnalare eventuali allergie conosciute e precedenti reazioni avverse, soprattutto se durante il percorso diagnostico potrebbero essere utilizzati colliri o altri prodotti.
- Lo specialista potrebbe inoltre chiedere informazioni sulla storia familiare. Avere genitori o fratelli con determinate patologie oculari non significa necessariamente sviluppare la stessa condizione, ma la familiarità può rappresentare un elemento da considerare. È particolarmente utile comunicare se in famiglia sono presenti diagnosi di glaucoma, alcune patologie retiniche o altre malattie oculari note.
- Anche l’utilizzo di occhiali e lenti a contatto dovrebbe essere descritto con precisione. Da quanto tempo vengono utilizzati? Quando è stata aggiornata l’ultima prescrizione? Le lenti a contatto vengono portate quotidianamente? Quante ore al giorno? Si dorme occasionalmente con le lenti? Sono dettagli che possono sembrare secondari al paziente ma che, in presenza di determinati sintomi, possono contribuire alla valutazione.
Preparare la visita permette di utilizzare meglio il tempo con l’oculista
Non occorre compilare un dossier prima di ogni controllo. Può essere sufficiente appuntare sul telefono poche informazioni che altrimenti rischierebbero di essere dimenticate.
La descrizione più utile comprende generalmente:
- tipo di sintomo,
- occhio coinvolto,
- momento di comparsa,
- durata,
- andamento,
- eventuali fenomeni associati.
Un paziente potrebbe, per esempio, riferire: “Da circa due settimane con l’occhio destro vedo le righe leggermente deformate, soprattutto durante la lettura; il fenomeno è sempre presente e non ho dolore”. È molto più informativo di un generico “vedo un po’ male”. Oppure: “Tre giorni fa sono comparsi improvvisamente molti puntini scuri nell’occhio sinistro e da allora percepisco anche qualche lampo laterale”. Anche in questo caso la descrizione orienta immediatamente l’attenzione verso caratteristiche specifiche del problema.
Infine, è bene preparare le domande. Qual è la probabile origine del disturbo? Sono necessari ulteriori accertamenti? Il problema deve essere semplicemente monitorato oppure richiede un trattamento? Quali cambiamenti dei sintomi dovrebbero portare a contattare nuovamente lo specialista prima del controllo programmato? Fare domande non significa mettere in discussione il medico. Permette di comprendere meglio il percorso indicato.
Esiste però una situazione nella quale preparare accuratamente l’appuntamento passa in secondo piano: quando il cambiamento della vista è improvviso e importante. Una brusca perdita o marcata riduzione della vista, la comparsa di una zona scura simile a una tenda, numerosi nuovi corpi mobili accompagnati da lampi, un trauma oculare significativo, un dolore intenso o sintomi neurologici associati possono richiedere una valutazione tempestiva. In questi casi non è opportuno attendere semplicemente il successivo controllo di routine.
Mettere insieme questi consigli consente di utilizzare la visita in modo più efficace e di passare da una sensazione generica relativa a “qualcosa nella mia vista è cambiato” a una valutazione clinica costruita su informazioni molto più precise.
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Lo Staff di Medicina OnLine