Dismenorrea: quando le mestruazioni sono dolorose

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Dieta Peso Dietologo Roma Cellulite Sessuologia Smettere fumare Mestruazioni dolorose Sintomi cura DismenorreaI dolori mestruali affliggono, in maniera più o meno importante, donne fertili di tutte le civiltà e di ogni rango sociale. Non a caso, quindi, la dismenorrea (così la chiamano i medici quando il dolore mestruale diviene particolarmente severo) è una delle più comuni condizioni di interesse ginecologico.

I dolori mestruali si possono accompagnare a sintomi come mal di schiena, nervosismo, sbalzi d’umore, stanchezza, diarrea, nausea, lombalgia, tensione mammaria, capogiri e svenimenti. Il sintomo cardine rimane comunque il susseguirsi di fitte dolorose – più o meno severe, spasmodiche e crampiformi – al basso ventre, che possono irradiarsi anche alla schiena o alla faccia interna delle cosce. La sintomatologia dolorosa può divenire talmente intensa da rendere difficile qualsiasi tipo di attività. Nelle donne giovani – in cui il ciclo mestruale si è appena stabilizzato e la dismenorrea è più comune – i dolori mestruali rappresentano la prima causa di assenteismo dalla scuola e dal lavoro. In quest’ultimo caso un consulto medico è molto importante e lo diventa ancor di più quando la dismenorrea appare improvvisamente in età adulta; alcune condizioni responsabili di dolori mestruali possono infatti determinare infertilità ed aumentare il rischio di gravidanze ectopiche (extrauterine).

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Cause di dismenorrea
I dolori mestruali vengono distinti in dismenorrea primaria (detta anche intrinseca, essenziale o idiopatica) e dismenorrea secondaria. Nel primo caso, quello più frequente, i sintomi dolorosi non riconoscono una causa organica evidente, mentre nel secondo sono la conseguenza di anomalie o alterazioni dei genitali interni, come l’endometriosi, la stenosi della cervice uterina, l’adenomiosi, la malattia infiammatoria pelvica e neoplasie uterine benigne o maligne.

Dismenorrea primaria
La dismenorrea primaria inizia tipicamente 6-12 mesi dopo il menarca, raggiunge la massima frequenza a 16-17 anni e tende ad attenuarsi nella seconda decade di vita e talvolta scompare dopo il primo figlio. La dismenorrea secondaria insorge invece insieme al menarca oppure, improvvisamente, in età adulta, spesso dissociata agli altri sintomi soprariportati (nervosismo, disturbi gastrointestinali ecc.).
Nella dismenorrea primaria i dolori mestruali iniziano tipicamente poche ore prima della mestruazioni e persistono per uno o due giorni, mentre nella dismenorrea secondaria il dolore interessa l’intero periodo mestruale e talvolta si estende anche alla fase follicolare.
Durante il periodo mestruale, la muscolatura uterina si contrae per espellere le cellule endometriali in disfacimento. Alcune prostaglandine (sostanze simili ad ormoni coinvolte nella risposta flogistica e nei sintomi dolorosi) ed altre molecole pro-infiammatiorie, amplificano le contrazioni uterine; per questo motivo, un alto livello di prostaglandine è associato ad un aumento dei dolori mestruali. Secondo alcuni autori le intense contrazioni uterine finiscono col bloccare o ridurre significativamente l’afflusso di sangue all’utero, scatenando una sintomatologia dolorosa simile a quella dell’angina pectoris, in cui l’ostruzione delle coronarie riduce l’apporto di ossigeno e nutrienti al miocardio provocando dolori oppressivi al petto. Per lo stesso motivo, i dolori mestruali possono essere peggiorati dall’attività fisica strenua; durante l’esercizio fisico intenso, infatti, si riduce il flusso ematico uterino ed aumentano i fenomeni di ischemia per il maggior apporto di sangue ai muscoli in attività; dall’altra parte, la liberazione di oppioidi endogeni può ridurre la percezione del dolore.

Fattori di rischio
I fattori di rischio associati ai dolori mestruali sono la giovane età (meno di 20 anni), il menarca precoce, il non aver mai partorito (nulliparità), la familiarità per il disturbo, la menorragia (flusso mestruale abbondante), gli abusi sessuali ed un basso o eccessivo Indice di Massa Corporea.

Diagnosi
La diagnosi di dismenorrea è sostanzialmente clinica; a tale scopo il medico compie innanzitutto un’accurata anamnesi circa le caratteristiche del dolore mestruale, la sua ciclicità e irradiazione, ma anche l’età di insorgenza del menarca, l’assunzione di determinati farmaci o integratori, l’aspetto delle perdite vaginali, il mezzo contraccettivo utilizzato, la regolarità dei cicli e la presenza o meno di disturbi associati. La visita medica generale può quindi indirizzare la paziente verso un esame ginecologico accurato, in modo da indagare eventuali cause di dolori mestruali secondari. Tra le tecniche diagnostiche di comune utilizzo rientrano l’ecografia pelvica, la tomografia computerizzata, la risonanza magnetica (tutti esami indolore e non invasivi), l’isteroscopia (inserimento di un piccolo tubicino nella vagina, che viene fatto risalire fino all’utero per controllare visivamente lo stato di salute dell’organo tramite una microtelecamera) e la laparoscopia (la microcamera collocata nel microcatetere accede alle aree da controllare mediante una piccola incisione in prossimità dell’ombelico).

Cure e rimedi per i dolori mestruali
In presenza di dismenorrea primaria, i dolori mestruali vengono trattati essenzialmente in due modi. Il primo si basa sull’utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei, particolarmente utili per attenuare la sintomatologia dolorosa; la loro azione farmacologica, tra l’altro, diminuisce la concentrazione locale di prostaglandine attraverso il blocco della ciclossigenasi. La terapia viene normalmente iniziata il giorno stesso delle mestruazioni o meglio, nel caso sia possibile stabilire il loro arrivo, già in quello precedente, quindi continuata per le successive 48-72 ore. I princìpi attivi di più comune impiego sono l’ibuprofene, il naproxene e l’acido meclofenamico, tutti controindicati in presenza di ulcera peptica.
Nel caso non vi siano controindicazioni all’uso della pillola anticoncezionale, questa si rivela spesso efficace nel ridurre la severità dei crampi mestruali, grazie alla capacità di inibire l’ovulazione e diminuire la contrattilità uterina.

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In presenza di dismenorrea secondaria occorre ovviamente trattare la patologia organica di base; ad esempio, in presenza di endometriosi o fibroidi si procede con l’eliminazione del tessuto anomalo tramite interventi di chirurgia mini-invasiva, come la stessa laparoscopia. In questi casi, la somministrazione di FANS è normalmente priva di efficacia. Altri rimedi per i dolori mestruali
Per molte donne il calore rappresenta un validissimo aiuto contro i dolori mestruali; un bagno caldo od una borsa d’acqua calda sull’addome sono tra i rimedi casalinghi più diffusi. Altri trattamenti non farmacologici comprendono massaggi circolari e delicati al basso ventre, esercizi di allungamento muscolare, tecniche di yoga e meditazione, TENS, agopuntura e psicoterapia. Gli integratori più popolari contro i dolori mestruali sono quelli di magnesio, omega-3, vitamina E, zinco e vitamina B1. La carenza di omega-3, unitamente agli eccessi di omega-6 (tipici delle nazioni industrializzate per il ridotto consumo di pesce e l’elevato apporto di oli vegetali), favorisce la produzione di prostaglandine ed altre sostanze ad azione pro-infiammatoria; per questo motivo, aldilà dell’eventuale integrazione con EPA e DHA (omega-tre), in presenza di dolori mestruali può essere d’aiuto consumare maggiori quantità di salmone, pesce azzurro ed olio di semi di lino. Tra i rimedi erboristici indicati in presenza di dismenorrea ricordiamo l’Angelica sinensis (Dong Quai), la potentilla Anserina (Argentina) e la Cimicifuga racemosa.

Tisana contro i dolori mestruali
Le tisane contro i dolori mestruali sfruttano le proprietà emmenagoghe ed antispasmodiche di alcune droghe vegetali, dimostrate scientificamente o semplice frutto empirico della tradizione popolare. La fonte vegetale più nota ed utilizzata in presenza di dolori mestruali è data dalle sommità fiorite di Achillea millefoglie. Viene impiegata contro la dismenorrea (mestruazioni dolorose), principalmente per le sue proprietà antispastiche.
Le droghe emmenagoghe, oggi di relativo impiego, sono quelle che provocano, facilitano od aumentano il flusso mestruale; tra queste ricordiamo l’assenzio, l’artemisia, la matricaria, il prezzemolo, lo zafferano, il senecione e la calendula.
L’effetto terapeutico delle tisane è comunque piuttosto blando ed in presenza di dolori mestruali importanti – dopo averne valutato le cause ed aver stabilito una terapia idonea – è necessario il ricorso ad estratti secchi o a tinture di droghe come la cimicifuga (radici, rizoma), l’agnocasto (frutti) e l’olio di enotera. A livello generale, è spesso consigliata una dieta più ricca di pesce (almeno 3 assunzioni settimanali) o in alternativa l’integrazione con omega-3 (olio di lino, olio di canapa, olio di pesce); allo stesso tempo, si consiglia di limitare il consumo di zuccheri semplici ed alimenti troppo ricchi di grassi.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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