Masturbazione compulsiva e dipendenze sessuali aumentano il rischio di tristezza post-orgasmica

La masturbazione rappresenta una componente fisiologica del comportamento sessuale umano e costituisce un’attività presente in tutte le fasce di età e in diversi contesti culturali. Nella maggior parte dei casi essa si configura come una forma di espressione sessuale normale, priva di implicazioni patologiche e compatibile con un equilibrio psicologico e relazionale adeguato, tuttavia in una minoranza di individui il comportamento masturbatorio può assumere caratteristiche di ripetitività e perdita di controllo tali da configurare un pattern compulsivo. In queste circostanze l’attività masturbatoria tende a perdere la funzione primaria di gratificazione sessuale e diventa progressivamente uno strumento di regolazione emotiva utilizzato per ridurre tensione interna, stress o stati affettivi negativi.

Parallelamente, la letteratura di medicina sessuale ha descritto un fenomeno noto come postcoital dysphoria (PCD) (in intaliano “disforia post-coitale“), anche detto “post-coital blues”, caratterizzato dalla comparsa di tristezza, malinconia, irritabilità o senso di vuoto emotivo immediatamente dopo l’orgasmo. Questo quadro, che può interessare sia gli uomini che le donne, può manifestarsi sia dopo rapporto sessuale con partner sia dopo masturbazione solitaria. Nella maggior parte dei soggetti la sintomatologia è transitoria e di modesta intensità, risolvendosi spontaneamente nel giro di pochi minuti. In altri individui può invece assumere caratteristiche più marcate, con episodi ricorrenti che influenzano negativamente la percezione della propria sessualità.

L’osservazione clinica suggerisce che esista una possibile relazione tra comportamento masturbatorio compulsivo (o comunque da una dipendenza sessuale) e maggiore probabilità di sperimentare stati disforici nella fase post-orgasmica. Questa relazione appare plausibile sia dal punto di vista neurobiologico, per l’effetto della stimolazione ripetuta dei circuiti della ricompensa, sia dal punto di vista psicologico, per il ruolo che il senso di perdita di controllo può avere nella percezione emotiva dell’esperienza sessuale.

Per comprendere meglio l’argomento, ricordiamo ora al lettore quali sono i meccanismi alla base dell’orgasmo/disforia post-coitale e della masturbazione compulsiva.

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Fisiologia neurobiologica dell’orgasmo e della fase post-orgasmica

L’orgasmo maschile rappresenta un evento neurofisiologico complesso che coinvolge l’interazione tra strutture corticali, sottocorticali e circuiti spinali autonomici. Durante la fase di eccitazione sessuale si osserva un progressivo incremento dell’attività dopaminergica nel sistema mesolimbico, in particolare a livello dello striatum ventrale e del nucleus accumbens. Queste strutture costituiscono nodi fondamentali del circuito cerebrale della ricompensa e sono responsabili della percezione soggettiva del piacere e della motivazione comportamentale.

Nel momento dell’orgasmo si verifica una scarica neurofisiologica coordinata che coinvolge anche l’ipotalamo e altre strutture limbiche implicate nell’elaborazione delle componenti emotive della sessualità. Subito dopo l’orgasmo l’organismo entra nella cosiddetta fase di risoluzione, caratterizzata da una rapida riconfigurazione dell’equilibrio neurochimico cerebrale. Uno dei cambiamenti più rilevanti consiste nella netta riduzione dell’attività dopaminergica del circuito mesolimbico, accompagnata da un aumento della secrezione di prolattina. La prolattina esercita un effetto inibitorio sulla motivazione sessuale e contribuisce alla comparsa del periodo refrattario maschile. Parallelamente si osserva il rilascio di ossitocina ed endorfine, sostanze che favoriscono uno stato di rilassamento e riduzione dell’arousal.

Questo passaggio improvviso da uno stato di intensa attivazione del sistema della ricompensa a uno stato di ridotta stimolazione dopaminergica può essere percepito soggettivamente come una sensazione di svuotamento emotivo e tristezza. In alcuni individui tale sensazione assume la forma di un vero e proprio stato disforico transitorio.

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Effetti della masturbazione ripetitiva sui circuiti della ricompensa

Quando la masturbazione viene praticata con frequenza elevata e in maniera ripetitiva nell’arco della giornata, i circuiti cerebrali coinvolti nella regolazione della ricompensa possono essere sottoposti a stimolazioni dopaminergiche ripetute seguite da altrettanto frequenti fasi di riduzione dell’attività neurochimica. Questo pattern può determinare una modulazione progressiva della sensibilità dei sistemi dopaminergici. In termini neurobiologici, l’esposizione ripetuta a stimoli che attivano intensamente il sistema della ricompensa può indurre fenomeni di adattamento neuronale. Tali fenomeni includono modificazioni nella densità dei recettori dopaminergici e cambiamenti nella trasmissione sinaptica all’interno del circuito mesolimbico: in parole semplici, l’individuo diventa meno sensibile alla dopamina e necessita di stimoli sempre più forti per provare piacere (in modo non neurochimicamente dissimile da un tossicodipendente che ha bisogno sempre di dosi maggiori di sostanza per provare il piacere che avvertiva con le prime dosi). Nel contesto della masturbazione compulsiva, l’orgasmo diventa quindi parte di un ciclo ripetitivo di attivazione e disattivazione del sistema della ricompensa, che porta a picchi sempre più alti di dopamina. Dopo ogni episodio orgasmico il calo dopaminergico e l’aumento della prolattina determinano una fase di ridotta attivazione motivazionale sempre più marcata e molto più forte rispetto a quanto già si vede negli individui che non soffrono di masturbazione compulsiva, col risultato che la percezione soggettiva di svuotamento emotivo diventa più severa nel masturbatore compulsivo rispetto alla persona che non ne soffre. La ripetizione frequente del ciclo eccitazione-orgasmo-risoluzione può quindi amplificare la percezione della transizione neurochimica che segue l’orgasmo, rendendo più evidente la fase di down emotivo: in parole semplici, la masturbazione compulsiva (e più in generale le dipendenze da reazione orgasmica e sessuali) può aumentare i picchi orgasmici di dopamina, rendendo più marcato il ritorno a livelli “zero” di dopamina e aumentando i sintomi della tristezza post-orgasmo.

Concetto chiave: soffrire di masturbazione compulsiva, o comunque di dipendenza sessuale, determina in definitiva maggiore probabilità di sperimentare disforia post-orgasmica e di avvertire sintomi maggiori.

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Componenti psicologiche e comportamentali

Oltre agli aspetti neurobiologici, il rapporto tra masturbazione compulsiva e disforia post-orgasmica è fortemente influenzato da fattori psicologici. Nei soggetti con comportamento masturbatorio compulsivo l’attività sessuale è spesso utilizzata come strategia di coping per gestire stati emotivi negativi quali stress, ansia, frustrazione o noia.

In queste circostanze la masturbazione non è più vissuta come un’esperienza spontanea di piacere, ma come un comportamento finalizzato alla riduzione della tensione interna in quanto determina picchi di dopamina, la quale diventa una vera e propria droga endogena a cui il dipendente attinge – in qualsiasi momento lo voglia – per evitare i sintomi depressivi. Dopo l’orgasmo, quando lo stato di tensione iniziale si riduce e l’attivazione dopaminergica diminuisce, l’individuo può sperimentare un ritorno amplificato allo stato emotivo precedente. Questo fenomeno può essere percepito come tristezza, senso di vuoto o insoddisfazione, che si somma ai sintomi depressivi di cui già il masturbatore compulsivo soffre, amplificandoli enormemente.

Un ulteriore elemento rilevante è rappresentato dal senso di perdita di controllo. Molti soggetti con comportamento masturbatorio compulsivo riferiscono la sensazione di non riuscire a limitare la frequenza del comportamento nonostante la consapevolezza delle sue conseguenze negative (comportamenti illegali, perdita di tempo, disfunzione erettile con partner reali…). Questo vissuto può generare sentimenti di frustrazione, autocritica o vergogna che tendono a emergere ancor di più proprio nella fase immediatamente successiva all’orgasmo. Questi fattori cognitivi ed emotivi possono quindi interagire con i cambiamenti neurochimici della fase post-orgasmica, amplificando la percezione soggettiva della tristezza post-orgasmica, rendendola un elemento fortemente interferente con il funzionamento sociale, lavorativo ed affettivo della parsona.

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Diagnosi

La relazione tra masturbazione compulsiva e disforia post-orgasmica presenta implicazioni rilevanti dal punto di vista clinico. Sebbene la masturbazione rappresenti nella maggior parte dei casi un comportamento fisiologico, la presenza di pattern compulsivi può indicare una difficoltà più ampia nella regolazione delle emozioni o nel controllo degli impulsi. Nel contesto della valutazione clinica è importante distinguere tra una masturbazione frequente ma non problematica e una vera e propria compulsività comportamentale, che si configura come vera e propria dipendenza comportamentale sessuale. Quest’ultima è generalmente caratterizzata da perdita di controllo, interferenza con le attività quotidiane e utilizzo del comportamento sessuale come principale strategia di gestione dello stress.

Una valutazione clinica da parte di un medico sessuologo può diventare appropriata quando la sintomatologia assume carattere intenso, ricorrente o prolungato nel tempo, soprattutto se essa interferisce con le attività sociali, professionali o relazionali: in queste circostanze è necessario considerare la possibilità che la disforia post-orgasmica e/o la masturbazione ripetuta nel tempo siano effettivamente la spia di un disturbo che non deve essere sottovalutato.

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Terapia

Quando la disforia post-orgasmica è associata a comportamenti sessuali compulsivi, l’intervento terapeutico dovrebbe concentrarsi sia sulla regolazione del comportamento masturbatorio sia sulla gestione degli stati emotivi sottostanti. Approcci psicoterapeutici orientati alla consapevolezza dei meccanismi di coping e alla modulazione degli impulsi possono risultare particolarmente utili, a cui associare – nei casi in cui siano presenti sintomi depressivi o ansiosi clinicamente rilevanti – un trattamento farmacologico specifico con farmaci antidepressivi o ansiolitici.

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