La ragazza sulla sinistra in questa fotografia, era già morta. Perché sua madre ha voluto fare con lei questa foto?
Durante l’epoca vittoriana, tra il XIX e l’inizio del XX secolo, una pratica oggi inquietante ma allora profondamente sentita prese piede in Inghilterra e negli Stati Uniti: la fotografia post mortem. Si trattava di ritratti fotografici realizzati ai defunti, spesso circondati dai familiari, talvolta “messi in posa” come se fossero ancora vivi, come accade con la ragazza che vedete, apparentemente viva accanto a sua madre.
In un’epoca in cui la mortalità infantile era altissima e le epidemie frequenti, perdere un caro era purtroppo un evento comune. La fotografia, allora una tecnologia recente e costosa, rappresentava spesso l’unica occasione per ottenere un’immagine duratura del defunto. Il ritratto postumo diventava così un ricordo tangibile, un modo per conservare la memoria del volto amato.
I cadaveri venivano sistemati con cura e vestiti con gli abiti migliori. Alcune foto cercavano di “simulare la vita”: gli occhi del defunto venivano tenuti aperti artificialmente o dipinti in seguito sul negativo e in molti casi il cadavere veniva tenuto in posizioni naturali, ad esempio seduto (come la ragazza nella foto), in piedi con supporti nascosti, o ritratto nel letto come se dormisse. Spesso i bambini venivano ritratti nell’atto di giocare, ad esempio tra varie bambole. In alcune foto il cadavere veniva circondato da parenti in lacrime, in un’immagine collettiva del lutto.
Oggi queste immagini possono apparire morbose, ma nel contesto vittoriano erano espressione di amore, dolore e memoria. Rappresentano una finestra sulla cultura della morte dell’epoca, profondamente diversa dalla nostra, in cui il lutto era vissuto con una ritualità visiva che univa arte, tecnologia e sentimento.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine