La comparsa di tristezza, malinconia, senso di vuoto o irritabilità dopo l’orgasmo rappresenta un fenomeno descritto nella letteratura di medicina sessuale con il termine postcoital dysphoria (PCD) (in intaliano “disforia post-coitale“), anche detto “post-coital blues”. Questa condizione, che nella maggioranza dei casi è assolutamente normale, può manifestarsi sia dopo un rapporto sessuale con partner sia dopo masturbazione solitaria. In molti casi si tratta di un fenomeno transitorio e fisiologico legato alle dinamiche neuroendocrine che seguono l’orgasmo. In altri individui può invece assumere caratteristiche ricorrenti e clinicamente rilevanti, influenzando negativamente il benessere psicologico e la qualità della vita sessuale: in questo caso il fenomeno potrebbe essere una spia di un disagio o di una patologia.
Per comprendere meglio l’argomento, si deve ricordare al lettore che la risposta sessuale umana costituisce un processo neurofisiologico complesso che coinvolge l’interazione di componenti biologiche, endocrine, psicologiche e relazionali. I modelli classici della fisiologia sessuale, a partire dalle descrizioni di Masters e Johnson, individuano quattro fasi principali della risposta sessuale:
- eccitazione;
- plateau;
- orgasmo;
- risoluzione.
Durante queste fasi si verificano profonde modificazioni a livello del sistema nervoso centrale, del sistema autonomico e dell’assetto ormonale. La fase dell’orgasmo orgasmica rappresenta il punto culminante dell’attività sessuale ed è caratterizzata da una scarica neurofisiologica coordinata che coinvolge circuiti centrali e spinali responsabili dell’eiaculazione e della percezione soggettiva del piacere. Subito dopo l’orgasmo si entra nella fase di risoluzione, durante la quale l’organismo passa rapidamente da uno stato di elevata attivazione fisiologica a uno stato di progressiva normalizzazione. E’ proprio in questo momento di transizione che alcuni individui sperimentano un cambiamento emotivo improvviso che può manifestarsi con sensazioni di malinconia, irritabilità, senso di vuoto o lieve ansia, appunto la disforia post-coitale.
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Quanto è diffuso il fenomeno?
L’epidemiologia della disforia post-coitale è stata indagata relativamente di recente. Per molti anni il fenomeno è stato sottostimato sia per la sua natura intima sia per la tendenza dei pazienti a non riferire spontaneamente questo tipo di esperienza. Le indagini più recenti, condotte mediante questionari anonimi e studi osservazionali su popolazioni adulte, indicano che la tristezza o il disagio emotivo dopo l’orgasmo rappresentano un’esperienza relativamente diffusa nella popolazione maschile. Una percentuale significativa di uomini riferisce di aver sperimentato almeno una volta nella vita un episodio di tristezza o malinconia dopo un’attività sessuale conclusa con orgasmo:
- circa il 40–45% degli uomini riferisce almeno un episodio nella vita;
- circa il 5–10% presenta episodi relativamente frequenti;
- una minoranza (<5%) sperimenta sintomi intensi e persistenti: In questi casi la sintomatologia può assumere un rilievo clinico maggiore e interferire con il vissuto della sessualità, assumendo le caratteristiche di una vera patologia.
Alcuni studi suggeriscono inoltre che il fenomeno non sia limitato ai rapporti sessuali con partner, ma possa verificarsi anche dopo masturbazione solitaria. Questo dato rafforza l’ipotesi secondo cui i meccanismi neurobiologici dell’orgasmo e della fase post-orgasmica svolgano un ruolo centrale nella genesi del fenomeno.
Neurobiologia dell’orgasmo maschile
L’orgasmo rappresenta uno degli eventi neurofisiologici più complessi della fisiologia umana. Numerosi studi di neuroimaging hanno dimostrato che durante l’eccitazione sessuale e l’orgasmo vengono attivati diversi circuiti cerebrali associati alla motivazione, alla gratificazione e all’elaborazione emotiva. Tra le strutture più coinvolte vi sono lo striatum ventrale e il nucleus accumbens, che costituiscono nodi fondamentali del sistema della ricompensa. Queste regioni ricevono proiezioni dopaminergiche dall’area tegmentale ventrale e sono strettamente implicate nella percezione del piacere e nella motivazione comportamentale. L’amigdala e altre strutture limbiche partecipano all’elaborazione delle componenti emotive della sessualità, mentre l’ipotalamo integra le informazioni endocrine e autonomiche che regolano la risposta fisiologica. La corteccia prefrontale, in particolare nelle sue regioni mediali, contribuisce invece alla modulazione cognitiva e al controllo comportamentale. Durante la fase di eccitazione sessuale si osserva un aumento progressivo dell’attività dopaminergica nel circuito mesolimbico. Questo incremento è responsabile della sensazione di desiderio e della spinta motivazionale verso l’attività sessuale. L’orgasmo rappresenta il momento di massima attivazione di questi circuiti, seguito immediatamente da un rapido cambiamento dello stato neurochimico cerebrale.
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Meccanismi neuroendocrini post-orgasmici
Veniamo ora alla fase che più ci interessa ai fini della comprensione della “tristezza post-coitale”: la fase successiva all’orgasmo, detta “risoluzione“. Quest’ultima è caratterizzata da una rapida riconfigurazione dell’equilibrio neurochimico del sistema nervoso centrale. Dopo il picco di attivazione dopaminergica che accompagna l’orgasmo si verifica una netta riduzione dell’attività del sistema della ricompensa. Parallelamente si osserva un aumento significativo della secrezione di prolattina. Questo ormone, prodotto dall’ipofisi anteriore, svolge un ruolo importante nella regolazione del periodo refrattario maschile. L’incremento della prolattina esercita un effetto inibitorio sul sistema dopaminergico e contribuisce alla riduzione temporanea della motivazione sessuale: detto in parole semplici, nei minuti successivi subito dopo l’orgasmo nella maggioranza dei casi la voglia di dedicarsi nuovamente ad attività sessuali cala in modo drastico ed è anche difficile avere una nuova erezione. Oltre alla prolattina, durante la fase post-orgasmica vengono rilasciate anche ossitocina ed endorfine. L’ossitocina è associata ai processi di legame affettivo e alla modulazione delle risposte emotive, mentre le endorfine contribuiscono alla sensazione di rilassamento e sedazione che segue l’orgasmo. Quindi nella fase refrattaria avremo:
- riduzione della dopamina nel sistema mesolimbico;
- aumento della prolattina, con effetto inibitorio sull’eccitazione sessuale;
- aumento di ossitocina ed endorfine, con effetto rilassante.
La combinazione di questi cambiamenti neurochimici determina una rapida transizione da uno stato di elevata attivazione motivazionale a uno stato di relativa inattivazione del sistema della ricompensa. In alcuni individui questo passaggio può essere percepito soggettivamente come una sensazione di svuotamento emotivo o di malinconia.
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Fattori psicologici e psicosociali
Accanto ai meccanismi biologici, che a mio avviso sono quelli predominanti e “trasversali” ai fini della comprensione della disforia post-coitale, diversi fattori psicologici possono contribuire alla comparsa o all’intensificazione della disforia post-orgasmica. La sessualità umana non è un fenomeno esclusivamente fisiologico, ma è fortemente influenzata da componenti cognitive, culturali, religiose ed emotive. In alcuni soggetti la masturbazione o l’attività sessuale possono essere associate a sentimenti di colpa o conflitto morale. Questo può accadere in contesti culturali, religiosi o educativi caratterizzati da una visione fortemente repressiva della sessualità. In tali condizioni l’orgasmo può essere seguito da una fase di rielaborazione cognitiva negativa che amplifica i meccanismi biologici visti precedentemente. Lo stress cronico, l’affaticamento psicofisicoe le difficoltà relazionali e nell’accedere a rapporti sessuali con un partner, possono anch’essi modulare ed amplificare la risposta emotiva post-orgasmica. Nei soggetti con tratti depressivi o ansiosi il cambiamento neurochimico che segue l’orgasmo può interagire con una vulnerabilità psicologica preesistente, determinando un’esperienza soggettiva più intensa di tristezza o vuoto emotivo, amplificando patologie psichiatriche come la depressione o i disturbi d’ansia.
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E’ una patologia?
Nella maggior parte dei casi la tristezza dopo l’orgasmo rappresenta un fenomeno fisiologico, quindi normale, e di breve durata. I sintomi tendono a risolversi spontaneamente nel giro di pochi minuti e non determinano conseguenze cliniche rilevanti. Una valutazione clinica da parte di un medico sessuologo può diventare appropriata quando la sintomatologia assume carattere intenso, ricorrente o prolungato nel tempo, soprattutto se essa interferisce con le attività sociali, professionali o relazionali: in queste circostanze è necessario considerare la possibilità che la disforia post-orgasmica sia associata ad altre condizioni psicopatologiche o a problematiche sessuali più complesse, assumendo i contorni di “spia” di un disagio più profondo o di una patologia, come ad esempio di un disturbo dell’umore, di disturbi d’ansia, di alcune forme di disfunzione sessuale psicogena o di patologie organiche che coinvolgono strutture anatomiche od ormoni legati alla neurobiologia dell’orgasmo. In questi casi potrebbe essere necessario il parere di uno psichiatra, di un neurologo, di un urologo o di un endocrinologo.
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Terapie
Nella maggioranza dei casi il fenomeno non ha bisogno di alcuna terapia. Quando invece la disforia post-orgasmica assume rilevanza clinica, l’approccio terapeutico deve essere multidimensionale. Un primo passo consiste nella psicoeducazione del paziente riguardo alla fisiologia della risposta sessuale e ai cambiamenti neuroendocrini che caratterizzano la fase post-orgasmica. In presenza di fattori psicologici significativi può essere indicato un intervento psicoterapeutico o sessuologico mirato alla rielaborazione dei conflitti cognitivi legati alla sessualità. Nei casi in cui siano presenti sintomi depressivi o ansiosi clinicamente rilevanti può essere necessario un trattamento farmacologico specifico da associare all’intervento psicoterapico o sessuologico.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
