Gli smartphone hanno ucciso l’amore

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SMARTPHONE HANNO UCCISO AMORE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Glutei.jpgSi guardava con frenesia nella buca delle lettere. Si andava nelle cabine telefoniche. Si aspettava sotto casa. Si attendeva, sempre. E più si attendeva, più si desiderava. Questo anni fa, un’epoca che non ho vissuto.
Un tempo tutto era più lento e forse anche più duraturo. Nei negozi di elettrodomestici ho assistito a discussioni sulla durata di una lavastoviglie, un tostapane. «Pensi sia un’offerta, lo compri e ti fregano. Due, tre anni al massimo e l’aggeggio è già morto». Mi chiedo se anche l’amore sia così: un aggeggio in offerta che dopo due, tre anni muore.

L’amore egoista
Penso a Veronica, la mia compagna, lei studiava Astronomia e io Lettere antiche; ci siamo scambiati il numero, abbiamo messaggiato per un po’, ci siamo incontrati prima in un caffè, poi al cinema, ad una festa, sino a finire nel mio appartamento e poi nel suo. Non usavamo alcun tipo di contraccettivo, «è da egoisti pensare solo a noi, alla nostra felicità, senza dare nulla in cambio al creato» diceva e così nacque Andrea. Io ho terminato la facoltà di Lettere antiche e ora insegno al liceo, mentre Veronica ha abbandonato Astronomia, «comunque qui non avrei trovato lavoro e non intendo trasferirmi all’estero, è stata la scelta giusta …» mi rispondeva ogni volta che le consigliavo di terminare l’ultimo anno universitario. Adesso lavora in un museo di scienze naturali come guida.
Non ha mai voluto sposarsi perché sostiene che siamo una famiglia moderna ed il matrimonio appartiene al passato «e con tutte le persone che si lasciano, meglio evitare». Ed ora le piace un altro, così mi ha detto a colazione, mentre aspettavo che il caffè salisse, dopo anni di convivenza e una notte passata a fare l’amore o meglio a «fare sesso», come dice lei, perché amore è troppo pretenzioso. «Forse non ci siamo mai amati davvero e forse l’amore non esiste», ha aggiunto. Voleva essere sincera con me e dirmi che non avrebbe più vissuto con noi, con me e Andrea, e sarebbe andata a vivere da lui. «Non ci amiamo. Lo dico per la nostra integrità, per non illuderci. Rimaniamo amici, continuiamo a sentirci su Whatsapp e tutto quanto, ma non provo più niente per te, non possiamo comandare i sentimenti. È meglio per entrambi, saremo più liberi».
Io mi ricordai di Giuditta e Oloferne, ma mentre l’eroina tagliò la testa al tiranno, Veronica quella mattina mi tagliò via dalla sua vita; come quando ti interessa una notizia sul giornale e quindi la ritagli, il resto della pagina — della carta — la butti via. L’altro era il ritaglio interessante ed io ero il resto da gettare nell’immondizia.

Il braccio più lungo
Era seduta di lato, con il cellulare davanti al viso e le dita rapite dallo scrivere, probabilmente al suo amante. Sorrideva allo schermo. Vorrei sapere chi è quest’uomo soltanto per guardarlo, per farci due chiacchiere, bere un bicchiere insieme e intanto scoprire perché lei lo preferisce a me, perché le piace e io non le piaccio più. Di Veronica mi sono sempre fidato e ora non so se perché l’amassi o perché non l’amavo abbastanza da tenerla per me. Quella mattina a colazione c’era la radio accesa, come sempre ultimamente, per riempire il vuoto che si era insidiato tra di noi. Teneva il cellulare nella mano destra, ormai era diventata una consuetudine, mi ero abituato a vederla così, con il braccio destro più lungo del sinistro.
Mi disse che io e Andrea potevamo tenere l’appartamento. Non gli era molto affezionata. Un decennio vissuto negli stessi 86 metri quadrati e non mi ero accorto che, con il tempo, erano diventati solo miei e di nostro figlio: i miei e i suoi calzini sul divano, il materiale da lavoro sparso ovunque insieme ai suoi giocattoli.

Parlarsi guardandosi
Ad ogni modo, quella non fu l’ultima volta che la vidi né che la sentii, rimaniamo in contatto per Andrea, il ponte che ci congiunge, tanto che adesso sento il telefono vibrare. Leggo il messaggio di Veronica: «Andrea è arrivato? Salutamelo e digli che mi dispiace non esserci». Rimetto il telefono in tasca e alzo lo sguardo.
Sono circondato da genitori che, come me, stanno attendendo il ritorno dei figli dalla gita. Dei quattro giorni in montagna loro conoscono già i dettagli: padri, madri e figli si sono messaggiati in continuazione. Invece Andrea non ha il cellulare perché non voglio che mio figlio si eclissi, si allontani dalla realtà e cominci a sorridere a uno schermo. Così sono il solo all’oscuro di tutto e non vedo l’ora che Andrea scenda dall’autobus, mi veda, mi abbracci e inizi a raccontare. Voglio vedere se è cresciuto, se è ingrassato o dimagrito, se la voce è rimasta quella, voglio vedere se è felice.
Sono pochi i padri soli che, come me, aspettano i figli. Osservo le coppie: molte hanno gli occhi bassi sui loro telefoni oppure chiacchierano distrattamente, non uno sguardo, un sorriso, uno slancio, nulla. E mentre aspetto Andrea mi chiedo: ma dov’è finito l’amore romantico?

fonte

Informazioni su Dott. Emilio Alessio Loiacono

https://medicinaonline.co/about/
Questa voce è stata pubblicata in Sessualità e storie d'amore e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...