Questa mattina un paziente all’ospedale aveva appena visto il suo vicino di letto vomitare e, dopo pochi istanti, ha vomitato anche lui, nonostante quest’ultimo – come poi verificato – non avesse alcun problema di salute che potesse spiegare l’aver vomitato. Non aveva neanche mangiato da poco. Quando la situazione si è tranquillizzata, il paziente che ha “vomitato per imitazione”, mi ha chiesto come fosse stato possibile che la semplice vista di qualcuno che vomita, ci fa immediatamente venire la nausea e – in alcuni casi – ci fa vomitare a nostra volta?
Partiamo dalla basi, così da spiegarvi anche qualcosa di più sull’argomento. Il vomitare è un complesso atto motorio, coordinato dal centro del vomito situato nel bulbo (una parte del nostro sistema nervoso), che consente l’espulsione del contenuto gastrico attraverso contrazioni sinergiche di diaframma, muscolatura addominale ed esofago. È un fenomeno a carattere prevalentemente difensivo, volto a proteggere l’organismo da sostanze tossiche, irritanti o da corpi estranei che devono essere espulsi dal tubo digerente. Dal punto di vista fisiopatologico, si distinguono principalmente due grandi categorie: vomito riflesso e vomito centrale.
Il vomito riflesso
Il vomito riflesso origina da stimolazioni periferiche che, attraverso vie afferenti, raggiungono i nuclei bulbari responsabili della sua attivazione. Il vomito riflesso vede diversi tipi di stimolazione:
- Stimoli faringei: la stimolazione meccanica della faringe e dell’orofaringe attiva recettori sensoriali innervati dal glossofaringeo (IX) e dal vago (X). È il meccanismo alla base del cosiddetto “gag reflex”.
- Stimoli gastrici e duodenali: distensione, sostanze tossiche o irritanti stimolano recettori viscerali con afferenze vagali.
- Stimoli vestibolari: movimenti anomali o conflitti sensoriali (come nella cinetosi) stimolano i nuclei vestibolari, con proiezioni verso il centro del vomito.
Gli impulsi afferenti convergono nel nucleo del tratto solitario (NTS), che funge da principale stazione integrativa. Da qui l’informazione raggiunge il centro del vomito, che coordina la sequenza motoria espulsiva.
Il vomito centrale
Il vomito centrale deriva da stimolazioni sopra-bulbari o intrinseche al sistema nervoso centrale, indipendenti dalle vie periferiche. L’area postrema, situata nella porzione dorsale del bulbo, funge da chemoreceptor trigger zone (CTZ). Non essendo protetta dalla barriera emato-encefalica, è particolarmente sensibile a farmaci, tossine e metaboliti circolanti (es. dopamina, serotonina, istamina, sostanze chemioterapiche). Corteccia insulare, amigdala e corteccia cingolata anteriore partecipano all’elaborazione del disgusto e delle risposte emotive associate: queste aree possono attivare indirettamente il centro del vomito in risposta a stimoli visivi, olfattivi o uditivi.
Il “vomito per imitazione”: un meccanismo ancestrale
Un aspetto peculiare del vomito centrale è la possibilità che esso venga indotto per contagio emotivo o sociale: vedere, udire o anche solo percepire l’odore del vomito di altri soggetti può scatenare la stessa risposta. Gli stimoli sensoriali attivano le aree corticali e limbiche deputate all’elaborazione del disgusto. Queste regioni hanno connessioni funzionali con il centro del vomito bulbare, determinando l’innesco dell’atto motorio. Ma perché quindi ci viene da vomitare, se vediamo qualcuno vomitare? Dal punto di vista evolutivo, il “vomito contagioso” rappresenta un meccanismo ancestrale di protezione collettiva. In comunità arcaiche a partire dall’uomo preistorico, generalmente tutti i commensali mangiavano lo stesso cibo e – se un individuo vomitava dopo aver ingerito alimenti tossici o comunque potenzialmente pericolosi per la salute – la reazione immediata di induzione del vomito nei suoi commensali aumentava le probabilità di sopravvivenza del gruppo, riducendo il rischio di avvelenamento collettivo. Ecco perché se qualcuno vicino a noi vomita, siamo indotti a vomitare anche noi: il nostro cervello “preistorico” ci dice che se il nostro vicino – avendo probabilmente mangiato il nostro stesso cibo – lo ha vomitato, forse conviene vomitarlo preventivamente a nostra volta, per evitare problemi di salute.
Questo meccanismo ricorda altri fenomeni di “contagio comportamentale”, come lo sbadiglio, ma con una valenza di sopravvivenza più diretta.
Leggi anche:
- L’uomo è un animale sociale perchè possiede “neuroni specchio”
- Sbadigliamo per sonno o per noia? Entrambe le risposte sono sbagliate
- Perché sbadigliamo e ci stiracchiamo? Perché lo sbadiglio è contagioso?
- Lavanda gastrica: quando farla, procedura, rischi, postumi, video
- Indigestione: significato, febbre, brividi, diarrea, svenimento, cure
- Lavaggio intestinale (idrocolonterapia) medico e casalingo: tecniche e benefici
- Feci dalla bocca: il vomito fecaloide
- Riconoscere i differenti tipi di vomito a seconda del colore
- Vomito: le cause più frequenti
- Vomito: rimedi naturali e cure farmacologiche (farmaci anti-emetici)
Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine