Sei disoccupato? Rischi la “Sindrome da lavoro precario”. Ti spiego i trucchi per difenderti

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Sei disoccupato Rischi la Sindrome da lavoro precarioSi chiama “Sindrome da lavoro precario” e colpisce coloro che non hanno un impiego stabile e duraturo. La sindrome, così descritta da medici e psicologi, comprende una serie di disturbi mentali e fisici come gastrite, colite, dermatite, insonnia, tachicardia, attacchi di panico, ansia e sensazione persistente di inadeguatezza e di pericolo.

I neolaureati sono i più colpiti

I soggetti maggiormente a rischio sono i neolaureati, che attualmente fanno più fatica a trovare un impiego stabile. Lo sostengono anche gli esperti del blog Psicologia e Disturbi psichici. “I neolaureati – affermano – crescendo in un ambiente familiare in cui hanno maturato una mentalità che promette garanzia, sicurezza e stabilità lavorativa una volta presa la laurea, soffrono non solo dei sintomi principali descritti in precedenza, ma di una grave compromissione del senso di autostima in mancanza del quale si genera sofferenza”.

Al nord Italia

La sindrome del lavoro precario riguarda anche la stragrande maggioranza dei precari del nord Italia. Uno studio dell’Ordine degli Psicologi di Milano, diffuso dal Comune, ha evidenziato come l’80% dei lavoratori precari messi sotto osservazione sia affetto da disagi psicologici come ansia, insonnia, stress, frustrazione e depressione generati dalla condizione di instabilità lavorativa. Si tratta di quasi 50 mila persone che rapportate su scala nazionale diventano numeri a sei zeri, come conferma uno studio dell’Ipsesl, l’Istituto per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, secondo cui più di 4 milioni di italiani sono colpiti da disturbi d’ansia e stress correlati ai problemi di lavoro.

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Donne ed insegnanti

Il fenomeno diventa drammatico se riferito alle donne neolaureate, ancor più costrette ad accontentarsi di lavori malpagati nei call center o di altri lavoretti a termine che non c’entrano nulla con il percorso di studi. La sindrome investe anche i laureati precari della scuola, che vivono con grande ansia la convocazione annuale per l’insegnamento, gestendo l’attesa con somatizzazioni a livello gastrointestinale. E se la stabilizzazione lavorativa tarda ad arrivare, questi disturbi sono destinati ad aggravarsi con il tempo, come conferma anche un recente sondaggio online dell’Eurodap, Associazione europea disturbi attacchi di panico. I malanni della precarietà comportano anche dei costi, per terapie psicologiche e assunzioni di farmaci. Il costo di una psicoterapia privata va dai 40 ai 70 euro a seduta, per periodi che vanno da quattro mesi a un anno.

I costi del problema

Un esame gastrointestinale, prescritto in caso di somatizzazioni fisiche, costa anche 200 euro. Il costo dei disturbi della precarietà si riversa anche sul sistema economico e sanitario nazionale che deve, spesso, farsi carico dei disagi di una larga fetta di popolazione, in cui rientrano largamente anche i precari, mentre basterebbe prevenire parte del disagio con azioni di sostegno alla stabilizzazione professionale. L’Unione Europea ha calcolato che i costi del mancato intervento pubblico sulla prevenzione del disagio psicologico ammontano a 436 milioni di euro.

Come vincere la sindrome del precario?

Vincere la sindrome del precario può sembrare un’impresa difficile e in alcuni casi impossibile, ma se lo si vuole davvero possiamo riuscire ad affrontarla al meglio. Come ben sappiamo, essere precario non è una condizione molto favorevole al nostro progetto di vita, vi sono innumerevoli difficoltà: sul piano psicologico in primis, sul piano economico e relazionale. Infatti, spesso essere precario vuol dire non riuscire ad avere delle entrate economiche soddisfacenti, non poter di conseguenza progettare il futuro ed infine vi sono poi una serie di risvolti “negativi” sul piano delle relazioni. Sostenere le uscite con gli amici e/o il proprio partner spesso risulta complicato. Ora, se vogliamo toglierci quella “tristezza intima” che l’essere precario comporta, è necessario cominciare a considerare tutti questi aspetti nel loro insieme in termini di risorse e non di mancanze. Per far questo è necessario un lungo allenamento psicologico e quindi mentale, che ci consenta di potenziare le nostre capacità. E’ bene ricordare che sebbene la nostra società ad oggi tende in molti casi a non riconoscere le capacità personali di un singolo individuo, è necessario che il primo cambiamento di visuale parta da noi stessi. Eccovi qui, una serie di piccoli accorgimenti per affrontare al meglio questo arduo allenamento, sia dal punto di vista pratico che psicologico.

1) Vivi la vita giorno per giorno 

La prima cosa da fare è quella di esercitarsi a pensare la vita nel qui ed ora, come dicevano i grandi filosofi. Da loro, la grande lezione di pensare alla nostra vita in termini di immediatezza e non di lungimiranza, poiché questo oltre ad assorbirci innumerevoli energie mentali, ci offusca la mente di pensieri troppo complessi da poter essere analizzati al meglio e quindi di poter affrontare il presente con le energie necessarie. Andare a dormire non pensando ai risvolti negativi della giornata, ma credendo profondamente che “domani è un altro giorno” aiuta tantissimo, in quanto svuota la mente dai pensieri lesionistici e vi libera da quelle ansie dominanti che caratterizzano la condizione di precario. Svegliarsi al mattino con la mente libera, favorisce il giusto inizio per affrontare il nuovo giorno.

2) Qualificati come persona 

Un secondo passo è quello di incrementare l’autostima, che gran parte delle volte viene snaturata dalla condizione di precarietà. Spesso si pensa al fatto di aver lavorato e/o studiato tutta una vita, per poi finire senza un posto sicuro. Anche se ne vogliamo affermare l’esattezza, dobbiamo cambiare questo stereotipo. Oggi si invecchia e si muore più tardi, ragion per cui in questa vita più longeva dobbiamo garantirci più possibilità. Questo si traduce nel dover ricercare nuovi obiettivi e nuove qualifiche al fine di aprirci nuovi orizzonti non solo lavorativi ma anche mentali. Il fatto di “ri-qualificarsi” è molto importante per un precario, il mettersi alla prova e raggiungere un nuovo obiettivo, aiuta in modo smisurato all’incertezza che vi assilla. Per voi sarà sicuramente un gioco da poco, considerata l’estrema forza interiore che una persona precaria ha nel suo intimo e che è in grado di sviluppare. E di questo oltre a saperne molto bene, ne dobbiamo essere certi.

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3) Circondati di persone positive 

Il terzo passo da fare è vivere delle relazioni. Questo è un aspetto molto
importante, in quanto gli amici e/o il proprio partner rappresentano per ognuno di noi un valore inestimabile che ci garantisce il giusto conforto Questo vale maggiormente nelle condizioni di forte stress psicologico Circondarsi di persone sane, sincere con cui stabilire un legame profonda è molto importante Gli amici sono il nostro “secondo essere”, l’essere sociale che si colloca subito dopo l’essere Io, che contribuisce fortemente alla nostra condizione emotiva Spesso l’ansia e/o l’angoscia che accompagna la condizione di precarietà, può essere notevolmente aggravata se siamo circondati da persone non conformi ai nostri bisogni Molto spesso l’essere umano dinanzi ad un problema, trova conforto nei suoi simili.

4) Cambia il modo di vivere le relazioni 

Altro passo da fare è quello di cambiare il modo di vivere le relazioni. Se non sono possibili uscite in pizzeria o al cinema, non è necessario entrare in stato panico. E’ possibile infatti organizzare splendide serate in casa, dove ognuno contribuisce in certa misura portando qualcosa da bere e/o da mangiare e fare giochi di società o altre attività preferite. Se fatto con persone ad hoc, vi garantirete delle splendide serate fatte di semplicità, economia e sentire la vera autenticità dello stare insieme. Questo vi garantirà attimi di spensieratezza e leggerezza.

5) Accorgimenti utili 

In momenti di estrema rabbia e/o angoscia, è bene concedervi un momento per voi stessi. Scaricate le tensioni con una passeggiata, parlando con un amico lontano e/o che non sentivate da tempo oppure scrivete pagine di diario. Una tantum, il conforto migliore lo troviamo in chi non abbiamo sempre accanto, loro danno la forza per andare avanti, ma spesso un “estraneo” ci fornisce più libertà di espressione. Pensare positivo è alla base del vivere bene, in qualsiasi condizione noi siamo. Concedersi dei momenti per se stessi è altrettanto importante, garantiamoci un buon dialogo con noi stessi, poiché alla fine e all’inizio di ogni consiglio possibile c’è che: “me stesso è il miglior amico che io possa avere”.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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