La depressione post-parto colpisce anche i papà

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologo Nutrizionista Cellulite Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare La depressione post-parto colpisce anche i papàSecondo uno studio britannico della Oxford University, pubblicato sul Journal Psychological Medicine, una percentuale che oscilla tra il 4 e il 5 per cento dei maschi che hanno appena avuto un figlio soffre di depressione post-natale, contro il dieci per cento delle neo-mamme.

SE LA DEPRESSIONE È MASCHIO  
I papà del terzo millennio si prendono oneri e onori di un nuovo modo di essere genitori che, ormai da tempo, stanno vivendo ed esplorando. Papà che cambiano i pannolini, che giocano, che danno le pappe e che cantano la ninnananna. Papà che si svegliano la notte, che cullano, che massaggiano il pancino e che danno lo sciroppo. Papà che ridono e che fanno le vocine, che si prendono il congedo parentale, ma anche papà depressi, troppo stanchi, scarichi e caricati da un eccesso di responsabilità che li fa entrar a pieno titolo in quella condizione di depressione post-parto che era un tempo a esclusivo appannaggio femminile.

PACCHETTO COMPLETO  
Certo gli uomini non devono fare i conti con gli ormoni che, una volta partorito, iniziano a fare le bizze e incidono non poco sull’umore della mamma. Ma per il resto si prendono il pacchetto completo di un ruolo genitoriale a tutto tondo, depressione compresa, che, secondo i ricercatori della Oxford University, riguarderebbe ormai il 5 per cento dei neo-padri. Gli esperti britannici hanno preso in esame 38 nuovi padri con bimbi di appena tre mesi. I volontari sono stati ripresi per un periodo di circa 3 minuti e gli esperti hanno riscontrato che una quota significativa del campione maschile dava chiari segni di tristezza cronica che si manifestavano attraverso una scarsa comunicazione con il bebè e messaggi sempre incentrati su se stessi, trascurando di fatto il figlioletto. Come fa notare Vaheshta Sethna, alla guida della ricerca, «abbiamo osservato differenze importanti nel modo in cui i padri depressi si rapportavano ai figli». L’interazione era più povera e consisteva in frasi del tipo: «Papà non è bravo come la mamma vero?», oppure «Papà è troppo stanco per occuparsi di te».

NOTTI IN BIANCO  
L’origine starebbe nelle notti insonni e nelle nuove responsabilità genitoriali che provocherebbero nell’uomo uno stato depressivo che lo porterebbe a parlare e giocare poco con il figlio. Inoltre, come fa notare Paul Ramchandani, del dipartimento di psichiatria della Oxford University, bisogna considerare che qualsiasi evento traumatico (e la nascita lo è eccome) può portare a uno stato depressivo. I cambiamenti fortissimi indotti dalla nascita di un bimbo stravolgono la vita delle persone e in taluni casi possono indurre uno stato patologico di tristezza. L’altra notizia, in parte brutta e in parte bella, è che la depressione paterna, alla pari di quella materna, danneggia profondamente la crescita psicologica e persino fisica del bambino. Gli studiosi britannici hanno infatti osservato che una scarsa interazione tra padre e figlio può comportare problemi comportamentali nei bambini e del resto non stupisce che in una società in cui molti padri concorrono a crescere e accudire la prole attivamente fin dalla primissima infanzia, aumenti anche l’importanza di questa figura nei suoi risvolti più problematici.

L’IMPORTANZA DEL PAPÀ  
Dunque se la notizia in sé è triste, bisogna anche considerare che si tratta di uno degli effetti collaterali di un ruolo paterno sempre più cruciale nello sviluppo della prole. Nel bene e nel male. Al tempo in cui i padri erano (solitamente) meno presenti e incisivi nell’educazione della prole il loro impatto era sicuramente minore e facevano meno danni allo stesso modo in cui regalavano meno sorrisi, meno cure e meno stimoli. Paul Ramchandani denuncia il bisogno di approfondire l’importanza del ruolo paterno, e di conseguenza anche del disagio dei papà, sostenendo che si tratti di un’area di studio ancora poco esplorata. E va ricordato che generalmente l’uomo depresso ha più difficoltà della donna a farsi aiutare, a causa di un retaggio ancestrale che (talvolta) sopravvive anche in tempi non sospetti, secondo la quale il maschio non deve chiedere mai.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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