Binge drinking sempre più diffuso tra i giovani, un problema sottovalutato

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo BINGE DRINKING DIFFUSO GIOVANI  Dieta Chirurgia Medicina Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Pancia Sessuologia Sex Pene Laser Filler Rughe BotulinIl binge drinking (letteralmente «abbuffata alcolica») è il termine oggi in uso per misurare oggettivamente il bere eccessivo e/o a rischio, convenzionalmente indicato come 5 o più unità alcoliche bevute in un’unica occasione. James Bond, secondo un lavoro apparso di recente sul British Medical Journal (firmato da un‘equipe di specialisti che ha letto tutti i volumi della sua sagra e registrato tutti i momenti in cui l’eroe di Fleming cede ai piaceri dell’alcol), sarebbe stato un prototipo ante litteram di accanito binge drinker e per questo – secondo i ricercatori – incapace delle imprese descritte nei libri.

Sempre più diffuso tra giovani e giovanissimi

Ma al di là delle incongruenze letterarie, il problema maggiore è che il fenomeno del binge drinking sta prendendo sempre più piede fra i giovani, a partire già dall’adolescenza e di questo si è parlato a Torino, alla giornata di studio su «Realtà e rappresentazioni del binge drinking», tra i cui promotori ci sono l’Osservatorio Permanente Giovani e Alcol, e il Dipartimento Culture Politica e Società, Università di Torino. In particolare, sono stati presentati i risultati di due indagini qualitative – realizzata dalla società Ecletica – svolte in tre città (Torino, Roma e Salerno) e sul web, che ha dato voce a un campione di 134 adolescenti (15-17 anni) e giovani (22-24 anni) che praticano abitualmente il binge drinking. Obiettivo del lavoro era cercare di spiegare il perché della differenza riscontrata in Italia (in base ai dati disponibili) tra le dichiarazioni sugli episodi di ubriacatura (13%, dato tra i più bassi in Europa) e quelle relative al binge drinking (35,5%, di poco sotto la media europea).

Ubriachi o “brilli”?

Dal lavoro è emerso che la maggioranza degli intervistati considera in modo significativamente differente l’ubriacasi dall’essere «brilli» e sostiene che bere 5 o più bevande in un’unica occasione non rende ubriachi ma solo «brilli». Ciò fa cambiare significativamente l’atteggiamento nei confronti del binge drinking, perché – come afferma Franca Beccaria responsabile di Eclectica e coordinatrice della ricerca – «se in Italia anche nelle nuove generazioni permane una connotazione negativa dell’ubriachezza e delle sue conseguenze, che si accentua crescendo (l’ubriachezza può arrecare danno a sé e agli altri e rovinare una serata), l’ebbrezza è vista come un collante sociale ed è considerata uno stato ottimale per godere della compagnia degli amici».

I danni alla salute

«Se le cose stanno così – afferma Silvano Bertelloni, ex presidente della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza e membro del Direttivo dell’Associazione Laboratorio Adolescenza -, c’è ben poco da stare tranquilli. Che si raggiunga l’ubriachezza o meno cambia poco dal punto di vista del grave danno sulla salute, specie se non si tratta di un evento isolato ma abitudinario. Lo stato di ebbrezza è già sintomo di impatto sul sistema nervoso centrale e, quindi, di un effetto prodotto da un’assunzione di alcol non equilibrata. A questo si aggiunge che utilizzare l’alcol, che è un alimento e come tale deve essere trattato, come disinibitore per facilitare le relazioni sociali è già di per se un uso scorretto e pericoloso, indipendentemente dalle dosi assunte». E Michele Contel, segretario generale dell’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool aggiunge: «I risultati della ricerca sono tanto più significativi in quanto emancipano la nozione di binge drinking da una caratterizzazione strettamente quantitativa ad una più fenomenologica: un momento di passaggio dell’identità collettiva giovanile legata al divertimento, su cui bisogna vigilare per evitare che diventi una pericolosissima abitudine, sopratutto in presenza di una forte pressione del gruppo dei pari».

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