Primo uomo con pene trapiantato diventa padre

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PENE TRAPIANTATO PADRE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Glutei Pressote.jpgLa frontiera dei trapianti ha infranto anche l’ultimo tabù. Quello etico. Del sesso inteso come incontrovertibile identità di ogni essere umano. Da dieci mesi, la storia della chirurgia vanta un altro successo della tecnica operatoria, la sostituzione del pene. Dopo rene, cuore, fegato, polmone, intestino, è toccato all’organo maschile. Prelevato da cadavere a dicembre del 2014 in Sudafrica, è stato impiantato a un ragazzo di 21 anni che aveva subito l’amputazione del proprio pene per le conseguenze di un’infezione. I medici erano riusciti a salvare soltanto un centimetro dell’organo.

Eseguto altre 3 volte
Autore del “miracolo” è André Van Der Merwe, il chirurgo di Johannesburg che oggi, ospite a Venezia del congresso nazionale della Società italiana di Urologia,  ha illustrato le fasi del delicato intervento. Un po’ per scaramanzia, in parte per aspettare gli esiti a distanza, i medici si esprimono con cautela  quando parlano del “primo tentativo” che ha consentito al giovane non solo di recuperare la piena funzionalità urologica e sessuale in appena tre mesi, ma anche – secondo quanto riferito dall’ambiente scientifico –  di essere in procinto di diventare padre. Da dicembre scorso, il trapianto di pene è stato affrontato altre tre volte nel mondo, su altrettanti giovani. Al momento, i risultati non avrebbero rivelato particolari complicanze per un intervento che, se dovesse confermare le aspettative, potrebbe risolvere i drammi di tanti uomini. E non è un caso che una microchirurgia così specialistica e delicata stia affinando le sue tecniche proprio  in paesi dell’Africa dove si contano centinaia di giovani rimasti vittime di traumi genitali causati da circoncisioni eseguite senza precauzioni. Ma un organo maschile proveniente da donatore potrebbe salvare anche altre situazioni patologiche senza speranza, dal tumore del pene alle anomalie genetiche.

Chirurgia ricostruttiva
“La chirurgia ricostruttiva ha fatto un vero e proprio miracolo: – osserva Vincenzo Mirone, segretario della Siu – il tessuto cavernoso umano responsabile dell’erezione è particolarmente delicato e complesso. Le tecniche usate da Van Der Merwe e i suoi colleghi dell’università di Stellenbosch (Sudafrica) sono molto simili a quelle impiegate per il trapianto di faccia: la vera sfida, infatti, è riuscire a suturare vasi e nervi dal diametro inferiore ai 2 millimetri. Il paziente non ha ancora recuperato la sensibilità al 100 per cento, proprio perché i nervi sensoriali sono sottilissimi e si deteriorano molto velocemente, ma è possibile che entro due anni riesca a tornare ad avere anche una sensibilità normale. Intanto, in appena tre mesi ha recuperato una funzionalità urologica e sessuale che gli ha consentito di avere erezioni e rapporti sessuali pressoché normali: a dimostrazione della ritrovata qualità di vita e della riuscita dell’intervento, il paziente sta per diventare padre”.

Intervento durato 9 ore
L’intervento microchirurgico è durato nove ore, ma visto il risultato ci sarebbe già una lista d’attesa di pazienti pronti a farsi operare. “Molto dipende dalla condizione di partenza:– osserva Mirone –e la prospettiva di successo è migliore per i soggetti giovani e sani, e soprattutto se il trauma è limitato. Un sessantenne iperteso difficilmente potrebbe ottenere un risultato brillante come quello del ragazzo. Comunque siamo a  una svolta importante. Soprattutto per gli uomini che vivono in Paesi dove il rito della circoncisione è comune e viene eseguito senza particolari precauzioni igieniche. Solo nel  Sudafrica si stimano almeno 250 casi ogni anno. Altre situazioni che possono portare all’amputazione parziale o completa dei corpi cavernosi sono i traumi genitali: si stima che nel 20-25% delle vittime di ferite da arma da fuoco in sparatorie restino coinvolti gli organi genitali. E a questo punto, l’intervento rappresenta una speranza per coloro a cui rimane la sola alternativa della protesi”.
Ma il giovane trapiantato è riuscito a fecondare naturalmente la compagna o tramite fecondazione assistita? “L’intervento non ha comportato alcun danno al paziente – risponde Van Der Merwe – E tra l’altro lui era sessualmente attivo da quando aveva 18 anni, dunque non ha avuto problemi a fecondare la partner dopo un rapporto del tutto naturale”.

Lo scenario
Anche sulle potenzialità future, come ad esempio per il trattamento dei tumori del pene, visti i rischi legati all’immunosoppressione, il chirurgo Sudafricano esprime qualche perplessità: “E’ già accaduto: un paziente di Halifax è stato sottoposto quest’anno a trapianto di pene dopo essere sopravvissuto ad un tumore, sempre del pene. L’intervento, però, è stato condotto nel contesto di una chirurgia sperimentale. In particolare il collega ha messo in pratica un protocollo che prevede l’utilizzo minimo di farmaci anti rigetto. Stiamo parlando di un protocollo sperimentale e l’immunosoppressione è un limite enorme per questa chirurgia”.

Mutilazioni maschili
Pochi dubbi, invece, sulla possibilità di intervenire in soggetti che abbiano subito incidenti. “Nel mio Paese gran parte della popolazione si sottopone a rituali che prevedono l’asportazione del prepuzio in età giovanile: – conclude Van Der Merwe – molto spesso si parla delle mutilazioni genitali femminili, eppure sono tanti gli uomini coinvolti in deturpazioni tribali”.

Informazioni su Dott. Emilio Alessio Loiacono

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