Internet sta cambiando il tuo cervello, ecco come

MEDICINA ONLINE TECNOLOGIA TECHNOLOGY HOMO TECNOLOGICUS SMARTPHONE CELLULARE APP APPLICAZIONE COLLEGAMENTO USB PC PERSONAL COMPUTER ANDROID HDMI VGA I3 I5 I7 I9 WINDOWS APPLE SAMSUNG 16 9 SCHERMO PIATTO WI FI INTERNET WEBInternet sta cambiando il nostro cervello e i comportamenti: il cervello non è più usato come memoria per immagazzinare conoscenze per le quali ci si affida alla rete, inoltre si fa meno riferimento agli altri per informarsi di qualcosa e si ha la presunzione di sapere tante cose, solo perché quando ci serve un’informazione la cerchiamo in un click su Google o su Wikipedia.

A spiegare questa metamorfosi attivata su di noi da internet è sul magazine Scientific American lo psicologo Adrian Ward della University of Colorado a Boulder, che delinea rischi e opportunità del trasferimento di memoria e conoscenza dalla mente umana a memorie digitali e virtuali.

Insomma in un certo qual modo diveniamo più autoreferenziali, perché per sapere qualcosa non chiediamo più agli altri, e saccenti perché essere sempre connessi cambia il senso soggettivo di sé, e i confini tra i ricordi personali e informazione accessibile online si confondono sempre di più.

Ricordi e conoscenze erano tradizionalmente un’impresa sociale, ma sono adesso affidati a memorie artificiali e alla rete per cui gli esseri umani cessano di far riferimento l’uno all’altro per scambiarsi conoscenze come si è fatto per millenni e, spiega Ward, appena c’è bisogno di sapere qualcosa, ci si collega dallo smartphone o dal tablet.

Questo, continua, ha potenziali effetti negativi: può portare a un eccesso di sicurezza perché l’autostima cognitiva’ (cioè quel che presumiamo di sapere) viene artificialmente aumentata in modo distorto dall’accessibilità continua a internet. Ma un eccesso di autostima può portarci a scelte sbagliate: ”se crediamo di sapere qualcosa perché magari l’abbiamo vista online – spiega Ward – difficilmente approfondiremo l’argomento e finiremo per prendere decisioni non fondate su conoscenze certe”.

Ma internet dispiega anche molte opportunità, conclude: quello che prima si doveva memorizzare nella testa, adesso si può ‘storare’ in un hard-disk o nella rete, liberando così risorse cognitive per altri scopi, ad esempio per usare in modi nuovi quell’informazione.

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