Brazil (1985): trama, recensione e interpretazione del film

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma BRAZIL 1985 TRAMA RECENSIONE FILM Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Ano.jpgBrazil. Un film di Terry Gilliam. Con Robert De Niro, Jonathan Pryce, Katherine Helmond, Bob Hoskins, Jim Broadbent Fantastico, Ratings: Kids+16, durata 131 min. – USA 1985

Un capolavoro. Un film non per tutti. Uno di quei film che ti capita di vedere da bambino e per certi versi ti fa ancora paura in alcune distopiche scene, come è successo a me. Esce nel 1985, ma potrebbe anche essere uscita nell’1984 di orwelliana memoria, l’opera terza, nonché quella che l’ha consacrato tra i Maestri della Settima Arte, di Terry Gilliam, visionario autore ex-membro dello storico gruppo dei Monty Python. Se già nelle due pellicole precedenti da regista “in solitario” (Jabberwocky e I banditi del tempo) si intravedevano potenzialità in parte penalizzate da budget non esorbitanti, è con Brazil che Gilliam trova la summa artistica di tutto il suo Cinema realizzando un Capolavoro destinato ad entrare nella leggenda, facendo ridere, pensare ed al tempo stesso terrorizzando la platea. Un film onnivoro, che racchiude in sé tante influenze, sia dal mondo della celluloide che da altri media, e che si propone alla perfezione come una visione moderna proprio del romanzo di Orwell, fonte d’ispirazione principale per il tipo di società in cui è ambientato il racconto.

Trama (SPOILER in questo paragrafo)
Il protagonista Sam Lowry è infatti un umile impiegato del Ministero dell’Informazione che da qualche tempo ha diversi sogni ad occhi aperti nei quali, indossando un’armatura alata, si trova a salvare una misteriosa ragazza bionda, a lui sconosciuta, da spaventose creature.Per errore viene arrestato un certo Archibald Buttle – interpretato da un Robert De Niro fantastico – a causa dello scambio di una lettera nel nome: il vero ricercato infatti era ‘Tuttle’, Sam è incaricato di recarsi dalla famiglia dell’arrestato (nel frattempo ucciso in seguito all’ingiusta condanna) e scopre che la donna dei suoi sogni è proprio la vicina di casa dell’uomo. Ma questa, sotto indagine per possibili collegamenti con i movimenti terroristici, fugge costringendo Sam a una spasmodica ricerca. Nel frattempo il protagonista viene a contatto anche col vero ricercato, Tuttle, che lavora in incognito come tecnico libero-professionista (stato lavorativo illegale nella società del tempo), finendo così in dei giri pericolosi che mettono a repentaglio la sua stessa vita, fino ad un finale che ancora oggi, dopo averlo visto decine di volte, è ancora un colpo di scena che mi lascia a bocca aperta.

1984 e 1/2
Magica follia per oltre due ore di assoluta estasi cinefila. Gilliam realizza a suo modo un film rivoluzionario, un’opera destinata a rimanere ai posteri per molto, molto tempo. Una società schiava delle regole più assurde (il titolo originale doveva essere 1984 & 1/2, in omaggio sia ad Orwell che a Fellini) in cui un uomo qualunque, un po’ imbranato e privo di ambizioni, si ritrova coinvolto in un’incredibile avventura che cambierà anche il suo modo di pensare. Messaggio visivo e politico al contempo in un racconto ricco e citazionista, Brazil riesce ad unire in una mirabile complessità narrativa tutto il suo amore per il cinema, capace di reinterpretare la commedia e l’horror, il dramma e il noir, con un istinto umoristico (tendente al dark) raffinato, esuberante e raggelante, riuscendo al contempo a far ridere ma anche ad aprire inquietanti spunti di riflessione su una società a cui lentamente ci stiamo sempre più avvicinando. L’abilità del regista di orchestrare lo spazio scenico, creare ambientazioni geniali nella loro oppressiva omogeneità, strutture claustrofobiche nelle quali le persone si trasformano in semplici “macchine lavorative” di poco valore, risalta più volte agli occhi durante la visione, in una sorta di esegesi psichedelica che nonostante la sua complessità nascosta, risulta fruibile a qualsiasi tipo di pubblico.

Schiavo fino a quando scopri l’amore

Fantasia al potere nei suoi più puri e genuini eccessi, in cui la forte carica grottesca non è mai gratuita ma anzi necessaria a rappresentare, tramite metafore di ogni sorta, il decadimento morale che rende gli uomini schiavi inconsapevoli di una dittatura nascosta, proprio come nel 1984 di Orwell. Anche qui, come nel romanzo, il risveglio è scaturito dall’amore per una donna, dapprima solo presenza sconosciuta nei conturbanti scorci onirici e poi “corpo” reale dei propri sentimenti, capaci di mutare le più ferree convinzioni. Brazil è una farsa intelligentemente morale tra Kafka e Blade Runner, pregna di un’inventiva dissacrante che coniuga pensiero e spettacolo ludico in maniera impeccabile, con un finale dalla doppia interpretazione comunque non privo di amarezza. Una costruzione complessiva pensata in grande, dalle sfarzose scenografie sino a degli effetti speciali “artigianali” ma pregni di una potenza sontuosamente esplosiva, dalla colonna sonora di grande importanza sottotestuale (il titolo Brazil deriva proprio dal motivetto Aquarela do Brasil di Ary Barroso, ripetuto più volte nelle sequenze significative della trama, testi di coda inclusi) sino ad un cast in assoluto stato di grazia. Se è doveroso citare camei d’eccezione come quello dei grandi Ian Holm (Il signore degli anelli, Alien) e Bob Hoskins (Hook, Danny the dog) e di un quasi irriconoscibile, ma strabordante, Robert de Niro, è di notevole caratura la performance del protagonista Jonathan Pryce (Il domani non muore mai, Ronin), caratterista di livello proveniente dal teatro e forse qui nella sua prova più memorabile su grande schermo.

Informazioni su Dott. Emilio Alessio Loiacono

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