Le 20 curiosità che ancora non conosci su 1997: Fuga da New York

Escape from MEDICINA ONLINE New York is a 1981 American dystopian science-fiction action film co-written, co-scored and directed by John Carpenter Kurt Russell WALLPAPER HD PHOTO PICTURE MOVIEQuanto conoscete il film 1997: Fuga da New York? Ecco le venti cose che forse non sapete su questo bellissimo film del 1981!

20 – John Carpenter scrisse una prima bozza della sceneggiatura di Escape from New York nel 1976, sotto l’influsso di tutta una serie di fattori: la sfiducia nei confronti delle istituzioni diffusasi in America dopo lo scandalo Watergate, la New York dipinta come una giungla metropolitana ne Il giustiziere della notte di Michael Winner (1974) e l’idea di un protagonista costretto a compiere un lavoro per qualcun altro de Il Pianeta dei Dannati, un romanzo di fantascienza di Harry Harrison del ’62. Un paio d’anni dopo, grazie al successo di Halloween, la notte delle streghe, Carpenter firmò un accordo con la Avco-Embassy Pictures per la realizzazione di due pellicole: la prima fu The Fog, la seconda sarebbe dovuta essere The Philadelphia Experiment, ma il progetto si arenò in fase di stesura dello script (nell’84 l’avrebbe poi diretto Stewart Raffill) e così il regista decise di ripescare dal cassetto quella storia sulla Manhattan del futuro trasformata in un gigantesco carcere. A quella storia, però, secondo Carpenter mancava ancora qualcosa. “Era un film d’azione e basta”, avrebbe ricordato anni dopo il regista, “gli mancava quel pizzico di umorismo cinico che soprattutto chi abitava a New York si sarebbe aspettato dal film”. Carpenter tirò così dentro Nick Castle, un suo vecchio amico ai tempi degli studi alla University of Southern California, già chiamato a interpretare il Michael Myers mascherato in Halloween. Ruolo per il quale Castle era stato pagato la bellezza di 25 dollari al giorno. Fu proprio Castle – in seguito regista di una dozzina di film, come Giochi stellari (1984) e Dennis la Minaccia (1993), a inventare la figura del Tassista (Ernest Borgnine) ed il finale della pellicola. La sceneggiatura modificata con l’aiuto di Nick Castle presentava comunque diversi elementi poi lasciati fuori: ad esempio la rapina per cui viene arrestato Jena/Snake Plissken (Kurt Russell). Tanto che nei titoli di coda si legge di un personaggio, Taylor (Joe Unger), che nel film non appare proprio perché coinvolto in quella scena, e che nella colonna sonora una delle tracce composte da Carpenter si intitola appunto The Bank Robbery. Non è tutto. Alla fine del film, Jena avrebbe dovuto scagliare la sigaretta addosso al presidente (ma Kurt Russell non se la sentì) e Lee Van Cleef avrebbe dovuto rivelargli che le microcapsule iniettategli erano in realtà finte, usate per costringerlo a scapicollarsi per aiutarli. Un’idea poi riciclata da Carpenter per il seguito, Fuga da Los Angeles.

19 – La Avco-Embassy Pictures, nella persona dei due produttori Larry Franco e Debra Hill, non voleva assolutamente Kurt Russell come Snake Plissken, preferiva puntare su attori con la faccia da duro come Charles Bronson o Tommy Lee Jones. Solo che secondo Carpenter, Bronson, con tutto il rispetto, aveva sessant’anni; quanto a Tommy Lee Jones, il regista temeva che un attore navigato come lui non gli avrebbe lasciato un controllo totale sulla pellicola. Per sua fortuna, Tommy Lee Jones declinò l’offerta e così Carpenter potè averla vinta sull’idea Kurt Russell, un attore con cui aveva già girato Elvis, il re del rock. Un sodalizio artistico, il loro, che sarebbe proseguito poi con La cosaGrosso guaio a Chinatown e Fuga da Los Angeles. Kurt Russell, che come vedremo più avanti ha avuto un ruolo importante nella caratterizzazione dell’antieroe Plissken, lo descrisse all’epoca delle riprese come un “mercenario a metà tra Bruce Lee, il protagonista di The Exterminator (film del 1980 su un reduce del Vietnam diventato vigilante) e Darth Vader, con la voce Clint Eastwood”.

18 – Per essere un film ambientato a New York, la pellicola di Carpenter include un numero limitatissimo di scene girate davvero a New York: una. La ripresa dell’elicottero che arriva all’inizio a Liberty Island, girando attorno alla Statua della Libertà: Fuga da New York è stato il primo film a ottenere un permesso per girare sull’isola. Per tutto il resto delle riprese, invece, a Carpenter serviva una New York semidistrutta e così spedì il location manager Barry Bernardi in giro per gli USA alla ricerca “della peggiore città d’America”. Alla fine Bernardi suggerì East St. Louis, nell’Illinois, sull’altra sponda del Mississippi rispetto alla più nota St. Louis del Missouri. Perché? Diversi isolati della cittadina erano bruciati durante un incendio nel 1976. Per girare alcune scene, Carpenter e la produzione convinsero inoltre il sindaco addirittura a spegnere l’illuminazione pubblica in dieci isolati. Le riprese si protrassero dall’agosto al novembre del 1980: si girava solo di notte, tormentati dalle zanzare e da un caldo asfissiante, fino alle sei del mattino, quando si andava a dormire. Cast e troupe non videro letteralmente la luce del giorno per due mesi e mezzo.

17 – Il personaggio di Maggie, la moglie di Mente, fu scritto da Carpenter espressamente per Adrienne Barbeau, perché lei (ex ballerina in un locale scusagno di Broadway della mafia) era all’epoca sua moglie. Il che significava che Carpenter la infilava nei suoi film (era già successo con The Fog), ma aveva anche i suoi vantaggi. Quando il regista si accorse, diverso tempo dopo la fine delle riprese, di non aver girato la scena della morte di Maggie, poté infatti risolvere il tutto in quattro e quattrocchi, riprendendo la moglie nel vialetto del garage di casa. Adrienne Barbeau e Carpenter hanno divorziato nell’84: l’attrice, protagonista anche de Il mostro della palude, il film tratto dal fumetto Swamp Thing, è apparsa nel 2012 in Argo di Ben Affleck.

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16 – L’idea di girare davanti casa la scena con Maggie morta, peraltro, venne in mente a Carpenter solo dopo che un adolescente, figlio di uno dei dipendenti della Avco-Embassy Pictures che aveva avuto modo di vedere una prima versione del montato finale, gli aveva fatto notare che il film non mostrava la sorte della donna. Quel ragazzino si chiamava J. J. Abrams, il famoso produttore e regista. Sempre in tema saranno famosi, gli effetti speciali del film, come uno dei due modellini in scala della città (ci arriviamo subito) oppure la skyline di Manhattan con il World Trade Center e i palazzi che si vedono nella scena in cui l’elicottero atterra a Central Park, vennero affidati alla New World Cinema di Roger Corman. A occuparsi in prima persona del tutto, un giovanotto aspirante regista che lavorava per Corman: l’ormai famosissimo James Cameron.

15 – La ragazza con cui Snake Plissken parla nel bar Chock Full O’Nuts, la tizia con i capelli alla Limahl che viene poi inghiottita dai selvaggi sbucati dal sottosuolo, è Season Hubley, all’epoca moglie di Kurt Russell. L’attrice aveva partorito solo pochi mesi prima il figlio della coppia, Boston.

14 – Durante il film, diversi personaggi che incontrano il protagonista gli dicono che lo credevano morto: si tratta di una gag che da un lato omaggia il western Il grande Jack con John Wayne, dall’altro… il vero Plissken. Ai tempi del liceo, infatti, Carpenter aveva conosciuto davvero un bullo chiamato Plissken e soprannominato Snake, a un certo punto creduto morto da tutti per una falsa voce.

13 – Se convincere i produttori ad affidare la parte di Snake all’ex protagonista de Il computer con le scarpe da tennis non era stato semplice, per Carpenter fu una vera e propria battaglia far digerire Lee Van Cleef come Bob Hauk. La Avco-Embassy voleva Burt Lancaster, Kirk Douglas o William Holden. Lo stesso Van Cleef non era del resto sicuro di accettare, ma si convinse a farlo quando Carpenter gli disse che avrebbe potuto tenersi l’orecchino durante le riprese. L’attore era però reduce da una brutta caduta da cavallo che gli aveva ridotto male il ginocchio, e in seguito dichiarò che camminare dritto nel corridoio all’inizio assieme a Snake, senza mostrare alcuna zoppia nonostante il dolore, era stata una delle prove più dure della sua carriera.

12 – I problemi per Donald Pleasence, che nel film interpreta il presidente degli Stati Uniti, erano invece di altra natura. Pleasence, già diretto da Carpenter in Halloween, la notte delle streghe e in seguito apparso in altri suoi film, come Il signore del male (1987), era nato nel  Nottinghamshire e aveva un forte accento inglese. E che diavolo ci faceva un inglese al comando degli USA? Niente, e infatti Pleasence non voleva accettare la parte. Carpenter gli scrisse perciò una lettera, sottolineando gli elementi ironici della pellicola, e lo convinse a dirgli di sì. Il diligente attore britannico si inventò anche tutta una storia del personaggio che giustificasse la presenza di un inglese alla Casa Bianca, qualcosa che aveva a che fare con Margaret Thatcher che conquistava il pianeta, rendendo di nuovo gli Stati Uniti una colonia britannica. A Pleasance fare la parte del prigioniero veniva benissimo, perché durante la Seconda Guerra Mondiale il bombardiere della RAF su cui volava era stato abbattuto e lui era finito realmente in un campo di prigionia tedesco. Questo non era bastato comunque a soffocare la sua grande ironia: Adrienne Barbeau e Isaac Hayes (che in 1997 è il Duca) dichiararono al termine delle riprese di non aver mai conosciuto uomini più divertenti di lui, e quanto fosse difficile recitare in sua presenza senza scoppiare a ridere. Parlando di presidenti USA, il tizio biondino che cerca di entrare nella cabina dell’Air Force One dirottato all’inizio del film? È l’attore Steven Ford, figlio dell’ex presidente Gerald Ford.

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11 – Per il tono simile, molti continuano a credere che la voce del computer che si sente all’inizio, quando viene descritto come e perché nel 1988 Manhattan sia diventata una prigione, appartenga a Jamie Lee Curtis. Ma non è così: a parlare è infatti la produttrice del film, Debra Hill.

10 – Quando Snake arriva a Manhattan, prima di atterrare sul World Trade Center vede dall’interno del suo aliante, il Gullfire, una versione in wireframe della città sui tre schermi del velivolo. Ma all’epoca i computer necessari per generare immagini di quel tipo costavano parecchio, perciò i tecnici presero il modellino della città usato per le altre riprese, fatto di plexiglass bianco, ed un altro set in scala in legno, e li verniciarono di nero, lasciando scoperte delle parti di bianco lungo i bordi e la struttura per creare quell’effetto griglia: una botta di luce nera con la lampada di Wood e voilà, finto 3D in wireframe a basso costo: eccezionale!

9 – Il Duca ha un vistoso tic all’occhio destro. Fu Isaac Hayes – compianto musicista e attore che, tra le altre cose, avrebbe un giorno doppiato Chef in South Park prima di litigare con i suoi autori a causa della presa in giro di Scientology nella puntata “Intrappolato nello stanzino” – a suggerire la cosa a Carpenter, ipotizzando che uno dei tagli che gli avevano provocato le cicatrici piazzategli in faccia dal reparto trucco gli avesse danneggiato un nervo. Ah, con la sua auto stramba con i lampadari appesi fuori ed una palla da disco anni 70 all’interno, il Duca è il grande precursore della moda del pimpaggio veicoli.

8 – L’iconica benda di Plissken era stata invece un’idea di Kurt Russell. Idem per la giacca di pelle, comprata dall’attore qualche mese prima a Parigi. Nei poster del film e in altre foto promozionali, Snake viene mostrato con il tatuaggio di un cobra sul bicipite, un fucile e dei pantaloni verdi: nel film non ha nessuna delle tre cose, visto che il cobra fu spostato sulla panza, il fucile venne soppiantato da una mitraglietta Ingram MAC-10 e i pantaloni mimetici verdi divennero bianchi, grigi e azzurrini, perché Plissken era un reduce della guerra a Leningrado, e perché meglio adatti all’ambientazione urbana del film. Per prepararsi fisicamente per la parte, Russell seguì una dieta rigorosa e trascorse mesi e mesi agli attrezzi. Felice di potersi lasciare alle spalle tutti quei personaggi da film Disney per famiglie, si sforzò di creare un antieroe tosto e taciturno. Una notte, durante le riprese, Russell si trovò di fronte un tizio di East St. Louise che tornava a casa: il tipo restò pietrificato davanti all’attore con la benda, indietreggiando spaventato. Quella sera Russell disse a Carpenter che il loro Snake funzionava. Nel film furono impiegate due diverse bende. Una più scura per i primi piani, l’altra meno coprente, per lasciar intravedere qualcosa a Russell nelle scene d’azione. Russell aveva suggerito anche di dotare Snake di sigarette in grado di accendersi da sole. Ma dopo un paio di tentativi e altrettante scottature rimediate ai polpastrelli, l’idea venne definitivamente abbandonata. Snake Plissken è da sempre il personaggio preferito di Kurt Russell tra quelli che ha interpretato in carriera. Questo nonostante i soldi che gli era costato quella sera a New York, all’uscita del film, quando aveva portato tutta la famiglia a vederlo. Solo che i gestori della sala non volevano credere che lui avesse davvero recitato in quella pellicola, e lo costrinsero a pagare i biglietti.

7 – Slag, l’energumeno con cui Plissken scambia cortesie e colpi di mazza (semplice prima, dotata di veri chiodi dopo) nel ring è Ox Baker, famigerato wrestler americano la cui finisher, chiamata Heart Punch, si credeva avesse provocato la morte di due lottatori nei primi anni 70. Le cose non stavano proprio così, ma a Baker era rimasta appiccicata addosso una pessima fama. Fatto sta che quando si doveva girare la scena dell’incontro nella vecchia stazione di St. Louis, Baker, che nelle prove aveva rotto il naso di uno stuntman e generato un enorme bernoccolo sulla testa di un altro, colpì ripetutamente Kurt Russell al volto con il cestino dei rifiuti di metallo. Dopo un po’ l’attore ne ebbe abbastanza e come risposta piazzò una mano ad altezza attributi del wrestler, minacciando di strizzarglieli. I testicoli dovevano essere grossomodo l’unico punto debole di Ox Baker: quel giorno, nel salire sul ring, si era procurato un taglio su una gamba. Vedendolo sanguinare, Carpenter gli chiese se gli facesse male. “Che cosa?”, gli rispose Baker, che non se n’era neanche accorto.

6 – Lo sgherro del Duca con i capelli da Super Saiyan si chiama Romero. Nei titoli di coda si leggono inoltre i nomi di altri due personaggi chiamati Cronenberg e Taylor (vedi sopra). Si tratta ovviamente di un omaggio ai colleghi George A. Romero, David Cronenberg e Don Taylor (quello di Fuga dal pianeta delle scimmie). Il personaggio di Tom Atkins si chiama invece Rehme visto che Robert Rehme era all’epoca il direttore della AVCO Embassy che produceva il film. La scena della “fissazione nucleare”. I dati importanti portati in giro dal presidente USA nel 1997 su audiocassetta sono uno degli “anacronismi inevitabili” del film, assieme alla citazione dell’Unione Sovietica (scioltasi nel 1991) e della città di Leningrado (tornata a chiamarsi San Pietroburgo sempre nel ’91) Parlando di nomi, Snake Plissken diventa come tutti sapete Jena Plissken nella versione italiana (che aggiunge il 1997 nel titolo e nella quale a un certo punto – dopo 1 ora e 19 minuti dall’inizio – qualcuno ha tradotto brillantemente “nuclear fission” con “fissazione nucleare”), mentre nell’edizione coreana del film il suo nome è Cobra.
Il soprannome originale del personaggio è probabilmente dovuto al vistoso tatuaggio a forma di serpente (“snake” in inglese) sul ventre, analogia che si è persa nella versione italiana, costretta, per motivi di labiale, a ribattezzarlo “Jena” Plissken. In Germania il film è stato ribattezzato Die Klapperschlange, il serpente a sonagli, ma chi ha realizzato il poster ufficiale ha scritto male il cognome del protagonista.

5 – Il ponte minato sulla 69a non esiste. Cioè, nel senso che al di là delle mine, a New York City non c’è mai stato un ponte all’altezza della 69a strada. In una recente intervista, Carpenter ha dichiarato che la sua conoscenza di New York era molto approssimativa, e che in realtà si sarebbe dovuto trattare del ponte sulla 59a, l’Ed Kock Queensboro Bridge. Sia quel che sia, siccome per la scena dello slalom tra le mine occorreva del fumo, il supervisore degli effetti speciali Roy Arbogast si fece spedire dei contenitori di fumo artificiale allo stato liquido da Los Angeles, dimenticandosi di far dichiarare all’imbarco che si trattava di materiale infiammabile. Uno dei contenitori si ruppe e l’aereo fu invaso dal fumo in fase di atterraggio: tutti pensarono a un incendio a bordo, e fu attivata la procedura d’emergenza, con passeggeri fatti scendere dagli scivoli appena toccata terra e intervento dei pompieri. Quando si scoprì che a metter su quel casino era stata una troupe di Hollywood, il coordinatore della produzione venne interrogato dall’FBI.

4 – Al centro della locandina americana del film, e comunque presente nelle versioni per gli altri mercati, c’è la testa della Statua della Libertà. In una strada di New York. La cosa per Carpenter non aveva il benché minimo senso: era stato l’artista autore del poster a tirarla fuori, ma secondo la produzione funzionava, e allora si era deciso di lasciarla lì. Considerata la distanza tra Liberty Island e Manhattan, Carpenter era convinto ci volesse una qualche forza disumana per far arrivare la testa della statua fino a lì. Era, disse, “come lanciare qualcosa da Heathrow fino al London Bridge”. Quel poster, in ogni caso, colpì quel ragazzino di nome J. J. Abrams, che quasi trent’anni dopo produsse Cloverfield, sulla cui locandina del film la Statua della Libertà ha la testa mozzata.

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3 – Arrivato nelle sale USA il 10 luglio del 1981, ed in Italia il 15 ottobre dello stesso anno, 1997: Fuga da New York fu girato con un budget di 6 milioni di dollari e ne raccolse, solo in America, ben 25. Carpenter ne ha realizzato un seguito nel 1996, Fuga da Los Angeles (dopo una lavorazione durata più di dieci anni) ed ha parlato più volte di un possibile terzo film della serie. Intanto è ovviamente in cantiere anche per Fuga da New York un remake, una TRILOGIA che partirà da un prequel. Ultimamente sono circolati i nomi di Jason Statham e Tom Hardy per interpretare Plissken. Prima dell’uscita del film, Carpenter e la produttrice Debra Hill contattarono la Marvel, all’epoca attivissima negli adattamenti a fumetti di film e telefilm di grido, per realizzare una trasposizione su carta di Plissken, ma non c’era modo di uscire in tempo con un progetto del genere e non se ne fece niente. Peccato.

2 – 1997: Fuga da New York ha ispirato non solo Abrams, ma un’intera generazione di cineasti: Robert Rodriguez aveva dodici anni quando andò a vederlo e fu proprio il film di Carpenter a fargli decidere cosa volesse fare da grande. Va poi citata tutta quella serie di B-movie fantascientifici spuntati sulla scia di Escape from New York, come 1990: i guerrieri del Bronx di Castellari (figlio illegittimo di Snake Plissken e de I guerrieri della notte) e soprattutto 2019: Dopo la caduta di New York di Sergio Martino.

1 – L’influenza di 1997: Fuga da New York non si limita chiaramente al cinema. William Gibson dichiarò di esser stato influenzato nella scrittura di Neuromante da un dialogo del film (quello tra Jena e Hauk sul volo con il Gullfire a Leningrado), e in particolare dal gergo utilizzato da Jena. Hideo Kojima pensò il suo primo Metal Gear (MSX2, 1987) dopo aver visto il film di Carpenter. Non a caso il protagonista del gioco si chiama Snake. Da allora, la saga è stata tutto un omaggio al mondo di 1997: da Iroquois Pliskin alla benda sull’occhio in Metal Gear Solid 3: Snake Eater. Senza Escape from New York, in buona sostanza, non ci sarebbero stati il romanzo che ha dato inizio al cyberpunk ed il gioco che ha creato il genere stealth. Non ci sarebbero stati di conseguenza Nathan Never, Sam Fisher e chissà che altro.

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