Another Earth (2010): trama senza spoiler e recensione del film

MEDICINA ONLINE ANOTHER EARTH FILM MOVIE CINEMA WALLPAPER PLANET SCIFI SKY PHOTO PICD PICTURE HD HI RESOLUTION TRAMA RECENSIONE 2010 Mike Cahill William Mapother Brit Marling DEAD  CARS SON NUDE BEST SCENE.jpgUn film di Mike Cahill, con William Mapother, Brit Marling, Jordan Baker, Flint Beverage, Robin Taylor. Drammatico, durata 92 min. USA 2010 – 20th Century Fox – Uscita italiana venerdì 18 maggio 2012.

Trama senza spoiler

Un’altra Terra, chiamata semplicemente Earth 2, viene avvistata nel nostro stesso sistema, copia perfetta del nostro mondo e abitata da persone che sono la replica dei terrestri. La stessa notte dell’avvistamento, la brillante e promettente studentessa Rhoda, un’aspirante cosmonauta interpretata dalla stessa Brit Marling (una vera rivelazione), distratta dal nuovo pianeta e probabilmente dall’avere bevuto qualche bicchiere di troppo, va a scontrarsi con la propria auto contro la macchina su cui viaggiano il musicista John Burroughs (William Mapother, uno degli altri della serie televisiva “Lost”) e la sua famiglia. Il bilancio dell’incidente è tragico: Burroughs finisce in coma, la moglie (incinta) e il figlioletto muoiono.
Per la protagonista si aprono le porte del carcere, dal quale esce quattro anni dopo profondamente segnata dai sensi di colpa. Niente più stimoli, niente più ambizioni, Rhoda si lascia vivere e trascorre le sue giornate svolgendo un modesto lavoro di addetta alle pulizie in una scuola (incontrando per caso un ragazzo con cui aveva flirtato la notte della tragedia, si vede costretta in maniera alquanto imbarazzante a specificare che nell’istituto dove lavora non fa l’insegnante). Due sole cose la scuotono dal grigiore della sua nuova quotidianità: la partecipazione a un concorso che mette in palio un viaggio sull’altra terra e la notizia che l’uomo al quale ha rovinato la vita ha ripreso conoscenza. Decisa a parlargli, Rhoda si presenta a casa sua senza però trovare il coraggio di dirgli la verità. Si offre invece di pulirgli la casa, come dimostrazione a titolo gratuito. Inizialmente diffidente, l’uomo accetta l’offerta e per Rhoda andare a pulire l’abitazione (in un raffinatissimo stile dagli echi shabby chic) diventa un appuntamento settimanale.

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Recensione

Dopo il pianeta Melancholia firmato Lars von Trier, un nuovo evento planetario dalle influenze drammatiche è destinato a imporsi nella mia cineteca personale. Another Earth è una pellicola indipendente diretta dall’esordiente Mike Cahill e accolta con grandi lodi al Sundance Film Festival (dove ha vinto il premio speciale della Giuria e il premio Sloan). Laddove ormai le pellicole action a tema fantascientifico sembrano vivere un periodo di stasi a livello di idee, il genere si contamina sempre di più con visioni intimiste e drammatiche appartenenti al cinema d’autore. Come per Melancholia quindi, e per il bellissimo Moon di Duncan Jones, ci troviamo dinanzi ad un’opera che usa il mezzo fantastico per raccontarci una storia interiore ricca di bruciante umanità. Sin dal Solaris originale, capolavoro firmato dal maestro Andreij Tarkovskij nel lontano 1969, la figura di un nuovo pianeta che improvvisamente compare nel cielo è ricca di una grande carica simbolica, non solamente per ciò che concerne il versante visivo, ma soprattutto per quello umano. In questo caso poi il racconto offre diversi spunti di riflessione, visto che il corpo celeste che appare improvvisamente nelle fasi iniziali di Another Earth, è nientemeno che una versione identica della nostra Terra. Il destino, come spesso accade più tragico di ogni pessimistica fantasia, vuole che sia proprio la comparsa di questo nuovo astro la causa di un terribile incidente nel quale rimane coinvolta Rhoda, brillante studentessa appena ammessa al MIT (Massachusetts Institute of Technology) che uccide un bimbo e sua madre incinta: la peggiore tragedia immaginabile.

Un incidente stradale

Altri film hanno preso piede da un incidente stradale. Ne troviamo uno nell’incipit di The Descent – Discesa nelle tenebre (Neil Marshall, 2005) o all’inizio di Ore 11:14 – Destino fatale (Greg Marcks, 2003), anche se quello più spettacolare resta quello di Final Destination 2 (David R. Ellis, 2003). Questi sono tutti film horror, però. Another Earth non lo è: è una storia d’amore e di introspezione. Di possibilità sfiorate con la punta delle dita e perse in una miriade di altre possibilità che si sdoppiano all’infinito e costituiscono varianti possibili/impossibili di realtà, come nella teoria dei quanti di Plank. E così, ecco moltiplicarsi atomi di vita, come granuli di energia indivisibili. Niente romance amara alla Sliding doors (Peter Howitt, 1998), ma una riflessione sul passato (che non cambia) e sulle ripercussioni, nell’universo, di ogni azione. Dopo aver trascorso alcuni anni in carcere, la giovane è costretta ad abbandonare, almeno apparentemente, i propri sogni, proprio come spesso succede nella vita vera, dove al protagonista va tutto sempre bene.

Catarsi

Another Earth è un’opera emblematica, non di facile assimilazione, ma ricca di un silente fascino che pervade questa storia di espiazione e rimorsi narrata all’ombra di una nuova era per l’umanità intera. Una catarsi personale, raccontata con delicatezza e sobrietà, osservando da vicino gesti ed emozioni della protagonista, anima inquieta in cui ora l’unico sogno è quello di raggiungere la nuova Terra, nella quale la vita sembra seguire parallelamente la nostra in maniera speculare anche per quanto riguarda gli esseri umani (con dei veri e propri “doppi”), per poter iniziare nuovamente a vivere. Cahill è bravo a giocare sul filo dell’ambiguo, dei segreti, delle realtà difficili da affrontare e delle possibili vie di fuga, dove il reale collide con l’irreale, il dolore con la gioia, la vita con la morte. L’apice emotivo raggiunto nei minuti finali, pregni di un’intensa tensione emotiva, e lo splendido colpo di scena dell’epilogo, rendono Another Earth una pellicola misteriosa, sospesa proprio come la sua protagonista (una grande Brit Marling, che reciterà anche nel successivo film di Cahill, I Origins) tra due mondi simili ma distanti.

La vera arte

Mike Cahill, che il film lo ha diretto, montato, fotografato e scritto (in tandem con la brava protagonista, sua compagna di studi), si misura col genere fantascientifico, nella sua accezione più colta ed anche se questa piccola produzione non può certo vantare i budget che di solito caratterizzano i prodotti di questo genere, è ammirevole il risultato che il regista raggiunge coi suoi pochi mezzi a disposizione, anzi, forze proprio grazie ai pochi mezzi: fatto questo che costringe i veri artisti a tirar fuori la vera arte, senza facili scappatoie di volti superpagati o effetti speciali strepitosi. Molto interessante la tavolozza cromatica utilizzata per raccontare la storia, studiata per meglio evocare il gelo nella vita di questa giovane donna che ama e sente disperatamente il bisogno di pulire… metafora fin troppo convenzionale, si dirà, ma funzionale al racconto. Altro punto a favore del film il commento musicale elettronico della band newyorkese Fall On Your Sword, che regala alla vicenda l’ideale tessuto sonoro. Un film che agli appassionati di fantascienza di alieni e di esplosioni nucleari, può probabilmente apparire lento. Io l’ho apprezzato molto e ve lo consiglio.

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