
Ted Bundy
Il termine lookismo (dall’inglese lookism) indica la discriminazione o il pregiudizio – positivo o negativo – basato sull’aspetto fisico di una persona. È un fenomeno che attraversa culture, età e contesti sociali, ma che raramente viene riconosciuto come forma di disuguaglianza strutturale.
Il termine lookism nasce negli anni Settanta negli Stati Uniti, in parallelo con i movimenti per i diritti civili e le prime riflessioni femministe sulla body politics, ossia la politicizzazione del corpo. L’idea era che l’apparenza non fosse un semplice attributo estetico, ma una variabile con valore sociale, capace di determinare opportunità o esclusioni. Il lookismo agisce in modo subdolo perché non appare come discriminazione esplicita: si nasconde dietro la presunta “preferenza personale” o l’idea di “presentarsi bene”, ma in realtà definisce gerarchie di valore tra corpi, volti e stili, favorendo chi si avvicina ai canoni estetici dominanti – magrezza, simmetria, giovinezza, pelle chiara, postura eretta – e penalizzando chi se ne discosta.
A differenza di altre forme di discriminazione (come razzismo o sessismo), il lookismo si maschera da merito estetico, rendendo difficile – od oggettivamente impossibile – riconoscerlo e contrastarlo.
Leggi anche: Effetto Pigmalione in psicologa, nell’insegnamento, nella vita e nell’amore
Meccanismi psicologici e neuroscientifici
Il lookismo si radica in processi psicologici profondi, legati all’evoluzione e alla percezione sociale. L’essere umano tende a reagire più positivamente verso volti simmetrici o tratti associati alla salute, per ragioni biologiche di sopravvivenza e selezione naturale. Questo riflesso è stato poi amplificato culturalmente. Il cervello, in particolare la corteccia orbitofrontale e l’amigdala, risponde più rapidamente e con maggiore gratificazione dopaminergica agli stimoli visivamente gradevoli. È il meccanismo alla base del cosiddetto halo effect: l’effetto alone che porta ad attribuire qualità morali, cognitive o professionali positive a chi è esteticamente attraente. Esperimenti di psicologia sociale, come quelli di Dion, Berscheid e Walster (1972), hanno dimostrato che le persone giudicate “belle” vengono considerate più competenti, più intelligenti e più affidabili, anche in assenza di dati oggettivi. Analogamente, in contesti giuridici, studi hanno mostrato che imputati fisicamente gradevoli ricevono pene inferiori rispetto a soggetti non attraenti, a parità di reato. Questi bias inconsci producono conseguenze concrete: l’aspetto diventa una variabile che influenza la carriera, i rapporti sociali e persino la credibilità scientifica o professionale.
Leggi anche: Le 8 tattiche usate dai narcisisti per controllare le conversazioni
I criminali “belli”
Un caso emblematico è quello del serial killer Ted Bundy (raffigurato nell’imagine in alto in questo articolo). La sua avvenenza, il portamento e il carisma lo resero insospettabile agli occhi di molte persone, compresi giudici, giornalisti e persino alcune sue vittime. Bundy fu spesso descritto come “affascinante”, “raffinato” e “dall’aspetto pulito”, tratti che distorcevano la percezione della sua pericolosità e inducevano perfino molti a pensare che fosse innocente, quando palesemente non lo era. Ted Bundy usava la sua forte componente di attrativa, per avvicinarsi senza sospetti alle vittime, proprio perché la sua bellezza lo faceva percepire agli altri come “buono”. Durante il processo, la stampa stessa ne enfatizzò il fascino più che i crimini, mostrando come l’estetica possa offuscare la valutazione razionale e morale. Durante il processo e la sua permanenza in carcere, Bundy ricevette migliaia di lettere di ammiratrici e si sposò con una avecchia amica, riuscendo ad avere anche una figlia. È un caso estremo ma paradigmatico: l’aspetto fisico, in determinate circostanze, può alterare il giudizio sociale in modo patologico.

Cameron Herrin
Il caso di Bundy non è decisamente isolato: analogamente, altri criminali come Richard Ramirez, Cameron Herrin (vedi foto qui in alto), Luigi Mangione, Jonathan Cahill, i fratelli Lyle ed Erik Menendez, Benjamin “Bugsy” Siegel, Jeffrey Dahmer, Wade Steven Wilson , o Jeremy Meeks (vedi foto in basso) sono stati, in alcuni casi, addirittura considerati dalla stampa “troppo belli per stare in carcere”.

Jeremy Meeks
Questi esempi mostrano come la percezione estetica possa influenzare il giudizio e il comportamento delle persone, rendendo il lookismo un fenomeno che non si limita ai contesti sociali quotidiani, ma che può avere conseguenze tragiche e imprevedibili.
Leggi anche: Angolo goniaco (angolo goniale): dove si trova e quanto deve misurare per avere un bel profilo?
Cultura dell’immagine e potere dei media
Il lookismo moderno si alimenta attraverso la cultura visiva e i mezzi di comunicazione.
Dalla pubblicità alla televisione, fino ai social network, la società contemporanea ha elevato l’immagine a criterio primario di giudizio. Ciò che conta non è più solo “essere”, ma “apparire” in modo conforme a un’estetica collettiva. Instagram, TikTok e le piattaforme di dating hanno trasformato l’identità in un prodotto visivo: il corpo è diventato un curriculum sociale.
Ogni individuo è spinto a costruire la propria immagine pubblica come se fosse un marchio, investendo tempo, risorse e salute nel tentativo di aderire ai canoni percepiti come vincenti. Il risultato è una nuova forma di schiavitù estetica. Il diffondersi di filtri digitali, chirurgia estetica precoce e ritocchi fotografici ha dato origine alla cosiddetta selfie dysmorphia, una forma di dismorfismo corporeo in cui la persona sviluppa disagio per la differenza tra il proprio aspetto reale e quello “filtrato”.
La psicopatologia del lookismo si manifesta quindi anche come alienazione visiva: il soggetto non si riconosce più nel proprio volto o nel proprio corpo, ma nel simulacro digitale che propone agli altri.
Leggi anche: Cosa piace alle donne? Le 12 caratteristiche fisiche maschili che le fa impazzire
Conseguenze sociali e sanitarie
Il lookismo ha effetti tangibili sulla salute mentale e sull’equità sociale. Sul piano individuale, induce ansia, disturbi dell’immagine corporea, depressione, ossessioni estetiche e dipendenza da approvazione sociale. Le categorie più vulnerabili sono adolescenti, donne, persone sovrappeso, disabili e individui che non rientrano nei canoni occidentali di bellezza: la percezione dell’esistenza del lookismo, conscia o inconscia, determina nelle persone che si sentono, a torto o a ragione, non belle, una forte ansia che può arrivare a isolamento sociale e – nei casi più gravi – depressione ed ideazioni suicidarie.
Negli adolescenti, il confronto costante con corpi “ideali” produce disturbi alimentari, evitamento sociale e riduzione della percezione di autoefficacia. Negli adulti, si osservano fenomeni di burnout estetico: la fatica cronica di mantenere un’immagine coerente con le aspettative collettive. In ambito sociale, il lookismo determina vere e proprie disuguaglianze: individui esteticamente gradevoli guadagnano di più, ottengono ruoli dirigenziali con maggiore facilità e vengono giudicati più credibili in contesti pubblici.
Anche la medicina non è immune. La percezione estetica può influire sulla relazione medico-paziente, sulla fiducia reciproca e sulla valutazione implicita del dolore o della sofferenza. Sembra incredibile ma è un fatto assolutamente reale: pazienti più belli vengono mediamente curati in modo più approfondito e medici più belli sono maggiormente seguiti dai loro pazienti e richiesti per le cure.
Leggi anche: Cosa piace agli uomini? Le 16 caratteristiche fisiche femminili che li fa impazzire
Etica, diritto e prospettive future
Il lookismo, pur essendo una delle forme di discriminazione più diffuse, è anche tra le meno regolamentate. Mentre sessismo e razzismo sono riconosciuti come forme di violenza strutturale, l’apparenza fisica resta un terreno “legittimo” di giudizio. In pochissimi Paesi esistono normative specifiche contro la discriminazione estetica.
Negli Stati Uniti, alcune città come Washington D.C. e Santa Cruz hanno introdotto leggi locali contro il weight discrimination (discriminazione basata sul peso), ma la maggior parte delle legislazioni mondiali resta silente.
In Corea del Sud, dove la chirurgia estetica è diffusa a livelli sociali, si sta iniziando a riconoscere il problema come emergenza culturale e sanitaria, con campagne di sensibilizzazione nelle scuole e regolamentazioni sui contenuti pubblicitari. Contrastare il lookismo richiede un cambiamento profondo:
- educativo, per insegnare il valore della diversità corporea;
- mediatico, per promuovere rappresentazioni realistiche e inclusive;
- etico, per ridefinire la bellezza come pluralità e non come standard unico;
- sanitario, per riconoscere le conseguenze psicologiche della discriminazione estetica.
La sfida del futuro sarà quella di disinnescare la tirannia dell’immagine senza negare l’importanza del corpo come linguaggio. Significa imparare a convivere con la bellezza come espressione di salute, individualità e autenticità, non come strumento di selezione sociale.
Per approfondire: Effetto alone e bias cognitivo in psicologia, economia, marketing
Leggi anche:
- Psicologia delle folle: i comportamenti primitivi del singolo all’interno di un gruppo
- Psicologia economica: cos’è e come usarla a nostro vantaggio
- Psicologia sociale: definizione, obiettivi, autori e storia in Europa ed USA
- Il condizionamento meccanico nella vita quotidiana: il “lavaggio del cervello” delle pubblicità
- Birdcel: che significa, quali sono le sue caratteristiche estetiche e i rimedi?
- Mandibola GH, ormone della crescita e doping nello sport
- Gymcel: che significa, quali sono le sue caratteristiche estetiche e che problemi nasconde?
- Occhi da cacciatore (hunter eyes): caratteristiche, esempi, foto, perché piacciono negli uomini?
- Occhi da preda (prey eyes): caratteristiche, esempi, foto, perché non piacciono negli uomini?
- Differenze tra occhi da cacciatore e occhi da preda
- Canthal tilt positivo, neutro, negativo, simmetrico e asimmetrico: caratteristiche e rimedi
Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine