Psicologia delle folle: i comportamenti primitivi del singolo all’interno di un gruppo

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Nei concerti si radunano folle che possono superare le 100 mila unità

L’abbiamo studiata tutti noi al liceo, la “Folla” de I promessi sposi di Alessandro Manzoni. Il comportamento umano cambia radicalmente da quando è solo, a quando è in gruppo di 10 persone, a quando è in un gruppo di 100 mila persone. Di tutto ciò se ne occupa la “psicologia delle folle”.

Comportamenti primitivi

La psicologia delle folle come disciplina distinta dalla psicologia sociale nasce grazie all’influenza di diversi elementi: da una parte la suggestionabilità, con le sue tecniche e le sue teorie; dall’altra il fenomeno del contagio mentale e la disciplina della criminologia. Quando l’individuo singolo è parte di una folla compatta mette in atto comportamenti e atteggiamenti primitivi, meno razionali di quando è solo, come se fosse sotto l’effetto di una suggestione e deresponsabilizzato dal comune agire che, essendo comune, “non può che essere nel giusto”. Nel 1921 Sigmund Freud scrisse Psicologia delle masse e analisi dell’io, importante testo all’interno del quale gettò i primi fondamenti delle motivazioni profonde che inducono gli individui a comportarsi nella massa in modo diverso da come si comporterebbero isolatamente . Egli sostiene che per capire il comportamento di una folla sia necessario comprendere
il comportamento del singolo, in quanto la psicologia individuale è fin dall’inizio psicologia sociale. È importante sottolineare che, secondo Freud, la pulsione sociale non può essere originaria né indecomponibile: ciò significa che essa ha una base, una origine prima di se stessa. Gli inizi del suo costituirsi possono essere individuati, per esempio, in un ambito più ristretto come la famiglia. I comportamenti, le azioni, cioè quella parte di noi che è visibile all’occhio umano, sono in realtà solo la punta emersa dell’iceberg che costituisce la nostra personalità. Dietro a ogni comportamento umano esiste una base inconscia che lo genera, il cui fondamento è ereditario. Freud ritiene che la maggior parte delle azioni quotidiane degli uomini abbia delle cause che sfuggono a loro stessi.

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Scomparsa delle caratteristiche soggettive

Quando l’uomo è componente di una massa, le sue caratteristiche personali scompaiono, ciò che lo distingue dagli altri individui non esiste più: la personalità del singolo si annulla lasciando spazio alla personalità della massa, che diventa omogenea per tutti i
componenti. In questa nuova veste, l’uomo acquista un senso di potenza perché non è più solo, in quanto la folla garantisce l’anonimato e la “potenza”: all’interno di essa tutto è possibile, anche cose che il singolo da solo non farebbe mai. Una delle caratteristiche più importanti (e potenzialmente distruttive) della folla è che in essa le responsabilità sono talmente suddivise tra i vari componenti che difficilmente il singolo soggetto si sente responsabile in prima persona. Ma perché una singola persona, anche responsabile ed intelligente, dovrebbe “omologarsi” ad un comportamento che non gli appartiene? Abbiamo prima parlato del contagio mentale e della suggestionabilità come elementi che caratterizzano la psicologia della folla: capire cosa significano fornisce la risposta a questa domanda.

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Contagio mentale e suggestionabilità

Il contagio mentale è quel fenomeno per cui ogni sentimento e ogni azione si diffondono uniformemente a tutti i componenti della massa: l’interesse collettivo sostituisce l’interesse personale del singolo. Ad esempio se la folla vede un uomo che picchia un neonato, potrebbe innescarsi una reazione a catena che porta i singoli componenti della folla a picchiare l’uomo all’unisono, il cosiddetto “linciaggio da parte della folla”. Il singolo individuo non ha alcun interesse a picchiare uno sconosciuto, ma l’interesse collettivo di “dare una lezione” ad un violento, prevale in lui e si sostituisce al gap di un interesse personale.

La suggestionabilità, invece, è la tendenza del singolo soggetto a farsi influenzare da
ciò che decide la folla: egli non è consapevole di ciò che fa, si comporta quasi come un
automa sotto la volontà della massa. L’uomo che vede la folla picchiare l’uomo violento dell’esempio di prima, si mette anche lui ad alzare le mani sullo sconosciuto, in modo inconsapevole: il suo comportamento è un mero riflesso delle azioni che vede compiere attorno a lui e fungerà da esempio per un altro individuo che, vedendolo, inizierà anche lui a picchiare. Si innesca un circolo vizioso di totale irresponsabilità che è difficile da “raffreddare”, specie quando un soggetto autorevole indica alla massa quale sia il capro espiatorio contro cui scagliarsi, a tal proposito leggi anche: Capro espiatorio: definizione e significato in psicologia e sociologia

Si può affermare che all’interno di una massa l’individuo si comporti come un istintivo, facendo prevalere la sua parte irrazionale su quella razionale: spontaneità, violenza, ferocia, entusiasmi incontrollabili caratterizzano il suo comportamento. Dunque, l’attività psichica del singolo soggetto si modifica notevolmente quando egli viene a fare parte di una massa: l’affettività è esaltata e la capacità intellettuale momentaneamente ridotta, fatti che possono determinare gravissimi risultati, come la storia ci ha spesso insegnato.

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