Oligofrenia e sindrome oligofrenica: cause, sintomi, diagnosi, cura

MEDICINA ONLINE ADH DEFICIT ATTENZIONEBIMBO IPERATTIVO SVEZZAMENTO LATTE ARTIFICIALE ALLATTAMENTO SENO BAMBINO NEWBORN BABY NEONATO LATTANTE PARLARE BENE PRIMA PAROLA SCALCIARE PARLARE MASCHIO FEMMINALa oligofreniasindrome oligofrenica è l’assenza o ritardo di acquisizione delle abilità verbali impressive ed espressive, secondario ad alterazioni organiche del sistema nervoso centrale; tale disabilità si associae ad altre disabilità comunicative e soprattutto ad una disabilità prestazionale generale correlata ad insufficienza mentale.

Cause

Le cause possono essere genetiche e/o correlate a lesioni o patologie acquisite in gravidanza, durante il parto o in epoca neonatale. Fra le condizioni lesionali responsabili di oligofrenia vanno citati gli stati tossici e infettivi capaci di danneggiare il germe o il prodotto del concepimento, le endocrinopatie, e fra queste principalmente le malattie della tiroide e dell’ipofisi, le encefalopatie malformative, come la microcefalia e l’idrocefalia, la craniostenosi, quelle di tipo tumorale, le encefalopatie da incompatibilità materno-fetale, quelle d’anomalo corredo cromosomico, come la sindrome di Down, e infine quelle malattie che presentano una patogenesi biochimica, come l’idiozia amaurotica o malattia di Tay Sachs e il gargoilismo.

Sintomi di oligofrenia

E’ propria della oligofrenia una incapacità ad apprendere e ad accrescere il patrimonio ideativo mediante una personale prestazione di giudizio. Ciò non esclude che in alcuni casi si osservi un singolare talento in determinati campi come un’eccezionale memoria per i numeri o per la musica. L’attenzione è scarsa e incostante; la debolezza di giudizio e l’impossibilità di elaborare concetti astratti, separando l’essenziale dal particolare, sono presenti in grado più o meno marcato; il comportamento morale risulta notevolmente influenzato dai coefficienti affettivi. Gli oligofrenici manifestano di conseguenza incapacità o accentuata difficoltà a organizzare l’esistenza secondo un piano preordinato.

Linguaggio

Lo sviluppo del linguaggio è in relazione al grado di insufficienza mentale: su livelli particolarmente bassi, manca la formazione di un vero linguaggio e questi malati sono capaci di emettere unicamente suoni inarticolati. Si passa quindi, attraverso una serie di livelli intermedi, caratterizzati da una loquela goffa e sgrammaticata o da linguaggio infantile, a soggetti ipereccitabili che talvolta mostrano una sorprendente scioltezza di linguaggio.

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Prognosi

L’evoluzione della disabilità verbale prevede che:

  • non si raggiunga mai alcuna forma di verbalità,
  • si verifichino buone acquisizioni verbali,
  • ad un miglioramento della prestazionalità verbale segua un arresto della sua evoluzione.

Permane comunque un livello prestazionale generale molto inferiore all’età anagrafica e raramente vengono superate le acquisizioni dei 5-6 anni.

Diagnosi

La diagnosi di oligofrenia e la precisazione del grado di deficit intellettivo sono facilitate dall’uso dei metodi globali per la valutazione dell’intelligenza (test mentali) che, oltre a permettere la determinazione mediante opportune prove del livello intellettuale, forniscono utili elementi di giudizio sulle possibilità di adattamento pedagogico, familiare e sociale. Il quoziente intellettuale (QI) è espresso, nella scala metrica di Binet, dal rapporto fra età mentale ed età cronologica del soggetto. Altre scale (tra le più note, la Stanford-Binet) tendono invece a stabilire il livello di efficienza intellettiva non in rapporto all’età mentale di individui normali di età maggiore o minore, ma in base agli scarti tipo e ai centili che permettono la classificazione di un soggetto in rapporto alla media degli individui della stessa età. Per individui con QI compreso tra 50-55 e 70 si parla di ritardo mentale lieve, tra 35-40 e 50-55 di ritardo mentale moderato, tra 20-25 e 35-40 di ritardo mentale grave, al di sotto di 20-25 di ritardo mentale gravissimo.

Classificazione per fasce d’età prestazionali

La tipologia è rappresentata soprattutto dal grado di compromissione prestazionale generale, perciò sono individuate, secondo alcuni autori (Schindler), indipendentemente dall’età anagrafica, delle fasce d’età prestazionali. L’attribuzione definitiva ad una fascia deve essere fatta solamente quando l’età anagrafica è doppia rispetto all’età prestazionale.

Inferiore ai 18 mesi

Bambini non dotati di autonomia minima, che richiedono custodia continua, praticamente non educabili, senza possibilità di accedere alla verbalità, con possibilità comunicative primitive di tipo pragmatico, asemantico e asintattico.

Tra i 18 ed i 36 mesi

Bambini con autonomia minima (deambulazione, alimentazione, vestirsi, comportamenti sociali elementari…), educabili in vario modo, ma specialmente per addestramento, con possibilità di accedere ad una verbalità limitata a poco più dell’assemblaggio di parole, di tipo semantico-asintattico, con una notevole gamma di possibilità comunicative, soprattutto non verbali, di modalità prevalentemente analogica.

Tra i 36 ed i 72 mesi

Bambini con buona autonomia elementare, ben educabili anche senza addestramento, con possibilità di accedere ad una verbalità piena di tipo semantico-sintattico, con ampie possibilità comunicative, non riescono a raggiungere la curricularità scolastica elementare, specie nella lettura e scrittura e nel calcolo.

Oltre 72 mesi, ma inferiore di almeno 2 anni

Di scarso interesse per la foniatria e la logopedia, perché la verbalità e la comunicazione sono pienamente sviluppate, tranne che per aspetti settoriali o trascurabili. È garantito l’accesso alla curricularità scolastica elementare, possono esserci solo problemi di letto-scrittura creativa o nella logica.

Terapia

I casi con ritardo mentale lieve devono essere distinti dai casi di debolezza mentale apparente, rappresentati da quei soggetti che sembrano possedere delle capacità limitate, ma il cui rendimento intellettuale è invece influenzato da altri fattori, come ad esempio disturbi emotivi, nevrosi, carenza di stimoli ambientali nei primi anni di vita in conseguenza al collocamento in istituti o in altri ambienti affettivamente male integrati, oppure gravi disturbi della vista o dell’udito, gravi malattie della prima infanzia, torpore mentale dovuto a non corretto uso di psicofarmaci ecc. In questi casi il riconoscimento e, per quanto è possibile, la rimozione del fattore perturbante hanno una importanza riabilitativa decisiva. Per i casi accertati di ritardo mentale lieve o moderato, un adeguato trattamento pedagogico in ambiente scolastico può consentire al bambino di progredire con un ritmo proporzionato alle sue capacità. Per i casi di grave insufficienza mentale, i programmi riabilitativi sono basati sul potenziamento e sullo sviluppo delle capacità esistenti e tendono alla integrazione di schemi di rapporti interpersonali: l’obiettivo più elementare è rappresentato dalla conquista dell’autonomia nelle funzioni vegetative. È richiesta un’azione metodica e paziente, basata, più che sui farmaci, sull’opera, opportunamente coordinata da un neuropsichiatra, di tecnici specializzati: ortopedagogisti, assistenti sociali, ergoterapisti e fisioterapisti.

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