Disgrafia: esempi, come riconoscerla precocemente, test, rimedi

MEDICINA ONLINE DISGRAFIA ESEMPIO 3Con “disgrafia” (anche chiamata “disturbo della scrittura“) si intende un disturbo specifico della scrittura evidente nella riproduzione di segni alfabetici e numerici; può essere legata a un quadro di disprassia (disturbo caratterizzato da movimenti e coordinazione alterati), può essere secondaria a una lateralizzazione incompleta. La disgrafia può essere secondaria alla presenza di altri disturbi dell’apprendimento, ma non necessariamente è a essi correlata: si può essere disgrafici e non dislessici né disortografici. La disgrafia fa parte dei disturbi specifici di apprendimento (DSA).

Quando si verifica?

Il disturbo emerge nel bambino quando la scrittura comincia la sua fase di personalizzazione, indicativamente alla classe terza elementare (terzo anno della scuola primaria), intorno ai 7 – 8 anni. In genere il problema della scrittura disorganizzata viene sollevato dagli insegnanti elementari che lamentano la difficoltà di seguire il bambino nel suo disordine. Nelle due classi precedenti (prima e seconda elementare) lo sforzo e il disordine sono in genere determinati dalla normale fatica dell’apprendimento, mentre nel terzo anno di primaria il gesto è abbastanza automatizzato da lasciar spazio alla spontaneità e, di conseguenza, all’evidenziazione della difficoltà.

Bambini e adulti

Nonostante la disgrafia sia un problema di interesse prevalentemente pediatrico, può interessare anche gli adulti o perché il problema era presente durante l’infanzia e non è stato risolto, oppure a causa di varie patologie (ed esempio traumi al sistema nervoso centrale) che hanno determinato una difficoltà in una scrittura che era precedentemente normale (disgrafia secondaria).

Abilità necessarie per una corretta scrittura

Le abilità di base coinvolte in una corretta scrittura sono la coordinazione nel movimento, l’orientamento e l’organizzazione spazio-temporale, la coordinazione oculo-manuale, la consapevolezza dello schema corporeo, la memoria sequenziale, il linguaggio, il senso del ritmo, il processo di simbolizzazione, la capacità di discriminazione suoni-segni.

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Cause e fattori di rischio

Le cause esatte della disgrafia non sono ancora state del tutto chiarite. Non è ancora noto se si tratti specificamente di un disturbo modulare dell’apprendimento o se esso riguardi invece, in modo più ampio, i sistemi percettivo e/o cognitivo (o entrambe le cose), infatti – a differenza della dislessia, della discalculia e della disortografia con la quale erroneamente è spesso identificata – la disgrafia coinvolge trasversalmente differenti competenze e può richiedere, oltre al trattamento specifico, anche un approccio terapeutico profondo. Le cause ipotizzate possono essere diverse e probabilmente più fattori agiscono contemporaneamente:

  • lesioni nervose;
  • turbe neurologiche minori (disfunzioni cerebrali minime)
  • deficit sensoriali e/o neuro-motori;
  • irregolarità della lateralizzazione
  • errata postura
  • errata percezione e organizzazione spaziale
  • problemi motori trascurati
  • emotività e stress psico-fisico;
  • malnutrizione per difetto.

Può concorrere ovviamente l’errato uso dello strumento scrittorio, insieme con la mancanza di una didattica adeguata e attenta a queste tematiche: sempre meno si insegna ai bambini “come” scrivere e ancor meno vengono impostati programmi mirati e duraturi di pregrafismo nelle scuole materne.

Disgrafia e disortografia

La disgrafia fa riferimento al controllo degli aspetti grafici, formali, della scrittura manuale, ed è collegata al momento motorio-esecutivo della prestazione; si manifesta in una minore fluenza e qualità dell’aspetto grafico della scrittura.
La disortografia riguarda invece, l’utilizzo in fase di scrittura, del codice linguistico in quanto tale; è all’origine di una minor correttezza del testo scritto; si può definire
come un disordine di decodifica del testo scritto, che viene fatto risalire a un deficit di funzionamento delle componenti centrali del processo di scrittura, responsabili della transcodifica del linguaggio orale nel linguaggio scritto. Entrambi sono in rapporto all’età anagrafica dell’alunno. Per approfondire:

Sintomi e segni

La disgrafia si può riconoscere da alcuni sintomi caratteristici, tra cui:

  • la mano del bambino scorre con fatica sul piano di scrittura;
  • l’impugnatura della penna è spesso scorretta;
  • la capacità di utilizzare lo spazio a disposizione per scrivere è ridotta: il bambino non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole, non segue la linea di scrittura e procede in “salita” o in “discesa” rispetto al rigo;
  • la pressione della mano sul foglio non è adeguatamente regolata: a volte è eccessivamente forte (per eccesso di tensione) e il segno lascia un’impronta marcata anche nelle pagine seguenti del quaderno, mentre altre volte è debole e la grafia è svolazzante (scarsa tenuta psicofisica);
  • il tono muscolare del bambino è spesso irrigidito o, al contrario eccessivamente rilasciato;
  • sono frequenti le inversioni nella direzione del gesto, che si evidenziano sia nell’esecuzione dei singoli grafemi sia nella scrittura autonoma, che a volte procede da destra verso sinistra;
  • frequenti sono anche le difficoltà nella copia e nella produzione autonoma di figure geometriche: il bambino disgrafico tende ad arrotondare gli angoli e a non chiudere le forme;
  • il livello del disegno è spesso inadeguato all’età: la riproduzione di oggetti o la copia di immagini è molto generica e i particolari risultano poco presenti, col risultato di avere disegni piuttosto infantili se rapportati all’età;
  • il bambino inverte le cifre dei numeri o le lettere delle parole che legge;
  • la copia di parole e di frasi è scorretta specie quando il bimbo deve copiare un testo dalla lavagna è ancora più difficile, poiché il disgrafico deve portare avanti più compiti contemporaneamente, tra cui distinzione della parola dallo sfondo, spostamento dello sguardo dalla lavagna al foglio, riproduzione dei grafemi. Il sommarsi di compiti diversi, rende la scrittura del bambino ancora più imprecisa;
  • sono presenti inversioni nell’attività grafo-motoria ed errori dovuti a scarsa coordinazione oculo-manuale;
  • le dimensioni delle lettere non sono rispettate, la forma è irregolare, l’impostazione invertita, il gesto è scarsamente fluido, i legami tra le lettere risultano scorretti;
  • la scrittura appare spesso incomprensibile al bambino stesso, il quale non può quindi neanche individuare e correggere eventuali errori ortografici;
  • il ritmo di scrittura risulta alterato: il bambino scrive con velocità eccessiva o con estrema lentezza, ma la sua mano esegue movimenti a “scatti”, senza armonia del gesto e con frequenti interruzioni;
  • il movimento flessorio pronatorio/supinatorio della mano è disarmonico e influenza negativamente le inversioni del gesto (ad esempio nei risvolti e nei collegamenti) che perdono la naturale curvilineità;
  • le forme grafiche sono frammentate, le prassie scollegate tra loro, non sono rispettati gli equilibri della dimensione, spesso sono come “ammaccate”.

In sintesi, la disgrafia è caratterizzata da anomalie del movimento e della condotta del tratto, con difficoltà di coordinamento, irregolarità delle spaziature, malformazioni e discordanze.

Esempi di disgrafia

Tipi di disgrafia

J.De Ajuraguerrà suddivide le “disgrafie” in relazione alla presenza di determinati segni grafici ed in dipendenza a difficoltà motorie o stati emotivi, troviamo rispettivamente 5 tipologie:

  • Disgrafia dei Rigidi: La scrittura appare tesa, sono presenti ristrettezze nel corpo di parola, il tracciato è angoloso e possono esser presenti vari “ritocchi”. La postura del bambino di solito è contratta, la pressione sul foglio è importante e spesso lo scrivente lamenta dolori alla mano.
  • Disgrafia dei Molli: Il tracciato presenta un rilassamento generale, è poco curato, con scarsa tenuta del rigo ed allunghi poco sviluppati. La scrittura è fiacca, di solito curva, piccola, con variazioni disarmoniche di altezza e larghezza. Il gesto è poco controllato, poco chiaro e la pressione debole.
  • Disgrafia degli Impulsivi: Il movimento è poco controllato, con scatti in avanti (finali lanciate, accenti e tagli delle “t” prolungati) scarsa organizzazione spaziale, irregolarità di altezze e forma delle lettere, il tracciato è poco chiaro.
  • Disgrafia dei Maldestri: La scrittura è goffa, con irregolarità nelle dimensioni, non sono ben gestite la forma, lo spazio, la chiarezza, il movimento e la pressione. In genere si considerano maldestre tutte le disgrafie rigide, molli ed impulsive.
  • Disgrafia dei Lenti: Disgrafia non facilmente rilevabile e rintracciabile solo attraverso un test di velocità. La scrittura è lenta, statica, quasi sempre verticale, dotata di forte chiarezza ed accuratezza. Spesso l’eccessivo desiderio di precisione provoca tremolii ed incertezze nel movimento e l’attività grafica si presenta molto faticosa.

Olivaux valuta la presenza di disgrafia quando la scrittura non assolve le proprie funzioni, vediamo quindi che suddivide in 3 tipologie:

  • Disgrafia strumentale: La scrittura non permette di assolvere la funzione di espressione del proprio pensiero, vi è infatti difficoltà a realizzare il gesto grafico, la scrittura è stentata e la lentezza, il dolore o la fatica impediscono di scrivere ad esempio per prendere appunti.
  • Disgrafia relazionale: La scrittura è poco comprensibile e non permette di trasmettere, comunicare agli altri il nostro pensiero, la scrittura è oscura (poco chiara) e vi è uno scarso equilibrio tra spazi occupati e spazi bianchi.
  • Disgrafia sintomatica: Vi è un blocco della spontaneità e sono presenti segni d’ansia. La scrittura è poco personalizzata (maschera) in relazione all’età o al livello culturale, spesso è troppo rigida e convenzionale con frequente utilizzo anche dello stampato.

Test per la valutazione della disgrafia

I test più usati per la valutazione della disgrafia sono:

Terapie

Il programma di intervento proposto può essere suddiviso in due itinerari che devono essere portati avanti parallelamente:

  • itinerario relativo allo sviluppo delle competenze di base;
  • itinerario specifico per la scrittura.

Il primo itinerario è finalizzato alla riduzione delle lacune riscontrate nelle capacità di base; il secondo itinerario ha invece lo scopo di promuovere la conquista di capacità di scrittura più adeguate. I due percorsi sono in genere proposti parallelamente attraverso esercizi – gioco che richiedono lo sviluppo e il potenziamento di più competenze insieme, per evitare di rimandare nel tempo la conquista di capacità grafomotorie che possono gratificare il bambino, permettendogli di verificare che, anche a scuola, si iniziano a vedere risultati positivi. Le competenze di base su cui è importante lavorare sono: percezione, organizzazione spazio–temporale, integrazione spazio–temporale (ritmo), conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo, equilibrio e coordinazione, rilassamento, lateralità, coordinazione visuo–motoria e oculo-manuale. L’itinerario specifico per la scrittura comprende attività relative a:

  • impostazione dei grafemi e scrittura in stampato maiuscolo;
  • impostazione dei grafemi e scrittura in corsivo.

Queste attività sono finalizzate alla riduzione delle difficoltà grafomotorie che interferiscono nella scrittura e alla graduale conquista di più adeguate competenze di comunicazione scritta. Nel corso delle attività di recupero può essere facilitante l’uso di quaderni colorati che guidano sia alla corretta impostazione dei segni alfabetici sia al rispetto dello spazio grafico. Alcuni studiosi ritengono potenzialmente utile presentare il bambino alla scuola elementare con un piccolo corredo di esami diagnostici a verifica della funzionalità sensoriale (vista-udito) di modo che il programma educativo possa tener conto di eventuali piccoli deficit che, se non conosciuti e riconosciuti e trattati, potrebbero condurre allo sviluppo di un disturbo più generale.

A chi rivolgersi ?

Se pensate che vostro figlio possa avere problemi di disgrafia la prima cosa da fare è sicuramente parlarne con le insegnanti, che sapranno indirizzarvi verso un grafologo esperto in rieducazione alla scrittura.

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