Le Tavole di Sviluppo di Kuno Beller

MEDICINA ONLINE TAVOLE SVILUPPO KUNO BELLER SCUOLA BAMBINO BIMBO INSEGNANTE MAESTRO ELEMENTARI SCUOLE PRIMARIE SECONDARIE PEDIATRIA BULLISMO VOTI DIFFICOLTA RITARDO MENTALE LEGGE 107 2010 DISLESSIA DISCALCULIA DISGRAFIA DIS.jpgLe tavole di sviluppo di Kuno Beller sono uno strumento di conoscenza del bambino e di progettazione delle attività educative delle educatrici degli asili nido e scuole materne che vogliono:

  • verificare la propria percezione dello sviluppo di ciascun bambino;
  • verificare, per ciascun bambino, i rapporti tra le diverse aree dello sviluppo, così come si possono osservare nella situazione educativa quotidiana;
  • fondare su queste verifiche le proposte di attività che favoriscono lo sviluppo del bambino al nido.

Non è uno strumento diagnostico quantitativo delle capacità del bambino, cioè non paragona il bambino ad una norma.

     ” Ho condotto ricerche e interventi di formazione in asili nido degli U.S.A., che miravano a familiarizzare le assistenti degli asili nido con lo sviluppo dei loro bambini, in modo che esse potessero adattare le stimolazioni offerte rispettando il ritmo di tale sviluppo. Tests calibrati come la scala di Bayley e quella di Standford Binet, non erano adatti a darmi le informazioni necessarie delle quali avevo bisogno per realizzare gli obbiettivi di formazione permanente degli educatori negli asili nido. Le informazioni che se ne potevano ricavare erano in linea di massima complessivamente quantitative, ossia veniva calcolato un quoziente di sviluppo, che dava solo informazioni “normative” riguardo allo sviluppo del bambino in confronto ad altri bambini della stessa età. Nonostante la loro generale importanza diagnostica, queste informazioni avevano scarso significato per il lavoro pedagogico dell’ educatrice con il suo bambino. In secondo luogo esse non tenevano conto di tutti gli aspetti dello sviluppo del bambino, che è necessario tener presente per promuovere l’ evoluzione del bambino nelle diverse aree”.

Kuno Beller decide quindi di costruire un nuovo strumento che tenga conto dello sviluppo del bambino nella molteplicità dei suoi aspetti. Ottenuta la cattedra di Pedagogia della Prima Infanzia presso la”Freie Universität” di Berlino alla fine degli anni settanta, costituisce un team di collaboratori. Per prima cosa viene stabilito all’interno di quali aree vada definito lo sviluppo, dalla nascita fino ai sei anni. Le aree individuate sono:

  • dominio (o indipendenza) nelle funzioni del corpo;
  • consapevolezza dell’ambiente circostante;
  • sviluppo sociale ed emotivo;
  • gioco;
  • linguaggio;
  • sviluppo cognitivo;
  • motricità generale;
  • motricità fine.

Il team ha stabilito fino ad oggi 649 items descriventi il possibile comportamento di un bambino durante il suo sviluppo, nelle aree sopraccitate, da 0 a 7 anni. Il metodo per rilevare le informazioni sullo sviluppo consiste nel   porgere all’ educatrice una copia delle tavole chiedendole di leggere tutti gli items presenti nelle varie aree. Poco dopo si organizza un incontro tra la pedagogista e l’ educatrice.Lo scopo del meeting è quello di fornire all’ educatrice spiegazioni sui concetti che stanno alla base delle tavole di sviluppo, in modo che ella possa capirne la funzione e l’uso. All’ educatrice viene poi richiesto di osservare il bambino, il cui sviluppo deve venire descritto e valutato, per un periodo di tempo di due o tre settimane, per raccogliere informazioni che sono necessarie per rispondere alle domande contenute nelle tavole. Le tavole sono sempre a portata di mano durante l’ osservazione in modo che si possa ottenere un numero ottimale di informazioni rilevanti. Le risposte dell’educatrice alle domande vengono valutate secondo i seguenti criteri:

  • il comportamento richiesto ricorre regolarmente nelle situazioni descritte = LO FA
  • il comportamento ricorre ogni tanto o raramente oppure soltanto parzialmente rispetto alla situazione descritta = A VOLTE
  • il comportamento non ricorre e nemmeno accenna a manifestarsi = NON LO FA
  • non c’è stata alcuna occasione di osservare il ricorrere del comportamento (per esempio, se all’ asilo nido non vengono lavati i denti per ordinanza amministrativa!!!) = NON SO

Ciascun item a cui si è risposto LO FA ha il valore 1.

Ciascun item a cui si è risposto A VOLTE ha il valore di 0,5.

Ciascun item a cui si è risposto NON LO FA ha il valore 0.

Le risposte NON SO non vengono conteggiate, né come valore né come divisore per fare la media di ogni area. Dal grafico che si ottiene, si legge immediatamente quali aree sono più sviluppate e quali sono ancora in fase di sviluppo. Queste informazioni sono importanti per determinare i punti di forza del bambino, cioè tutte le sue competenze in ogni area. Non è scopo del lavoro arrivare ad avere gli stessi valori in tutte le aree. Questo è impossibile e chi tendesse a realizzare un tale profilo trasformerebbe il delicato lavoro d’ incontro con il bambino in un barbaro addestramento abusante della motivazione e degli interessi individuali del piccolo. Come si stabilisce il limite superiore e quello inferiore del profilo di sviluppo e quale significato ha? Si calcola sempre una “base” dello sviluppo. Essa è composta dall’osservazione dei comportamenti, offerti nella fase inferiore a quella scelta in base all’età in mesi del bambino, nella quale si è risposto LO FA a tutte le domande, se così non è, il rilevamento deve scendere alla fase inferiore. Se a questa viene risposto LO FA a tutte le domande questa è la base. Se ciò continua a non accadere – per motivi pratici – viene consigliato questo procedimento: si va   indietro finché in una fase ad 1 sola domanda viene risposto con NON LO FA, questa è la base. Lo stesso procedimento si applica alle fasi superiori a quella scelta per l’ osservazione e si va avanti finché non si risponde NON LO FA a tutti gli items di quella fase (oppure opzione tutte – 1 di due). Per le offerte pedagogiche al bambino si partirà dalla fase inferiore a quella con risposte miste, per avere la certezza della completa padronanza del bambino delle attività proposte. Il limite superiore ed inferiore ossia la “base” ed il “tetto”   hanno i seguenti significati:

  • il limite inferiore indica fino a quale fase il bambino è massimamente competente, infatti a tutte le domande (oppure a tutte -1) si è risposto LO FA. Al di sotto di questo limite il bambino è perfettamente sicuro di sé, il rischio di fallimento è minimo, al contrario quello di riuscita massimo;
  • il limite superiore indica da quale fase in poi il bambino non presenta alcuna competenza. Se si dovessero pretendere dal bambino comportamenti che si trovano in fase successive punto di suo lo si sovra-stimolerebbe.

Mediante l’ uso delle tavole si impara a conoscere lo sviluppo di un bambino nella quotidianità. Sulla base del profilo di sviluppo del bambino, l’ educatrice si impegna ad offrire al bambino esperienze pedagogiche sulla base di due principi di motivazione:

 

  • le competenze del bambino nei punti di debolezza vengono collegate alle competenze del bambino nei punti di forza;
  • per prima cosa si progettano e conducono esperienze pedagogiche, nelle quali il bambino avrà sicuramente successo (scalino della sicurezza), dopo un periodo in cui il rapporto di fiducia reciproco tra l’ educatrice ed il suo bambino è stabile, si progettano e conducono esperienze pedagogiche sulla base di comportamenti che il bambino presenta a volte, sia nei punti di forza che in quelli di debolezza, sempre seguendo il Principio 1. In questo ambito il bambino e l’ educatrice possono incorrere in insuccessi, che verranno sostenuti da entrambi.

Questo scalino si definisce di stimolazione e deve essere “salito e sceso” con la massima flessibilità per non produrre alcuna pressione sul bambino. In un processo come questo le educatrici, le/i pedagogiste/i sono sfidate/i a entrare in relazione con quel preciso bambino o quella precisa bambina, che ha fatto sorgere in loro domande. Quante più domande un bambino o una bambina suscitano in chi desidera educarli, tanto più alta sarà la motivazione dell’adulto a osservarli per trovare delle risposte. Il processo metterà a confronto l’ immagine interiore che ci siamo fatti di quel o quella bambino/a   con ciò che egli/ella fa veramente. Il bambino diventa per noi come la metafora del filo di Arianna che ci conduce all’interno di un labirinto e noi, i professionisti, accettiamo di seguirlo. Il nostro filo di Arianna si dipana in angoli bui, ci fa scoprire cose che ci piacciono ed altre che non ci piacciono, ci fa soffrire e gioire .Lui è importante per noi, ma noi lo siamo per il filo, che così compie il suo destino. Come educatori possiamo allenarci a percorrere tantissimi labirinti, possiamo imparare ogni volta ex-novo come un piccolo essere umano compie il miracolo di crescere. L’approccio è indispensabile all’arricchimento della nostra professionalità di pedagogisti clinici. Nell’antichità gli anziani percorrevano labirinti tracciati nell’erba, come preparazione al tracciato che la loro anima avrebbe percorso una volta abbandonato il corpo. Questo approccio di Kuno Beller è indispensabile all’arricchimento della nostra professionalità di pedagogisti clinici, che con appassionata pazienza, labirinto dopo labirinto, accompagnamo il destino di ogni singolo essere umano.

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