Disturbo specifico del linguaggio: sintomi, classificazione, si guarisce?

MEDICINA ONLINE BAMBINI BIMBI SCUOLA PRIMARIA ELEMENTARE ETA PICCOLI EDUCAZIONE INSEGNANTE DISTURBI SPECIFICI LINGUAGGIO APPRENDIMENTO DSA INTELLIGENZA DISLESSIA DISGRAFIA DISORTOGRAFIA ATTENZIONE DISCALCULIA SCRIVERE ERROR.jpgCon “disturbo specifico del linguaggio” (DSL) si fa riferimento ad un gruppo di disturbi evolutivi del linguaggio, detti “specifici” in quanto non sono causati da altri disturbi evolutivi del bambino, come ritardo mentale o danni all’udito. L’ICD-10 definisce il disturbo specifico del linguaggio “una condizione in cui l’acquisizione delle normali abilità linguistiche è disturbata sin dai primi stadi dello sviluppo. Il disturbo linguistico non è direttamente attribuibile ad alterazioni neurologiche o ad anomalie di meccanismi fisiologici dell’eloquio, a compromissioni del sensorio, a ritardo mentale o a fattori ambientali. È spesso seguito da problemi associati quali le difficoltà nella lettura e nella scrittura, anomalie nelle relazioni interpersonali e disturbi emotivi e comportamentali”.
Il disturbo specifico del linguaggio appartiene al gruppo dei Disturbi Evolutivi Specifici (DSE) e nei paesi anglosassoni viene incluso nel sottogruppo dei disturbi specifici di apprendimento (DSA), assieme ad altri disturbi come dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia ed al disturbo specifico della compitazione, che possono essere presenti nel paziente con disturbo specifico del linguaggio. Tale disturbo è indicato con la sigla F80 ed è presente nel manuale diagnostico americano DSM-IV.

Diffusione

Il DSL interessa circa il 7% della popolazione mondiale in età prescolare e meno del 2% in età scolare. Colpisce i maschi il doppio delle femmine. Ricordiamo che i disturbi del linguaggio in generale rappresentano i disturbi di sviluppo più frequenti tra i 2 e 6 anni di età.

Cause

Le cause specifiche dei disturbi specifici del linguaggio non sono ancora del tutto note. Dal momento che il DSL colpisce spesso entrambi i membri di una coppia di gemelli monozigoti, si pensa ad una componente ereditaria del disturbo: alcuni casi sembrerebbero essere correlati con i geni FOXP2 e USP10. La famigliarità è quindi un fattore di rischio importante per il disturbo. Alcune teorie correlano il DSL a disfunzioni delle funzioni esecutive, tra cui attenzione, memoria di lavoro, pianificazione, shifting e inibizione.

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Sviluppo del linguaggio e quando “allarmarsi”

Lo sviluppo del linguaggio è caratterizzato da una grande variabilità interindividuale. Generalmente intorno ai 24 mesi il bambino possiede già un vocabolario di circa 100 parole ed inizia a formare le prime frasi con la combinazione di due parole, spesso associate a un gesto indicativo. Intorno ai 30 mesi di età avviene una vera e propria esplosione del linguaggio, in particolare del vocabolario: il numero di parole prodotte dal bambino aumenta rapidamente e il bambino inizia a produrre frasi composte da tre o più parole. L’età di 3 anni costituisce uno spartiacque tra i bambini “parlatori tardivi” e i bambini che sono affetti da un probabile disturbo del linguaggio. La presenza di una produzione di parole ancora non adeguata secondo i parametri dello sviluppo tipico, quando si verifica dopo i 3 anni di età, dovrà necessariamente essere valutata da un’attenta visita medica, in particolare se a 30 mesi (2 anni e mezzo) produce meno di 50 parole e non inizia a combinare insieme due parole, come ad esempio: “voglio palla” e soprattutto se a ciò si abbiano una difficoltà di comprensione.

Sintomi

Il DSL è caratterizzato da difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di diverse modalità di linguaggio (parlato, scritto, gestuale o di altro tipo), dovute a deficit della comprensione e/o della produzione, che determina:

  • lessico ridotto;
  • limitata strutturazione delle frasi (capacità di costruire frasi basandosi su regole sintattiche e morfologiche);
  • compromissione delle capacità discorsive (capacità di usare parole o di connettere frasi tra loro per sostenere una conversazione).

Il bimbo con DSL generalmente inizia a parlare tardi e l’estensione del suo vocabolario è più limitata e meno variegata di quella attesa per l’età. Le frasi del piccolo paziente sono generalmente brevi e poco complesse, con frequenti errori grammaticali. Le difficoltà di comprensione possono essere sottostimate, poiché il bambino può essere abile a dedurre il significato dal contesto. Altri problemi frequenti sono:

  • difficoltà a trovare le parole;
  • le definizioni verbali sono povere;
  • c’è una scarsa comprensione ed uso dei sinonimi;
  • è presente una difficoltà nel comprendere giochi di parole e nel ricordare parole nuove.

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Diagnosi

La diagnosi di Disturbo di Linguaggio viene condotta da un’equipe multidisciplinare costituita da Neuropsichiatra, Psicologo e Logopedista. I professionisti raccoglieranno in un primo momento informazioni sullo sviluppo psicomotorio, linguistico e comunicativo del bambino. In una fase successiva verranno proposti al bambino alcuni test strutturati.  Da 0 a 3 anni si utilizza la Scala McArthur o la TPL (Test del Primo Linguaggio), da 3 a 6 anni si utilizza il TVL (Test di Valutazione del Linguaggio) e da 6 a 12 anni vi è la 4-12.

Le batterie di valutazione del linguaggio sono composte da 5 dimensioni chiamate compiti:

  • Articolazione e controllo oromotorio che considera la capacità di associare un movimento ad un dato fonema;
  • Controllo fonemico: individua la capacità di produrre un fonema
  • Denominazione: giudica la capacità di assegnare delle etichette verbali agli oggetti
  • Ripetizione: considera la capacità di elaborare ciò che si ascolta
  • Fluenza verbale: misura l’abilità della memoria procedurale e della memoria implicita del linguaggio.

Classificazione dei disturbi del linguaggio

  • F80.0 (315.39) Disturbo specifico dell’Articolazione dell’eloquio: non sono compromesse le capacità linguistiche ma vi è una difficoltà nei suoni verbali;
  • F80.1 (315.31) Disturbo del Linguaggio Espressivo: non è legato alla capacità di espressione non verbale ma solo a quella verbale;
  • F80.2 (315.31) Disturbo Specifico della Comprensione: ad esso spesso si associa un disturbo espressivo e a volte difficoltà socio-affettive. Manca la comprensione della comunicazione;
  • F80.3 Afasia acquisita con Epilessia (Sindrome di Landau-Kleffner): è una perdita, improvvisa o nell’arco di due anni, delle capacità linguistiche accompagnata da epilessia. Il bambino si esprime con un linguaggio simil-generale e ripetitivo e ha problemi comportamentali ed emozionali. Può sfociare in un deficit permanente (2/5 dei soggetti) o risolversi completamente (1/3 dei casi).
  • F80.8: Altri Disturbi del Linguaggio;
  • F80.9: Disturbi del Linguaggio non altrimenti specificati.

Trattamento e guarigione

Da un disturbo specifico del linguaggio si può guarire, a patto che la diagnosi sia raggiunta velocemente e che il trattamento sia efficace ed il più possibile tempestivo. La prognosi è molto buona grazie a trattamenti di tipo riabilitativo logopedico ,di interventi di potenziamento erogati a livello scolastico e di parent training (programmi, rivolti ai genitori, utili a promuovere modalità di interazione e di comunicazione efficace). In caso di adeguate competenze di comprensione si può attendere fino ai 36 mesi (3 anni) per intraprenderla, diversamente – se il bambino mostra difficoltà nella comprensione, va valutata un’eventuale presa in carico precoce (2 anni e mezzo). Un modello di intervento indiretto molto efficace è il parent training in cui i genitori diventano protagonisti attivi dell’intervento riabilitativo del proprio bambino, grazie alle strategie psicoeducative fornite dal medico.

Come deve comportarsi il genitore?

Il genitore ha parte attiva nel processo di guarigione del bimbo: dovrà evitare mortificazioni quando il bambino sbaglia, specie di fronte ai suoi coetanei, e soprattutto promuovere interazioni sociali il più possibile adeguate alle competenze comunicative del bambino e la sua iniziativa sociale. In un gioco condiviso il genitore potrebbe fornire stimoli linguistici associati agli oggetti utilizzati o alle azioni che si svolgono (nominare gli oggetti visti e commentare in diretta quello che accade intorno a lui), così da favorirne l’assimilazione. L’adulto deve porsi come un osservatore sensibile e responsivo, in grado di attendere pazientemente la risposta del bambino senza sovrastare e/o anticiparlo. È importante inoltre riconoscere, accogliere ed interpretare tutti i comportamenti comunicativi del bambino, verbali e non verbali, tramite attenta osservazione.

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