Come funziona la nostra memoria e come facciamo per aumentarla: guida per prendere trenta e lode agli esami universitari

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La bellissima biblioteca pubblica di Cincinnati: la memoria nel vostro cervello è fatta più o meno nello stesso modo

Provate a ricordare quello che avete fatto questa mattina, da quando vi siete svegliati fino ad ora. Poi provate a ricordarvi cosa avete fatto questo weekend. Ora chiudete gli occhi e sforzatevi di ritornare mentalmente nel luogo dove avete passato le vacanze l’estate scorsa. Infine riportate alla mente un episodio della vostra infanzia, magari di quando andavate alle elementari. Il vostro cervello, con minimo sforzo, vi avrà trasmesso delle informazioni – magari non del tutto collimanti con la realtà, ma assolutamente verosimili – dell’evento che avete vissuto. In pratica, come una piccola ma potente macchina del tempo, vi avrà riportato in un luogo temporale che non esiste più.

La biblioteca

Per come l’ha sempre romanticamente immaginata il sottoscritto, la nostra memoria funziona come una enorme biblioteca, dove ogni libro corrisponde ad un evento vissuto nella nostra vita. La grandezza di ogni volume è direttamente proporzionale alla rilevanza che l’evento – in esso narrato e descritto – ha nella nostra esistenza. Alcuni libri sono irrilevanti e sono riposti in stanze anonime, che probabilmente non visiteremo mai più (ma che rimangono li, nel caso in cui l’evento diventasse invece rilevante); altri libri sono posti su piedistalli ed occupano stanze eleganti e ben illuminate – sono i ricordi piacevoli – mentre alcuni testi corrispondono a ricordi sgradevoli e sono riposti nelle stanze buie della nostra grande biblioteca. Gli eventi tragici sono relegati in stanze talmente nascoste della nostra mente e così anguste che ci sforziamo – a volte senza riuscirci, purtroppo – di dimenticarci della loro esistenza.  Infine ci sono libri splendidamente rilegati: sono così belli che meritano di occupare – da soli – intere grandi stanze della nostra mente. Ma le stanze migliori! Le più belle, illuminate tutto il giorno e decorate con splendidi arazzi. Ovviamente questi libri, limitatissimi nella tiratura, corrispondono ai momenti più belli della nostra esistenza. Per i nostri nonni questi volumi potrebbero trattare ad esempio della fine della II guerra mondiale. Per i miei coetanei la narrazione potrebbe comprendere la nascita di un figlio. Per i più giovani magari si parla di “quel favoloso primo bacio dato alla più carina della classe quel giorno in cui c’era la festa a casa di…”

Scusate questa introduzione, ma volevo trasmettervi l’immagine che ho io della memoria. Però torniamo ora coi piedi per terra e chiediamoci:

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo COME FUNZIONA LA MEMORIA COME FACCIAMO MIGLIORARLA Dieta Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Sessuologia Pene Laser Filler Rughe Botox 3Cos’è un ricordo e come e dove il nostro cervello memorizza le informazioni?

Il processo di memorizzazione, per quanto romantico possiamo dipingerlo, è riconducibile a neuroni, sinapsi, chimica e fisica. I neuroni sono le cellule che compongono il nostro cervello; ognuno di noi ne ha più di 100 miliardi. Le sinapsi sono invece le “autostrade” che collegano tra loro i diversi neuroni, creando le cosiddette reti neurali. Qui vicino vedete raffigurato un neurone con i propri bottoni sinaptici i quali, insieme allo spazio sinaptico e alle membrane post-sinaptiche, formano appunto le sinapsi che permettono lo scambio di informazioni tra i vari neuroni. Quando un ricordo viene richiamato alla mente, un gruppo di neuroni inizia ad inviare dei segnali elettro-chimici attraverso le sinapsi, secondo una specifica sequenza. Un ricordo dunque non è altro che una rete neurale che si attiva secondo una precisa sequenza. Poco poetico, vero? Importantissimo il fatto che più una rete neurale viene attivata nel corso del tempo, più il ricordo associato sarà radicato nella nostra memoria.

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Studente universitario da trenta e lode

Se sei uno studente universitario – e probabilmente lo sei visto che sei qui – il fatto che un ricordo sia legato all’attivazione di una specifica rete neurale è un’informazione che può davvero fare la differenza nella tua carriera universitaria. Visto che purtroppo non è ancora possibile espandere i propri gigabyte di memoria come faceva Keanu Reeves in Johnny Mnemonic, dovremo fare alla vecchia maniera, cioè faticando! Vediamo ora come questi complessi meccanismi biochimici possano effettivamente aiutarti a prendere quel bel 30 e lode che tanto ti farebbe comodo per alzare la media in questa faticosa sessione d’esame!

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1) Rileggere vs Ripetere: il metodo della prima lettera

Il metodo di studio di molti universitari consiste nel rileggere fino alla nausea il materiale dell’esame. Bene, questo metodo non serve a molto, almeno dal punto di vista scientifico: leggere o rileggere un paragrafo attiva una rete neurale diversa dalla rete neurale associata alla memorizzazione di quello stesso paragrafo. Tradotto in parole povere: se rileggi un testo dieci volte, sarai semplicemente più bravo nella lettura di quel passaggio e avrai migliorato di uno 0,01% la tua capacità di leggere velocemente, ma non la tua memoria! Se vuoi davvero memorizzare quel testo devi ripeterlo mentalmente, senza aiutarti con la “stampella” della rilettura. Devi sforzarti di ripeterlo. Quello sforzo fortifica la rete neurale come sforzare un bicipite rafforzerà quel muscolo (no pain no gain!).
Ciò significa in pratica che quando studi devi leggere un numero limitato di volte (una o due bastano di solito), con la massima concentrazione, e poi iniziare subito a ripetere tutto ciò che riesci a ricordare; e non passivamente, ma sforzandoti di ricordare qualcosa in più. In questo modo, non solo risparmierai un sacco di tempo, ma rafforzerai realmente la rete neurale associata al ricordo e non quella della lettura. Leggere mille volte le stesse righe non solo non ti farà imparare nulla a memoria, in più perderai molto tempo prezioso! Che poi alla decima volta che leggete la stessa riga state sicuri che la vostra corteccia visiva secondaria avrà smesso di fare il suo lavoro interpretativo sul materiale letto, lasciando la corteccia visiva primaria a leggere senza neanche più capire cosa avete davanti! Avete presente quando state leggendo qualcosa ma pensate ad altro, arrivate alla fine della riga e vi chiedete: “ma che cosa ho letto fino ad ora?”; ecco, quello è il tipico segno che le vostre due cortecce visive non vanno d’accordo tra loro e leggere mille volte la stessa frase è la maniera migliore per farle litigare! Meglio leggere una/due volte con estrema attenzione e poi sforzarsi a ripetere.

Vediamo ora un applicazione veramente “estrema” di questo principio.

Immagina di dover imparare a memoria, parola per parola, una determinata definizione (magari l’articolo di una legge o una formula di biologia). Come abbiamo visto, continuare a rileggere non serve a granché. In questo caso, possiamo utilizzare il metodo della prima lettera. Questa strategia è molto semplice e consiste nel riscrivere un determinato passaggio, riportando solo la prima lettera di ogni parola e poi studiare la sequenza di lettere ottenuta. Ti faccio un esempio pratico, utilizzando la prima parte dell’Art. 3 della nostra meravigliosa Costituzione Italiana:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge

Applicando il metodo della prima lettera otterremo questa sequenza di lettere:

T i c h p d s e s e d a l

Ottenuta la sequenza di “prime lettere” non devi fare altro che rileggerla 3-4 volte, cercando di ricostruire mentalmente il testo originale. Questo semplice stratagemma costringe il tuo cervello a rafforzare di volta in volta la giusta rete neurale, ovvero quella associata al ricordo e non quella della lettura. Io lo usavo negli esami di anatomia per ricordare, ad esempio, le ossa della mano. Con me funzionava! Se per voi questo metodo risulta un po’ troppo estremo, vi rimanga comunque il concetto che, per memorizzare, dovete costruire una rete neurale e per costruirla dovete sforzarvi di ricordare una cosa appena letta, evitando di leggerla mille volte, e riconducendola ad uno schema il più possibile sintetico.

Volendo rendere questo sistema più divertente si può creare un acrostico cioè un componimento poetico o un’altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase. Nel caso dell’acrostico, l’insieme delle prime lettere forma una parola reale e non il bislacco “T i c h p d s e s e d a l” precedentemente citato. Ad esempio la frase “Sorbirsi continuamente una orribile lezione assurda” può essere memorizzata grazie alla parola… “scuola”!

Sorbirsi
Continuamente
Una
Orribile
Lezione
Assurda

Prima di chiudere questo capitolo, vi chiedo di leggere e cercare di ricordarvi questa sequenza di parole che descrivono concetti importanti nel determinare la presenza di un melanoma: dimensione, evoluzione, colore, asimmetria, bordi. Vi sembra difficile ricordare questa sequenza? Ed invece è facile, basta ricordarsi… ABCDE! Guardate qui sotto:

Asimmetria
Bordi
Colore
Dimensione
Evoluzione

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2) Memorizzare grazie al tuo stato d’animo

Uno degli elementi essenziali di una memoria strepitosa sono le emozioni. Esistono numerosi studi scientifici sul legame tra ricordi ed emozioni. Ma non servono dimostrazioni scientifiche per convincersi di quanto stati d’animo e memoria siano legati tra loro: scommetto che ricordi esattamente dove ti trovavi o cosa stavi facendo l’11 settembre 2001 o durante la finale dei mondiali del 2006. Più è stata forte l’emozione che abbiamo provato, più il libro nella biblioteca di cui parlavo all’inizio dell’articolo, è voluminoso, cioè maggiormente il ricordo si è radicato nella nostra memoria. Se vogliamo richiamare alla mente un determinato ricordo è dunque sufficiente rivivere/ricordare lo stato d’animo che abbiamo provato.

Visto il profondo legame che esiste tra stati d’animo e memoria, è di fondamentale importanza rendere le tue sessioni di studio vive ed emozionanti. Ogni volta che studi, devi farlo con passione, devi scavare dentro di te per trovare quella scintilla che ti ha spinto ad iscriverti alla tua facoltà, devi creare uno stato d’animo positivo che ti aiuti ogni volta a richiamare velocemente quanto studiato. Le emozioni possono essere scatenate da colori, suoni, odori. Ancora oggi ricordo chiaramente la pagina e l’argomento del libro di Immunologia che stavo studiando mentre mia madre cucinava una epica pizza al forno e l’odore si spargeva potente in tutta casa! Associate sempre le emozioni ai vostri sensi e alla cosa che dovete ricordare.

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3) Sfruttare l’effetto Von Restorff

La nostra memoria ha molti punti deboli, conosciuti in psicologia anche come bias. Conoscere queste “debolezze” ci permette di sfruttare efficacemente il nostro cervello. Uno dei più famosi bias di memoria è il cosiddetto effetto Von Restorff. Individuato per la prima volta dal pediatra Hedwig von Restorff, tale effetto consiste nella tendenza del nostro cervello a memorizzare ciò che è inconsueto e si distingue rispetto all’ambiente circostante. Vi faccio un esempio, leggete le prossime righe velocemente:

Saltare
Tagliare
Scrivere
Eseguire
Volare
Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi…
Leggere

Ora ripetete le parole che ricordate. Probabilmente la prima frase che vi viene in mente è quella tratta dalla famosa canzone del grande Lucio Battisti. Perché accade? Per almeno tre motivi: è una frase di senso compiuto, è in corsivo, è scritta in neretto. In una parola sola è: DIVERSA dal resto delle parole. La possibilità di ricordare più facilmente ciò che è diverso (cioè risalta) dalla media è appunto l’effetto Von Restorff. Secondo la teoria dei processi organizzativi quando leggiamo una lista tendiamo ad organizzare nella stessa categoria tutti i prodotti simili ma cataloghiamo in una categoria diversa e più importante i prodotti differenti che spiccano rispetto agli altri. Questo li rende più facilmente memorizzabili. Per capirci: qualcuno si ricorda il colore del cappotto della bambina di Schindler’s List? Il film era tutto in bianco e nero e quel colore spiccava talmente tanto che tra trent’anni ancora lo ricorderò! Inoltre domani a quest’ora provate a ricordarvi di questo articolo: vi verrà magari in mente proprio il film Schindler’s List, visto che è già la seconda volta che lo scrivo in neretto ed il vostro cervello lo ha già catalogato come informazione “importante”.

Come possiamo sfruttare l’effetto Von Restorff per preparare al meglio i nostri esami universitari? Come facciamo a differenziare e far spiccare una certa parola? Dai che lo sapete già: con l’evidenziatore! Ma come usarlo nella maniera migliore?

Come usare al meglio gli evidenziatori per memorizzare di più quando studiamo?

Sottolinea utilizzando diversi evidenziatori, con colori e punte diverse. Ai tempi dell’università io avevo almeno dieci diversi evidenziatori e almeno una trentina di pennarelli di colore diverso! Inoltre parliamoci chiaro: se sottolinei tutto è come se non sottolineassi nulla, quindi devi essere molto selettivo nel sottolineare esclusivamente ciò che conta. Io in realtà all’università sottolineavo pochissimo e solo nei primissimi esami, poi ho perso questa abitudine ed i miei libri, dal secondo anno in poi, non hanno neanche mezza parola evidenziata né sottolineata. Tuttavia, quando ancora evidenziavo, usavo un sistema che comprendeva 3 evidenziatori: il verde comprendeva l’argomento principe, il giallo i sotto-argomenti, l’arancione le parole chiave. Importantissimo, lo ripeto: sottolinea il meno possibile! Nota biografica interessante collegata all’effetto Von Restorff: quando nei miei appunti sbagliavo a scrivere una parola, la cancellavo e sopra scrivevo la parola esatta, beh, quella parola la ricordavo con estrema facilità. Cosa risalta di più di un errore in una ordinata pagina di appunti? La cosa divertente è che, ad un certo punto, facevo degli errori apposta per ricordare meglio una parola! La cosa interessante è invece che quando sbagliavo apposta ricordavo meno di quando sbagliavo per caso: il nostro cervello è difficile da prendere in giro!

Qualcuno, guardando i miei libri senza una sottolineatura, potrebbe chiedermi come io studiassi all’università. Semplice, per ogni argomento io scrivevo una sintesi su un quaderno, una sintesi vivace con milioni di colori ed evidenziatori; successivamente da quella sintesi ottenevo una personalissima mappa concettuale con i punti chiave che mi servivano per non rimanere mai a bocca aperta di fronte alla domanda dei miei professori. Ma cos’è una mappa concettuale?

4) Mappe concettuali stimolanti

Una mappa concettuale è uno strumento grafico per rappresentare delle informazioni in modo pratico, sintetico e veloce, in uso fin dagli anni settanta del secolo scorso. Le mappe di questo tipo servono per rappresentare in un grafico le proprie conoscenze intorno a un argomento secondo un principio cognitivo di tipo costruttivista. Se non hai capito stai tranquillo: tra poco vedrai un esempio di mappa concettuale e tutto ti tornerà chiaro!

Il consiglio più importante è quello di creare mappe concettuali graficamente stimolanti. Ho sempre considerato le mappe concettuali un elemento essenziale di qualsiasi metodo di studio; eppure esistono mappe e mappe. Mappe “piatte” con pochi collegamenti e di scarso interesse non ti aiuteranno mai a ricordare efficacemente il tuo materiale di studio. Crea mappe inconsuete, mappe con collegamenti inaspettati tra i diversi nodi, insomma… mappe che siano TUE E SOLO TUE, che ti si stampino in testa! Vediamo ora un esempio di mappa concettuale:

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo COME FUNZIONA LA MEMORIA COME FACCIAMO MIGLIORARLA Dieta Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Sessuologia Pene Laser Filler Rughe Botox 2Questa mappa ci aiuta a memorizzare informazioni che riguardano la popolazione sulla terra e sulla sua crescita nel corso di alcune epoche. L’ho trovata su internet ed è ben fatta. Notate come si differenzia l’epoca antica (in giallo a sinistra) dal verde che indica le epoche moderne. Io l’avrei fatta in modo un po’ diverso. Avrei colorato le epoche antiche di marroncino perché il marrone per me è il colore della terra e mi richiama epoche antiche quando ancora non esistevano fabbriche (che per me sono rappresentate dal grigio chiaro, come il fumo che emettono) o asfalto (grigio scuro come il loro colore). Inoltre avrei differenziato i quattro blocchi verdi delle epoche moderne:

1) crescita molto lenta della popolazione: l’avrei colorata di rosso, colore che mi fa venire in mente un rallentamento se non addirittura un blocco. In alternativa l’arancione. Insomma pensate ad un semaforo!

2) crescita importante della popolazione: l’avrei colorata di grigio chiaro, non certo per il concetto di “crescita importante”, ma per la nozione di sviluppo industriale (che per me è appunto grigio chiaro).

3) popolazione che cresce sempre di più: qui avrei usato il verde, che per me rappresenta appunto un libero flusso, un movimento, una accelerazione.

4) inversione di tendenza: non avrei usato alcun colore, però avrei disegnato accanto una freccia che inverte la direzione.

Inoltre avrei usato molti più disegni: nelle epoche antiche, nella casella “nomadi” avrei disegnato un albero (che io lego al concetto di libertà) mentre in quella “sedentari” avrei disegnato una casa (che indica immobilità). Nella casella “clima favorevole” avrei disegnato un bel sole giallo chiaro, in quella “egizi e Nilo” una piramide giallo scuro con due tratti paralleli blu accanto, in quella “laghi” avrei fatto un cerchio blu.
Invece nelle epoche moderne avrei disegnato una “piccola Italia” dove si menziona l’Europa ed avrei disegnato il segno dell’euro dove si parla di paesi catalogati dal punto di vista economico. Avrei anche potuto associare il segno dell’euro dove si parla di Europa e il segno del dollaro dove si parla di economia, tuttavia, almeno nella mia testa, i due simboli si sarebbero potuti confondere (anzi addirittura invertire) visto che appartengono entrambi allo stesso campo. Ovviamente questi sono solo esempi, ognuno deve trovare i propri colori e i propri simboli. Maggiormente “personali” saranno, più facilmente riuscirete a memorizzare. Non serve dire che i disegni devono essere stilizzati e di rapida esecuzione, quindi non serve essere Giotto! Come vedete sottolineo spesso il concetto di personalizzazione che per me era vitale per memorizzare i libri di duemila pagine di Medicina! Non sono mai riuscito a memorizzare nulla guardando appunti o mappe concettuali create da altri per due motivi: 1) simboli e parole chiave necessari da altri per ricordare, non sono quasi mai gli stessi che servono a me per ricordare la medesima cosa 2) non li ho creati io mentre invece per me il memorizzare era soprattutto insito nel processo creativo speso per creare una certa mappa concettuale.

A chi sta pensando “ma quanto tempo ci mettevi per fare una mappa concettuale così piena di colori e disegni e memorizzarla?” io rispondo “molto meno del tempo che avrei impiegato a memorizzare le stesse cose SENZA disegnare la mappa”, anche perché a me bastava disegnarla per memorizzare tutti i concetti: disegnare e memorizzare avvenivano in contemporanea e non in due tempi distinti.

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5) Stai attento a lezione

Sembra banale ricordarlo ma, se pensi che lo studio di una materia inizi una volta terminato il corso, stai perdendo tonnellate di tempo. La preparazione di un esame avviene già durante le lezioni in aula, anche perché poi il prof all’esame esige le risposte come le vuole lui. Tante volte (almeno a medicina) studi benissimo il libro di testo ma poi all’esame il prof si lamenta che stai rispondendo male perché non gli dici le cose che sono giuste per lui! Inoltre se il prof passa tre ore a spiegare l’anemia da carenza di ferro e dieci secondi a parlare dell’anemia da aumentata emolisi da Trypanosoma, io passerei più tempo a studiare la prima che la seconda! Prima di studiare il libro, studiate il vostro prof!

Ad ogni modo prendere gli appunti è una fase molto importante: per sfruttare al meglio questo momento devi imparare a prendere appunti nel modo giusto; devono essere sintetici, schematici e devono usare simboli grafici prestabiliti. Ovviamente il più possibili… personali!

6) Mente sana in corpo sano

Ricordatevi che il vostro cervello è parte del vostro corpo e la maniera per farlo funzionare al meglio è seguire stili di vita sani: smetti di fumare e di assumere alcolici; fai attività fisica; alimentati in maniera adeguata con tanta acqua, frutta e verdura e poco sale e grassi; dormi un numero sufficiente di ore. In alcuni casi può aiutarvi una integrazione con integratori alimentari (cliccate qui per avere la lista completa dei migliori).

7) Caffè

Il caffè è un ottimo alleato per la memoria (leggi questo articolo a riguardo), ma non esagerate, anche perché, se siete già ansiosi e prima degli esami il cuore vi batte a mille, il caffè può peggiorare la situazione causando tachicardia ed aumento della pressione arteriosa! La domanda che spesso mi fanno pazienti e allievi è quanto caffè posso assumere ogni giorno quando sono sotto esame? La quantità di caffeina che un adulto può assumere normalmente ogni giorno è circa 5mg/kg di peso corporeo, il che significa che una persona che pesa 60 kg può assumere circa 300mg di caffeina al giorno mentre una persona che pesa 80 kg può assumere circa 400mg di caffeina al giorno. Tenendo conto che ogni tazzina di caffè espresso contiene circa 120mg di caffeina, io consiglio di bere non più di tre caffè al giorno; superato questa quantità è da preferire il decaffeinato.

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8) Ultime raccomandazioni prima di… riprendere a studiare!

Ricordatevi sempre che è  più utile studiare sei ore facendo ogni tanto qualche sosta piuttosto che studiare otto ore senza fermarti un minuto. Se la sera prima dell’esame non riuscite davvero a dormire, potrebbe aiutarvi una compressa da 1 mg di melatonina, assunta con un bicchiere d’acqua mezzora prima di andare a letto.

Spero che questi consigli vi siano utili e che… la memoria sia con voi!

PS Qual è il colore del cappotto della bambina di Schindler’s List? Ovvio: rosso!

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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