Tecniche per aumentare la memoria con addestramento ed ausili mnemonici

MEDICINA ONLINE BRAIN CERVELLO ALLENAMENTO ALLENA INTEGRATORI STUDIO STUDIARE LIBRO LEGGERE LETTURA BIBLIOTECA BIBLIOGRA LIBRERIA QUI INTELLIGENTE ESAMI 30 LODE TEST INGRESSO MEDICINA UNIVERSITA SCUOLADi “aumento della memoria” avevamo già parlato nella nostra superguida: Come funziona la nostra memoria e come facciamo per aumentarla: guida per prendere trenta e lode agli esami universitari che vi consigliamo di leggere. Oggi continuiamo ad approfondire l’argomento, per offrirvi sempre nuove strategie per potenziare lo strumento forse più importante per lo studio e per il lavoro: la memoria. Introduciamo l’argomento con un vero e proprio pioniere dell’aumento delle capacità mnemoniche: Hermann Ebbinghaus.

L’esperimento di Ebbinghaus sulla memoria

È stato lo psicologo tedesco Hermann Ebbinghaus (1850-1909), all’inizio del Novecento, a studiare le leggi della memoria. Per far questo egli ha formato un gruppo di studenti e li ha sottoposti ad una esperienza: quella di ricordare una serie di numeri (3, 8, 5, 12, 19) o una serie di lettere (B, S, R, G, A,) senza senso: in altre parole, non vi erano né progressioni logiche né caratteristiche particolari che dessero un significato preciso a queste serie di numeri o di lettere, che apparivano totalmente casuali. Ebbinghaus aveva scelto infatti per i suoi esperimenti sulla memoria un materiale «neutro», che cioè non sollecitasse emozioni, interessi particolari o possibili rapporti con precedenti esperienze. Sottoponendo questo materiale agli studenti il ricercatore tedesco aveva notato tre caratteristiche principali legati al processo di memorizzazione:

  1. ripetizione: la ripetizione favoriva il ricordo a distanza di tempo e più volte gli studenti ripetevano una serie di lettere o numeri, più facilmente la ricordavano a
    distanza di ore o giorni;
  2. oblio: più tempo passava dall’esperienza, più i ricordi decadevano. Tuttavia, era sufficiente presentare nuovamente agli studenti il materiale che avevano appreso in precedenza perché essi lo memorizzassero rapidamente. Questo fenomeno venne definito risparmio, in quanto la seconda volta era necessario meno tempo per memorizzare un materiale particolare rispetto alla prima volta;
  3. eventi inibitori proattivi e retroattivi: vi erano delle situazioni che potevano inibire il processo di formazione delle memorie. Queste situazioni potevano esercitare la loro azione prima del test di apprendimento (inibizione proattiva), oppure dopo il test (inibizione retroattiva). Un esempio può essere quello di sottoporre dei volontari all’apprendimento di una serie di lettere che siano simili o assonanti con le successive, ad esempio AST o APT. In questo caso si genera una confusione, o meglio una interferenza proattiva, rispetto al caso in cui le due serie di lettere siano totalmente diverse, ad esempio AST e MNR.

Per esercitare una inibizione proattiva o retroattiva bisogna ricorrere a una esperienza un po’ più lunga di quella appena illustrata composta da due sillabe di tre lettere; ma ognuno di voi sa, o dovrebbe sapere, che un argomento di studio viene appreso più facilmente se si fanno delle interruzioni si passa ad una materia o attività del tutto differente, anziché continuare con apprendimenti simili. Questo accade perché in genere ogni tipo di esperienza tende in qualche modo ad interferire con 1’esperienza che l’ha preceduta. Se invece si verifica una «pausa vuota», quell’esperienza ha maggiori probabilità di fissarsi nella memoria. Ecco il motivo per cui come nel caso di altre tecniche mnemoniche, anche quella di imparare una poesia prima di andare a letto a dormire ha i suoi vantaggi: essa comporta una maggiore memorizzazione rispetto ad un apprendimento che è seguito da altre esperienze. Nel corso del sonno, infatti, quell’esperienza si consolida: il fatto che il memorizzare i dati prima di andare a dormire aiuta la memoria non è dunque una leggenda, ma un fatto scientifico ed è il nostro primo consiglio per rendere più efficace il processo mnemonico.

Migliorare la memoria

La memoria non è un organo o un sistema come il cuore o i muscoli, che possono essere aumentati con l’esercizio fisico (almeno non direttamente!). Numerose ricerche indicano che il puro e semplice esercizio di imparare a memoria non ha ricadute
sulla memoria in generale. Sia gli esercizi di memorizzazione a breve termine (qualche giorno) sia quelli a lungo termine (ad esempio in scuole coraniche, in cui vengono memorizzati i versetti del Corano) non comportano una superiorità mnemonica in test successivi.

Addestramento mnemonico

L’addestramento mnemonico comporta invece dei vantaggi: comunque le mnemotecniche non hanno ricadute più generali se quanto deve essere memorizzato non suscita attenzione ed interesse e se l’apprendimento non è organizzato. Ad esempio, la scarsa memoria per i cognomi può essere superata se al momento della presentazione
viene prestata un’attenzione cosciente al nome, se necessario chiedendo che
venga ripetuto, L’attenzione selettiva è anche importante quando si legge, si ascolta
ecc.: è difficile memorizzare se vi è confusione e altri stimoli bloccano fortemente l’attenzione. L’interesse e la concentrazione spiegano perché un giocatore di scacchi o un tifoso di calcio hanno una memoria formidabile per delle partite giocate nel passato.

Organizzazione

Stabilire connessioni tra i nuovi e i vecchi apprendimenti è essenziale; l’organizzazione aiuta in due modi: struttura ciò che viene appreso in un blocco unitario, così un frammento di informazione può rendere accessibile tutto il blocco; mette in relazione il nuovo con il già noto, facendo sì che la struttura cognitiva sia più vasta e rendendo più  facile la comprensione e il ricordo di materiale nuovo. L’esperienza e l’età danno accesso a blocchi di memoria più vasti, caratterizzati da significati unitari. Nei vecchi professionisti il «fiuto» non è altro che il segno di una strategia cognitiva che opera per chunks (blocchi) di memoria più vasti rispetto ai giovani. I processi di memorizzazione sono ottimali se la pratica viene diluita nel tempo anziché addensata: «poco e spesso» rappresenta la strategia migliore. Approfittare dei tempi morti per rivedere brevi schemi che servono  per dare struttura alle nuove memorie, conferendo loro significato e favorendo la formazione di blocchi più vasti. Riflettere sulle nuove esperienze e sul loro significato favorisce i processi di trasferimento-approvazione, cioè la loro generalizzazione in situazioni nuove.

Leggi anche: Tecnica dei loci o palazzo della memoria esempi ed esercizi per aumentare la capacità di memorizzare informazioni

Tecniche e strategie mnemoniche

Esistono vari tipi di strategie o «tecniche» per ricordare meglio, e ognuno ha le sue. Tuttavia alcune tecniche possono essere insegnate, come avveniva più spesso nel passato quando i libri erano poco diffusi e ci si affidava molto alla propria capacità di memorizzare. Nel Rinascimento, ad esempio, era molto diffusa la tecnica degli alberi gerarchici, in cui i concetti astratti si ramificavano in casi sempre più concreti, come i rami e i rametti che spuntano dal tronco di un albero. Sebbene esistessero anche delle tecniche visive efficaci, i puritani erano più favorevoli ai sistemi verbali per evitare la «suggestione di immagini perverse». Le conversioni astratte di tipo verbale implicano sostituzioni semplici: assonanze come «uno è il pruno, due il bue, tre il re ecc». Una volta memo- rizzata questa lista si tratta di associare «pruno, bue, re ecc» con altri concetti da ricordare: in questo modo si formano ramificazioni di associazioni procedendo da una lista nota e caratterizzata da una ideale sequenza progressiva, a una lista di nuove parole e concetti (items). Talora le tecniche verbali si basano  su associazioni tra le prime lettere delle parole di una frase e i nuovi items da memorizzare come: «Ma con gran pena le reca giù» sta per: Alpi MArittime, COzie, GRAie, PENnine, LEpontine, REtiche, CArniche, GIUlie.

Queste mnemotecniche sono basate sull’uso di «pioli», con cui vengono fissati i ricordi. Un’altra mnemotecnica di tipo verbale per ricordare i mesi dell’anno è la nota poesiola «Trenta dì conta Novembre con Aprii Giugno e Settembre, di ventotto ve n’è uno tutti
gli altri ne han..». Per ricordare i mesi dell’anno altre culture usano invece il  metodo delle nocche del pugno chiuso (esclusa la nocca del pollice), dove i mesi più corti – a partire dalla prima nocca (Gennaio) – sono quelli che cadono tra due nocche.

Altri ausili mnemonici sono:

  • Elenchi per la spesa;
  • Agende;
  • Il metodo dei posti (collocare le cose da ricordare in luoghi familiari);
  • Appunti scritti sulle mani, sugli indumenti ecc;
  • Metodo delle storie (inventare una storia che colleghi le cose nel loro ordine);
  • Ricostruzione mentale di una sequenza di fatti o azioni (ad esempio,  il percorso fatto in casa per trovare gli occhiali);
  • Sveglia, orologi, computer, smartphone, tablet per ricordarsi eventi;
  • Ricerca alfabetica (passare in rassegna l’alfabeto per ricordare il cognome di una persona) o per assonanza;
  • Lasciare oggetti in posti insoliti.

Continua la lettura con la nostra guida completa: Come funziona la nostra memoria e come facciamo per aumentarla: guida per prendere trenta e lode agli esami universitari

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