Anemia da carenza di ferro: cause, sintomi e cure

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Per anemia da carenza di ferro (anche detta anemia ferrocarenziale) si intende una diminuzione dell’emoglobina nel sangue circolante causato da una carenza di ferro.
L’anemia da carenza di ferro non è mai una malattia a sè stante. Una volta diagnosticata serve non solo curarla, ma soprattutto ricercarne la causa: non raramente, in alcune categorie di soggetti, può essere causata da malattie gravi, come un tumore intestinale.
Il deficit di ferro costituisce la carenza nutrizionale più frequente, essendo diffuso in soggetti di ogni età, sesso e classe socioeconomica. Non conosce confini geografici e rappresenta un problema di salute pubblica in molte nazioni, non solo in quelle in via di sviluppo. Anche negli USA, per esempio, nell’ultimo decennio sono state intraprese delle campagne congiunte fra enti governativi e numerose società mediche scientifiche con l’obiettivo di ridurre, entro il 2000, l’incidenza della carenza di ferro a meno del 3% nelle donne gravide e nei bambini in età compresa fra 1 e 4 anni.

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Carenza di ferro non è sinonimo di anemia sideropenica
Questa compare inevitabilmente quando la quantità del minerale assorbita attraverso l’intestino non riesce a coprire per un periodo prolungato il fabbisogno dell’organismo. Si stabilisce così un bilancio negativo fra entrate ed uscite del minerale nel corpo che è nella maggioranza dei casi la conseguenza di una perdita cronica di sangue. Questa può essere (para)-fisiologica come avviene nelle donne in età fertile (mestruazioni, plurigravidanze) oppure patologica

Un sintomo importante
Bisogna sempre tenere a mente, come ricordavo all’inizio dell’articolo, che l’anemia da carenza di ferro, come tutte le anemie, non è di per sé una malattia, ma è un indizio che induce a ricercare l’eventuale presenza di patologie gravi e potenzialmente minacciose per la vita del paziente, per esempio neoplasie del tratto gastrointestinale.

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Il ferro nel nostro corpo
Il contenuto corporeo di ferro è circa 4 grammi per l’uomo e 2,5 g nelle donne, il che equivale a circa 50 mg/Kg per un uomo di 75 kg e 42 mg/Kg per un donna di 60 kg. In condizioni normali circa un terzo del ferro corporeo totale è depositato nei tessuti, i restanti due terzi essendo a disposizione per i bisogni (ferro funzionale). La sua quantità totale è accuratamente è regolata da complessi meccanismi che impediscono l’accumulo del minerale in quantità eccessive e potenzialmente letali per le cellule di fegato, pancreas, cuore ed altri organi vitali. I due terzi del ferro funzionale sono contenuti nei globuli rossi, il resto si trova nella mioglobina (che serve a trattenere l’ossigeno nei muscoli) e negli enzimi respiratori intracellulari. Il ferro è depositato essenzialmente sotto forma di ferritina, in minor quantità come emosiderina. Il ferro è trasportato nel sangue dalla transferrina.

Assorbimento di ferro
L’assorbimento intestinale del ferro dipende da numerosi fattori, soprattutto la produzione acida dello stomaco e l’integrità del duodeno, luogo di massimo assorbimento del minerale. Mediamente assumiamo con la dieta dai 10 ai 20 mg di ferro al giorno, ma – in condizioni normali – solo il 10% di esso viene realmente assorbito a livello intestinale, il resto viene espulso con le feci. In condizioni di aumentata richiesta di ferro, la quota di ferro assorbito può aumentare anche di molto. Il maggiore utilizzo del ferro avviene naturalmente nel midollo: circa il 95% del ferro utilizzato per la produzione eritrocitaria quotidiana proviene dal riciclaggio del ferro contenuto negli eritrociti senescenti distrutti nella milza e solo il 5% dalla dieta.

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Esistono delle condizioni che favoriscono l’insorgenza della carenza di ferro con uno o più dei seguenti tre meccanismi:
1) Aumentato fabbisogno: gravidanza, puerperio, infanzia.
2) Diminuita assunzione con la dieta: l’anemia sideropenica di questo tipo non è solo appannaggio delle popolazioni più povere, ma si riscontra anche in soggetti appartenenti alle classi economiche più agiate che, per motivi religiosi o culturali (per esempio vegetariani) non assumono cibi contenenti quantità adeguate di ferro e/o non fanno uso di supplementi del minerale. Nei paesi sviluppati si può calcolare che una dieta congrua contenga circa 6 mg di ferro ogni 1000 calorie.
3) Diminuito assorbimento intestinale: da malattie intestinali che compromettono l’assorbimento del ferro, soprattutto la celiachia; danni al duodeno)
4) Aumentata perdita di sangue (mestruazioni, gastrite, tumori benigni e maligni intestinali ecc.)

Le maggiori perdite fisiologiche di ferro sono da ascrivere all’esfoliazione delle cellule epiteliali gastrointestinali. La quantità persa con le feci ammonta a circa mezzo grammo al giorno. Quantità inferiori sono perse con altri liquidi biologici (sudore, urine, bile) o con la desquamazione di cellule epiteliali appartenenti ad altri organi. Un uomo adulto e la donna non più fertile perdono circa 1 mg di ferro al giorno; nella donna fertile tale quantità raddoppia, come già abbiamo detto, a causa delle mestruazioni , con le quali si perdono da 20 a 40 mg di ferro al mese, tenendo conto che ogni ml di sangue contiene circa 0,5 mg di fe e che il flusso mestruale medio oscilla fra 35 e 80 ml.

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Come si manifesta l’anemia da carenza di ferro?
I disturbi dell’anemia sono molto variabili in quanto, come è facilmente immaginabile, dipendono soprattutto dalle eventuali malattie concomitanti. Di solito è una condizione cronica che si manifesta con sintomi non specifici: astenia e facile stancabilità, palpitazioni, mancanza di respiro, pallore cutaneo, comparsa di piccole ulcerette agli angoli della bocca, bruciori alla lingua.

Come si diagnostica l’anemia da carenza di ferro?
I sintomi dell’anemia da carenza di ferro sono aspecifici (pallore, perdita di peso, astenia) quindi la diagnosi non si può assolutamente solo basare su anamnesi ed esame obbiettivo. La diagnosi di anemia sideropenica si fa invece con l’emocromo che dimostra la diminuzione degli indici corpuscolari MCV (Volume cellulare medio) e MCH (Contenuto cellulare medio di emoglobina). Ciò indica un’anemia ipocromica e microcitica (con globuli rossi piccoli) con diminuzione della sideremia e della ferritina mentre la transferrina è normale o aumentata. Il rapporto sideremia/transferrina è sotto il 30%. Una volta accertata l’anemia da carenza di ferro è necessario eseguire tutta una batteria di esami ed accertamenti radiologici e strumentali per escludere malattie intestinali per esempio gastroscopia e/o colonscopia, ricerca del sangue occulto nelle feci, anticorpi anti transglutaminasi per escludere la celiachia ecc. Utile anche la ricerca di sangue occulto intestinale che potrebbe indicare una emorragia nel tratto digestivo (spesso causa di anemia da carenza di ferro). Riferite sempre al vostro medico l’assunzione, anche saltuaria di aspirina o di altri farmaci antidolorifici (cosiddetti FANS) in quanto sono la principale causa di sanguinamento gastrico. Nelle donne in età fertile potrà essere valutata l’indicazione per una visita ginecologica in caso di irregolarità mestruali. Tante persone si dimenticano di riferire questo particolare, in quanto oramai considerano l’assunzione di certi farmaci come una quotidiana abitudine.

La terapia dell’anemia da carenza di ferro
La terapia dell’anemia da carenza di ferro prevede la somministrazione a lungo di preparati a base di ferro ber via orale. Solo se il ferro non è tollerato per bocca (provoca frequentemente disturbi gastrointestinali; diarrea, meteorismo, stitichezza) si potrà valutare se effettuare la terapia per via endovenosa. Ribadiamo che è essenziale soprattutto nei maschi di qualunque età e nelle donne dopo la menopausa escludere sanguinamenti intestinali come causa della carenza marziale.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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