Cosa si nasconde sotto il vestito rosso?

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Questa bellissima e giovane ragazza bionda, dal fisico magro e in forma, sotto al suo vestito rosso nasconde un segreto che ha voluto svelare al mondo per sensibilizzare la società su di un tema che tutti invece vorrebbero segregare nella parte più nascosta di noi. Scopriamo di cosa si tratta.

Un vestito rosso
“Under the Red Dress” (Sotto il vestito rosso) è il titolo della serie della fotografa Nadia Masot che ha ritratto il corpo di Beth Whaanga, una giovane donna di origini australiane che, a 32 anni, ha scoperto di avere un cancro al seno. Di conseguenza, ha subito una doppia mastectomia e una ricostruzione chirurgica di entrambi i seni. Inoltre le è stata diagnosticata la presenza del gene BRCA2, che aumenta le probabilità del cancro alle ovaie, e ha perciò subito una isterectomia completa preventiva (cioè asportazione dell’intero utero nelle sue parti: corpo, fondo e collo. Ciò determina l’impossibilità di avere figli).

Mostrare per sensibilizzare
Insomma il suo corpo è stato martoriato dal bisturi e così pure la sua sensibilità tagliuzzata dagli eventi che si sono susseguiti. Beth ha visto il suo corpo cambiare e trasformarsi portandosi addosso le cicatrici della sua dura battaglia. Ha così deciso, con estremo coraggio, di mostrarle al mondo per sensibilizzare le donne sulla prevenzione e la cura del cancro. Per questo motivo, e con questo intento, è nata la serie “Under the Red Dress” che è stata pubblicata sull’account Facebook di Beth.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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17 risposte a Cosa si nasconde sotto il vestito rosso?

  1. vito ha detto:

    amo mia moglie e le sue cicatrici

  2. Veronica ha detto:

    Da notare anche come spesso ho segnalato su facebok pagine violente,razziste ecc ed ancora sono li…tristezza..

  3. Veronica ha detto:

    Volevo chiedere…ma come mai la sua pelle ha reagito così male a questi interventi?Sembrano più il risultato di un dimagrimento importante e rapido.Cmq coraggiosa,da prendere come esempio,noi tutte fissate per qualunque stupido difetto

  4. Mara Carlesi ha detto:

    E’ uno schifo che le foto di questa donna siano state censurate da Facebook.
    Se fosse stata in salute e avesse messo delle immagini di nudo nessuno avrebbe detto nulla, anzi.
    Ma visto che mostra la miseria della malattia e la forza di averla affrontata, parte la censura.
    Il non vedere non aiuta a non far ammalare le persone.
    Il non voler vedere porta le persone a rivolgersi alla preghiera invece che alla scienza, ai santoni e guaritrici varie.
    Per combattere una malattia bisogna sapere, informarsi e lasciare che gli altri si possano informare!

    • C’è poco da aggiungere, ha detto tutto quello che avrei detto io, l’ha detto anche meglio di come l’avrei detto io!

      • Mara Carlesi ha detto:

        Ho cercato di trattenermi, perchè ho perso mia madre per colpa del tumore, e non ci vedo nulla di vergognoso o scabroso nel parlarne.
        Il corpo di una donna,che ha combattuto una battaglia così violenta, è normale che sia pieno di cicatrici, segni del suo non volersi arrendere.
        Quindi, perchè dovrebbero essere censurate?
        Gira immondizia vera su facebook, ma ovviamente quella non è censurabile, essendo di pubblico ludibrio.
        Mi scuso se il mio tono appare troppo marcato, ma umanamente sento la signora vicina, da donna a donna.

  5. ellagadda ha detto:

    L’ha ribloggato su Ella Gaddae ha commentato:
    Facebook, ovvero il luogo dove è vietato parlare di cancro.

  6. ellagadda ha detto:

    Certo che per vedere un riferimento sessuale in queste foto ci vuole un bel coraggio!
    E’ la seconda volta che Facebook censura foto del genere, perché non fa lo stesso quando si tratta di pestaggi, stupri e altro?
    Anche su “Salute seno”, lo spazio che Repubblica ha dedicato al cancro, c’è una notizia simile, per fortuna non esiste solo Facebook.

  7. ninjalaspia ha detto:

    L’ha ribloggato su NINJALASPIAe ha commentato:
    Ne avevo già scritto. Mi fa piacere riproporre.
    Un grazie a “Medicina e Chirurgia Estetica e del Benessere”

    • Purtroppo l’omertà, il nascondere lo sporco sotto il tappeto, il girare la testa davanti alla sofferenza, è un qualcosa che caratterizza l’uomo. Ipocritamente ciò viene spiegato dall’uomo stesso come una forma di “autoprotezione dalla sofferenza”, ma la verità è che ciò tradisce puro egoismo. Chiudere gli occhi è più facile che tenerli aperti, consumando rodopsina e forza vitale; è necessario un grosso sforzo per affrontare il problema, ma nonostante tutto io continuo ad aver fiducia nelle persone!

      • ninjalaspia ha detto:

        Ha ragione.
        Una amica mi disse che la malattia mi avrebbe portata a tante belle sorprese che mi avrebbero fatto superare certe indifferenze o indelicatezze.
        Ha avuto ragione. Grazie alla malattia ho nuovi amici, malati e non, che non si arrendono.
        Me la prendo sempre con voi medici, ammetto, ma lei non ci faccia caso!
        😉

        • Come scrivevo l’altro giorno: una difficoltà rimane nient’altro che una difficoltà finchè non diventa una opportunità per migliorarci. Riguardo al prendersela coi medici: dovrebbero mettere all’università un esame apposta dove ci spiegano che quando il malato ci urla contro, è la malattia a parlare e non la persona malata!

          • ninjalaspia ha detto:

            Un amico oncologo infantile mi ha detto che in effetti gli adulti sono curati poco da questo punto di vista; quello empatico, intendo.
            Non è facile per i medici, ce ne rendiamo tutti conto, e un bel corso sull’arte dei sorrisi e delle carezze potrebbe esser fatto.
            Ieri ho urlato all’oncologo, ammetto. Parlava l’esasperazione del sistema, più che la malattia. Parlavano gli effetti della terapia che ti avviliscono. Ma questo è un’altro argomento.
            Grazie per i suoi commenti. Preziosi.

  8. ninjalaspia ha detto:

    Non immagina quanto mi fa piacere abbia postato questa notizia.
    Il nodo della faccenda è il rifiuto che questa iniziativa ha prodotto su fb. Siamo in tante a parlarne e siamo in troppe a esser sole, a sentirci meri fantasmi dell'”incubo del secolo”.
    Ho pubblicato un post rifacendomi all’urlo di sdegno di un’altra cancherata; ecco il link http://ninjalaspia.wordpress.com/2014/02/15/le-amazzoni-furiose-il-seno-non-e-nostro/
    Sensibilizzare, ecco cosa si dovrebbe fare, e non solo parlando di cancro al seno. Il cancro è uno stato, non una semplice malattia. Il nostro è il Paese più arretrato in questo senso. Ho timidamente pubblicato diversi “urletti” di iniziative in Paesi esteri, più che altro inascoltati.
    Grazie per il suo post

  9. cassiana ha detto:

    che cosa le è successo?

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