Charles Darwin, effetto Dunning-Kruger e sindrome dell’impostore

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“L’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza”

E’ una frase del celebre biologo britannico Charles Darwin, famoso per aver formulato la teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali. In questo semplice aforisma Darwin sintetizza ed anticipa di oltre cento anni quello che oggi viene chiamato “effetto Dunning-Kruger“: un po’ quello che succede a chi si presenta agli esami universitari pensando di sapere tutto, e viene bocciato, mentre quello che “non sapeva nulla” prende il suo solito 30 e lode. Ma cos’è questo effetto Dunning-Kruger e soprattutto: l’ignoranza è davvero un bene, come affermava l’esasperato Cypher in Matrix?

Sono io l’esperto di tutto

L’effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva studiata in psicologia, secondo la quale un individuo poco esperto in un dato campo dello scibile umano, tende a sopravvalutare le proprie abilità e conoscenze sull’argomento, autovalutandosi, a torto, super-esperto in quel campo o comunque molto più esperto di quanto realmente sia, col risultato di dimostrarsi estremamente supponente e di aggiungere ben poco (anzi, togliere) ad una discussione fatta da persone realmente esperte in quel campo.
Chi “ignora” l’argomento, proprio in virtù di tale ignoranza, è quindi portato a sviluppare una fiducia (malposta) in sé stesso, e quasi sempre tale fiducia è molto più elevata di chi invece, avendo una padronanza reale dell’argomento e conoscendone la reale complessità, intuisce i propri limiti finendo in molti casi paradossalmente per sottovalutarsi ed a mettere il proprio (ignorante) interlocutore in una ancor più paradossale posizione di superiorità. Gli psicologi David Dunning e Justin Kruger della Cornell University, che hanno dato il nome a tale distorsione cognitiva, hanno tratto la conclusione che:

“l’errore di valutazione dell’incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri”

L’università della vita

In una nazione sempre più allo sbando dal punto di vista politico, sociale e culturale, come l’Italia, che ha studiato all’università della vita e vuole apparire erudita e non essere erudita, tale effetto non fa che esser cavalcato ed incentivato da chi intuisce il potere che ne può scaturire, perché una popolazione prima per analfabetismo funzionale, che ignora e – sopratutto – che NON SA di ignorare ed anzi PRESUME di sapere, è l’obiettivo prediletto di qualsiasi totalitarismo politico e/o religioso che abbia come fine ultimo quello di ottenere potere plagiando l’individuo con false ed anestetizzanti verità, le quali diventano tali solo perché ripetute all’infinito come un mantra e che – imparate dalla massa – vengono sfoderate all’occorrenza dall’ignorante di turno per apparire come “quello che la sa lunga su questo argomento“. Di fatto il diabolico effetto Dunning-Kruger abbinato alla potenza di internet, trasforma chiunque in tuttologo che alza la voce anche e soprattutto senza averne le competenze, perfino in campi che richiedono anni di studi per avere voce (autorevole) in capitolo, come la medicina e l’immunologia, abbassando l’asticella della discussione finché, chi sa davvero e vorrebbe approfondirla, preferisce abbandonarla, finché l’incompetente-che-nulla-sa non diventa statista e viene eletto capo di Stato. Capite ora perché chi è a capo di un popolo, nel profondo, spera nella sua ignoranza, perché “l’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza“, ed un popolo che ha la conoscenza, meno si fida dei suoi capi quindi è più difficilmente sfruttabile per i propri interessi.

Il mondo è crudele e non vede l’ora di trovare del morbido dove affondare il colpo, e quel morbido è chiamato ignoranza. Fatti trovare pronto, renditi inattaccabile: studia, studia, studia”

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Il circolo vizioso

L’effetto si amplifica se teniamo conto del circolo vizioso che può generarsi nelle menti di chi sopravvaluta le proprie capacità: chi suppone di sapere molte informazioni su un dato campo, tenderà a smettere di apprendere nuove nozioni su quell’argomento o, se gli verranno inviate nuove importanti considerazioni da altre persone magari anche autorevoli, tenderà ad ignorarle nella convinzione di sapere già tutto, nella certezza che le proprie idee siano quelle esatte, anzi: le uniche esatte. Non solo: l’ignorante supremo, in tempi dove basta urlare la frase più shock possibile su Twitter, tenderà ad accerchiarsi di persone più ignoranti di lui, follower che lo acclameranno come un guru e – essendo ignoranti a loro volta – più facilmente scambieranno le sue affermazioni errate per vere, condividendole in modo virale, col risultato che il supponente-ignorante-influencer diverrà sempre più supponente, ignorante ed influente e la sua platea debole ed ignorante diverrà sempre più debole ed ignorante, oltre che immersa in un mare di melma dove l’informazione virale è ormai diventata dogma e dove tra Lercio e Leggo, l’italiano medio fatica a trovare differenze.
La persona che conosce veramente bene la materia, intuendone la complessità, cercherà invece nuove informazioni che possono colmare le proprie (sopravvalutate) lacune. Di più: il “sapiente” cercherà fonti autorevoli, cioè persone che ne sanno più di lui, nel tentativo di imparare sempre cose nuove ed avendo gli strumenti giusti per individuare chi veramente ha sapienza, separandolo da chi è solo l’ennesimo ciarlatano-opinionista-da-salotto in TV. Il risultato di tutto ciò sarà che chi ne sa poco, ne saprà sempre meno e produrrà una ignoranza che si espande in modo esponenziale, mentre chi ne sa tanto, ne saprà sempre di più ma tale sapienza rimarrà circoscritta e sempre più “bullizzata” dall’ignoranza globale. Proprio la maniera peggiore per far crescere una nazione. Come interrompere questo circolo vizioso? Con la giusta educazione a casa ed a scuola, fin dall’asilo, anche se qui si va veramente troppo fuori tema, ma a tal proposito vi consiglio di leggere: Insegnare bene significa…

Suggerimento personale, che spesso devo ripetere a me stesso per non dimenticarmelo:

“non pensare mai di essere troppo esperto in un campo o ti precluderai ogni strada per crescere”.

Sapere di non sapere

Ma siamo davvero sicuri che Charles Darwin aveva avuto una idea originale sull’incapacità dell’ignorante di ignorare la propria ignoranza? Non esattamente: visto che già 2400 anni fa il principio era ben noto ai greci e chi lo sa se anche tra gli uomini preistorici non ci fosse già qualche radical chic che andava in giro dicendo “il libro è meglio del film ed in lingua originale è tutta un’altra cosa“?
Ricordiamo la celebre frase del filosofo greco Socrate, attribuitagli dal discepolo Platone nella sua meravigliosa Apologia di Socrate:

“Dovetti concludere con me stesso che veramente di quest’uomo, ero più sapiente io: costui credeva di sapere e non sapeva, io invece – poiché sapevo di non sapere – neanche credevo di sapere”

Socrate, con una falsa modestia che gli perdoniamo volentieri, da una parte conosceva bene le proprie capacità ed usava l’espediente della propria presunta ignoranza per essere “sottovalutato” dall’avversario e batterlo nella retorica e nella logica, d’altro canto però è proprio la sua convinzione di “sapere di non sapere”, intesa come consapevolezza di non conoscenza definitiva, che lo spingeva al desiderio di conoscere. La conoscenza diviene pertanto un processo in divenire e mai del tutto esaurito, concetto aborrito dalle religioni ed invece vitale nella ricerca scientifica, dove tutto viene costantemente messo in discussione, come un nuovo studente che debba ancora imparare i punti interrogativi della prima pagina di un libro e non come un professore che presume di conoscere già tutti i punti esclamativi. Einstein a riguardo affermava che l’umanità non saprà mai di essere all’inizio o alla fine di un ipotetico cammino della conoscenza, e per fortuna, aggiungo io: è questa la prima condizione necessaria per spingerci sempre più in avanti, per non far atrofizzare la mente dell’umanità, senza mai accontentarsi della ricerca fatta in passato e sperando di scoprire sempre più nuove domande, che nuove risposte. Amo pensare che il bello della conoscenza sia quello di colmare la nostra mente seminandovi dei dubbi, non  riempendola di certezze, anche perché le certezze non appartengono alla nostra piccola esistenza e – probabilmente mai le avremo, anche continuando a cercarle per sempre.

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Sindrome dell’impostore

Da quanto detto si intuisce che per ogni ignorante che non sa di ignorare, ci sia un “sapiente” che suppone di non saperne abbastanza. Questo concetto è alla base di una condizione psicologica – per molti versi speculare all’effetto Dunning-Kruger – poco conosciuta chiamata “sindrome dell’impostore“, studiata dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes alla fine degli anni ’70 del secolo scorso. A causa di tale fenomeno, diffuso specialmente tra le donne, una persona che raggiunge con merito un obiettivo ad esempio professionale, tende a dare motivazione del proprio successo non alle proprie capacità reali, ma alla fortuna e/o al tempismo e/o altro fattore esterno. Il soggetto si sente quindi una sorta di “impostore”, qualcuno che ha raggiunto i propri obiettivi con “frode” e non per reale merito, magari perché è stato sopravvalutato dagli altri o perché i concorrenti sono stati ingannati.

La mente umana è davvero incredibile e scoprire i suoi meccanismi mi fa capire ogni giorno quanto poco ne sappiamo sull’universo nascosto dentro la nostra testa e quanti interrogativi legati alla psiche non troveranno probabilmente mai risposta. Solo di una cosa sono assolutamente certo: che l’ignoranza non è un bene, MAI.

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