Attenzione alle pagine Facebook che sfruttano disabili, malati e fake news per fare soldi: come difendersi

MEDICINA ONLINE Attenzione alle pagine Facebook che sfruttano disabili, malati e fake news per fare soldi come difendersi.jpgFake news“: cosa sono? Traducibile in italiano con “notizie false”, le fake news sono articoli giornalistici redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, che hanno l’obiettivo di disinformare o diffondere bufale o semplicemente fare soldi con banner pubblicitari o altri metodi. Mentre con i mezzi classici di informazione (telegiornali e giornali), le fake news erano in numero relativamente esiguo, a causa del fatto che tali mezzi erano gestiti da reali giornalisti, ad oggi internet offre a tutti la possibilità di “farsi il proprio giornale” tramite blog e social network come Facebook, col risultato che in molti casi chi scrive non è un giornalista e, nel peggiore dei casi, ha interessi “truffaldini”.

Clickbait ed analfabetismo funzionale

Spesso questi articoli bufala hanno titoli altisonanti, sfruttando il “clickbait” (in italiano “esca per click”) termine che indica un contenuto web dal titolo accattivante e sensazionaliste che incitano l’utente a cliccare, facendo leva sull’aspetto emozionale di chi vi accede. Il suo obiettivo è quello di attirare chi apre questi link per incoraggiarli a condividerne il contenuto sui social network, aumentandone quindi in maniera esponenziale i proventi pubblicitari. In realtà usare un titolo accattivante è un mezzo certamente lecito, visto che lo scopo di chi scrive un articolo, come il sottoscritto in questo momento, è appunto quello di farsi leggere dal più altro numero di persone possibile, ma il “clickbait” va oltre, lasciando ad esempio le notizie a metà (per generare curiosità nel lettore) o riportando la notizia in modo volutamente parziale e “malizioso”. Altra componente che contraddistingue un articolo bufala è la capacità di cavalcare l’analfabetismo funzionale che in Italia regna sovrano: l’incapacità di capire quali notizie siano reali e quali invece siano solo bufale acchiappaclick, porta il lettore medio a fidarsi di tutto, soprattutto quando le notizie riguardano il campo della politica, dell’economia, della medicina e della religione e quando tendono a dividere particolarmente l’opinione pubblica in due schieramenti di tifosi, ad esempio il fronte favorevole all’immigrazione, o ai vaccini, o al veganesimo, o a una particolare religione o a un particolare politico, “contro” il fronte che ha idee diametralmente opposte.

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Bufale su Facebook

Arriviamo ora al punto della questione: ultimamente è cresciuto esponenzialmente il numero di pagine Facebook ricchi di informazioni bufala, che sfruttano spam (pubblicità martellante e ripetitiva) e clickbait per pilotare il lettore verso siti pieni di pubblicità o informazioni parzialmente o totalmente sbagliate. Alcune di queste pagine Facebook pubblicano foto di bambini e adulti disabili o con gravi malattie invitando i lettori a scrivere commenti come “Ciao” o “Sei bellissima” o “Amen” oltre a chiedere loro di condividere e far girare i post stessi, facendo leva sulla loro compassione. Queste pagine inseriscono foto di malati e disabili (spesso bambini) corredate di frasi patetiche come:

“Lei si chiama Francesca e oggi esce finalmente dall’ospedale! Le facciamo un augurio per una pronta guarigione? Grazie a chi lo farà e condividerà!”.

Oppure:

“Mi chiamo Giulio e oggi compio 4 anni! Me li fate gli auguri anche se sono un bimbo speciale? Basta anche un piccolo ciao!”.

O ancora:

“Mi chiamo Marta e non piaccio a nessuno perché sono handicappata, se non avete pregiudizi lasciatemi il vostro ciao per me”.

Non esistono nessun Francesca, Giulio o Marta: si tratta di identità e foto letteralmente rubate a persone totalmente ignare. Clamoroso è stato il caso di una certa Valeria, ragazza con sindrome di Down, che in realtà si chiama Madeline Stuart. Nonostante gli sforzi di Facebook, che recentemente ha cancellato numerose pagine piene di fake news, specie su politica e medicina, tali pagine rimangono numerose.

Soldi

Ma perché un sito diffonderebbe post strappalacrime, per giunta sfruttando la disabilità di persone che non sanno di essere usate con falsi nomi? Semplice: per trarne guadagni. I proprietari di una data pagina Facebook di fake news vogliono prima di tutto spingere alla condivisione dei post mirando alla sensibilità delle persone più deboli, culturalmente impreparate o quantomeno digitalmente incapaci per riconoscere in modo autonomo una fake news (in pratica gli analfabeti funzionali). La condivisione “di pancia” dà visibilità alla pagina, facendola crescere, e così il pubblico aumenta raddoppiando anche la quantità di commenti e messaggi ricevuti ogni giorno. Ma non finisce qui… Se un utente di Facebook lascia davvero un commento a quei post (basta un banale “Ciao” come da loro invito) o manda un messaggio alla pagina (anche se fosse per chiedere spiegazioni agli amministratori) viene automaticamente inserito in una lista di persone che, attraverso un BOT (un programma/applicazione che rende automatici alcuni compiti come dare risposte a domande ben precise oppure inviare messaggi multipli, sempre più utilizzati online ad esempio dalle aziende per fornire servizi di assistenza virtuale ai loro clienti), riceveranno dopo pochi minuti messaggi privati sulla chat di messenger a scopo di lucro.

Tra questi invii (numerosi nell’arco di un giorno e quindi invasivi) si va dal semplice articolo di gossip con titolone acchiappa-click di blog sconosciuti, pieni zeppi di banner pubblicitari (e quindi ogni visualizzazione o meglio ancora click sui banner genera un guadagno per il blog), alle fake news come ad esempio quelle riguardanti la politica (ad esempio un utente lamentava di aver ricevuto il messaggio “in anteprima il conto corrente del reddito di cittadinanza, ecco come aprilo e ricevere soldi ogni mese”…) fino ad omaggi di dubbia validità di qualche prodotto associato ad altri da acquistare. Per chi si fosse trovato intrappolato in questa rete: sappiate che non è possibile annullare l’invio automatico dei messaggi da parte di pagine di fake news su Facebook e delle tante altre pagine che adottano questo meccanismo, ma è possibile aprire la chat in questione e cliccare su “Blocca” o, in alternativa, togliere la spunta al pulsante “Ricevi messaggi”.

Come difendersi?

Difendersi è facile: non condividere post di questo tipo, specie se collegati a siti di dubbia “moralità”, evitando anche di commentare le foto o i video e ovviamente togliendo il “like” o il “segui” a pagine poco attendibili.

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