“I neri meno intelligenti dei bianchi: lo dice il DNA”. James Watson rischia ritiro del Nobel

MEDICINA ONLINE I neri meno intelligenti dei bianchi lo dice il DNA. James Watson rischia ritiro del Nobel razzismo medicina.jpgUn Premio Nobel nella bufera, e non si tratta di un premio Nobel “qualsiasi”, bensì di James Watson, il famoso biologo americano co-scopritore negli anni ’60 della struttura a doppia elica del DNA, che lo portò a vincere l’ambito riconoscimento del Nobel per la medicina nel 1962 assieme a Maurice Wilkins e Francis Crick. Stiamo quindi parlando di uno degli scienziati ancora viventi più importanti della storia dell’uomo. Ma cosa è successo?

Differenza cognitiva tra neri e bianchi

Lo scienziato, ora 90enne, è al centro di numerose polemiche per alcune sue affermazioni relative all’esistenza di “prove scientifiche” della differenza intellettiva e cognitiva tra esseri umani bianchi e neri, come riportato dal britannico The Guardian. Watson è stato recentemente intervistato dall’emittente americana Pbs, alla quale ha dichiarato: “Esisterebbero differenze genetiche che determinerebbero un notevole divario” tra i due ceppi etnici sul piano del “quoziente intellettivo”. Watson sostiene quindi che gli individui di pelle nera presenterebbero un quoziente intellettivo inferiore a quello dei bianchi, a causa di una “particolare conformazione” del DNA di questi ultimi. Aver ribadito una tesi che lo scienziato aveva già espresso altre volte nella propria carriera, potrebbe addirittura costare a Watson la revoca del Nobel, assecondando una richiesta nei giorni scorsi avanzata da varie istituzioni accademiche.

Affermazioni abominevoli

L’ente americano specializzato nella lotta ai tumori Cold Spring Harbor Laboratory, per cui Watson ha lavorato per oltre 30 anni, avrebbe definito le affermazioni dello scienziato “abominevoli prive di qualsiasi fondamento scientifico e proproniamo di revocare a Watson tutti i titoli e i riconoscimenti attribuiti fino ad oggi“. Rufus Watson, figlio dello scienziato ha dichiarato: “Mio padre è stato subito dipinto come bigotto e razzista, ma ritengo ridicole tali accuse poiché ha semplicemente condiviso quello che è emerso dalle sue ricerche nel campo della genetica. Mio padre ha trascorso quasi tutta la vita in laboratorio ed ogni sua parola si basa solo sulle evidenze scientifiche raccolte in oltre sessant’anni di attività. Il mondo accademico gli deve rispetto”.

Le vecchie dichiarazioni

Non è certamente la prima volta che Watson finisce nella bufera per sue dichiarazioni “scandalose”, infatti le prime le aveva rilasciate al Sunday Telegraph:

“Se si potesse trovare il gene che determina la sessualità, e una donna decidesse che non vuole avere un figlio omosessuale, io l’appoggerei. La gente pensa che sarebbe orribile se facessimo tutte le ragazze belle, io credo invece che sarebbe meraviglioso”

Nel 2007 succede un vero e proprio disastro: durante il tour promozionale di un suo libro, parlando con The Sunday Times Magazine dichiara:

“Tutte le nostre politiche sociali si basano sul fatto che l’intelligenza degli africani sia uguale alla nostra, mentre tutti i test a nostra disposizione non lo dicono affatto, anzi la realtà dei fatti è completamente differente”

Il risultato di queste dichiarazioni è che la Royal Society cancella la sua conferenza, ma soprattutto il Cold Spring Harbor Laboratory, che guida dal 1968, lo sospende dalla carica di rettore e sarà riammesso solo due anni più tardi alla guida della ricerca in qualità di rettore emerito.

Un uomo coraggioso

Due giorni dopo essere stato sospeso dalla carica di rettore del CSHL, in una lettera al The Independent, lo scienziato si auto-celebra come un uomo coraggioso in grado di assumersi la responsabilità delle sue dichiarazioni.

“La scienza non è estranea alle polemiche. La ricerca della scoperta, della conoscenza, è spesso scomoda e sconcertante. Non mi sono mai rifiutato di dire ciò che ritengo sia la verità, per quanto difficile possa rivelarsi”

Il lavoro è perso e Watson cade in disgrazia, viene salvato solo da un miliardario russo, Alisher Usmanov, che decide di acquistare per la cifra record di 4,1 milioni di dollari la sua medaglia del Nobel, che poi gli verrà riconsegnata ugualmente come regalo personale. Ma nonostante le sue idee non gli abbiano causato che guai, nel 2012 ci ricasca e, ospite del Neuroscience Open Forum di Dublino, dichiara tranquillamente che “avere tutte queste donne attorno rende sicuramente il lavoro più divertente per gli uomini, ma credo anche che siano probabilmente inutili”.

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