Ermafrodita, ermafroditismo, pseudoermafroditismo maschile e femminile

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Statua raffigurante Ermafrodito, esposta al Museo egizio di Torino

Il termine “ermafroditismo” in biologia e medicina indica il fenomeno per cui un individuo di una determinata specie può riprodurre sia i gameti maschili (spermatozoi), che quelli femminili (ovocellule). Tale fenomeno interessa varie specie animali, tra cui l’uomo ed tra gli invertebrati è spesso essenziale per la riproduzione. Nell’essere umano l’ermafroditismo fa parte del grande gruppo delle intersessualità, condizioni in cui cromosomi sessuali e/o i genitali e/o i caratteri sessuali secondari non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili: un soggetto “intersessuale” può quindi possedere allo stesso tempo caratteristiche anatomiche e fisiologiche sia maschili che femminili. L’ermafroditismo è una alterazione dei processi legati alla differenziazione dei genitali, che interviene durante lo sviluppo dell’embrione (embriogenesi). Esistono alcune varianti di ermafroditismo, in particolare l’ermafroditismo propriamente detto e lo pseudoermafroditismo.

Ermafroditismo

Con “ermafroditismo propriamente detto”, o “vero ermafroditismo”, o più semplicemente “ermafroditismo” si intende una rarissima condizione nella quale il soggetto presenta sia cellule con cromosomi XX, cioè con profilo cromosomico femminile, che XY, cioè con profilo cromosomico maschile. In un ermafrodita sono presenti sia il testicolo che l’ovaio, oppure un organo composto da una di tipologia di tessuto intermedio tra i due che prende il nome di “ovotestis“. Esso si osserva anche nell’embrione “normale” ed è l’insieme delle gonadi maschili e femminili indifferenziate, che nel corso dello sviluppo matureranno o si atrofizzeranno in base al sesso genetico del nascituro: nel futuro maschio si atrofizzerà il tessuto femminile, mentre nella futura femmina si atrofizzerà quello maschile. In un ermafrodita interviene un’alterazione nella fase di differenziazione, col risultato che può permanere l’ovotestis.

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Pseudoermafroditismo maschile e femminile

A differenza del vero ermafrodita, uno pseudoermafrodita possiede un sesso genetico preciso (XX o XY), tuttavia alla presenza di genitali da uomo o da donna, che possono essere ben definiti o poco definiti, si accompagna un aspetto esteriore con caratteristiche dell’altro sesso. Tra esse vi sono i caratteri sessuali secondari, come ad esempio la comparsa di peluria, lo sviluppo delle mammelle e il cambiamento del timbro della voce. Lo pseudoermafroditismo può essere determinato da alterazioni al sistema endocrino durante lo sviluppo del feto.

Come si manifesta l’ermafroditismo

Un ermafrodito, dal punto di vista esteriore, può presentare contemporaneamente organi sessuali maschili o femminili ben riconoscibili e definiti oppure una condizione intermedia fra i due, con uno dei due organi più maturo dell’altro. Il pene in un ermafrodita è generalmente di piccole dimensioni e nello scroto non sono presenti testicoli con la suddivisione che ricorda quella delle grandi labbra femminili. In alcuni casi sono contemporaneamente presenti una vagina, un utero, e una prostata: si tratta di condizioni estremamente variabili e soggettive, che dipendono da quanto sia profonda l’alterazione emersa durante l’embriogenesi del soggetto. All’arrivo della pubertà gli ermafroditi posso avere perdite ematiche simili alle mestruazioni. In alcuni casi dopo la pubertà l’ermafrodita può produrre ed emettere sperma fertile: di conseguenza un ermafrodita può essere in grado di determinare l’avvio di una gravidanza in una donna fertile. L’organizzazione delle gonadi può presentarsi in diverse configurazioni: testicolo da un lato e ovaio dall’altro; ovotestis in entrambi i lati oppure ovotestis da un lato e tessuto testicolare o ovarico dall’altro.

Leggi anche: Differenza tra ermafrodita e androgino

L’autofecondazione è possibile?

Come già anticipato all’inizio dell’articolo, in alcuni invertebrati l’ermafroditismo è spesso essenziale per la riproduzione. Tipicamente nelle lumache l’autofecondazione è una modalità riproduttiva vincente in determinate situazioni ed assicura il continuo della specie. E nell’uomo? Pur essendo tecnicamente possibile, l’autofecondazione di un ermafrodito è un evento statisticamente molto improbabile e non di conoscono casi ben documentati di ermafroditi rimasti “incinti” grazie all’autofecondazione, anche se ogni tanto esistono casi di cronaca in cui una persona asserisce di essersi autofecondato, come per esempio in questo caso: “Io, ermafrodito incinto: mi sono autofecondato ed ho avuto un bambino”

Trattamento

Il sesso di un individuo viene determinato all’atto della nascita dopo l’osservazione dei genitali esterni, una procedura non sempre possibile in presenza di un ermafrodita a causa di possibili condizioni ambigue. Il personale sanitario procede così con una serie di esami (genetici e istologici) per definire il sesso genetico dell’individuo, attorno al quale – e in base alle evidenze esterne -, col supporto della famiglia si decide quale trattamento fornire, al fine di privilegiare l’uno o l’altro sesso. Terapie ormonali e interventi di chirurgia plastica – ad esempio l’ablazione dei genitali non prominenti – sono le procedure standard per trattare l’ermafroditismo. Particolarmente importanti sono l’ambiente in cui cresce il soggetto e l’approccio psicologico durante l’intero percorso, viste le possibili conseguenze di scelte che non soddisfino l’orientamento psichico dell’ermafrodita.

Si dice “ermafrodito” o “ermafrodita”?

Entrambi i termini sono corretti, anche se la denominazione più usata è ermafrodito, con la “O” finale.

Origine del nome

Il termine “ermafroditismo” deriva da un personaggio della mitologia greca figlio di Ermes e di Afrodite, chiamato Ermafrodito (Ἑρμαφρόδιτος) che venne descritto dal poeta latino Publio Ovidio Nasone come un giovane di estrema bellezza che venne trasformato in un essere androgino dall’unione fisica soprannaturale avvenuta con la ninfa Salmace. Ermafrodito risulta ritratto nell’arte greco-romana come una figura femminile dotata di mammelle ma anche di genitali maschili (vedi immagine in alto nell’articolo).

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