Analfabetismo funzionale: significato e differenze con l’analfabetismo “classico”

MEDICINA ONLINE ANALFABETISMO FUNZIONALE CLASSICO CALCOLO PAROLE LEGGERE SCRIVERE CERVELLO RAGIONAMENTO QI QUOZIENTE INTELLETTIVO INTELLIGENZA RAGIONAMENTO POLITICA ITALIA ITALIANI IGNORANZA GENTE PERSONE.jpgCon l’espressione “analfabetismo funzionale” (anche detto “illetteralismo“) si indica per definizione l’incapacità di un soggetto nell’usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle varie situazioni della vita quotidiana, sia professionali che sociali. L’analfabetismo funzionale – essendo in realtà un concetto molto dinamico e complesso – viene continuamente ridefinito in base allo sviluppo di una società e non può essere definito precisamente in modo assoluto: i criteri per valutarlo variano da nazione a nazione e da periodo storico a periodo storico. E’ complesso se non addirittura impossibile mettere a paragone ad esempio l’analfabetismo funzionale di uno spagnolo che ha vissuto negli anni ’70 del secolo scorso, con quello di un tedesco che ha vissuto i primi anni del nuovo millennio.
L’analfabetismo funzionale trova il suo naturale sfogo su internet, nei vari social network come ad esempio Facebook, dove intere discussioni sono spesso governate dal totale analfabetismo funzionale dei partecipanti, in modo a volte così grottesco da rendere il funzionalmente analfabeta del tutto indistinguibile da un “troll”, cioè un utente quasi sempre anonimo che invia messaggi provocatori, irritanti o volutamente fuori tema per intralciare la discussione o scatenare la reazione degli interlocutori.

Differenze tra analfabeta “classico” ed analfabeta funzionale

Una persona “analfabeta” nel senso classico del termine, non è in grado di leggere o scrivere: nel secondo dopoguerra erano ancora molte in Italia le persone che non sapevano compiere tali basilari azioni. Nel corso degli anni nel nostro Paese le condizioni sono fortunatamente migliorate ed il numero di persone analfabete è andato gradatamente scendendo, anche se il fenomeno non è ancora del tutto scomparso.
Una persona funzionalmente analfabeta, al contrario dell’analfabeta “classico”, ha invece padronanza di una base dell’alfabetizzazione (sa leggere e scrivere parole/frasi; sa compiere semplici calcoli matematici), ma è carente nel ricollegare tutto il quadro di un discorso complesso fatto di parole/frasi e numeri.

Livello di istruzione, lavoro ed analfabetismo funzionale

Pur essendo ovviamente più probabile che livelli di istruzione inferiori siano mediamente più spesso correlati ad analfabetismo funzionale, ciò non è sempre vero: un individuo con la terza media può infatti NON essere un analfabeta funzionale ed al contempo un diplomato o un laureato può invece esserlo.

Non è tuttavia un caso che in Italia, nazione ai primi posti mondiali per analfabetismo funzionale, 4 italiani su 10 dai 25 ai 64 anni non posseggono un diploma, inoltre meno di 1 italiano su 6 ha una laurea (penultima in Europa per numero di laureati), confermando che in effetti un legame tra analfabetismo funzionale e basso titolo di studio, in effetti, esiste.

Lo stesso accade relativamente al lavoro: un disoccupato o un occupato in un lavoro considerato di basso livello può non essere funzionalmente analfabeta, mentre può esserlo ad esempio un dirigente di una grande azienda, magari che ha raggiunto la sua posizione grazie a raccomandazioni.

L’analfabeta funzionale e sue caratteristiche

L’analfabeta funzionale si caratterizza da una più o meno grave incapacità nel comprendere, valutare, farsi coinvolgere da e usare le informazioni a disposizione nell’attuale società, informazioni che possono essere di vario tipo: da numeri (ad esempio dati statistici) a concetti relativi alla vita di tutti i giorni come cronaca e politica. Tale incapacità non permette all’analfabeta funzionale di intervenire attivamente in modo completo nella società e nel lavoro, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità. Un funzionalmente analfabeta si distingue per varie caratteristiche, come ad esempio:

  • incapacità parziale o totale di comprendere adeguatamente testi pensati per essere capiti perfettamente dalla persona comune come ad esempio articoli generici di giornale (non specialistici come articoli economici o scientifici), enciclopedie e dizionari, foglietti illustrativi di farmaci, contratti legalmente vincolanti, regolamenti di condominio, bollette, corrispondenza bancaria, orari di mezzi pubblici, cartine stradali, istruzioni di semplici apparecchiature elettrodomestiche;
  • incapacità parziale o totale nell’eseguire calcoli matematici semplici col risultato ad esempio di essere incapaci nel tenere la propria contabilità personale oppure nel comprendere a pieno l’andamento di un tasso di sconto su un bene in vendita;
  • incapacità parziale o totale nell’utilizzo di strumenti informatici semplici e di uso comune come ad esempio il sistema operativo dei pc Windows, degli smartphone come Android, i software di videoscrittura come Word, i fogli di calcolo, le presentazioni come Power Point;
  • incapacità parziale o totale di comprendere, capire a fondo e paragonare semplici fenomeni scientifici, politici, storici, sociali ed economici;
  • tendenza a compiere la fallacia logica di generalizzare partendo da singoli episodi non rappresentativi, dando maggiore importanza alla propria singola esperienza piuttosto che a ricerche ed eventi che coinvolgono migliaia di persone e sono svolti da enti autorevoli (“a me è successo così, quindi è così che deve succedere per tutti ed in ogni caso. Non mi importa se una ricerca scientifica dice il contrario, ho ragione comunque io perché a mio cognato è successa una cosa diversa”);
  • tendenza a credere di conoscere più informazioni su un certo argomento di quante in realtà se ne posseggano, ostentando arroganza verso gli interlocutori (“Non mi importa cosa dice il medico o il farmacista, io di farmaci e malattie ne so più di loro perché, anche se sono impiegato alle poste, ho tanta esperienza di vita”, vedi effetto Dunning-Kruger);
  • largo uso di stereotipi e pregiudizi razziali (“L’Italia è il paese europeo con più negri di tutto il mondo: vengono qui per stuprare le nostre donne e rubare il lavoro” oppure “I terroni sono tutti ignoranti e criminali” o “I milanesi sono tutti cocainomani e omosessuali”);
  • scarsa conoscenza ed applicazione della “netiquette“, cioè di quell’insieme di regole informali che disciplinano il buon comportamento di una persona su internet, specie nel rapportarsi agli altri utenti nelle discussioni dei forum e dei social network: il risultato è un linguaggio spesso volgare, maleducato, prevaricante, arrogante, irrispettoso delle competenze altrui e sguaiato (ad esempio USANDO A SPROPOSITO LA MAIUSCOLA, che su internet corrisponde ad urlare);
  • frequente uso inconsapevole di vari tipi di fallacia logica;
  • basso livello di istruzione;
  • tendenza ad avere idee e comportamenti campanilistici e conservatori;
  • tendenza a vedere (in modo semplicistico) alcune minoranze come causa generante problemi che sono in realtà provocati da altre cause sociali ben più complesse: “Se sono disoccupato è colpa degli extracomunitari che ci rubano il lavoro. Se in Italia si fanno pochi figli è colpa degli omosessuali. Se aumentano gli stupri è perché aumentano gli stranieri. Se la gente ruba è perché non va più in chiesa. Se il mio negozio ha chiuso è colpa dei cinesi che mi hanno aperto un negozio davanti”;
  • frequenti comportamenti che inneggiano ad una sorta di “accerchiamento“: “tutti ce l’hanno con me e mi trattano male perché io sono l’unico che dice la verità. Sono solo io contro tutti”;
  • frequenti errori grammaticali (“io o fatto giusto: questo ho quello non facieva differenza perche m’è la detto un’amico eppoi la giente honesta dicono così”)
  • basso QI (quoziente d’intelligenza);
  • scarso problem solving;
  • incapacità parziale o totale di “cogliere il punto” della discussione;
  • incapacità parziale o totale di sintetizzare un racconto mettendo in evidenza gli eventi chiave;
  • fanatismo religioso e/o politico;
  • far pensare agli interlocutori di avere accesso ad informazioni segrete, che nessuno possiede (“il cugino di una mia amica è carabiniere e mi ha detto che…”);
  • superficialità nel gestire le informazioni. Ad esempio l’analfabeta funzionale tende a commentare nei social solo leggendo il titolo di un articolo, senza leggere il contenuto dello stesso: ciò, unito alla tipica struttura “clickbait” dei titoli dei post (creati apposta per generare scalpore/indignazione nel pubblico), genera commenti al limite del grottesco;
  • apologia verso i crimini commessi dalle dittature fasciste o comuniste;
  • apologia della criminalità: “L’abbonamento a Sky costra troppo, quindi è giusto rubare il servizio. I programmi della Rai mi piacciono poco quindi è giusto non pagare il canone. Un tizio che ha compiuto un crimine è giusto che venga torturato dai poliziotti affinché confessi. Parcheggiare nel parcheggio per disabili è giusto se ci stai pochi minuti. Le assicurazioni mi stanno antipatiche quindi è giusto frodarle. Un boss della malavita catturato dalla polizia se diventa collaboratore di giustizia è un infame, se invece tiene la bocca chiusa è un grand’uomo“;
  • incapacità parziale o totale nel cogliere la logica e in particolare il rapporto causa/effetto, ad esempio mancanza di capacità di comprendere semplici sillogismi;
  • incapacità parziale o totale di applicare un minimo di senso critico di fronte agli eventi sociali, col risultato di credere ciecamente a tutto ciò che si legge o si sente;
  • incapacità nel distinguere le notizie vere da quelle false e a distinguere le fonti attendibili da quelle che non lo sono, col risultato di condividere sui social notizie virali “fake” (“bufale”) oltre ad appoggiare e sostenere spesso teorie complottiste e/o pseudoscientifiche (ad esempio: la terra che è piatta, le scie chimiche che uccidono, i vaccini che fanno male, il limone che cura il cancro, il santone che cura le malattie con il pensiero, la pozione che scaccia il malocchio, l’uomo che non è mai stato sulla Luna…); a tal proposito leggi: Attenzione alle pagine Facebook che sfruttano disabili, malati e fake news per fare soldi: come difendersi.

IMPORTANTE Non tutte le caratteristiche elencate sono necessariamente presenti contemporaneamente. Le frasi citate sono solo esempi, ma sono state TUTTE estrapolate da reali conversazioni lette su Facebook.

E’ interessante infine notare come spesso, chi si crede portatore dell’unica verità assoluta e veda sé stesso come l’unico intelligente in un mondo di analfabeti funzionali, sia esso stesso un analfabeta funzionale, seguendo un classico bias cognitivo, a tal proposito leggi: Euristiche e bias cognitivi: i 16 modi con cui il tuo cervello ti porta a sbagliare

La manipolazione dell’analfabeta funzionale

L’analfabeta funzionale, a causa delle sue limitate capacità di analizzare la realtà che lo circonda, è più facilmente il bersaglio di individui scaltri, che usano tali mancanze per vari scopi, ad esempio truffarli. L’analfabetismo funzionale, insieme all’effetto Dunning-Kruger ed all’uso di fallacie logiche e del “capro espiatorio”, è spesso usato a proprio vantaggio in politica (anche quella attuale), dove personaggi scaltri tendono a manipolare subdolamente l’opinione pubblica usando affermazioni solo parzialmente vere o palesemente false, sfruttando l’incapacità di buona parte degli elettori nel comprendere tale manipolazione. Per approfondire, vi consigliamo di leggere questi tre articoli:

Analfabetismo funzionale: Italia al primo posto

L’Italia si colloca purtroppo ai primi posti al mondo in varie tabelle che valutano l’analfabetismo funzionale tra Paesi industrializzati, fatto che espone da decenni la nostra nazione a forti strumentalizzazioni politiche dell’ignoranza media. Il progetto ALL (Adult Literacy and Lifeskills – Letteratismo e abilità per la vita), nell’ambito di una ricerca comparativa internazionale promossa dall’OCSE (2003-2004) su un campione della popolazione compresa tra 16 e 65 anni, ha mostrato che il 46,1% degli italiani è al primo livello, il 35,1% è al secondo livello e solo il 18,8% è a un livello di più alte competenze. In Italia, stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, i dati Ocse-Piaac del 2016 mostrano come l’analfabetismo funzionale riguardi il 27,9% degli italiani tra i 16 e i 65 anni, ossia più di un italiano su quattro è funzionalmente analfabeta. Lo Human Development Report del 2009 (dati 1994/2003) riporta la seguente classifica:

  1. Italia (il 47% degli individui tra 16 e 65 anni è funzionalmente analfabeta)
  2. Messico 43,2%
  3. Irlanda 22,6%
  4. Regno Unito 21,8%
  5. Stati Uniti 20%
  6. Belgio 18,4%
  7. Nuova Zelanda 18,4%
  8. Australia 17%
  9. Svizzera 15,9%
  10. Canada 14,6%
  11. Germania 14,4%
  12. Paesi Bassi 10,5%
  13. Finlandia 10,4%
  14. Danimarca 9,6%
  15. Norvegia 7,9%
  16. Svezia 7,5%.

Literacy for Life, relativamente all’analfabetismo da testi in prosa (dati 2003/2008), riporta la seguente classifica:

  1. Italia (il 47% degli individui tra 16 e 65 anni è funzionalmente analfabeta)
  2. Messico 43,2
  3. Stati Uniti 20
  4. Ungheria 17
  5. Svizzera 15,9
  6. Canada 14,6
  7. Australia 14,5
  8. Nuova Zelanda 13,4
  9. Bermuda 12,5
  10. Paesi Bassi 10,3
  11. Norvegia 7,9.

Secondo questa infografica de “Il Sole 24 ore”, l’Italia è al quarto posto per analfabetismo funzionale dopo Indonesia (prima), Cile e Turchia (studio PIAAC).

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