Epatite A B C D E: qual è la più pericolosa e grave

MEDICINA ONLINE DIAGNOSI DIFFERENZIALE ESEMPIO DISPNEA MEDICO PAZIENTE ANAMNESI VISITA ESAME OBIETTIVO IDIOPATICO SINTOMI DOLORE STUDIO OSPEDALE AMBULATORIO CONSIGLIO AIUTO DOTTORE INFERMIERE PRESCRIZIONE FARMACOL’epatite A si trasmette per via oro-fecale, ossia mangiando o bevendo cibi o acqua contaminati da feci infette, specie quando i cibi non siano stati ben cotti, ma anche per via sessuale e per contatto con oggetti contaminati. Sebbene sia generalmente asintomatica, specie nei giovani, il virus dell’epatite A è comunque in grado di compromettere anche in modo grave le funzioni del fegato e portare ad insufficienza epatica, specie negli anziani. L’incubazione dura tra le 2 e le 7 settimane ed è disponibile un vaccino.

L’epatite B si trasmette tramite esposizione a sangue infetto o a fluidi corporei come sperma e liquidi vaginali. Il contagio avviene generalmente tramite rapporto sessuale orale, vaginale o anale (specie se avviene con partner multipli e sconosciuti), oppure attraverso trasfusioni di sangue o emoderivati contaminati dal virus, o per tagli/punture con aghi/strumenti medici o chirurgici infetti o ancora tramite scambio di siringhe tra tossicodipendenti. La trasmissione avviene anche per via perinatale da madre a figlio. Il virus dell’epatite B è in grado di sopravvivere fino a 7 giorni nell’ambiente, tuttavia NON può essere trasmesso attraverso il contatto casuale, come per esempio il tocco delle mani, la condivisione di posate o bicchieri, l’allattamento, baci con passaggio di saliva, abbracci, tosse o starnuti. Grazie alla sua capacità di sopravvivere nell’ambiente il virus può però essere trasmesso tramite veicoli contaminati attraverso minime lesione della cute o delle mucose (spazzolini dentali, forbici, pettini, rasoi, spazzole da bagno contaminate da sangue infetto). In definitiva qualsiasi oggetto che sia stato nell’ultima settimana sporcato di sangue infetto, è una possibile fonte di infezione. La malattia provoca un’infiammazione acuta del fegato e, seppur spesso asintomatica, può determinare comparsa di vomito, ittero ed altri sintomi di epatopatia, inoltre può portare alla morte del paziente, specie se anziano e/o già debilitato: l’epatite B sembra essere causa diretta o indiretta di circa 600 mila morti l’anno nel mondo. L’epatite B cronica può causare cancro al fegato e cirrosi del fegato con insufficienza epaticavarici esofagee ed encefalopatia epatica. L’incubazione dura tra 45 e 180 giorni ed è disponibile un vaccino.

L’epatite C è trasmessa principalmente per contatto diretto con il sangue infetto: spesso il contagio è dovuto all’uso di droghe per via endovenosa, ma anche per via sessuale, tramite tatuaggi/piercing, per via verticale madre/feto e per trasfusioni di sangue infetto. L’incubazione dura tra 2 settimane e 6 mesi; l’infezione è inizialmente spesso asintomatica ma cronicamente può cronicizzare e condurre alla cirrosi del fegato con insufficienza epaticavarici esofagee ed encefalopatia epatica. Si stima che l’HCV sia responsabile del 27% delle cirrosi epatiche e del 25% degli epatocarcinomi; attualmente in Italia ci sono circa 1 milione di persone infette con un’incidenza di 0,4 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. In alcuni casi – ad esempio complicati da epatocarcinoma – si rende necessario un trapianto di fegato. A differenza dell’epatite A e B, NON è attualmente ancora disponibile un vaccino efficace nella prevenzione dall’infezione da virus dell’epatite C.

L’epatite D (o epatite delta) è spesso asintomatica e si trasmette in modo simile all’epatite B. Il contagio tramite esposizione a sangue infetto o a fluidi corporei come sperma e liquidi vaginali. Il contagio avviene generalmente per tramite rapporto sessuale orale, vaginale o anale (specie se avviene con partner multipli e sconosciuti), oppure attraverso trasfusioni di sangue o emoderivati contaminati dal virus, o per tagli/punture con aghi/strumenti medici o chirurgici infetti o ancora tramite passaggio di siringhe tra tossicodipendenti. La trasmissione avviene anche per via perinatale da madre a figlio. L’incubazione dura tra 2 ed 8 settimane; il vaccino contro l’epatite B è in grado di proteggere anche contro l’epatite delta.

L’epatite E è una malattia acuta spesso anitterica e autolimitante, molto simile all’epatite A. In casi rari l’epatite E può risultare in una forma fulminante fino al decesso. L’incubazione dura tra i 15 ed i 64 giorni ed attualmente non è ancora disponibile un vaccino.

Qual è l’epatite più grave?

Come potete vedere tutte le forme di epatite possono avere vari livelli di gravità e la prognosi di ognuna può essere fortemente influenzata da differenti fattori come:

  • gravità della malattia al momento della diagnosi;
  • età del paziente;
  • eventuali altre patologie, come ipertensione arteriosa, diabete mellito, AIDS, insufficienza renale, coagulopatie, pregresso infarto del miocardio…
  • disponibilità di accesso alle cure;
  • bravura del medico;
  • capacità del paziente di seguire terapia ed indicazioni (ad esempio smettere di assumere alcolici e cibi grassi o fumare).

Chiarito questo concetto, la domanda perde di senso, essendo ogni tipo di epatite potenzialmente grave e letale in assenza di trapianto di fegato. Detto questo è anche vero che valutando statisticamente la capacità di ogni epatite di determinare complicanze (specie epatocarcinoma e cirrosi) e la possibilità di decorso asintomatico (quindi subdolo e con prognosi per questo peggiore), mi sbilancio affermando che le epatiti “peggiori” sono la forma B e quella C. La forma C, non avendo attualmente neanche un vaccino è probabilmente la più grave tra le due.

Ovviamente – e questo è un concetto che sottolineo ancora – ogni paziente è differente dagli altri: ad esempio un paziente anziano, debilitato, con coagulopatia, diabete ed ipertensione, affetto da epatite E (apparentemente meno grave) con diagnosi tardiva, potrebbe avere una prognosi peggiore di un paziente giovane, in forma, affetto da epatite B (teoricamente più grave).

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