Una sera sul viale Karl Johan e l’importanza di non seguire la massa

MEDICINA ONLINE EDVARD MUNCH Sera sul viale Karl Johan - Abend auf der Karl Johans Straße gate - Soirée sur l'avenue Karl Johan- Aften på Karl Johan - Evening on Karl Johan Street 1892.jpgSi lo so: il dipinto che vedete qui in alto raffigurato non è certo “piacevole” alla vista, almeno non nel senso classico del termine, ma il significato di “Sera sul viale Karl Johan” del celebre pittore norvegese Edvard Munch, va ben oltre i colori e le forme e lo rende uno dei miei dipinti preferiti dell’espressionismo. Munch, lo stesso che un anno dopo realizzerà il celebre “Il Grido” o “L’Urlo”, lo dipinse nel 1982 in seguito ad alcune considerazioni sull’alienazione delle masse. Sul suo diario scriveva:

“A Parigi mi ritrovai sul Boulevard des Italiens, con le lampade elettriche bianche e i becchi a gas gialli, con migliaia di volti estranei che alla luce elettrica avevano l’aria di fantasmi”

Persone o morti viventi

Il dipinto mostra la passeggiata serale dei cittadini di Christiania (l’attuale Oslo, così chiamata dal 1925 in poi) nel viale Karl Johan, centro della vita “mondana” dell’epoca. Munch aveva già affrontato in altre opere il tema della passeggiata; se quest’ultime, tuttavia, presentano dei debiti alla lezione impressionista di Pissarro e Monet, e sono immerse in un’atmosfera allegra e piacevole, la Sera sul viale Karl Johan costituisce per Munch un’occasione per tradurre in pittura il proprio pensiero sulla borghesia e alle sue vuote ritualità. Le persone che affollano viale Karl Johan, sono borghesi raffigurati nel loro aspetto più terribile: i loro occhi sono spalancati, l’espressione del viso è fissa, il colore della loro pelle è itterico… più che a uomini i componenti di questo funebre corteo fanno pensare a zombie, ovvero a creature spiritualmente vuote che sembrano procedere avanti ineluttabilmente, come automi telecomandati, dando vita a una sensazione di soffocamento. Munch fa di tutto per aumentare il senso di oppressione della massa, tagliando tutte le figure all’altezza del petto, in modo che avanzando travolgano lo spettatore insieme a loro. Di umano, a questi personaggi, è rimasto solamente l’abbigliamento, che si compone di eleganti cilindri neri per gli uomini e gli eccentrici cappellini à la page per le signore, vestiti quindi costosi elevati a status simbol, in contrapposizione alla vacuità dei loro proprietari. Lo stesso concetto è stato ripreso storicamente in varie altre opere, come ad esempio in un celebre film di fantascienza chiamato “Essi vivono” (They live) uscito nel 1988 e diretto dal grandissimo John Carpenter, in cui persone benestanti ed autorità (rappresentate dalla polizia) sono in realtà zombie. Da “Essi vivono” è stato ripreso il fotogramma che vedete in basso:

MEDICINA ONLINE ESSI VIVON THEY LIVE 1988 JOHN CARPENTER PIC PICTURE MOVIE CINEMA FRAME SCREENSHOT IMAGE CLOCKS ZOMBIE HORROR SCI FI.jpg

La minaccia delle Istituzioni

Mostrandosi sensibile ai pièce di Ibsen e Strindberg, Il pittore norvegese riesce nell’impresa di tramutare un rito piacevole e gioioso come quello del passeggio, in un corteo di scheletri, evidente accusa all’alienazione ed allo spaesamento dell’umanità nella società moderna. Munch rivolge questa feroce critica non solo ai singoli personaggi (ormai ridotti a un’unica, compatta falange i cui componenti sono spersonalizzati), bensì anche alle istituzioni: sullo sfondo si erge con fare intimidatorio il Parlamento, illuminato da una luce innaturalmente gialla, che tramuta le finestre in occhi luminescenti che sembrano controllare che tutto vada secondo gli schemi previsti dalle convenzioni borghesi. A destra del Parlamento si eleva minacciosamente un’escrescenza nerastra (secondo alcuni un cipresso), mentre a sinistra è presente una schiera di abitazioni, del tutto simile a quelle «case mostruose / dalle cento e cento occhiaie» cantate da Gabriele D’Annunzio.

Il protagonista del dipinto

Alla vacuità dei borghesi – che sembrano partecipare a un funerale, più che passeggiare allegramente – si contrappone il vero protagonista del dipinto: la figura che si incammina sulla destra in direzione opposta, per strada, controcorrente. Non possiamo dire quale sia il volto di quest’esile ombra, ma nonostante questo ce lo immaginiamo più umano delle figure cadaveriche e svuotate che passeggiano sul marciapiede alla sua sinistra. Quest’uomo rema controcorrente e non si cura della massa, dalla quale quasi sicuramente non viene compreso: probabilmente è lo stesso Munch che si ritrae nell’atto di allontanarsi dai borghesi, continuando tuttavia a rimanere nel campo visivo dell’opera, come se fosse suo malgrado imprigionato in quel mondo che tanto lo spaventa e dalle cui regole crudeli non può sottrarsi. È una figura che non opprime lo spettatore, come fanno gli zombie, bensì gli lascia tutto lo spazio per muoversi, verso di lui o in qualunque altra direzione che il libero pensiero gli faccia intraprendere. Non cammina come gli altri sul comodo ma affollato marciapiede, bensì ha il coraggio di camminare per strada. In lontananza, sulla stessa via percorsa dal protagonista, poche figure, probabilmente altri artisti e liberi pensatori.

Cosa possiamo imparare da questo dipinto?

Ogni volta che rivedo questo dipinto meraviglioso, mi viene in mente una frase tratta da “La strada non presa” del poeta statunitense Robert Frost, citata anche nel meraviglioso film “L’attimo fuggente“:

“due strade divergevano in un bosco
ed io presi la meno battuta,
e questo ha fatto tutta la differenza”

E’ il prendere la strada meno battuta, come fa il protagonista del dipinto, che fa sempre “tutta la differenza“. Qual è quindi la semplice ma importantissima lezione di vita che possiamo carpire da questo olio su tela di 85,5 cm ×121? Che nella vita non si deve mai seguire la massa, ma sforzarsi di trovare la propria voce, ragionare con la propria testa e foggiare le proprie idee, portandole avanti con coraggio anche – e soprattutto – se impopolari.

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