Coprolita: come si forma, quali sono i rischi, come eliminarlo

MEDICINA ONLINE DIETA FIBRA VERDURA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO COLAZIONE MERENDA PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO MASSA BILANCIA COLON INTESTINO DIGESTIONE STOMACO CALORIE FLATULENZA METEORISMOCon “coprolita“, (anche chiamato fecalita o fecaloma: i tre termini sono sinonimi), in medicina si indica un ammasso di feci disidratate e dure che si può formare nell’intestino crasso (generalmente a livello del colon discendente, sigma o retto) o all’interno di un diverticolo per diverse cause, andando a determinare – nei casi più gravi – un blocco del transito intestinale. Nel paziente, generalmente un anziano, allettato e con alterazioni di tipo neurologico o demenza, si verificano alterazioni del riflesso della defecazione e ritenzione fecale nell’ampolla rettale. L’incompleta evacuazione delle feci determina un maggiore riassorbimento di acqua e può portare alla formazione di un ammasso di feci consistenti, dure e difficilmente evacuabili nel retto-sigma, il fecaloma. In determinate condizioni l’ammasso di feci può assorbire sali di calcio aumentando di compattezza fino a ricordare un sasso (coprolita). La formazione di fecaloma, aumentando il tempo di residenza del materiale fecale nell’intestino, aumenta il rischio di tumore al colon.

Cause di fecaloma

Il fecaloma si forma per trattenimento di materiale fecale all’interno dell’intestino, di solito nelle parti terminali dell’intestino crasso, cioè colon discendente, sigma e retto, le parti intestinali dove le feci tendono ad essere meno idratate e quindi più dure. La ritenzione delle feci è il risultato di una insufficiente motilità del colon, che determina un aumento del tempo di permanenza delle feci nell’intestino ed una loro eccessiva disidratazione. I soggetti più a rischio sono:

  • bambini;
  • anziani;
  • malati psichiatrici;
  • paraplegici.

Tra le cause ed i fattori di rischio che determinano o favoriscono la ritenzioni delle feci, ricordiamo varie condizioni e patologie:

Una delle cause più diffuse è la defecazione dolorosa, spesso associata alla presenza di ragadi anali, prolasso rettale, fistole e/o emorroidi: il paziente, per il timore di provare dolore durante la defecazione a causa di tali fastidiose patologie, tende a procrastinare la defecazione col risultato di favorire la formazione del fecaloma. Per approfondire:

Una delle cause spesso sottovalutate da parte del medico è l’infiammazione del nervo vago, a tal proposito leggi anche: Infiammazione del nervo vago: cause, sintomi, diagnosi, stress, cure

Segni e sintomi della presenza di un fecaloma

Un fecaloma può essere asintomatico, cioè non dare alcun sintomo, oppure rimanere asintomatico a lungo, prima di dare manifestazione di sé, tuttavia, la maggior parte dei fecalomi, tendono a dare sintomi. I fecalomi, specie se multipli, tendono a provocare dolore ai quadranti inferiori dell’addome. Il disturbo addominale tende a presentarsi in particolare a breve distanza dal pasto. Si può inoltre accompagnare a sensazione di pienezza rettale, di distensione addominale, di tenesmo o di dolore di tipo colico nella fossa iliaca sinistra. A causa della sintomatologia dolorosa associata al pasto, spesso i soggetti, talvolta inconsapevolmente, riducono volontariamente l’assunzione di cibo e pertanto la conseguente perdita di peso è un sintomo piuttosto comune. Alcuni soggetti presentano inoltre dei sintomi aspecifici di accompagnamento quali nausea, vomito e disidratazione. La cefalea, così come un senso di malessere generale, sono sintomi frequenti. A causa del fecaloma il rettosigma tende a dilatarsi e la dura massa fecale non sempre è così plastica da poter essere espulsa attraverso il canale anale del paziente, il quale, a causa del dolore, in genere effettua sforzi defecatori generalmente insufficienti. Talvolta anziché un singolo fecaloma di grosse dimensioni si riscontrano più masse di feci dure e rotondeggianti, che similmente non riescono a essere espulse. In alcuni casi i pazienti possono paradossalmente accusare fuoriuscita improvvisa di feci liquide in piccole quantità (encopresi) o di diarrea: in realtà si tratta di incontinenza di piccole quantità di feci liquide o semi formate che, quando giungono in prossimità del fecaloma, vengono spinte dalla peristalsi intestinale a superare l’ostacolo della massa fecale, che funziona come una valvola a palla, forzandosi all’intorno della stessa in modo che una piccola quantità di fluido la superi e possa essere evacuata, fatto questo che previene l’occlusione completa.

Sintomi urinari

Altri sintomi di un fecaloma possono interessare anche le vie urinarie, poiché la massa fecale in alcune zone arriva a comprimerle dall’esterno, andando a determinare disuriaritenzione urinariapollachiuria e – nei casi più gravi – un quadro di anuria e di globo vescicale.

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Condizioni che predispongono alla formazione di un fecaloma

Il fecaloma si verifica con maggiore frequenza nell’età pediatrica, in concomitanza con problemi psicologici o di un megacolon non diagnosticato. Anche nel paziente geriatrico ricoverato, debilitato, allettato o affetto da demenza è possibile verificare un’aumentata incidenza del problema. I pazienti che rimangono immobilizzati per lunghi periodi di tempo (ad esempio gli anziani con frattura di anca o femore) sviluppano con grande facilità stipsi, in particolare se non sono attuate misure di prevenzione di tipo dietetico o se non si somministrano blandi lassativi. Una piccola percentuale di questi svilupperà anche uno o più fecalomi. I tossicodipendenti (in particolare gli eroinomani, in considerazione della maggiore tendenza di stipsi) e i pazienti che assumono forti dosi di tranquillanti sono pure esposti a sviluppare fecalomi. Alcune malattie, come la malattia di Chagas, la malattia di Hirschsprung e altri danni al sistema nervoso autonomo nella sottomucosa e muscolare del colon (plesso di Auerbach) sono in grado di causare fecalomi giganti che richiedono la rimozione chirurgica.

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Diagnosi di fecaloma

La diagnosi viene effettuata durante la visita proctologica con anoscopia. L’esame fisico del paziente permette spesso di palpare una massa dura di origine fecale in fossa iliaca sinistra. L’esplorazione digitale rettale può permettere di apprezzare il fecaloma nell’ampolla rettale. In alcuni casi il fecaloma è situato nel sigma e pertanto al di sopra del dito esploratore. La rettosigmoidoscopia è particolarmente utile in tutti i casi di masse localizzate nel sigma o nel colon discendente. Si può inoltre ricorrere alla radiografia diretta dell’addome che mette in evidenza con relativa facilità i coproliti, ma non sempre permette una netta distinzione tra fecalomi e tumori maligni del grosso intestino. L’esame delle feci con coprocoltura e ricerca di sangue occulto è in molti casi utile al medico per raggiungere la diagnosi, come anche la defecografia e la colonscopia tradizionale e virtuale. Qualora siano presenti anche sintomi urinari, per la diagnosi differenziale potrebbero essere necessari altri esami come:

Trattamento dei fecalomi

I fecalomi possono essere rimossi con un clistere evacuativo (leggi la nostra guida per fare un clistere) o, se posizionati vicino all’ano, tramite una esplorazione rettale e frantumazione del fecaloma con un dito indossando prima dei guanti di lattice, eseguita da personale qualificato in modo fermo ma delicato per evitare traumi all’ano o al retto.
Per favorirne la frantumazione manuale si possono prima praticare clisteri di glicerina o olio minerale caldo (come ad esempio olio di vaselina), trattenendoli per circa 20-30 minuti prima di procedere con lo svuotamento manuale o con l’ausilio di uno speciale cucchiaio.
Nei casi più gravi è necessario l’intervento del medico che esegue una rottura meccanica con sonda: attraverso un rettoscopio viene fatta avanzare una sonda di gomma con la quale si rompe il fecaloma, sia per l’azione meccanica, sia per l’iniezione di piccole quantità di acqua o altri liquidi lubrificanti all’interno del fecaloma stesso e nelle sue zone limitrofe. Successivamente a questa azione di ammorbidimento della massa fecale, si pratica una rettoclisi con soluzione fisiologica o altre soluzioni lubrificanti.
Per fecalomi localizzati lontane dall’ano, quindi in zone dell’intestino difficilmente raggiungibili con il rettoscopio, è spesso necessario intervenire chirurgicamente. L’ostruzione da fecalomi ed i tentativi di rimozione possono avere effetti gravi e persino letali, come la perforazione ed emorragia da rottura della parete del colon causata in genere dalla introduzione del catetere o dalle manovre meccaniche di rottura. Oltre a rimuovere il fecaloma o i fecalomi, il medico andrà ad intervenire – se possibile – sulla causa a monte che li ha determinati o favoriti, in modo da evitare recidive.

Controindicazioni e rischi

Alcune manovre precedentemente illustrate sono controindicate in caso di:

  • paziente recentemente sottoposto ad un intervento chirurgico;
  • paziente convalescente da un trauma all’ano o al retto;
  • presenza di patologie infiammatorie intestinali attive e di dolore o sanguinamento rettale;
  • assunzione di farmaci anticoagulanti;
  • presenza di importanti cardiopatie.

L’eccessiva manipolazione del colon retto può causare:

  • irritazioni;
  • infiammazioni;
  • infezioni;
  • sanguinamento;
  • sovrastimolazione del nervo vago, con possibile diminuzione riflessa della frequenza cardiaca (bradicardia), rischiosa in alcuni pazienti.

Lassativi: assumerli o no?

In alcuni casi l’assunzione di un lassativo osmotico per os, cioè per via orale, come ad esempio il lattulosio, potrebbe essere utile, soprattutto in presenza di stasi fecale lungo tutto il colon, tuttavia tale pratica potrebbe paradossalmente peggiorare la situazione, provocando distensione addominale e dolorosi crampi al paziente senza al contempo risolvere la causa a monte. Chiedere quindi sempre al medico prima di assumere qualsiasi farmaco è una regola che non deve mai essere dimenticata, anche in presenza di farmaci apparentemente “innocui”.

Evitare le recidive

Per evitare il ripresentarsi del fecaloma – oltre che intervenire sulla causa a monte che lo ha provocato – può essere utile seguire alcuni consigli, tra cui:

  • evitare le abbuffate;
  • alimentarsi in modo adeguato;
  • assumere la giusta quantità di fibre (né troppe, né troppo poche);
  • perdere peso se sovrappeso o obesi;
  • bere adeguate quantità d’acqua (almeno 1,5 litri al giorno);
  • svolgere periodicamente attività fisica;
  • evitare la vita sedentaria.

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