Dito a scatto: cos’è, ecografia, tutore, intervento, guarisce da solo?

MEDICINA ONLINE DITO A SCATTO TUTORE ESERCIZI POLLICE ANULARE INDICE MIGNOLOMEDIO MANO DOLORE TENDINE TENOSINOVITI GUAINA SINOVIALE POLSO.jpgLe tenosinoviti sono frequenti infiammazioni che colpiscono le guaine sinoviali, i tessuti connettivi che hanno il compito di proteggere i tendini. Il “dito a scatto” è un tipo specifico di tenosinovite, infatti prende anche il nome di tenosinovite stenosante, o morbo di Notta, dal nome di colui che, nel 1850, descrisse per primo tale patologia. Il dito a scatto è una patologia fastidiosa che colpisce uno o più dita e prevalentemente le donne sopra i 40 anni. Per comprendere la patologia in questione, è necessario un piccolo riferimento alla fisiologia del movimento delle dita della mano. In circa un caso su cinque, il dito a scatto è presente già alla nascita e può interessare anche altre dita oltre al pollice; in poco meno di un terzo dei casi la patologia può essere bilaterale.

Funzionamento del movimento delle dita

Il movimento delle dita della mano è governato dall’insieme di ossa, muscoli, legamenti, tendini e nervi che la compongono. I tendini flessori delle dita della mano sono connessi sia ai muscoli intrinseci, che si trovano nel palmo della mano, sia ai muscoli estrinseci, ovvero i muscoli dell’avambraccio. Questi muscoli sono i principali responsabili dell’estensione e della flessione delle dita. Tramite una guaina fibrosa chiamata puleggia, i tendini sono poi collegati alle ossa che costituiscono lo scheletro del polso e della mano: le ossa carpali, quelle del metacarpo e delle falangi. La puleggia forma una sorta di canale all’interno del quale i tendini sono liberi di scorrere; la guaina sinoviale che li protegge produce un liquido che impedisce la frizione e facilita il movimento del tendine. Se la membrana protettiva che avvolge il tendine si infiamma, diventa più spessa e, invece di facilitare lo scorrimento del tendine, lo ostacola, si verifica il “dito a scatto” poiché il tendine si infiamma a sua volta e si ingrossa formando un nodulo che impedisce lo scorrimento del dito. In pratica il dito piegato, per ritornare nella posizione flessa, fa uno “scatto”, simile al rumore di un grilletto.

Le cause del dito a scatto

Le cause dell’infiammazione ai tendini flessori delle dita non sono certe ma una serie di fattori influiscono sul verificarsi della patologia:

  • attività ripetitive: la continua sollecitazione dei tendini della mano, dovuta a sforzi o a movimenti ripetuti, può causare l’infiammazione dei tendini flessori. Non a caso, tra le persone maggiormente colpite ci sono i musicisti e tutte le categorie professionali che utilizzano in maniera continuativa alcuni strumenti come forbici o cacciaviti. Anche l’abitudine di digitare SMS o email sul cellulare usando solo i pollici, può contribuire insorgere di questa patologia.
  • patologie concomitanti: ad esempio, la gotta, il diabete, l’artrite reumatoide o la rizoartrosi possono accompagnare o causare il “dito a scatto”.
  • sesso ed età: in rari casi il “dito a scatto” può essere congenito. Normalmente si verifica dopo i 40 anni e colpisce specialmente le donne. Difatti, con l’invecchiamento, il nostro corpo perde la capacità di sintetizzare il collagene, la principale sostanza di cui sono composti i tessuti molli. I tendini, quindi, si indeboliscono e sono sempre più soggetti a patologie infiammatorie.
  • traumi della mano: un piccolo incidente mentre fai sport, una caduta dalla bicicletta o anche l’utilizzo continuativo di macchinari che vibrano o che sollecitano in maniera continuativa i tendini possono causare dei microtraumi e una conseguente tenosinovite.

I sintomi del dito a scatto

La tenosinovite stenosante può colpire un solo dito della mano o anche più dita contemporaneamente. I suoi sintomi tipici, sono:

  • crepitio o sensazione di scatto durante un movimento di flessione ed estensione dei muscoli della mano, per esempio chiudendo la mano in un pugno o prendendo un oggetto;
  • blocco di uno o più dita in posizione flessa o estesa con la necessità di utilizzare l’altra mano per estendere le dita o per chiudere la mano in un pugno;
  • se grave, si può verificare la totale impossibilità di estendere le dita coinvolte, che rimangono piegate.

Solitamente lo scatto, o comunque la difficoltà di piegare o estendere le dita, si verifica al risveglio al mattino per poi attenuarsi durante il corso della giornata. Altri sintomi associati al blocco delle dita, sono:

  • calore delle dita della mano coinvolte;
  • formicolio delle dita della mano coinvolte;
  • gonfiore delle dita della mano coinvolte;
  • difficoltà di movimento delle dita;
  • dolore a livello del palmo della mano;
  • noduli sottocutanei in corrispondenza dell’articolazione tra metacarpo e falangi.

Diagnosi

Generalmente una semplice visita comprendente anamnesi ed esame obiettivo, permette al medico di effettuare una diagnosi in modo abbastanza semplice. L’esame fisico permette al medico di individuare le zone dolenti e di verificare la fluidità dei movimenti (al paziente viene chiesto di chiudere e aprire la mano interessata). Molto raramente, per effettuare la visita, può essere necessaria l’iniezione di un anestetico locale. Può risultare comunque utile l’esecuzione di un’ecografia allo scopo di verificare il grado di infiammazione dei tendini flessori e per la diagnosi differenziale, che consiste essenzialmente nell’escludere eventuali patologie osteo-articolari concomitanti. Richieste di altri esami diagnostici sono estremamente rare e riferibili soltanto a casi decisamente particolari.

Il dito a scatto guarisce da solo?

Non sempre: alcuni pazienti riferiscono infatti che il dito a scatto è guarito da solo senza un motivo, oppure semplicemente con un po’ di riposo, mentre altri giungono alla nostra presenza con un dito a scatti cronico, che non accenna a guarire in modo autonomo, anche nonostante il riposo prolungato.

Terapie

Il trattamento del dito a scatto varia in base alla gravità del disturbo: nelle fasi iniziali il trattamento può prevedere l’utilizzo di uno splint (un tutore appositamente studiato) e/o la somministrazione di farmaci antinfiammatori e antidolorifici (per ridurre il gonfiore ed il dolore eventualmente presenti), uniti alla sospensione di alcuni movimenti che possono peggiorare la situazione. A seconda dei casi, possono risultare utili esercizi atti alla conservazione della mobilità articolare della parte interessata dal problema; sarà il medico a suggerire le modalità di esecuzione di tali esercizi. Tra le terapie mediche consigliate per contrastare l’infiammazione, ci sono la magnetoterapia, la crioterapia e il laser.

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Chirurgia

Nei casi più gravi di tenosinovite, potrebbe essere necessario ricorrere a infiltrazioni di cortisone o alla chirurgia: l’intervento ambulatoriale più comune si chiama “relase percutaneo” e consiste nell’incisione di una piccola zona alla base del dito infiammato, per liberare il tendine e permettere nuovamente il suo scorrimento all’interno della guaina. E’ un intervento di facile esecuzione, rapido ed eseguito in anestesia locale, con rischi ed effetti collaterali estremamente limitati. Questo tipo di intervento risulta maggiormente efficace se le dita da trattare sono l’indice, il medio oppure l’anulare.

Tenolisi chirurgica

Se gli episodi di dito a scatto sono particolarmente frequenti o in caso di vero e proprio blocco delle dita interessate, è necessario intervenire chirurgicamente.
L’intervento chirurgico per la risoluzione del dito a scatto consiste sostanzialmente nel liberare i tendini tramite la sezione della puleggia che li stenotizza; questo intervento, noto come “tenolisi dei flessori” e viene eseguito in regime di day hospital. Dopo l’intervento, il paziente dovrà muovere il dito in modo attivo allo scopo di evitare la formazione di aderenze cicatriziali. La prognosi è di circa due settimane, sempre che non si verifichino complicazioni (peraltro molto rare); queste possono consistere in lesioni intraoperatorie di un nervo sensitivo o del peduncolo vascolare, infezioni o cicatrice dolorosa.

Fisioterapia post intervento

Dopo l’intervento si può e si deve muovere la mano da subito, evitando sforzi per 20-30 giorni. Il medico deciderà se utilizzare un protocollo riabilitativo di fisiokinesiterapia mirata post-chirurgica ed eventualmente uno splint per accelerare i tempi di recupero.

Terapia nei bambini con dito a scatto

L’approccio terapeutico nel neonato e nel bambino consiste inizialmente in manovre ripetute di flesso-estensione da effettuarsi con una certa cautela; tali manovre possono essere un po’ fastidiose, ma difficilmente sono dolorose. L’intervento chirurgico dovrebbe essere eseguito entro il quarto anno di età; attendere oltre può essere rischioso perché potrebbe residuare una contrattura in flessione.

Consigli per contrastare il dito a scatto

Per prima cosa è preferibile evitare qualsiasi attività fisica che possa sollecitare i tendini e aggravare l’infiammazione. Per alleviare il dolore causato dal “dito a scatto” e contrastare l’infiammazione, è necessario:

  • ridurre o sospendere ogni attività o tipo di movimento che procura dolore;
  • fare spesso delle pause frequenti, specie se compi movimenti ripetitivi delle dita;
  • applicare del ghiaccio sulle dita coinvolte dall’infiammazione;
  • utilizzare un tutore per mantenere le dita infiammate a riposo.

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