Distopia: definizione, significato, etimologia, esempi nei film

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Una scena tratta da Blade Runner

Con il termine “distopia” (pronunciato “distopìa”, in lingua inglese “dystopia”) si intende per definizione un assetto politico, e/o sociale e/o religioso immaginario, che non trova riscontro nella realtà, ma che viene proposto come modello di società o comunità altamente indesiderabile o spaventosa, almeno dal punto di vista del cittadino “buono”: una distopia in cui si sviluppa ad esempio un totalitarismo politico potrebbe infatti essere altamente desiderabile dal dittatore che ne è a capo. Le distopie sono esattamente l’opposto delle utopie e sono un tema ricorrente nel filone cyberpunk.

Etimologia di distopia

Il termine “distopia” deriva dal greco:

  • τόπος (tópos) che indica luogo, posto;
  • prefisso δυσ- (dis) che indica “alterazione, malformazione, difettoso funzionamento, anomalia”.

I due termini insieme indicano quindi “luogo anomalo”.

Sinonimo di distopia

Sinonimi di distopia sono vari altri termini, tra cui: antiutopia, pseudo-utopia, utopia negativa o cacotopia.

Contenuti tipici di una distopia

La distopia è in genere l’amplificazione di quel che c’è di negativo nella nostra società: ad esempio un poliziotto violento che ha malmenato un cittadino inerme col manganello, diventa – nella distopia – una polizia fatta interamente di persone violente che reprimono ogni minimo atto di ribellione al regime con atti aggressivi e sproporzionati nei confronti dei cittadini, arrivando perfino ad applicare pene di morte arbitrarie. La divisione in classi sociali è spesso enfatizzata nelle distopie in cui pochissimi individui (a volte uno solo) comanda tutti gli altri come schiavi. In alcune distopie un gruppo di eletti vive felice, mentre la maggioranza vive nel terrore, come in “Zardoz“, film del 1974 diretto da John Boorman con Sean Connery, dove si immagina un mondo che in cui nel 2293 la civiltà è gravemente regredita su tutto il pianeta Terra, in balia di orde di Sterminatori che, incitati e armati da una misteriosa divinità chiamata Zardoz, trucidano senza pietà una moltitudine di disgraziati che vivono nel terrore. Di contro esiste il Vortex, una comunità chiusa di “privilegiati” immortali, un ambiente paradisiaco che una barriera invisibile separa dal pianeta devastato e violento. La situazione non migliora tanto in “L’uomo che visse nel futuro“,  film del 1960 diretto dal regista George Pal, e nel suo remake “The Time Machine“, film del 2002 diretto da Simon Wells, entrambi ispirati al classico della fantascienza “La macchina del tempo”, romanzo di H. G. Wells, pubblicato per la prima volta nel 1895. Il protagonista giunge nell’anno 802.701 e scopre che l’umanità è presentata divisa in due parti: gli Eloi, creature fragili, infantili, gentili e pacifiche che conducono una vita di divertimento, di distrazione e di scarsa attività intellettuale, ed i Morlocchi, esseri mostruosi e ripugnanti che vivono nelle viscere della terra, che escono la notte per cibarsi delle carni degli Eloi, da loro accuditi e allevati come bestie da macello. Il contrasto tra classi sociali è presente anche in “Upside Down“, film del 2012 diretto da Juan Solanas interpretato da Kirsten Dunst e Jim Sturgess, che immagina l’esistenza di una vita umana distribuita su due pianeti ravvicinati con gravità opposta: il Mondo di Sopra è un pianeta ricco e prospero, mentre il Mondo di Sotto e povero e sfruttato.

La distopia porta spesso ad estremi ancora più negativi le tendenze sociali e politiche già avvertite come negative nel presente, ma può anche immaginare i risvolti negativi di una tendenza attualmente positiva, ad esempio immaginando come tecnologie che hanno migliorato la nostra vita possano in futuro – evolvendosi – crearci danno, come televisori, smartphone, tablet, personal computer, realtà virtuale, social network, robot, androidi… E’ quello che ad esempio succede nella celebre serie televisiva “Black Mirror“, prodotta da Charlie Brooker, o nella serie “Electric Dreams” basata sui racconti del grande Philip K. Dick, o Johnny Mnemonic o ancora in Strange days. Nelle distopie spesso il consumismo è portato a livelli estremi e le pubblicità hanno invaso ogni nostro spazio, anche quello più privato, comparendo ad esempio anche nei nostri sogni.
In una distopia non necessariamente gli individui sono oppressi e/o infelici, ma possono essere anche felici pur vivendo inconsapevolmente in una società non desiderabile: a tal proposito basti pensare all’originale film “Idiocracy” del 2006 diretto da Mike Judge, in cui le persone nel 2505 – a causa dell’effetto Dunning-Kruger – sono diventate talmente stupide da ignorare di essere stupide e perciò vivono in una sorta di felicità inconsapevole del mondo assurdo in cui vivono.

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Una scena tratta dalla serie tv Electric Dreams

In una distopia, a volte, gli individui non sono né felici, né tristi, né possono provare alcun tipo di emozione, basti pensare a “The Giver – Il mondo di Jonas” film del 2014 diretto da Phillip Noyce, o “Equilibrium” film del 2002 scritto e diretto da Kurt Wimmer. In questi ultimi due film la società è mantenuta forzatamente in uno stato di apatia farmacologicamente indotta, apatia che annulla si la rabbia e la violenza, ma anche la felicità, l’empatia e l’amore, col risultato che in Equilibrium le opere d’arte vengono messe al bando pena la morte e in The Giver i neonati ritenuti “non idonei”, per regolamento vengono “congedati”, cioè uccisi con una iniezione letale alla testa, praticata con naturalezza dai puericultori: è una delle regole della società e gli individui non possono metterla in discussione, perché le regole sono sempre e necessariamente “buone”.

Jonas: “Devo fare una cosa che è giusto che io faccia, anche se è contro le regole”
Asher: “Se è una cosa giusta da fare… come può essere contro le regole?”

In alcune distopie c’è una carenza di cibo, come in 2022: i sopravvissuti (Soylent Green) e in altre si descrive un mondo post apocalittico decimato da una nuova era glaciale, come accade in Snowpiercer dove le persone sono costrette a vivere su un treno in costante movimento dove ogni sezione rappresenta una diversa classe sociale. Il tema della sovrappopolazione e dei sistemi senza mezze misure attuati per mantenerla e/o contenerla e/o decimarla è certamente molto diffuso tra le distopie, ma esistono anche lungometraggi che affrontano il problema opposto, ad esempio in “I figli degli uomini” del 2006 diretto da Alfonso Cuarón si immagina un mondo in cui l’infertilità ha colpito la specie umana. Da 18 anni non nascono più bambini e la popolazione piange la morte per l’assassinio di Baby Diego, l’ultimo essere umano nato sul pianeta, la persona più giovane del mondo, diventato una sorta di idolo mediatico.

Alcune distopie descrivono situazioni in cui la popolazione mondiale vive per sempre a patto di avere abbastanza “soldi” come accade nel film In time. Nelle distopie qualsiasi esperimento scientifico – anche quello fatto con le migliori intenzioni – rischia di diventare il punto di partenza di una epidemia che uccide le persone o – peggio – le trasforma in zombie. Ad esempio alcune distopie immaginano una Terra colpita da una epidemia virale, come nella saga di Resident Evil o in 28 giorni dopo, o ancora in Io sono leggenda. In altri casi l’epidemia è inspiegabile come quella di E venne il giorno o di The last days. In altri casi ancora la Terra è stata invasa da alieni come nel film A Quiet Place – Un posto tranquillo, in cui il nostro pianeta nel 2020 risulta invaso da predatori alieni privi di vista e con un udito estremamente sensibile, cosa che costringe gli umani a rimanere in silenzio per non essere uccisi.

Distopia o ucronia?

Non sono considerate distopie, bensì ucronie, le storie basate sulla premessa generale che la storia del mondo – in un dato momento storico – abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale, per questo motivo viene anche detta storia alternativa, allostoria o fantastoria. Una ucronia classica è immaginare come sarebbe il mondo attuale se Hitler avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale (come accade in “Fatherland“, romanzo giallo fantapolitico del 1992 scritto da Robert Harris da cui è stato tratto il film “Delitto di stato” del 1994) o se Mussolini fosse sceso in guerra al fianco degli USA anziché con Hitler. Una ucronia è “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino che nel 2009 immaginava un mondo in cui Adolf Hitler e Joseph Goebbels muoiono assassinati dagli “Inglourious Basterds”. Per approfondire, leggi anche: Differenza tra distopia, utopia e ucronia: spiegazione e esempi

Esempi di distopie

Esempi classici di distopie sono presenti in numerose opere fantascientifiche, libri, film, anime e serie tv, come ad esempio:

  • Blade Runner, film del 1982, diretto da Ridley Scott e interpretato da Harrison Ford e Rutger Hauer;
  • Blade Runner 2049, film del 2017 diretto da Denis Villeneuve;
  • Dark City, film del 1998 scritto e diretto da Alex Proyas;
  • Johnny Mnemonic, film del 1995 diretto da Robert Longo, con Keanu Reeves;
  • Black Mirror, serie televisiva britannica prodotta da Charlie Brooker;
  • Electric Dreams, serie televisiva statunitense prodotta da Ronald D. Moore e Michael Dinner;
  • Rollerball, film del 1975 diretto da Norman Jewison (nel 2002 John McTiernan ha diretto un remake con lo stesso titolo: Rollerball, decisamente meno riuscito dell’originale);
  • L’uomo che visse nel futuro (The Time Machine, 1960) scritto da Herbert George Wells;
  • L’uomo che visse nel futuro,  film del 1960 diretto dal regista George Pal;
  • The Time Machine, film del 2002 diretto da Simon Wells;
  • Maze Runner, serie di film a partire dal 2014;
  • Strange Days, film del 1995 diretto da Kathryn Bigelow;
  • L’uomo che fuggì dal futuro (THX 1138), film del 1971 diretto da George Lucas;
  • Atto di forza (Total Recall) film del 1990 diretto da Paul Verhoeven (nel 2012 Len Wiseman ha diretto un remake, molto meno bello dell’originale);
  • Snowpiercer, film del 2013 diretto da Bong Joon-ho;
  • Zardoz, film del 1974 diretto da John Boorman;
  • Ghost in the Shell (Kōkaku kidōtai), media franchise composto da vari manga, anime, film, videogame e romanzi;
  • 28 giorni dopo, film horror fantascientifico del 2002, diretto da Danny Boyle;
  • 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (The Omega Man) film di fantascienza del 1971 diretto da Boris Sagal;
  • 2022: i sopravvissuti (Soylent Green) film di fantascienza del 1973 diretto da da Richard Fleischer;
  • “1984” (Nineteen Eighty-Four, 1949) scritto da George Orwell da cui è stato tratto il celebre film;
  • Upside Down, film del 2012 diretto da Juan Solanas;
  • Hunger Games, serie di film a partire dal 2012;
  • Nadia – Il mistero della pietra azzurra (Fushigi no umi no Nadia), anime prodotto nel 1989 dallo studio Gainax e diretto da Hideaki Anno;
  • Neon Genesis Evangelion (Shin seiki Evangerion) anime prodotto nel 1995 dallo studio Gainax e diretto da Hideaki Anno;
  • Equilibrium, film del 2002 scritto e diretto da Kurt Wimmer;
  • Io sono leggenda, romanzo del 1954 dello scrittore statunitense Richard Matheson, da cui è stato tratto il film omonimo con Will Smith;
  • L’implacabile (The Running Man) film del 1987 diretto da Paul Michael Glaser;
  • I figli degli uomini, film del 2006 diretto da Alfonso Cuarón;
  • Ritorno al futuro – Parte II, film del 1989 diretto da Robert Zemeckis;
  • The lobster, film del 2015 di Yorgos Lanthimos;
  • Matrix, film del 1999 scritto e diretto dalle sorelle Larry ed Andy Wachowski;
  • Io, Robot, film del 2004 diretto da Alex Proyas;
  • The Giver – Il mondo di Jonas, film del 2014 diretto da Phillip Noyce;
  • Ritorno al futuro – Parte II, film del 1989 diretto da Robert Zemeckis;
  • Arancia meccanica (A Clockwork Orange) celebre film del 1971 diretto da Stanley Kubrick.

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