Sessualità femminile e cancro: quando la malattia mina l’identità femminile

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo SESSUALITA FEMMINILE CANCRO Sesso Donna Chirurgia Medicina Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Pancia Sessuologia Pene Laser Filler Rughe BotulinoAffrontare un tumore è sempre difficile, e per una donna lo è particolarmente quando la malattia colpisce organi legati alla sfera sessuale o riproduttiva (come nel caso dei tumori ginecologici e del tumore al seno). Improvvisamente ci si trova a dover gestire non solo la paura della malattia e dei trattamenti necessari alla guarigione, ma anche le inevitabili conseguenze sull’immagine corporea, che possono abbassare l’autostima, le inevitabili conseguenze sulla sfera sessuale e sull’equilibrio della vita di coppia. Oggi la chirurgia ha fatto passi da gigante, è sempre più conservativa, mini-invasiva e tende a ridurre al minimo eventuali effetti negativi sull’immagine corporea, a preservare l’integrità del corpo e la qualità della vita. Tuttavia anche se la paziente affronta meglio la situazione fisicamente e psicologicamente quando l’intervento è conservativo, deve sempre imparare ad accettare il cambiamento.

I problemi sono a volte già presenti
“Ci sono diversi studi che hanno valutato l’impatto della malattia tumorale sulla sessualità femminile” spiega Florence Didier, psiconcologa, psicoterapeuta e consulente in sessuologia presso l’Istituto europeo di oncologia di Milano, uno dei pochi centri in Italia dove la consulenza sessuologica è entrata a far parte del trattamento.” Ne risulta che molte donne lamentano cambiamenti negativi, ma che circa il 36 per cento di queste aveva delle difficoltà nella vita di relazione precedentemente alla diagnosi della malattia tumorale. Interventi di diverso tipo possono essere proposti alle donne o alle coppie per affrontare i problemi sessuali. La consulenza sessuologica è breve (8 massimo 10 sedute), mirata a risolvere i problemi attuali. Ma se i problemi nella sfera relazionale e sessuale erano presenti già prima della diagnosi, si può proporre un supporto più complesso alla paziente ed eventualmente anche al suo partner, come una psicoterapia di coppia, che può durare più a lungo.

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Se il corpo cambia forma
I tumori dell’apparato genitale femminile hanno come immediata conseguenza un impedimento della funzionalità fisica. Talvolta questo è di breve durata, giusto il tempo del trattamento e poi della ripresa fisica, ma in altri casi, come nei tumori della vagina o della vulva, può essere necessario un intervento chirurgico più demolitivo. Quando è possibile viene eseguita una ricostruzione plastica-estetica. Anche gli interventi più demolitivi della sfera genitale, se non si è dovuto asportare il clitoride, permettono di raggiungere il piacere sessuale e l’orgasmo. In questi casi, oltre a un supporto psicologico mirato a un recupero progressivo della stima di sé, è importante che la paziente possa pian piano sentirsi di nuovo a suo agio nel suo corpo cambiato. Diversi studi condotti su donne provenienti da Paesi dove sono purtroppo ancora diffuse le mutilazioni genitali per ragioni rituali hanno dimostrato che la soddisfazione sessuale non è sempre legata all’integrità dei genitali, ma che dipende anche da una buona accettazione dell’immagine corporea, e dalla capacità del partner di non considerare gli esiti degli interventi come impedimenti.

Dialogare con il partner
Per fortuna i casi che richiedono interventi mutilanti sono rari, ma le difficoltà causate dalla chirurgia e dai trattamenti (come secchezza vaginale e dolore nei rapporti) possono talvolta essere vissute in modo molto negativo anche dal partner. Alcuni uomini scambiano per scarso interesse, rifiuto e insensibilità quelle che sono ritrosie legate a un vero e proprio ostacolo fisico. Riscoprire l’altro pensando che la sessualità è un piacere e non un dovere della coppia è un primo passo nella giusta direzione.
“Ricostruire pian piano un nuovo equilibrio nella relazione: è questo l’obiettivo del supporto psicologico di qualsiasi tipo e orientamento. Molte donne vivono con un senso di colpa il fatto di non essere disponibili per il proprio compagno o di notare in lui un calo di interesse per la sfera amorosa. Spesso la malata si sente un peso, prova vergogna per il proprio corpo e per la propria immagine, teme lo sguardo del partner. Lo psiconcologo ha il compito di legittimare le difficoltà psicologiche, i sentimenti negativi a cui la paziente va incontro e di fare in modo che si riappacifichi con il proprio corpoe con la vita dopo aver superato la rabbia, la delusione e lo sconforto” prosegue Didier. “Il processo da compiere è la graduale accettazione di sé, la graduale accettazione del cambiamento e l’elaborazione del lutto (quando la chirurgia ha tolto parti di sé) per poter poi recuperare una bella intesa col proprio compagno”.
Ci sono coppie che vanno in crisi se tra loro si frappone una malattia, tanto più se si tratta di un cancro. Le paure, il senso di inadeguatezza, la perdita di stima di sé a volte bloccano la sessualità molto più delle reali difficoltà fisiologiche. Vivere bene il sesso è però possibile se si sposta l’attenzione più sull’aspetto relazionale e affettivo, sull’aspetto ludico della sessualità e sul piacere che sull’atto sessuale in sé in un’ottica di dovere e di prestazione.
Dopo un trattamento chemioterapico, per esempio, la donna dovrà far fronte a una situazione di forte stress e stanchezza fisica. In questi casi è utile che il partner provi ad avere con lei un approccio più tenero, in modo da consentire un recupero graduale della sicurezza. Un altro aspetto fondamentale è che l’uomo rassicuri la donna sul fatto che i segni fisici della malattia hanno poca importanza. L’elemento più importante è il dialogo: molte donne scoprono che i propri compagni si preoccupano molto meno delle cicatrici di quanto loro stesse immaginino.
“Gli interventi di supporto psicologico possono essere diversi, a seconda delle esigenze della donna o della coppia. In genere durano da un minimo di tre mesi a un massimo di un anno. La decisione sul tipo di supporto più adatto si prende insieme alla paziente o alla coppia. Sono possibili colloqui individuali oppure di coppia. Durante il percorso terapeutico individuale è possibile proporre alcuni incontri di sostegno di gruppo. Il gruppo può aiutare la donna a normalizzare i propri vissuti, abbassare l’ansia e il senso di inadeguatezza. Ci sono gruppi di donne giovani, altri con donne in stadio di malattia metastatica, a volte anche molto avanzata , perché la vita va vissuta bene fino all’ultimo. Vengono anche proposte sedute di rilassamento volte al recupero positivo del corpo, al recupero del benessere, al sostegno della voglia di vivere, che può comprendere anche la sessualità se la donna lo desidera, in tutte le fasi della malattia,” spiega Didier.

Se prevale la paura
Esistono casi di uomini che rifiutano di capire i bisogni e le reazioni della loro compagna. La malattia li spaventa e li disorienta. Lo psiconcologo deve quindi lavorare molto sulla comunicazione e sui tempi di recupero. Molte coppie pretendono di raggiungere un risultato in tempi rapidi, non capendo che vanno rispettati i tempi necessari alla progressiva riappropriazione di se stessi e dell’armonia di coppia. Il chirurgo è il primo consulente a cui si rivolge l’ammalata, anche se talvolta sono i familiari a intervenire al posto della paziente.
“Mariti, madri, sorelle scoprono che è possibile chiedere l’aiuto dello psiconcologo e richiedono un consulto per l’ammalata: abitualmente questa mossa nasconde una richiesta di aiuto da parte del familiare stesso, che ha bisogno a sua volta di sostegno e di consigli per sopportare il carico di ansia e di sconforto che sempre accompagna queste vicende” aggiunge Didier, precisando che “ci sono anche casi di donne che, pur trovandosi a vivere situazioni molto gravi e tumori particolarmente aggressivi, mantengono un rapporto di grande complicità con il proprio partner che le sostiene e affronta con dedizione e pazienza tutto l’iter della malattia comprese le difficoltà sessuali”. Ciascuno vive quindi la malattia in modo diverso e l’importante è rinegoziare il rapporto in seguito a un processo graduale di accettazione.

Quando gli ormoni vanno il tilt
Oltre agli aspetti prettamente psicologici, vi sono situazioni negative indotte dalla malattia stessa. I tumori che colpiscono mammella, ovaio e utero possono essere sensibili agli ormoni femminili e richiedere una terapia che ne blocchi gli effetti sull’organismo, un po’ come succede durante la menopausa. In caso di asportazione delle ovaie, non vi è più produzione endogena di ormoni e la chemioterapia stessa, indipendentemente dalla malattia per la quale viene utilizzata, interferisce con i cicli ormonali.
La perdita dei normali cicli ha un impatto psicologico molto forte soprattutto fra le più giovani (20-40 anni) che devono affrontare la scomparsa delle mestruazioni, un rapido e forzato passaggio alla menopausa e la necessità di rinunciare a una maternità forse desiderata e non ancora realizzata. “Ci sono donne molto giovani, però, che pur avendo avuto un cancro in età molto precoce si sono sottoposte a terapia ormonale per un periodo da 2 a 5 anni e poi hanno avuto uno o più figli” spiega Didier. “Ciò significa che prima di gettare la spugna è importante rivolgersi a un buon specialista”.

Il dolore inibisce la libido
Oltre al supporto psicologico, la donna che affronta un tumore ha spesso bisogno della consulenza di un medico in grado di affrontare gli aspetti fisici del disturbo sessuale. “Molto spesso vi sono disturbi concreti che impediscono una buona vita di relazione” spiega Alessandra Graziottin, sessuologa e oncologa, responsabile del Servizio di sessuologia dell’ospedale San Raffaele di Milano. “Bisogna affrontare in prima battuta gli impedimenti fisici e poi agire sulla psiche”. Per esempio è comune che chi ha subito interventi chirurgici o radianti a livello della pelvi provi dolore. “Il dolore durante l’atto sessuale, che in medicina si chiama dispareunia, può essere provocato anche dai farmaci che interferiscono con la naturale lubrificazione vaginale. Tra i rimedi vi sono sia misure temporanee (sostanze lubrificanti, gel a base di ormoni) sia definitive, come interventi sulle terminazioni nervose, da riservare ai casi più gravi” spiega la sessuologa. “È bene ricordare che la dispareunia può innescare un circolo vizioso: chi ha provato dolore una volta può essere ‘bloccato’ e contratto: di conseguenza l’atto sessuale sarà sempre più dooroso se non si interviene per tempo”. Qualsiasi tipo di dolore, comunque, è un potente inibitore della libido. “Anche chi soffre di mal di schiena molto intenso può aver bisogno di un’efficace terapia del dolore prima di affrontare il discorso sessuologico” afferma Graziottin. La radioterapia può anche indurre retrazioni cicatriziali della vagina o ulcerazioni dolorose, una condizione alla quale si può ovviare con opportuni accorgimenti che ne mantengono toniche le pareti. “Sarebbe opportuno che tutte le donne, prima di sottoporsi a radioterapia a livello pelvico o addominale, ricevessero una consulenza ginecologica mirata”. Durante una chemioterapia può essere risolutiva una cura contro la ‘fatigue’, quella particolare stanchezza provocata dai farmaci antiblastici. Importantissimo, poi, il discorso contraccettivo. “È vero che la maggior parte delle chemio e radioterapie blocca il ciclo ovulatorio, ma questo può anche non verificarsi” conclude Graziottin. “L’uso di un contraccettivo è necessario, perché tali sostanze potrebbero essere fatali per un eventuale feto. Spesso si consiglia alle donne che assumono chemioterapici di far indossare al partner un preservativo, perché alcuni farmaci possono passare, seppure in quantità veramente minime, attraverso la mucosa vaginale o il liquido seminale”.

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Una risposta a Sessualità femminile e cancro: quando la malattia mina l’identità femminile

  1. Anonimo ha detto:

    sono stata cliente della dottoressa Alessandra Graziottin per 7 anni e la reputo responsabile in parte sia del cancro che mi hanno diagnosticato sia dell’osteoporosi grave in premenopausa anch’essa diagnosticatami ultimamente.
    Stia attento, Dottore, a chi cita perché nel vostro campo sono più i millantatori dei veri medici e le due persone, di cui una dello scandaloso IEO, che ha citato in questo articolo fanno parte del gruppo di millantatori.

    Mi chiedo anche come mai gli psicologi e i sessuologi e chi si occupano di ste faccende “psicodeche” perdano tempo a scrivere di come noi donne si sia delle poverette analizzate fin nel midollo e invece passino assolutamente in sordina tutte le distorsioni mentali e fisiche e di non adattamento dei maschi che hanno un cancro che li colpisce nella sfera sessuale.
    E’ incredibile, dottore, quanto negli ambulatori del secondo Istituto europeo dedicato alla lotta contro i tumori di una grande città come Milano sia più lunga la fila di chi deve farsi controllare prostata, pene e testicoli piuttosto che in quella ginecologica e senologica.
    Faccia una ricerca meno “griffata”, dottore, e che almeno i giovani medici siano disincantati e svincolati da personaggi e srutture basati tutti sul reddito.

    Certe esperienze bisogna viverle sulla pelle:
    Alessandra Graziottin listino aggiornato a ottobre 2013: prima visita 400 euro, visite successive 350/300 euro. Mai stato prescritto alcun esame del sangue in 7 anni e somministrazione di pillola anticoncezionale senza l’annuale controllo. Mi ha proposto di fare terapia ormonale per “esser più femminile gabbando la menopausa, però prima vediamo che è sta placca al seno sinistro”… A lei il giudizio.

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