Le situazioni di “crisi” in bambini, adolescenti, adulti, anziani

MEDICINA ONLINE CRESCITA MORTE ADOLESCENZA INFANZIA BAMBINI ANZIANI ADULTI VECCHI GENITORI NONNI FAMIGLIA INVECCHIAMENTO FASI DI CRESCITA ADOLESCENTE MAMMA PAPA NONNO ETA ANNO ANNI TEMPO CHE PASSA.jpgIl termine “crisi” deriva dal greco krinein e significa decidere, scegliere. Generalmente al termine “crisi” viene attribuita una connotazione particolare: quando una persona attraversa un momento di crisi, si pensa sia un momento esclusivamente negativo, ma non sempre è così.

Cambiamento

Attraversare un periodo di crisi psicologica significa essere in una fase di cambiamento, di scelta; di “negativo” c’è l’aspetto emotivo. Infatti le emozioni che si provano in queste situazioni sono spesso contrastanti: per esempio, non si riesce a prendere una decisione importante, o è difficile trovare la soluzione a un problema che ci affligge ecc. Queste emozioni danno il sapore negativo alla situazione di crisi, che in realtà è un momento produttivo per l’evoluzione dell’individuo. Tutta la vita è costellata da crisi inevitabili, e proprio perché la crisi segna un passaggio, essa si presenta in momenti di particolare transizione e cambiamento (si parla infatti di “crisi evolutive”. La crisi, quindi, può avvenire nell’infanzia o nell’adolescenza, ma anche nell’età adulta e durante la vecchiaia; oppure può verificarsi all’improvviso senza essere legata a un preciso momento dello sviluppo (crisi accidentali), per esempio in seguito alla perdita di una persona cara, a un licenziamento, a una malattia. Queste situazioni hanno in comune la rottura di un equilibrio precedentemente acquisito che deve quindi essere ripristinato, magari cambiando schemi di comportamento che sembrano non essere più adeguati al-  la situazione presente. Di seguito verranno presentate solo alcune delle possibili situazioni di crisi sperimentate dall’essere umano nell’arco della vita in base a tre periodi fondamentali:

  • età evolutiva (prima e seconda infanzia, adolescenza);
  • età adulta;
  • senescenza.

La prima infanzia

Una delle situazioni di crisi (e quindi di cambiamento) si verifica quando il bambino comincia ad apprendere il controllo degli sfinteri, generalmente tra i due e i tre anni. Ciò rappresenta una tappa cruciale dello sviluppo psicosessuale: per poter controllare l’evacuazione sono necessari sia il raggiungimento di un certo grado di sviluppo fisiologico, sia una maturità psichica essenziale. Questo particolare periodo della crescita dell’individuo si caratterizza per lo sviluppo delle abilità motorie e intellettive; inoltre il rapporto madre-bambino subisce notevoli cambiamenti, e il bambino sperimenta il piacere intimo di trattenere o eliminare le feci, funzioni che non sono più attività riflesse, ma diventano atti volontari. A circa tre anni, il bambino tende a voler essere autonomo, a fare da solo, ma proprio per questo si incontra con le proibizioni da parte del mondo adulto: compare il “no” come ostacolo all’indipendenza e alle iniziative, e contemporaneamente il bambino deve soddisfare richieste di adeguatezza, tra cui  appunto il controllo sfinteriale richiesto dalle regole sociali. In questa situazione il bambino può avvertire la limitazione della propria autonomia, e può reagire con comportamenti di opposizione a quanto gli viene richiesto: per esempio può evacuarsi addosso come segno di protesta.

La seconda infanzia

Con l’ampliarsi delle occasioni di crescita e di nuove sperimentazioni, si presentano nuovi momenti di crisi. Per esempio, attorno ai sei anni c’è l’ingresso nella scuola, esperienza fondamentale per l’adattamento sociale. La crisi può essere determinata dai nuovi ritmi di vita, dalla necessità di impegno nelle attività scolastiche, dall’interazione con persone nuove, dal primo distacco dalla madre.

L’adolescenza

Le crisi che avvengono in questa fase della vita sono fisiologiche per un adeguato sviluppo della personalità, in quanto preludono a un passaggio, talora brusco, dall’infanzia alla vita adulta, in funzione di rapidi cambiamenti corporei e della necessità di un adattamento sociale. Se non viene attraversato il travaglio tipico di quest’età, lo’ sviluppo del soggetto non è completo. La cosiddetta “adolescenza mancata” può portare a comportamenti devianti quali la tossicodipendenza e la delinquenza giovanile. I cambiamenti che interessano questa delicata fase della vita riguardano prima di tutto l’aspetto fisico: il corpo aumenta di dimensioni e assume forme da adulto, ma all’individuo serve tempo per abituarsi a queste evidenti trasformazioni, e di conseguenza i movimenti sono impacciati e a volte sgraziati. La crisi insorge, dunque, per un corpo che non si riconosce come proprio, che non è come lo si vorrebbe: spesso l’adolescente si percepisce troppo alto o troppo basso rispetto al suo desiderio, oppure troppo magro o troppo grasso. In alcuni casi la percezione distorta del proprio corpo può raggiungere livelli gravi, tali da sviluppare vere e proprie patologie, quali l’anoressia e la bulimia. Le crisi adolescenziali sono date anche dallo sviluppo sessuale, evento che è un segno di crescita ma che può anche, a causa dei suoi significati inconsci, dare origine a sentimenti di colpa e tensioni ansiose. Durante l’adolescenza, infine, si attivano evidenti cambiamenti a livello intellettivo: il pensiero, che nell’età infantile aveva forti caratteristiche di concretezza, diventa ora “astratto”, assumendo così la forma tipica dell’età adulta. Si sviluppa la tendenza all’introspezione e alla discussione. L’adolescente si proietta nel futuro, sogna anche quello che a volte non è possibile, vivendo quindi situazioni di conflitto. Per esempio, non accetta norme di comportamento suggerite dalla famiglia o dalla scuola e vi si oppone. Egli è per certi versi un adulto, in particolare per l’aspetto fisico, per lo stile di vita, per gli interessi (che riguardano gli ambiti professionale, politico, socia- le ecc.) Rispetto all’età adulta, però, gli mancano ancora quella maturità emotiva e quell’insieme di esperienze che solo il tempo può dare. In questa fase l’identità non è ancora ben definita: l’adolescente non è più un bambino, ma non è totalmente un adulto. Per questo motivo l’equilibrio psicologico dell’individuo può essere minato, e il rischio è di provare sentimenti di inutilità e di mettere in discussione l’autostima e la considerazione di sé.

Età adulta

In questa fase della vita sono presenti diversi momenti di cambiamento: per esempio, si possono presentare difficoltà di realizzazione personale, in campo sia affettivo sia professionale. Secondo alcuni autori, intorno ai quarant’anni si presenterebbe la crisi
dell’età di mezzo”, nel momento, cioè, in cui l’individuo sembrerebbe avere maggiore consapevolezza delle proprie risorse interne. In questa fase si fanno bilanci, si riflette su quanto si è riuscito a realizzare di ciò che si desiderava durante l’adolescenza, e a volte il bilancio non è positivo. A quest’età si cerca una maggiore stabilità nella propria vita e anche le responsabilità in ambito lavorativo tendono a cambiare, proprio perché cambia la maturità della persona. Si modificano i rapporti con gli amici, con i genitori, con il passato, con il tempo, che assume una nuova dimensione. Il processo verso la maturità procede attraverso il maggior impiego delle capacità di giudizio, che devono però essere vitalizzate dall’energia giovanile, dall’immaginazione e dalla fantasia. Quando è difficile accettare di non essere più adolescenti, di avere troppe responsabilità, di non avere più la spensieratezza di un tempo, l’individuo adulto può manifestare comportamenti che fanno intendere un attaccamento eccessivo alla giovane età. A volte c’è il ricorso coatto alla cosmesi, alla chirurgia plastica, o si manifesta una iperattività volta alla competizione; può anche succedere che la persona perda la genuina partecipazione alla vita sociale, tenda alla depressione avvertendo un senso di vuoto. In queste situazioni l’individuo si avvicina alla senescenza in modo inadeguato e poco funzionale all’equilibrio interiore. Quando i figli ormai grandi lasciano la casa d’origine, i genitori attraversano una nuova fase e possono manifestarsi gli effetti della “crisi del nido vuoto”: si avverte un senso di vuoto, di inutilità, di crisi d’identità, soprattutto se il rapporto fra i due era centrato sul ruolo di genitori. Spesso, quando la coppia resta da sola, si verifica un marcato aumento dei divorzi, una tendenza all’alcolismo e, nelle donne, all’uso di antidepressivi. La coppia che si ritrova nuovamente sola deve fare lo sforzo di ricostruire i rapporti e le dinamiche centrate su una nuova qualità dei rapporti a due (diade familiare – modalità relazionali).

Senescenza

Nella senescenza si verificano momenti di crisi legati alla consapevolezza del decadimento fisico e psichico: memoria, apprendimento e attenzione non sono più efficienti come in giovane età. Il corpo, la forza muscolare e la salute in genere sono compromessi, e ciò può creare nell’anziano depressione e senso di inutilità: egli può infatti sentirsi escluso da opportunità e ruoli sociali. In generale, la persona anziana è più attenta agli stimoli interni, tende ad evitare situazioni che implicano un investimento emotivo, non cerca le sfide né i rischi. Il pensionamento segna un cambiamento nel ruolo sociale, che a volte è talmente rapido da ricadere sull’individuo con gravi ripercussioni, anche di tipo psicosomatico. Per un soggetto anziano è difficile pensare al futuro, perché il tempo disponibile è ormai poco, per cui egli tende a legarsi al passato o ad aggrapparsi al presente. L’istinto di vita è molto vivo: egli teme la malattia, il ricovero ospedaliero, e soprattutto la lunga degenza, percepita come segno sicuro della fine. Nell’età senile si possono comunque verificare più frequentemente episodi depressivi e comportamenti di suicidio, in quanto la persona sperimenta spesso la solitudine e l’emarginazione, con  conseguente ansia e disadattamento.

Crisi e “strascichi” sulla personalità

Le crisi nell’età evolutiva lasciano spesso un segno nella personalità:

  • crisi della nascita e della prima infanzia: difficoltà dello sviluppo del Sé e crisi psicotiche;
  • crisi della seconda infanzia: difficoltà dello sviluppo dell’Io e crisi nevrotiche;
  • crisi della adolescenza: difficoltà dello sviluppo della personalità e crisi caratteriali.

Le crisi nella vita adulta possono concludersi senza conseguenze o determinare un senso di difficoltà di realizzazione (sentimentale, lavorativa), di fallimento (bilancio negativo) o correlarsi a crisi esistenziali.

Le crisi dell’età senile possono correlarsi a solitudine e depressione.

Crisi che comportano sofferenza psicologica ma non lo svilupparsi di sintomi psichiatrici:

  • crisi sentimentale – coniugale;
  • crisi socio economica;
  • crisi di ruoli sociali;

Crisi che comportano una sofferenza psicologica e lo svilupparsi di una patologia psichiatrica:

  • crisi psicotica;
  • crisi nevrotica e di personalità;
  • crisi di suicidio.

Nell’uscire da una crisi giocano un ruolo fondamentale:

  • l’autostima di base e quella che viene alimentata quotidianamente tramite i successi e i riconoscimenti degli altri;
  • il peso degli eventi stressanti e il loro impatto negativo.

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Psicologia e pedagogia e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.