Differenza tra biodegradabile, compostabile, non biodegradabile e non compostabile

MEDICINA ONLINE SPAZZATURA IMMONDIZIA CESTINO SPORCO NATURA INQUINAMENTO SPORCIZIA GARBAGE TRASH SPAZZINO BIODEGRADABILE COMPOSTABILE HD WALLPAPER.jpgCosa significa biodegradabile?

La biodegradabilità è la capacità di sostanze organiche e di alcuni composti sintetici, di essere decomposti dalla natura, o meglio, mediante attività enzimatica di microrganismi. Questa proprietà permette il regolare mantenimento dell’equilibrio ecologico del pianeta. Una sostanza biodegradabile viene decomposta in elementi più semplici che possono essere assorbiti nel terreno. Una sostanza non biodegradabile (o decomponibile a lungo termine), invece, rimane nel terreno senza venire assorbita, provoca inquinamento e favorisce diverse problematiche ambientali.

Cosa significa compostabile?

La compostabilità è la capacità di un materiale di degradarsi, in modo naturale o industriale, trasformandosi in compost. Il compost (o “terricciato” o “composta”) è il materiale che risulta dalla bio-ossidazione e dall’umificazione di un varie materie organiche come residui di potatura, scarti di cucina, letame, liquame o i rifiuti del giardinaggio come foglie ed erba falciata, da parte di macro e microrganismi in condizioni particolari: presenza di ossigeno ed equilibrio tra gli elementi chimici della materia coinvolta nella trasformazione. Un materiale è quindi detto compostabile  quando in seguito alla sua degradazione, si può trasformare in compost. Su base industriale il compostaggio è usato per la trasformazione in compost di scarti organici, come ad esempio la “frazione umida” dei rifiuti solidi urbani (la comune immondizia). Il compostaggio può essere eseguito anche in ambito domestico, specie se si ha a disposizione un ampio spazio soleggiato, ad esempio un giardino. L’utilizzo del compost come fertilizzante è alla base di alcune delle tecniche agronomiche “sostenibili”, come la permacultura, l’agricoltura naturale, l’agricoltura biologica e l’agricoltura biodinamica.

Esempi di residui organici compostabili, sono:

  • rifiuti azotati: scarti vegetali, di giardino (tagli di siepi, erba del prato…), foglie verdi, rifiuti domestici (frazione umida), limitando i residui di origine animale e mischiandoli bene a quelli di origine vegetale. È così possibile diminuire del 30-40% la quantità di spazzatura; inoltre molti comuni italiani prevedono una riduzione della tassa sui rifiuti per coloro che dimostrano di praticare il compostaggio;
  • rifiuti carboniosi: rami derivanti dalla potatura (meglio se sminuzzati con un biotrituratore, altrimenti risulteranno poco aggredibili da parte dei microrganismi), foglie secche, paglia (si terranno da parte accuratamente questi materiali e li si mischierà man mano ai rifiuti azotati che si produrranno di giorno in giorno);
  • fondi di caffè, filtri di tè, gusci di uova, gusci di noci;
  • lettiere biodegradabili di animali erbivori;
  • carta, evitando quella stampata (anche se oggigiorno i giornali non contengono più sostanze tossiche) e, soprattutto, quella patinata.
  • pezzi di cartone (fungono anche da rifugio ai lombrichi);
  • pezzi di tessuti 100% naturali (lana, cotone).

Il processo di compostaggio avviene in due fasi distinte:

  1. fase attiva (durata: poche settimane): è la prima fase del processo, quella caratterizzata da un’elevata attività dei microorganismi che, mediante idrolisi, degradano le frazioni organiche più facilmente degradabili;
  2. fase di maturazione (circa due mesi): è la seconda fase del processo, in cui la frazione più recalcitrante (ossia meno degradabile) viene concentrata e successivamente umificata.

Il compost viene generalmente utilizzato per la concimazione in agricoltura o per il rinvaso di fiori e piante. La sua ricchezza di elementi organici, infatti, migliora la struttura del suolo e la disponibilità di elementi nutritivi.

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Un oggetto biodegradabile è anche compostabile?

Non necessariamente. Esistono materiali biodegradabili che però non sono anche compostabili, quindi i due termini NON sono sinonimi. Per fare un esempio, un albero è biodegradabile ma non è compostabile (a parte i suoi rami, che sono invece compostabili).

Qual è la differenza fra biodegradabile e compostabile?

La principale differenza tra i due termini risiede essenzialmente nei tempi della degradazione e nei residui alla fine del compostaggio industriale:

  • per legge un materiale può dirsi biodegradabile se riesce a decomporsi del 90 percento entro 6 mesi;
  • per legge un materiale può essere definito compostabile se riesce a disintegrarsi in meno di 3 mesi e non essere più visibile.

Attenzione, dunque, alle diciture riportate su sacchetti di plastica da utilizzare per la raccolta della frazione umida del rifiuto domestico che oltre ad essere biodegradabili devono essere compostabili.

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