Morsi e punture di api, vespe, bombi, calabroni, formiche: cosa fare, terapia

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA APE VESPA CALABRONE BOMBO PUNTURA DOLORE VELENO INSETTO ADDOME PUNGIGLIONE ZANZARA SANGUE POLLINE FIORI PAURA UCCIDERE FAVO NIDO VITINO DI VESPA INSETTI MORTE ALLERGIA SHOCKGli insetti che pungono sono membri dell’ordine Imenotteri della classe Insetti. Ne esistono due sottogruppi principali: apidi (api da miele, bombi) e vespidi (vespe, gialloni, calabroni). La formica rossa è un membro non alato degli Imenotteri. Gli apidi sono mansueti e solitamente non pungono a meno che non vengano provocati. Il pungiglione dell’ape da miele è dotato di barbigli multipli, i quali di solito si staccano dopo una puntura. Il veleno degli apidi contiene fosfolipasi A2, ialuronidasi, apamina, mellitina e chinine. I vespidi hanno pochi barbigli e possono infliggere punture multiple. Il loro veleno contiene fosfolipasi, ialuronidasi e una proteina chiamata antigene 5. I gialloni sono i principali responsabili delle reazioni allergiche alle punture di insetti negli USA. Un individuo medio può tollerare con sicurezza 10 punture/lb di peso corporeo; un adulto medio è in grado di resistere a > 1000 punture, mentre 500 punture possono uccidere un bambino. Tuttavia, anche una sola puntura può provocare una reazione anafilattica fatale in una persona ipersensibile. Negli USA, le punture causano un numero di decessi da 3 a 4 volte superiore a quelli dovuti ai morsi di serpenti velenosi. Le reazioni tossiche alle componenti del veleno possono comparire dopo 50-100 punture e manifestarsi clinicamente come un’anafilassi.

Le api africane (le cosiddette api assassine) sono un tipo più aggressivo di ape da miele che è migrato dal Sud America in alcuni stati del sud degli USA. Il loro veleno non è più potente rispetto a quello delle altre api da miele, ma poiché attaccano le persone in sciami, le api assassine causano una reazione più grave.

Le formiche rosse importate sono responsabili di migliaia di punture ogni anno in America, in particolare nella regione del Golfo del Messico. Ne esistono diverse specie (p. es., la Solenopsis richteri), ma la Solenopsis invicta è quella prevalente ed è responsabile di un numero crescente di reazioni allergiche. Nelle aree urbane infestate, ogni anno può essere punto più o meno il 40% della popolazione. Il veleno delle formiche rosse possiede proprietà emolitiche, citolitiche, antimicrobiche e insetticide. Tre o quattro piccole frazioni proteiche idrosolubili sono probabilmente responsabili di una risposta allergica. Solitamente, il dolore è immediato e si sviluppa una lesione infiammatoria vescicolare, che spesso si risolve entro 45 min e dà luogo a una pustola sterile, la quale si rompe nel giro di 30-70 h. Talvolta la lesione si infetta e può provocare una sepsi. In certi casi, più che una pustola si sviluppa una lesione edematosa, eritematosa e pruriginosa. Spesso, una formica rossa morde per ancorarsi alla sua vittima e la punge ripetutamente muovendo il suo corpo lungo un arco intorno al morso, producendo un caratteristico morso centrale parzialmente circondato da una “linea di puntura” arrossata. L’anafilassi dovuta alle punture di formica rossa si verifica probabilmente in meno dell’1% dei pazienti. Sono state osservate mononeuriti e convulsioni.

Terapia

I pungiglioni di molti Imenotteri possono rimanere nella cute e devono essere rimossi il più rapidamente possibile senza particolare riguardo per il metodo di rimozione. Un cubetto di ghiaccio posto sulla zona della puntura ridurrà il dolore; l’aspirina 650 mg q 4 h e gli antagonisti H1 possono essere di aiuto. I soggetti con ipersensibilità nota a tali punture devono portare con sé un kit contenente adrenalina in una siringa preriempita quando si recano in zone endemiche. Gli antistaminici possono aiutare a ridurre l’orticaria e l’angioedema. I soggetti che presentano una grave sintomatologia anafilattica, che hanno test cutanei positivi per il veleno e che hanno un alto rischio di essere punti nuovamente devono essere sottoposti a immunoterapia, a prescindere dall’età o dal tempo trascorso dall’anafilassi. L’immunoterapia contro il veleno è molto efficace per la prevenzione di un’anafilassi successiva negli individui a rischio e può ridurre la probabilità di nuovi episodi anafilattici dal 50% a circa il 10% dopo 2 anni di terapia e a circa il 2% dopo 3-5 anni di terapia. L’immunoterapia contro il veleno sembra essere di impiego sicuro durante la gravidanza. è raccomandata la desensibilizzazione, che si può eseguire utilizzando una terapia con veleno singolo. Dopo l’immunoterapia iniziale, possono essere necessarie dosi di mantenimento per un periodo fino a 5 anni.

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