Jona Oberski, il bambino che visse nei lager nazisti

MEDICINA ONLINE Jona Oberski Anni d'infanzia. Un bambino nei lager Jona che visse nella balena con la regia e la sceneggiatura di Roberto Faenza Nazismo Olocausto Seconda Guerra Mondiale.jpgJona Oberski nasce ad Amsterdam il 20 marzo 1938 da una famiglia ebrea che nel 1937 era fuggita dalla Germania nazista per stabilirsi nei Paesi Bassi. Nel 1940, quando Jona ha appena due anni, avviene l’invasione delle truppe tedesche e l’intera famiglia degli Oberski fu arrestata dai nazisti e condotti al campo di concentramento di Westerbork, situato a Hooghale, dieci chilometri a nord di Westerbork, nel nord-est dei Paesi Bassi, per poi successivamente essere trasferita al campo di concentramento di Bergen-Belsen, situato nella bassa Sassonia, a sud-est della cittadina di Bergen.

La prigionia e la morte dei genitori

Il 23 marzo del 1942, dopo due anni di prigionia, a quattro anni (tre giorni dopo il suo compleanno) Jona vede morire il padre Max di stenti e denutrizione a soli 40 anni; la madre Anna quasi impazzisce per il dolore. Dopo altri 3 anni nel campo di concentramento Anna e Jona vengono fatti salire su un treno diretti al campo di sterminio di Auschwitz. Per loro fortuna, un bombardiere russo, colpendo il vagone dei soldati, fa deragliare il treno che trasporta circa cinquecento prigionieri. A causa del deragliamento, gli ebrei vengono dirottati verso un piccolo paesino di montagna, Tröbitz, dove Jona vive in una casa con la madre e una ragazza di tredici anni, Trude, che era stata con lui e la madre nel campo di concentramento. Anna, ormai mentalmente instabile, viene ricoverata in un ospedale vicino perché non vuole più mangiare o bere o prendere medicine, convinta che l’acqua sia avvelenata e che tutti vogliano la sua morte; in breve tempo la donna muore, all’età di 42 anni.

La nuova famiglia

Da Tröbitz, Jona viene portato ad Amsterdam dove viene accolto dalla famiglia Daniel, la stessa che aveva aiutato gli Obersky prima della loro deportazione, offrendo a Max un nuovo lavoro. Jona inizialmente vive con molta difficoltà la sua condizione di sopravvissuto, soprattutto a causa della perdita della madre, che lo segna causandogli forti squilibri: è scontroso, non vuole mangiare né bere. I Daniel non sanno cosa fare, finché un giorno gli comprano una bicicletta: Jona ricorda così i momenti passati col padre e decide di provare la bici, e dopo tanto tempo lo si vede sorridere di nuovo. Jona andò a scuola ed all’università, rivelandosi uno studente modello e diventando uno specialista in fisica nucleare. Attualmente lo scienziato vive ad Amsterdam, è sposato, ha tre figli ed è ancora accademicamente attivo.

Un bambino nei lager

 

Le terribili esperienze vissute da Jona Oberski nei primi sette anni di vita sono da lui narrate nel libro “Anni d’infanzia. Un bambino nei lager” pubblicato nel 1978. Jona descrive la sua tragica esperienza nei campi di sterminio vista attraverso i suoi occhi di bambino. Tale opera ha avuto un grande successo in tutto il mondo ed ha ispirato vari film ed opere sull’argomento tra cui “Jona che visse nella balena“, film del 1993 di Roberto Faenza, uscito quattro anni prima di “La vita è bella” di Roberto Benigni, che affronta temi molto simili. Personalmente vi consigliamo la visione di questo film drammatico, molto toccante soprattutto pensando che è ispirato a fatti veri.

“tu devi guardare il cielo, ricordati: guarda sempre il cielo. E non odiare mai nessuno”

La madre di Jona a suo figlio, da “Jona che visse nella balena”.

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