Emorroidi interne ed esterne: rimedi, pressione alta, gravidanza e chirurgia

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Roma Medicina Chirurgia Estetica Rughe Filler Cavitazione Peso Dimagrire Pancia Grasso Dietologo Pene HD Grasso Pancia Sex Sessuologo Unità Terapia Dermatologia Pelle Ano Retto CURARE PREVENIRE EMORROIDI

Questa posizione tipica dei bagni “alla turca” diminuisce il rischio di sviluppare le emorroidi

Cosa sono le emorroidi?
Le emorroidi sono cuscinetti morbidi e molto vascolarizzati situati nella parte terminale del retto. Con la loro presenza contribuiscono al mantenimento della continenza, gonfiandosi e sgonfiandosi a seconda della situazione. Solitamente non vengono minimamente avvertite dal soggetto ma in particolari condizioni possono gonfiarsi dando origine ai classici sintomi della malattia emorroidaria. Il termine emorroidi viene quindi utilizzato impropriamente per descrivere una circostanza in cui le vene emorroidali si dilatano eccessivamente formando varici. Oggi, alla luce delle moderne teorie, si preferisce parlare di emorroidi come di una patologia che interessa le strutture di sostegno del canale ano-rettale causando lo scivolamento verso il basso di questi tessuti. Il cedimento della mucosa rettale spinge verso l’esterno le emorroidi interne che a loro volta trascinano con sé quelle esterne (prolasso) causando i tipici sintomi della patologia. Alla base di queste alterazioni vi sono predisposizioni genetiche influenzate dallo stile di vita e da altri fattori contribuenti come gravidanza, stipsi o diarrea cronica. In realtà i sintomi caratteristici di questa malattia  sono comuni a diversi disturbi proctologici, spesso erroneamente etichettati come emorroidari. Per questo motivo la diagnosi di emorroidi spetta esclusivamente ad un medico, che dev’essere preventivamente contattato per assicurarsi che sintomi apparentemente banali non nascondano patologie più importanti.

Frequenza delle emorroidi
Le emorroidi costituiscono la patologia anale più frequente, tanto che si stima colpiscano almeno una volta nella vita circa il 90% della popolazione; si stima colpisca almeno una volta nella vita la quasi totalità della popolazione. Secondo altre fonti oltre 3 milioni di italiani (il 40% della popolazione adulta) soffre di emorroidi. Le emorroidi insorgono prevalentemente tra i 45 ed i 65 anni e tendono ad aggravarsi con il passare del tempo. All’origine della patologia vi sono anche fattori predisponenti come la familiarità, lo stile di vita e le abitudini alimentari. Il problema si manifesta con uguale frequenza nei due sessi anche se nelle donne occorre considerare i possibili rischi legati alla gravidanza.

Emorroidi in gravidanza
Durante la gravidanza il rischio di emorroidi aumenta molto, sono infatti diversi i fattori che possono influire sulla comparsa o sull’aggravarsi della patologia emorroidaria. Tra i principali vi sono:
1) alterazioni ormonali che influiscono direttamente sul tessuto vascolare
2) effetto meccanico dovuto alla presenza del feto
3) drastico aumento della pressione intraddominale durante il parto

Cause di emorroidi
Tra le più comuni, elenchiamo:
1) Stitichezza,
2) Gravidanza,
3) Variazioni ormonali,
4) Stress psichico,
5) Fumo,
7) Alcol,
8) Pressione alta,
9) Alimentazione scorretta, con eccessivo consumo di fritture, peperoncino, cioccolato, dolciumi.

I sintomi delle emorroidi
L’esordio della patologia avviene in molti casi sottoforma di segnali piuttosto lievi, come la presenza di tracce di sangue sulla carta igienica. Con il passare del tempo tali problemi possono evolversi in una forma più grave, rimanere inalterati o regredire definitivamente.
Tra i sintomi più comuni della patologia emorroidaria vi sono sanguinamento, prurito, prolasso, gonfiore e secrezione. Tuttavia in alcuni casi le emorroidi possono risultare del tutto asintomatiche.
Il sanguinamento, presente in circa l’80% dei casi, è senza dubbio il disturbo più frequente. Generalmente compare in una forma lieve che richiama l’attenzione del malato per la presenza di striature rosse nelle feci o per la fuoriuscita di qualche goccia di sangue negli istanti che seguono la defecazione. L’emorragia proveniente dal colon è caratterizzata da una colorazione rosso scura, mentre quella rettale e anale, tipica delle emorroidi, si distingue per un colore più intenso (cilindro fecale “verniciato” di rosso vivo).
Il prurito e la sensazione di fastidio e bruciore nella zona anale sono altri sintomi molto comuni in chi soffre di emorroidi. Non si tratta generalmente di un dolore molto intenso ma di un senso di pesantezza a livello ano-rettale, una sorta di disagio fastidioso con cui molto spesso il paziente convive in silenzio.
Il dolore, non è direttamente legato alla malattia emorroidaria ma alle sue complicazioni ed insorge ogni qualvolta la varice si infiamma a causa di traumi o infezioni microbiche ed ogni qualvolta si forma un coagulo di sangue (trombosi).
Il prolasso si manifesta con la fuoriuscita delle emorroidi dal canale anale, ad esempio sotto sforzo (colpo di tosse), o durante la defecazione. A seconda che le emorroidi rientrino spontaneamente o rimangano all’esterno si parla rispettivamente, di emorroidi interne ed esterne.

Emorroidi: stato avanzato e pericoli
Negli stadi avanzati il problema assume connotazioni più gravi, trasformandosi in un disagio particolarmente invalidante che interferisce anche con le normali attività quotidiane come il camminare o l’andare in bicicletta.
Le emorroidi nonostante il forte disagio creato, non sono generalmente pericolose per la salute dell’individuo. In uno stadio avanzato della malattia possono tuttavia insorgere delle complicanze legate all’eccessivo sanguinamento (anemia da carenza di ferro e trombosi).

I vari stadi delle emorroidi

In caso di emorroidi interne la classificazione è la seguente:

1) Primo grado: sanguinamento ma nessun prolasso

2) Secondo grado: emorroide prolassata che comunque si ritira da sé; può verificarsi con o senza sanguinamento.

3) Terzo grado: emorroide prolassata che deve essere spinta indietro all’interno utilizzando un dito

4) Quarto grado: emorroide prolassata che non può essere spinta indietro all’interno. Questo quarto grado può includere anche le emorroidi che si manifestano come trombosi, o contenenti coaguli di sangue

E’ importante ricordare che i sintomi di emorroidi esterne sono molto diversi rispetto a quelli trovati con quelle interne. Emorroidi esterne possono essere avvertite come rigonfiamenti vicino all’ano, ma di solito causano pochi sintomi debilitanti.

Cause e fattori di rischio
Tra i principali fattori di rischio, il più influente è legato alla presenza di disfunzioni intestinali, come stitichezza o diarrea cronica.
Sedentarietà, sforzi eccessivi, abuso di lassativi, stazione eretta prolungata, abuso di alcol e/o nicotina ed alimentazione incongrua sono altri fattori che possono scatenare o aggravare i disturbi emorroidari.
A proposito di abitudini dietetiche è importante sottolineare che un organismo sano è perfettamente in grado di gestire qualsiasi alimento, compresi quelli considerati a rischio per le emorroidi. Ovviamente un uso massiccio e prolungato di questi particolari alimenti potrebbe a lungo andare determinare la comparsa della malattia o di altre patologie proctologiche. Nel caso il soggetto soffra già di emorroidi andranno invece aboliti o perlomeno limitati tutti quegli alimenti in grado di irritare la mucosa anale come peperoncino, insaccati, alcol, cioccolato e spezie piccanti.

Prevenire le emorroidi
Considerando l’impossibilità di determinare con certezza una causa univoca, per le emorroidi non è possibile parlare di una vera e propria opera di prevenzione primaria. Per allontanarne l’insorgenza è quindi sufficiente seguire dei consigli di carattere generale, utili per migliorare la funzionalità dell’intero organismo e proteggerlo al tempo stesso da molte altre malattie. Per prevenire le emorroidi è quindi molto importante condurre una vita attiva, svolgendo attività fisica con regolarità ed evitando fumo ed alcolici. Sport come jogging, ballo, marcia o ginnastica dolce per la terza età migliorano le funzionalità corporee rinforzando al tempo stesso la regione pelvica.

Alimentazione e prevenzione delle emorroidi
L’alimentazione ha invece un ruolo importantissimo sia nella prevenzione primaria, sia in quella secondaria (dopo la comparsa delle emorroidi). Una dieta equilibrata, ricca di acqua e fibre, aiuta infatti a regolarizzare le funzioni intestinali, allontanando uno dei principali fattori di rischio. Un’accurata igiene personale, non solo previene le emorroidi ma anche altre malattie molto fastidiose, come le ragadi anali o le fistole. Anche la scelta della biancheria intima è molto importante poiché tessuti permeabili come il cotone “lasciano respirare la pelle” evitando il ristagno di calore ed umidità.

Curare le emorroidi: accorgimenti, rimedi e farmaci
La cura delle emorroidi varia in relazione alla gravità della patologia. Se nei casi più lievi è sufficiente un po’ di moto e delle corrette abitudini dietetiche per favorire la guarigione, in quelli particolarmente gravi l’unica soluzione efficace è data dall’intervento chirurgico. Tra questi due estremi si collocano poi tutta una serie di interventi ambulatoriali svolti in anestesia locale come fotocoagulazione e legatura elastica. Il risultato di questi trattamenti risolve nella maggior parte dei casi il problema al primo tentativo (circa il 60%), mentre in quelli più sfortunati si rende necessaria la ripetizione del trattamento.
Nello stadio iniziale la cura delle emorroidi avviene grazie ad una serie di accorgimenti in grado di ridurre l’infiammazione e restituire elasticità alle pareti venose. L’alimentazione dev’essere a tal proposito ricca di acqua e fibre, in modo da favorire l’evacuazione intestinale; al tempo stesso andranno evitate tutte quelle situazioni che causano un aumento pressorio sulle emorroidi, come il sollevamento di carichi pesanti, o sforzi eccessivi nella defecazione. Anche l’igiene anale con lavaggi di acqua tiepida e sapone acido è molto importante, poiché accelera la guarigione ed allontana il rischio di infezione. Da evitare sono invece i lavaggi con acqua gelida poiché il conseguente spasmo della muscolatura anale potrebbe causare lo strozzamento dei noduli emorroidali.
Pomate e supposte ad azione decongestionante, anestetica e/o disinfettante, rappresentano infine i rimedi “conservativi” utili per curare le emorroidi in stadio iniziale ed alleviarne i sintomi. Le principali sostanze impiegate a questo scopo sono i corticosteroidi e gli anestetici ad azione locale. Anche in questo caso, come avviene per moltissime altre patologie, i farmaci alleviano i sintomi ma non agiscono sulle cause che hanno dato origine alle emorroidi. Per questo motivo, e per gli altri effetti derivanti dal loro utilizzo, i farmaci non vanno assunti in maniera indiscriminata ma sotto esclusivo controllo medico.
Se tutte queste cure non sortiscono l’effetto desiderato e vi è un peggioramento della sintomatologia, non risolvibile mediante tecniche ambulatoriali, l’intervento chirurgico va considerato come l’unica alternativa realmente efficace.

Emorroidi: l’intervento chirurgico
L’operazione di asportazione chirurgica (emorridectomia), che si rende necessaria per le emorroidi di grado superiore al primo associate a forti sanguinamenti, a trombi frequenti o a prolasso completo (IV grado), ha subìto nel corso degli anni numerose evoluzioni.
Oggi, esistono tre tipi principali di interventi chirurgici, quello classico (emorroidectomia tradizionale aperta di Milligan e Morgan) e i due più innovativi: il metodo basato sulla tecnica messa a punto dal Dr. Longo e il metodo THD.
La prima tecnica, non certo priva di effetti collaterali, si basa sull’asportazione chirurgica delle emorroidi grazie alla rimozione dell’eccesso di tessuto responsabile di emorragie e prolasso.
Il metodo di Longo si basa invece sul riposizionamento delle emorroidi prolassate (intervento di prolassectomia ed emorroidopessi). Questo accorgimento consente al paziente un recupero più rapido (in genere entro 10-15 giorni, rispetto alle 4-6 settimane previste con l’intervento tradizionale), allevia la sintomatologia dolorosa ed ha un’efficacia sovrapponibile al metodo tradizionale.
Il metodo THD consiste nella sutura dei rami terminali dell’arteria rettale superiore che è l’arteria che porta sangue alle emorroidi. In caso di prolasso, alla sutura si associa una pessia, ovvero il riposizionamento della mucosa nella sua sede naturale. Anche questa tipologia d’intervento ha tempi di recupero più rapidi rispetto al metodo tradizionale (7-10 giorni) perché non prevede asportazione di tessuti, allevia la sintomatologia dolorosa e presenta un basso tasso di recidive.
La scelta dell’intervento più adatto viene compiuta dal medico in base ai risultati della visita proctologica.
Se la diagnosi è corretta circa il 96% dei pazienti riesce a risolvere definitivamente il fastidioso problema delle emorroidi.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui miei nuovi post, metti like alla mia pagina Facebook o seguimi su Twitter, grazie!

Informazioni su Dott. Emilio Alessio Loiacono

https://medicinaonline.co/about/
Questa voce è stata pubblicata in La medicina per tutti. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...